MAHANIRVANA TANTRA

Il Tantra della Grande Liberazione

Tradotto da Arthur Avalon

(Sir John Woodroffe)

[1913]

Traduzione in italiano e note a cura di Govinda Das Aghori

 

Introduzione - CAP. 1 - CAP. 2 - CAP. 3 - CAP. 4 - CAP. 5 - CAP. 6 - CAP. 7 - CAP. 8 - CAP. 9 - CAP. 10

CAP. 11 - CAP. 12 - CAP. 13 - CAP. 14 - pdf - Versione in inglese - Sanskrit Transliteration.pdf

 

Il "Tantra della Grande Liberazione" (Mahanirvana Tantra) è uno dei testi più importanti dedicati al culto del Tantra. È stato tradotto da Sir John Woodroffe sotto lo pseudonimo di Arthur Avalon. Woodroffe fu il primo studioso occidentale a tradurre in inglese i testi segreti del Tantra con l'aiuto dei pochi sapienti capaci di comprenderli a fondo.

Il Mahanirvana Tantra consiste in una serie di conversazioni tra Shiva e Parvati, la sua Shakti.

Shiva espone alla sua consorte un percorso spirituale adatto all’era di Kali. Parla delle varie tecniche di meditazione per poter andare oltre le influenze della natura e le degenerazioni del Kali Yuga e potersi così elevare ad una consapevolezza di sé più ampia, condizione base per poter vincere il ciclo di nascita e morte. Descrive minuziosamente le cerimonie sacre, i riti, gli Yantra e i Mantra ad esse connesse. Parla dell’eterna legge del Dharma, del culto al Brahman e alla Shakti Suprema.

 

 

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Introduzione e Prefazione


I Tantra indiani, che sono numerosi, costituiscono le Scritture (Shastra) del Kaliyuga, e come tali sono la fonte voluminosa del presente e pratico "induismo" ortodosso. I Tantra Shastra sono, infatti, qualunque siano le loro origini storiche, uno sviluppo del Vaidika Karmakanda, promulgato per soddisfare le esigenze di questa età. Shiva dice: "Per il bene degli uomini dell’era di Kali, uomini privi di energia e dipendenti per vivere dal cibo che mangiano, la dottrina Kaula, o essere di buon auspicio! è stata data" (Cap. IX, versetto 12). Al Tantra dobbiamo quindi volgere il nostro sguardo se vogliamo comprendere bene sia i rituali che lo yoga, o i sadhana di ogni genere, come anche i principi generali di cui queste pratiche non sono altro che l'espressione oggettiva.

Tuttavia di tutte le forme di Shastra indù, il Tantra è quello meno conosciuto e compreso, una circostanza dovuta in parte a causa delle difficoltà del suo contenuto e al fatto che la chiave per gran parte delle sue terminologie e metodi rimane in possesso agli iniziati. L’attuale traduzione è, infatti, la prima pubblicazione in Europa di qualsiasi Tantra indiano. Una versione imprecisa resa in inglese imperfetto è stata pubblicata a Calcutta da un editore bengalese circa dodici anni fa, preceduta da un'introduzione che ha mostrato scarsa conoscenza nei confronti di quelli che sono curiosamente descritti come "i passaggi mistici e apparentemente tecnici" di questo Tantra. Il desiderio di cercare di fare maggiore giustizia ha in parte determinato la sua scelta come primo per la pubblicazione. Questo Tantra è, inoltre, ben noto e stimato, anche se forse in modo maggiore tra quella parte del pubblico indiano che favorisce l'induismo "riformato" rispetto ad alcuni tantrici, i quali, come mi è stato detto, alcune delle sue disposizioni sembrano mostrare inutili timidità. Innanzitutto lo ammiro per la sua nobile esposizione del culto del Brahman Supremo, e nella convinzione che alcuni dei suoi brani sconcertano assolutamente il rito ortodosso. Nulla può essere più errato che tale convinzione, sia pure per il fatto che "per colui che ha fede nella radice, a che servono i rami e le foglie". Questo scoprirà chi legge il testo. È vero che, come afferma il cap. VII, versetto 94: "Nel cuore purificato cresce la conoscenza del Brahman" e Brahmajñane samutpanne krityakrityam na vidyate. Ma l’affermazione presume il raggiungimento di Brahmajñana, e questo, dicono i Shastra, può essere raggiunto, non da discussioni Vedanta né da semplici preghiere, alla maniera dei sistemi protestanti di culto cristiano, ma dal Sadhana che è il suo principale soggetto. Ho fatto riferimento ai sistemi protestanti, perchè la Chiesa cattolica possiede un elaborato rituale e un sadhana proprio che è in molti punti sorprendentemente analogo al sistema indù. La sezione di tantrici a cui ho fatto riferimento sono, credo, altresì in errore. La progettazione di questo Tantra sembra essere, pur conservando i principi tantrici più comunemente riconosciuti, per garantire che, come a volte è risultato essere il caso, non siano abusati. Parvati dice (cap. I, versetto 67): "Ho paura, o Signore, che anche quello che tu hai ordinato per il bene degli uomini, attraverso di loro, si volga al male!". Hitaya Yane, karmani kathitani tvaya prabho Manyetani Mahadeva viparitani manave. È significativo, in relazione a queste osservazioni, notare che questo particolare Tantra è stato scelto come oggetto di commento da Shrimad Hariharananda Bharati, il Guru del celebre indù "riformatore" Raja Ram Mohun Roy.

Il Tantra è stato assegnato al gruppo dei 64 noti come quelli del Rathakranta. È stato pubblicato per la prima volta dalla Adi-Brahma-Samaja nel 1798 Shakabda (A.D. 1876), ed è stato stampato in caratteri bengalesi, con le note della Shrimad Kulavadhuta Hariharananda Bharati sotto la direzione di Anandachandra Vidyavagisha. La prefazione a questa edizione afferma che tre manoscritti sono stati consultati, uno appartenente alla biblioteca del Samaja, il secondo fornito da Durgadasa Chandhuri e il terzo preso dalla libreria di Raja Ram Mohun Roy. Questo testo sembra essere la base di successive pubblicazioni. E 'stato stampato ancora nel 1888 da Shri Krishna Gopala Bhakta e da allora ci sono state diverse edizioni con traduzioni bengalesi, compresa quella di Shri Prasanna Kumara Shastri. Il defunto Pandit Jivananda Vidyasagara ha pubblicato una edizione in carattere Devanagari, con le note di Hariharananda, e la Venkateshvara Press a Bombay ne ha pubblicato uno simile con una traduzione in hindi.

La traduzione pubblicata è quella della prima parte soltanto. Si ritiene comunemente (ed è stato così indicato dall'autore dell'edizione di Calcutta in inglese a cui ho fatto riferimento) che la seconda parte è persa. Questo, tuttavia, non è così, anche se le copie del Tantra completo sono abbastanza rare. Il testo completo esiste nel manoscritto, e spero in un secondo momento di avere l'opportunità di pubblicare una traduzione di esso. Mi sono imbattuto in un manoscritto completo circa due anni fa in possesso di un Pandit nepalese. Mi avrebbe, però, permesso di fare una copia del suo manoscritto, a condizione che i mantra Shatkarmma non fossero pubblicati. Perché, come ha detto, la virtù non essendo una precedente condizione per l'acquisizione delle siddhi in tali Mantra, la loro pubblicazione potrebbe dare la possibilità al malvagio di fare del male contro altri, un crimine che, ha aggiunto, è stato, nella sua patria, dove il Tantra è di uso corrente, punibile con il potere civile. Non sono riuscito a convincerlo neanche con l'osservazione che la semplice pubblicazione del Mantra senza la conoscenza di quello che viene chiamato prayoga (che non può essere appreso dai libri) sarebbe in ogni caso inefficace. Non riuscivo ad assicurare un impegno che avrebbe comportato la pubblicazione di un testo mutilato, e il lettore deve quindi per ora accontentarsi di una traduzione della prima parte del Tantra, che è generalmente nota, e , come detto, è stata più volte stampata. L'accaduto ha un valore al di là dello scopo diretto per cui è stato detto. Ci sono alcuni per cui il Tantra, anche se non ne hanno mai letto una riga, non è "nient'altro che magia nera", e tutti i suoi seguaci sono "stregoni". Questo è ovviamente assurdo. A questo proposito non posso evitare di interporre l'osservazione che alcune pratiche sono descritte nel Tantra il quale, anche se è accusato di avere i risultati ivi descritti, esiste ancora "come inganno". La vera attitudine di un Tantrika elevato è illustrata dall'azione del Pandit, che, se avesse deluso le mie aspettative, in ogni caso dal suo rifiuto avrebbe offerto una risposta a queste accuse troppo generiche.

La seconda parte del manoscritto in suo possesso conteneva oltre il doppio del numero di Shloka reperibili nella prima parte qui pubblicata.

L'edizione che è stata utilizzata per la traduzione è quella (ormai fuori stampa) edita e pubblicata a Calcutta da Shri Krishna Bhakta Gopala in Chaitra 1295 epoca bengalese (aprile 1888), con il commento di Shrimad Hariharananda Bharati, e con note aggiuntive del dotto e recentemente defunto Pandit Jaganmohana Tarkalangkara, chiamato Vriddha per distinguerlo da un altro famoso Pandit con lo stesso nome. Una nuova edizione della stessa opera è ora, in corso di pubblicazione, con note ulteriori del figlio di quest'ultimo, Pandit Jñanendranatha Tantraratna.

Questo prezioso commentario tuttavia non è del tutto adatto al lettore comune, presuppone da parte sua un certo numero di conoscenze che non possiede. Ho di conseguenza, pur avvalendomi dell'aiuto di questo commentario, scritto il mio commento personale, e ho aggiunto un'introduzione che spiega alcune questioni e termini riferiti o presupposti dal testo che, in quanto richiedono un trattamento un po' più esteso, non potevano essere convenientemente trattati con le note. Alcune delle questioni ivi spiegate sono, benché comuni e fondamentali, di rado accuratamente definite. Niente, quindi, è perso per una loro riaffermazione con l'intenzione di servire tale accuratezza. Altre questioni sono di carattere speciale, e non sono generalmente note oppure vengono fraintese. L'introduzione, tuttavia, non asserisce di essere una trattazione esaustiva di ciò di cui si occupa. Al contrario, non è che una nota estesa scritta per aiutare in qualche modo a raggiungere una migliore comprensione del testo da parte del lettore comune. Per una più ampia esposizione dei principi generali e della pratica gli interessati devono fare riferimento a tre opere che ho in preparazione, "Principi del Tantra" (Tantratattva), "Esposizione del culto segreto" (Rahasyapujapaddhati), e "Descrizione dei sei Centri" (Shatchakranirupana). Vi sono, tuttavia, alcune questioni nel Shastra o alla sua tradizione orale che egli deve, se disposto a farlo, scoprire da se stesso. Anche questo è implicito in ciò che si dice in questo Tantra perché è grazie ai meriti acquisiti in vite precedenti che la mente è inclina verso la dottrina Kaula (capitolo VII., Versetto 99). Comunque sia, nessuno comprenderà il Shastra avviando la sua indagine con la mente gravata da correnti pregiudizi contro di essa, qualunque sia il colore della verità alcuni di essi possono averne a causa di abusi effettivi dei principi shastrici.

In conclusione, desidero ringraziare i miei amici indiani per l'aiuto che mi hanno dato nella preparazione di questa e di altre opere affini, e al quale sono grato per le molte informazioni raccolte durante le molte ore piacevoli che abbiamo trascorso insieme nello studio di un tema di interesse comune a me e loro. I Tantra in genere sono scritti in sanscrito relativamente semplice. Per la loro resa, tuttavia, è necessaria una conoscenza pratica della loro terminologia e dei loro rituali, che può essere completamente trovata solo in coloro ai quali è familiare attraverso la razza, l'educazione e l'ambiente, e nei quali esiste ancora qualche considerazione per la loro eredità antica. Mentre gli altri, devono imparare a vedere attraverso l'occhio indiano della conoscenza fino a quando la propria non è stata formata per le sue linee di visione. In questo modo noi saremo in futuro risparmiati da alcune delle ridicole rappresentazioni delle credenze indiane comuni in passato e ancora oggi troppo correnti.

ARTHUR AVALON.

7 Gennaio 1913.

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Capitolo 1 - Domande relative alla liberazione degli esseri

La vetta incantevole del Signore delle Montagne, splendente con tutti i suoi vari gioielli, vestita con i molti alberi e molti rampicanti, melodiosa con la canzone di molti uccelli, profumata con la fragranza dei fiori di stagione più belli, alimentata dalla morbida e profumata fresca brezza, ombreggiata dall'ombra di alberi maestosi, dove bei boschetti risuonano con la dolce voce delle canzoni di truppe di Apsara (esseri celestiali), e nella profondità della foresta gruppi di kokila (i cucù neri indiani) impazziti dalla passione del canto, dove (Primavera) il Signore delle stagioni con i suoi seguaci sempre abita (il Signore della Montagna, Kailasa), popolato da (truppe di) Siddha, Charana, Gandharva, e Gànapatya (esseri celestiali) (1-5). Fu lì che Parvati, trovando Shiva, Suo grazioso Signore, di umore sereno, con riverenza si chinò e per il beneficio di tutti i mondi interrogò il Silenzioso Deva, Signore di tutte le cose mobili e immobili, sempre Compassionevole e sempre Beato, il nettare la cui Misericordia abbonda come un grande oceano, la cui essenza è il puro Sattva Guna, Colui che è bianco come la canfora e come il fiore di gelsomino, l'Onnipresente Uno; Il cui vestito è lo spazio stesso, Signore dei poveri e l’amato Maestro di tutti gli yogi, la cui spirale di capelli ingarbugliati è bagnata con lo spruzzo di Ganga e (del suo nudo corpo) sono le ceneri l'unico ornamento, Colui che è senza passioni, dal collo inghirlandato con serpenti e teschi di uomini, il Signore dai tre occhi, Signore dei tre mondi, con una mano impugna il tridente e con l'altra dà benedizioni; facilmente appagato, La cui sostanza stessa è incondizionata conoscenza, Dispensatore di emancipazione eterna, il sempre-esistente, Senza paura, immutabile, Immacolato, L'uno senza difetto, il benefattore di tutti, e Dio di tutti gli Dei (5-10).

Shri Parvati disse:

O Dio di tutti gli Dei, Signore del mondo, gioiello di Misericordia, mio marito, tu sei il mio Signore, al quale io sono sempre dipendente e al quale sono sempre obbediente. Nulla posso dire senza la tua parola. Se Tu hai affetto per me, desidero porre al Tuo cospetto quello che passa nella mia mente. Chi altri, se non Te, o grande Signore, nei tre mondi è in grado di risolvere questi miei dubbi, tu che sai tutto e conosci tutte le Scritture (11-13).

Shri Sadashiva disse:

Che cos'è che dici, o Grande saggia e Amata del mio cuore, io ti dirò qualsiasi cosa, anche se è sempre stata avvolta nel mistero, anche quello che dovrebbe essere detto prima a Ganesha ed al Comandante degli eserciti del cielo Skanda. Cosa c'è in tutti e tre i mondi che Ti dovrebbe essere nascosto? Perché Tu, o Devi, sei il mio vero Sé. Non c'è differenza tra me e te. Tu sei onnipresente. Che cos' è allora che Tu non sai e che chiedi come colui che nulla sa (14-16).

La pura Parvati, rallegrata nel sentire le parole del Deva, inchinandosi e resi gli omaggi, interpellò Shankara.

Shri Adya disse:

O Bhagavan! Signore di tutto, il più Grande tra coloro che sono esperti nel Dharma, in epoche precedenti nella tua misericordia attraverso Brahma hai rivelato i quattro Veda che sono i divulgatori di tutti i Dharma e che ordinano le regole di vita per tutte le varie caste di uomini e per le diverse fasi della loro vita (18-19). Nella Prima Era, gli uomini con la pratica di yoga e yajña prescritti da te sono stati virtuosi e graditi ai Deva e Pitri (divini padri) (20). Dallo studio dei Veda, dhyana (meditazione) e tapas (austerità), e la conquista dei sensi, con atti di misericordia e di carità gli uomini erano di superiore potere e coraggio, forza e vigore, i seguaci del vero Dharma, saggi e veritieri e di ferma decisione, e, sebbene fossero mortali, erano tuttavia come i Deva e se ne andarono nella dimora dei Deva (21, 22). I re allora erano fedeli ai loro impegni ed erano sempre interessati alla protezione del loro popolo, sulle cui mogli erano abituati a guardare come se fossero le loro madri, ed i cui figli erano considerati come cosa propria (23). anche la gente a quel tempo considerava la proprietà del vicino come se si trattasse di semplici pezzi di argilla, e, con la devozione al loro Dharma, hanno mantenuto il sentiero della giustizia (24). Allora non c'erano bugiardi, nessuno che fosse egoista, ladro, malizioso, sciocco, nessuno che fosse malvagio, invidioso, adirato, goloso, o lussurioso, ma tutti erano di buon cuore e dalla mente sempre beata. La terra a quel tempo produceva in abbondanza tutti i tipi di grano, le nubi riversavano piogge stagionali, le mucche avevano latte in abbondanza, e gli alberi erano carichi di frutta (25-27). Non ci fu né morte prematura, né fame né malattia. Gli uomini erano sempre allegri, prosperi e sani, e dotati di tutte le qualità della bellezza e della brillantezza. Le donne erano caste e devote ai loro mariti. Brahmana, Kshatriya, Vaishyas e Shudra hanno mantenuto e seguito i costumi, il Dharma, gli yajña (sacrifici rituali), delle loro rispettive caste, e raggiunto la liberazione finale (28-29).

Dopo che l'Era Krita fu trascorsa hai notato che nell'Era Treta il Dharma era in disordine, e che gli uomini non erano più in grado di ottemperare ai riti vedici per realizzare i propri desideri. Gli uomini, attraverso la loro ansia e perplessità, non erano in grado di eseguire questi riti perché c'erano molti problemi da superare, e per i quali la preparazione era molto complessa. In costante difficoltà mentale non erano né in grado di svolgere i riti e neppure erano disposti ad abbandonarli.

Dopo aver osservato questo, Tu hai fatto conoscere sulla terra la Scrittura in forma di Smriti, che spiega il significato dei Veda, e quindi hai liberato dal peccato, che è causa di ogni dolore, tristezza e malattia, gli uomini troppo deboli per la pratica di tapas e lo studio dei Veda. Per gli uomini in questo terribile oceano del mondo, chi è se non Te ad essere il loro Protettore, Salvatore, il loro Benefattore paterno, e Signore? (30-33).

Poi, nell'era Dvapara, quando gli uomini abbandonarono le opere di bene prescritte negli Smriti, e sono stati privati della metà del Dharma ed erano colpiti da mali della mente e del corpo, furono ancora una volta salvati da Te, attraverso le istruzioni del Gheranda (un testo di Hatha Yoga ad opera di Gheranda e del suo discepolo Chandakapali) e altre tradizioni religiose (34-36).

Ora la peccaminosa Era di Kali ricadrà su di loro, quando il Dharma viene distrutto, un'età piena di cattivi costumi e di inganno. Gli uomini perseguono vie malvagie. I Veda hanno perso il loro potere, le Smriti vengono dimenticate, e molti dei Purana, che contengono storie del passato, e mostrano i diversi modi (che portano alla liberazione), verranno, o Signore! distrutti. Gli uomini diventeranno avversi ai riti religiosi, senza ritegno, impazziti di orgoglio, sempre inclini ad atti peccaminosi, lussuriosi, golosi, crudeli, senza cuore, sboccati, falsi, dalla vita di breve durata, poveri, vessati dalla malattia e dal dolore, brutti, deboli, bassi, stupidi, avari e dipendenti da meschine abitudini, compagni dei vili, ladri, calunniosi, dannosi, litigiosi, depravati, codardi, e sempre in difficoltà, privi di ogni senso di vergogna e di colpa o di paura a sedurre le mogli del altri. I Vipra (bramini) vivranno come i Shudra, e pur trascurando i propri Sandhya officeranno ancora sacrifici. Saranno avidi, dedicati ad atti malvagi e peccaminosi, bugiardi, insolenti, ignoranti, falsi, semplici parassiti degli altri, venditori delle loro figlie, degradati, avversi a tutte le tapas (austerità) e vrata (voti religiosi). Saranno degli eretici, impostori, o si crederanno saggi. Saranno senza fede o devozione, e faranno japa o puja senza altro fine che per ingannare la gente. Mangeranno cibi impuri e seguiranno cattivi costumi, serviranno e mangeranno il cibo dei Shudra e desidereranno donne di bassa moralità, e saranno malvagi e pronti a barattare per denaro le loro mogli anche all'immorale. In breve, l'unico segno che sono Brahmana saranno il filo che indossano. Non osserveranno nessuna regola nel mangiare o nel bere o in altri aspetti, derideranno le Scritture del Dharma, nessun pio pensiero entrerà mai nella loro mente, saranno piegati alla distruzione del bene (37-50).

Per il bene e la liberazione degli uomini da Te sono anche stati composti i Tantra, una grande quantità di Agama e Nigama, che conferiscono sia piacere che liberazione, contenenti Mantra e Yantra e le regole per quanto riguarda il sadhana sia delle Devi che dei Deva. Da Te, anche, sono state descritte molte forme di Nyasa, come quelli chiamati srishti, sthiti (e sanghara). Da Te, ancora una volta, sono state descritte le varie posizioni da seduti (dello yoga), come quella del "loto legato" e del "loto sciolto"; le classi di uomini, come i Pashu, i Vira, e dei Divya come pure dei Devata, che danno successo nell'utilizzo di ciascuno dei mantra (50-52). E ancora una volta sei Tu che hai fatto conoscere in mille modi riti relativi al culto con una donna; ed i riti che si fanno con l'uso di teschi, un cadavere; o seduti su una pira funeraria (53). Da Te, ancora, è stato proibito sia il pashu-bhava che il divya-bhava. Se in questa età il pashu-bhava non può esistere, come può esservi divya-bhava? (54). Per il pashu si deve raccogliere con le proprie mani foglie, fiori, frutta e acqua; e non si dovrebbero guardare i Shudra o anche solo pensare a una donna (55). D'altra parte, il Divya è come un Deva, sempre puro di cuore, e al quale tutti gli opposti sono uguali, libero da attaccamento alle cose del mondo, lo stesso con tutte le creature e pronto a perdonare (56). Come possono gli uomini con la contaminazione di questa età su di loro, che sono sempre più dalla mente irrequieta, inclini al sonno ed alla pigrizia, raggiungere la purezza di temperamento? (57). Da Te, inoltre, sono stati enunciati i riti del Vira-sadhana, relativi al Panca-tattva - vale a dire, vino, carne, pesce, grano arrostito, e l'unione sessuale tra uomo e donna (58-59). Ma poiché gli uomini dell' Era di Kali sono pieni di avidità, lussuria, gola, trascureranno il sadhana e cadranno nel peccato, e dopo aver bevuto molto vino per il gusto del piacere dei sensi, diventeranno pazzi di ebbrezza, e privi di ogni nozione di giusto e sbagliato (61). Alcuni violeranno le mogli degli altri, altri diventeranno ladri, e alcuni, nella foga indiscriminata della lussuria, andranno (qualunque essa sia) con qualsiasi donna (62). Mangiare e bere troppo porterà molte malattie e li priverà di forza e di senso. Squilibrati dalla follia, incontreranno la morte, cadendo in laghi, pozzi, o in foreste impenetrabili, o dalle colline o dai tetti delle case (63-64). Mentre alcuni saranno muti come cadaveri, altri saranno sempre tra le chiacchiere, e altri ancora litigheranno con i loro parenti e anziani. Saranno malfattori, crudeli, ed i distruttori del Dharma (65-66). Temo, o Signore! che anche quello che Tu hai ordinato per il bene degli uomini attraverso di essi si volgerà al male (67). O Signore del Mondo! chi praticherà Yoga o Nyasa, chi canterà gli inni e disegnerà lo Yantra e farà Purashcharana? (68). Sotto l'influenza del Kali Yuga l'uomo diventerà veramente malvagio e legato a ogni sorta di peccato (69). Dimmi, o Signore di tutti gli afflitti! nella Tua misericordia, come, senza eccessivi dolori, gli uomini possono ottenere longevità, salute ed energia, aumentare forza e coraggio, conoscenza, intelligenza, e la felicità, e come possono diventare grandi in forza e valore, puri di cuore, obbedienti ai genitori, non cercare l'amore nelle mogli altrui, devoti alla loro, consapevoli del bene del prossimo, riverente ai Deva e ai loro guru, amorevoli con i propri figli e parenti (70-72), che possiede la conoscenza del Brahman, colto nella tradizione del Brahman, e in continua meditazione sul Brahman. Dimmi, o Signore! per il bene del mondo, ciò che gli uomini dovrebbero o non dovrebbero fare secondo le loro diverse caste e fasi della vita. Poiché chi se non Te è il loro protettore in tutti i tre mondi? (73-74).

Fine del Primo Gioioso Messaggio, dal titolo "Domande relative alla liberazione degli esseri".

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Capitolo 2 - Introduzione all’Adorazione del Brahman

Dopo aver ascoltato le parole della Devi, Shankara, Dispensatore di felicità sul mondo, grande Oceano di misericordia, parlò così della verità delle cose.

Sadashiva disse:

O Sublime e Santa! Benefattrice dell'universo, così come è stato chiesto da Te, nessuno ha mai fatto domanda così congrua in passato (2). Tu sei degna di tutte le grazie, Colei che conosce tutto il bene, soccorritrice di tutti nati in questa età, O Gentile! Onnisciente sei tu. Tu conosci il passato, il presente ed il futuro, e il Dharma. Ciò che hai detto a proposito del passato, presente e futuro, e, anzi, di tutte le cose, è conforme al Dharma, ed è la verità, ed è senza dubbio accettato da Me. O Sureshvari! Io ti dico in verità e senza alcun dubbio che la maggior parte degli uomini, siano essi della casta dei nati due volte (bramini) o di altre, afflitti come sono da questa età peccaminosa, e incapaci di distinguere i puri dagli impuri, non otterranno la purezza o il successo dal rituale vedico, o da quello prescritto dalle Sanghita e dalle Smriti (3-6). In verità, in verità, e ancora una volta in verità io ti dico che in questa età non c'è altra via per la liberazione di quella proclamata dagli Agama (7). Io, O Beata, ho già preannunciato nei Veda, dalle Smriti, e Purana, che in questa età i saggi adoreranno la dottrina degli Agama (8). In verità, in verità, e al di là di ogni dubbio, ti dico che non c'è liberazione per colui che in questa età, incurante di tale dottrina, segue altro (9). Non vi è alcun Signore, se non io in questo mondo, e io solo sono Colui che è citato nei Veda, Purana, e dalle Smriti e Sanghita (10). I Veda e i Purana proclamano che io sono la causa della purezza dei tre mondi, e coloro che sono contrari alla mia dottrina sono miscredenti e peccatori, tanto grandi quanto quelli che uccidono un brahmano (11). Perciò, o Devi! il culto di colui che non ascolta i miei precetti è inutile, e, inoltre, un tale uomo andrà sicuramente all'inferno (12). Lo stolto che seguisse altre dottrine incurante della mia è un grande peccatore tanto quanto l'uccisore di un brahmano o di una donna, o di un parricidio, non ho alcun dubbio su questo (13).

In questa età i Mantra che si trovano nei Tantra sono molto più efficaci, danno frutti immediati, e sono propizi per Japa, Yajña, e tutte queste pratiche e cerimonie (14). I riti vedici e i Mantra che sono stati efficaci nella Prima Era hanno cessato di esserlo in questa. Ora sono senza potere come il serpente di cui i denti del veleno siano stati estratti e sono come ciò che è morto (15). La grande quantità di altri mantra non hanno più potere che gli organi di senso di qualche immagine raffigurata su una parete. L'adorazione con l'aiuto di altri mantra è inutile come lo è voler fare un figlio con una donna sterile. Un inutile lavoro! (16-17). Colui che in questa età cerca salvezza nei modi prescritti da altri è come un pazzo assetato che scava un pozzo sulla riva del Jahnavi (18), e chi, conoscendo il Mio Dharma, brama per qualsiasi altro è come uno che con il nettare nella sua casa brama ancora il succo della pianta velenosa akanda (19). Non c'è nessun'altra via per la salvezza e la felicità in questa vita o in quella a venire simile a quella mostrata dai Tantra (20). Dalla mia bocca sono stati enunciati i vari Tantra con le loro leggende sacre e pratiche sia per i Siddha che per i Sadhaka (21). A volte, o mia Amata! a causa del gran numero di uomini dalla disposizione pashu, come anche per la diversità delle qualifiche degli uomini, è stato detto che il Dharma di cui si parla nelle Scritture Kulachara deve essere tenuto segreto (22). Ma alcune parti di questo Dharma, o Amata! sono state rivelate da Me allo scopo di inclinare le menti degli uomini ad esso. Vari tipi di Devata e devoti sono ivi menzionati, come Bhairava, Vetala, Vatuka, Nayika, Shakta, Shaiva, Vaishnava, Saura, Ganapatya, e altri. In essi, inoltre, vengono descritti vari Mantra e Yantra che aiutano gli uomini nel conseguimento delle siddhi, e che, anche se richiedono grande e costante sforzo, tuttavia ottengono i frutti desiderati (23-25). La mia risposta finora è stata data in base alla natura del caso e dell'interrogante, e per il suo solo beneficio individuale (26).

Nessuno prima mi ha mai interrogato come hai fatto Tu a vantaggio di tutta l'umanità - anzi, a beneficio di tutto ciò che respira, ed in modo tanto dettagliato e con riferimento al Dharma di ciascuna delle diverse età. Pertanto, per mio affetto per te, o Parvati! Parlerò dell'essenza delle essenze e del Supremo (27-28). O Deveshi! esporrò davanti a Te la vera essenza distillata dai Veda e dagli Agama, ed in particolare dai Tantra (29). Come gli uomini esperti nei Tantra sono per gli altri uomini, così il fiume Jahnavi lo è per gli altri fiumi, come lo sono per tutti gli altri Deva, così lo è il Mahanirvana Tantra per tutti gli altri Agama (30).

O Colei che è di buon auspicio! a che servono i Veda, i Purana, o gli Shastra, dal momento che chi ha la conoscenza di questo grande Tantra è il Signore di tutte le Siddhi? (31). Visto che Tu mi hai interrogato per il bene del mondo, ti parlerò di quello che porterà beneficio all'intero universo (32).

O Parameshvari! in questo modo dovrebbe essere fatto il bene all'intero universo, il suo Signore ne è contento, poiché Egli ne è l'anima, e dipende da esso (33). Egli è Uno. Egli è il sempre-esistente. È la Verità. Egli è l'unità suprema senza un secondo. Egli è sempre pieno e auto-manifesto. È Intelligenza Eterna e Beatitudine (33-34). Non cambia mai, esiste indipendentemente da ogni altro essere o causa, è sempre lo stesso, Sereno, al di là di tutti gli attributi. Tutto vede ed è il Testimone di tutto ciò che passa, onnipresente, l'anima di tutto ciò che esiste. Egli, l'Eterno e onnipresente, si cela e pervade tutte le cose. Benché Egli stesso sia privo di sensi, Egli è l'Illuminatore di tutti i sensi e dei loro poteri (35-36). La causa di tutti i tre mondi, Egli è allo stesso modo al di là di essi e al di là della mente degli uomini. Ineffabile e onnisciente, Egli conosce l'universo, ma nessuno conosce Lui. (37). Fa oscillare questo incomprensibile universo, e nei tre mondi tutto ciò che ha movimento ed è immobile dipende da Lui, e, illuminato dalla Sua verità, il mondo risplende come la Verità stessa. Anche noi proveniamo da Lui come nostra causa (38-39). Egli, il Supremo Signore, è la causa di tutti gli esseri, la Manifestazione di quella energia creativa che nei tre mondi si chiama Brahma (40). Con la Sua volontà Vishnu protegge e io distruggo, Indra e tutti i Deva Guardiani del mondo dipendono da Lui e governano nelle loro rispettive regioni sotto il Suo comando. Tu la sua altissima Prakriti sei adorata in tutti i tre mondi (41-42). Ognuno fa il suo lavoro con la forza di Colui che esiste nel suo cuore. Nessuno è mai indipendente da Lui (43). Per timore di Lui soffia il vento, il sole dà calore, le nuvole riversano le piogge stagionali, e gli alberi della foresta fioriscono (44).

Egli è Colui che distrugge il Tempo durante la Grande Dissoluzione, e di cui anche la Paura e la Morte stessa hanno timore. Egli è Bhagavan, che è conosciuto come Yat Tat nel Vedanta (45). O Adorata dei Deva! tutti i Deva e le Devi - anzi, l'universo intero, da Brahma ad un filo d'erba - sono Sue forme (46). Se Lui è soddisfatto l'Universo è soddisfatto. Se qualche cosa si fa per compiacerLo poi la gratificazione del Tutto è determinata (47). Come il versamento di acqua alla radice di un albero soddisfa i bisogni delle foglie e dei rami, così adorandoLo tutti gli immortali sono soddisfatti (48). O Virtuosa! Esattamente come tutte le Bellezze sono soddisfatte quando Tu sei venerata e quando gli uomini meditano, recitano il Japa e pregano su di Te (49). Come tutti i fiumi vanno verso l'oceano così, o Parvati! tutti gli atti di culto devono raggiungeLo come fine ultimo (50). Chiunque sia il devoto che adora con riverenza un Devata per un fine desiderato, tutto ciò che gli è dato attraverso il Deva che tanto adora in realtà proviene da Lui, il Supremo (51). Oh, a che serve dire altro dinanzi a te, o mia Amata?

Non c'è nessun altro che Lui su cui meditare, pregare, adorare per il raggiungimento della liberazione (52). Non c'è nessun bisogno di preoccuparsi, di digiunare, di torturare il proprio corpo, di seguire le regole ed i costumi, di fare offerte di grandi dimensioni, non vi è nessun bisogno di essere attenti al tempo, né al Nyasa o al Mudra, pertanto, O Kuleshani! chi si sforzerà di cercare rifugio altrove se non verso di Lui? (53-54).

Fine del Secondo Gioioso Messaggio, intitolato "Introduzione all’Adorazione del Brahman".

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Capitolo 3 - Descrizione dell’Adorazione del Supremo Brahman

Shri Devi disse:

O Deva dei Deva, grande Deva, Guru di Brihaspati stesso, tu che hai enunciato tutte le Scritture, Mantra, Sadhana, e hai parlato del Supremo Brahman attraverso l'adorazione di quei mortali che raggiungono la felicità e la liberazione, Tu , o Signore! sei degno di istruirci sulla via del servizio dell'Anima Suprema e dei riti, Mantra e meditazioni nel suo culto. È mio desiderio, o Signore! ascoltare la sostanza fondamentale di tutto questo da Te (1-4).

Shri Sadashiva disse:

Ascolta, dunque, o Amata della mia vita! le Verità più segrete e supreme, il mistero che in nessun luogo è ancora stato rivelato (5).

Per il mio affetto per Te, ti parlerò di quel Supremo Brahman, che è sempre Esistente, Intelligente, e che mi è caro più della vita stessa. O Maheshvari! l'eterno, intelligente, infinito Brahman può essere conosciuto nel suo vero Sé dai suoi segni esteriori (5-6). Quel che è immutabile, esistente unicamente, al di là sia della mente che del linguaggio, che brilla come la Verità in mezzo all'illusione dei tre mondi, è il Brahman secondo la sua vera natura (7). Quel Brahman è conosciuto nel samadhi-yoga da coloro che considerano tutte le cose allo stesso modo, che sono oltre tutti i contrari, oltre ogni dualità, privi di dubbi, liberi da ogni illusione riguardo anima e corpo (8). Quello stesso Brahman è conosciuto dai Suoi segni esteriori, dal quale tutto l'universo è scaturito, nel quale tutto ciò che è nato esiste, e nel quale tutto ritorna (9). Ciò che è noto con l'intuizione può anche essere percepito da questi segni esteriori. Per coloro che lo conoscono attraverso questi segni è raccomandato il sadhana (10).

Fai attenzione , o mia cara! mentre ti parlo di questo sadhana. In primo luogo, O Adya! Io ti racconterò del Mantroddhara (è la formazione del Mantra attraverso la selezione delle lettere) del Brahman Supremo (11). Pronuncia prima il Pranava (l’Om), poi le parole "esistenza" e "intelligenza", e dopo la parola "Uno" viene "Brahman".

MANTRA

Om Sachchidekam Brahma (12).

Questo è il Mantra. Queste parole, se combinate secondo le regole di Sandhi, formano un Mantra di sette lettere. Se il Pranava è omesso, diventa un Mantra di sei lettere soltanto (13). Questa è il più eccellente di tutti i mantra, e quello che conferisce immediatamente Dharma, Artha, Kama e Moksha. Nell'uso di questo Mantra non è necessario verificarne la sua efficacia, o se sia benevolo oppure ostile, poiché tali considerazioni non incidono su di esso (14). Neppure al momento di cominciare a recitare questo Mantra è necessario fare i calcoli delle fasi lunari, o della congiunzione propizia delle stelle, o dei Segni dello Zodiaco. Né vi sono regole particolari su come il Mantra debba essere usato . Né vi è bisogno dei dieci Samskara (serie di sacramenti, sacrifici e rituali vedici). Questo mantra è altresì efficace nelle iniziazioni. Non vi è alcuna necessità di usare qualsiasi altro mantra (15). Si dovrebbe aver ottenuto, per meriti acquisiti nelle vite precedenti, un eccellente Guru, dalle cui labbra questo Mantra viene ricevuto, allora la vita diventa davvero feconda (16), e il devoto riceve nelle sue mani Dharma, Artha, Kama e Moksha, gioisce sia in questo mondo che nel prossimo (17).

Colui che ascolta questo grande gioiello tra i Mantra è davvero benedetto, perché ha raggiunto lo scopo desiderato, essendo virtuoso e pio, ed è come colui che ha fatto il bagno in uno dei luoghi sacri, che è stato iniziato in tutti gli Yajña, esperto in tutte le Scritture, e onorato in tutti i mondi (18-19). Felice è il padre e felice la madre di costui - sì, e ancora più di questo, la sua famiglia è santificata e gli spiriti allietati dei Pitri gioiscono con i Deva , e nell'eccesso di gioia cantano (20): "nella nostra famiglia è nato il più eccellente della nostra razza, uno iniziato nel Brahma-mantra che bisogno abbiamo ancora di Pinda offerti a Gaya, o di Shraddha, Tarpana, pellegrinaggi nei luoghi sacri (21); a che servono elemosine, Japa, Homa, o Sadhana, dal momento che ora abbiamo ottenuto la soddisfazione imperitura?" (22)

Ascolta, o Devi! Adorata del mondo, mentre ti dico la pura verità: per gli adoratori del Brahman Supremo non vi è alcuna necessità di altre osservanze religiose (23). Al momento dell'iniziazione a questo Mantra il discepolo viene riempito di Brahman, e per costui, Oh Devi! cosa c'è che non è realizzabile in tutti i tre mondi? (24). Contro di lui cosa possono i pianeti avversi o Vetala, Chetaka, Pishacha, Guhyaka, Bhuta, Matrika, Dakini, e altri spiriti? (ci sono due tipi di Matrika: le 8 Shakti, che sono Brahmani, Kaumari, Varahi, Vaishnavi, Maheshvari, Mahendri, Aindri e Yami; e le Dakini Matrika di aspetto terrifico)

Alla sua sola vista scapperanno con volti impauriti (25). Protetto dal Brahma-mantra, rivestito con lo splendore del Brahman, è come se fosse un altro Sole. Che cosa dovrebbe temere, quindi, da qualsiasi pianeta? (26). Fuggono, spaventati come elefanti alla vista di un leone, e periscono come falene in una fiamma (27). Nessun peccato lo può toccare, e nessuno, se non uno tanto sciagurato quanto un suicida, può danneggiarlo. Egli è purificato dalla verità, senza difetto, un benefattore di tutti gli esseri, un fedele credente nel Brahman (28). I malvagi e peccaminosi che cercano di fare del male a colui che è iniziato nella conoscenza del Brahman Supremo non fanno altro che danneggiare se stessi, perché in sostanza come possono essere davvero separati da Colui che è sempre esistente? (29). Poiché egli è il santo saggio ed il benefattore, che lavora per la felicità di tutti, Oh Devi! come può essere possibile danneggiare colui che va in pace? (31). Ma per colui che non ha alcuna conoscenza né del significato né del risveglio del Mantra, anche se fosse interiormente pronunciato dieci milioni di volte, risulta inutile (31).

Ascolta, dunque, o mia Diletta! mentre ti dirò il significato e il risveglio del Mantra. Con la lettera A si intende il Protettore del mondo, la lettera U denota il suo Distruttore, e M sta per il suo Creatore (32). Il significato di Sat è Sempre-esistente, che esiste indipendentemente da ogni altro essere o causa; di Chit, intelligenza, e di Ekam, Uno senza un secondo. Il Brahman è così chiamato perché Egli esiste ovunque. Ora, o Devi! Io ti ho dato il significato del Mantra, che garantisce la realizzazione dei desideri. Il risveglio del Mantra consiste nella consapevolezza di Colui che è il Devata che pervade il Mantra, e tale conoscenza, o Suprema Devi! è il frutto dell'adorazione per il devoto (35). Oh Devi! il Devata che presiede il Mantra è l'onnipresente, eterno, imperscrutabile, senza forma, senza passione, e ineffabile Brahman (36). Una volta introdotto dal Bija (dal mantra radice) di Sarasvati, Maya, o Kamala, al posto del Mantra Om, conferisce vari tipi di conoscenze, siddhi, e prosperità in ogni parte (37). Il Mantra può essere variato sia anteponendo che omettendo l'Om, o con l'immissione di esso prima di ogni parola o ogni due parole del Mantra (38). Sadashiva è il Rishi di questo Mantra. Il versetto si chiama Anushtup, e il Devata che lo presiede è il Supremo Brahman, che è senza attributi e che dimora in ogni cosa. Esso serve per il raggiungimento del Dharma, Artha, Kama e Moksha.

Ora ascolta, mia Cara , mentre ti parlo di Anga-nyàsa e Kara-nyàsa (39-40). O grande e adorabile Devi! la sillaba Om, le parole Sat, Chit, Ekam, Brahma, dovrebbero essere pronunciate sul pollice, l' indice, il medio, l'anulare, e il mignolo, rispettivamente, seguiti in ogni caso dalle parole Namah, Svaha, Vashat, Hum, e Vaushat; e Om Sachchidekam Brahma va pronunciato sul palmo e sul dorso della mano seguito dal Mantra Phat (41, 42).

Il devoto discepolo dovrebbe in questo modo, con la mente sotto controllo, eseguire Anga-nyàsa secondo le regole dello stesso, cominciando con il cuore e finendo con le mani (43).

Dopo questo, mentre recita il Mantra Om o il Mula-mantra, dovrebbe essere eseguito del Pranayama in questo modo: Dovrebbe chiudere la narice sinistra con il centro del quarto dito, e poi inspirare dalla narice destra, nel frattempo fare Japa del Pranava o del Mula-mantra otto volte. Poi, chiudendo la narice destra con il pollice e chiudendo anche la bocca, fare Japa del Mantra 32 volte. Dopo di che espirare dolcemente attraverso la narice destra, facendo Japa del Mantra per sedici volte.

Allo stesso modo eseguire queste tre azioni con la narice sinistra, e poi ripetere lo stesso processo con la narice destra. O adorata dei Deva! Ora Ti ho parlato del metodo del Pranayama da osservare nell'uso del Brahma-Mantra (44-48). Il sadhaka dovrebbe poi fare meditazione assolvendo così il suo desiderio (49).

Dhyana

Nel loto del mio cuore io contemplo la Divina Intelligenza, il Brahman senza distinzioni e differenze, conoscibile da Hari, Hara, e Vidhi, il quale gli Yogi approcciano in meditazione, Colui che distrugge la paura della nascita e della morte, che è Esistenza, Intelligenza, radice di tutti i tre mondi (50)

Avendo così contemplato il Supremo Brahman, il devoto dovrebbe, al fine di raggiungere l'unione con il Brahman, adorarlo con offerte mentali (51). Per profumo offrirà all'Anima Suprema l'essenza della Terra, per fiori l'etere, per incenso l'essenza del cielo, per luce la lucentezza dell'universo, e per cibo l'essenza delle Acque del mondo (52) . Poi ripetendo mentalmente il grande mantra e offrendo il suo frutto al Supremo Brahman, l’eccellente discepolo deve iniziare il culto esteriore.

Meditando con gli occhi chiusi sull' eterno Brahman, il devoto deve offrire con riverenza al Supremo qualsiasi cosa abbia a portata di mano, come profumi, fiori, vestiti, gioielli, cibo e bevande, dopo averli purificati con il seguente mantra (54-55):

Mantra

Il recipiente in cui vengono immesse queste offerte è il Brahman, e così, anche, è il ghee (burro) ivi offerto. Brahman è sia il fuoco sacrificale e sia chi fa il sacrificio, e il Brahman otterrà colui la cui mente è fissa sul Brahman compiendone i riti che portano ad Esso (56). Poi, aprendo gli occhi, interiormente e con tutta la sua forza recitando il Japa con il Mula-mantra, il devoto dovrebbe offrirne la recitazione al Brahman stesso e quindi recitare l'inno che segue e il kavacha-mantra (57). Ascolta, Maheshvari! l'inno al Brahman, lo Spirito Supremo, ascoltandolo il discepolo diventa un tutt'uno con il Brahman (58).

Stotra

Om! Mi inchino a Te, il rifugio eterno di tutti:
Mi inchino a Te, l'Intelligenza pura manifestata nell'universo.
Mi inchino a Te che nella sua essenza è Uno e che dona la liberazione.
Mi inchino a Te, il grande, l'Uno privo di attributi che tutto pervade (59).
Tu sei l'unico rifugio e oggetto di adorazione.
L'intero universo ha l'aspetto di Te che ne sei la causa.
Tu solo sei Creatore, Preservatore e Distruttore del mondo.
Tu sei l'unico immutabile Supremo, non sei né questo né quello (6o);
Orrore di ciò che orribile, terrore del terribile.
Rifugio di tutti gli esseri, purificatore di tutti i purificatori.
Tu solo regni sui cieli ,
Supremo dei supremi, Protettore dei Protettori (61).
O Supremo Signore, presente in tutte le cose, eppure Non Manifesto in tutto,
Impercettibile ai sensi, ma la pura verità.
Incomprensibile, Imperituro, Essenza nascosta che tutto pervade.
Signore e Luce dell'Universo! salvaci dal male (62).
Solo su quell' Uno meditiamo, solo quell' Uno con la nostra mente adoriamo,
Solo a quell' Uno, il Testimone dell'Universo, ci inchiniamo.
Rifugio cerchiamo in Colui che è il nostro unico Eterno sostegno
Il Signore che esiste indipendentemente da ogni altro essere o causa, l'imbarcazione di sicurezza nel mare dell'essere (63).
Questo è l'inno dai cinque gioielli dedicato all'Anima Suprema.

Chi puro nella mente e nel corpo recita questo inno si unisce con il Brahman (64). Va recitato ogni giorno alla sera, e in particolare il giorno della Luna. L'uomo saggio dovrebbe leggerlo e spiegarlo ai suoi parenti (65). Ho parlato a Te, Oh Devi! dell'inno dai cinque gioielli. O Graziosa! ascolta ora la Kavacha del nome Jagan-mangala (lett. Benefattore del mondo, è la Kavacha, armatura, o il Mantra  protettivo per tale nome. in alcuni casi viene trascritta e indossata come un amuleto), indossandola e leggendola si diventa un conoscitore del Brahman (66).

Mantra

Possa l'Anima Suprema proteggere la mia testa,
Possa il Signore Supremo proteggere il mio cuore,
Possa il Protettore del mondo proteggere la mia gola,
Possa Colui che tutto pervade, il Signore che tutto vede, proteggere il mio viso (67),
Possa l'anima dell'universo proteggere le mie mani,
Possa Colui che è l'Intelligenza stessa proteggere i miei piedi,
Possa l'Eterno e Supremo Brahman proteggere sempre il mio corpo in tutte le sue parti (68).

Il Rishi di questo benefico amuleto è Sada-Shiva, il versetto è anushtup (un tipo di metro), il Devata che lo presiede è il Brahman Supremo, e lo scopo del suo uso è il raggiungimento di Dharma, Artha, Kama e Moksha (la retta condotta, la ricchezza, la realizzazione dei desideri e la liberazione) (69). Colui che recita questo mantra protettivo dopo averlo offerto al suo Rishi raggiunge la conoscenza del Brahman, e diventa immediatamente uno con il Brahman stesso(70). Se scritto su corteccia di betulla e racchiuso in una palla d'oro, può essere portato al collo o sul braccio destro, chi lo indossa raggiunge qualsiasi tipo di potere (71). Ora ho rivelato a te il Mantra amuleto del Brahman Supremo. Dovrebbe essere dato al discepolo prediletto che è sia dedicato al Guru che in possesso di conoscenza (72). Il bravo Sadhaka dovrà, dopo aver recitato il Mantra e l'inno con riverenza, salutare il Supremo (73).

Saluto

Om

Mi inchino al Supremo Brahman.
Mi inchino all'Anima Suprema.
Mi inchino a Colui che è al di là di tutte le qualità.
Mi inchino al sempre esistente ancora e ancora (74).

L'adorazione del Signore Supremo può essere fatta con il corpo o con la mente o con la parola, ma la sola cosa necessaria è la purezza di spirito (75). Dopo aver pregato nel modo descritto, l'uomo saggio deve con i suoi amici e parenti mangiare il cibo sacro consacrato allo Spirito Supremo. (76) Nell' adorazione del Supremo non c'è bisogno di invocarLo di essere presente o di desiderare che Lui se ne vada. Può essere fatta sempre e in ogni luogo (77). E non conta se il devoto ha o non ha fatto il bagno, o se si è a digiuno o se si ha preso cibo. Ma lo Spirito Supremo dovrebbe sempre essere adorato con cuore puro (78). Dopo la purificazione dal Brahma-Mantra, tutto il cibo o le bevande che sono offerti al Signore Supremo diventano esse stesse purificanti (79). Il tocco delle caste inferiori possono inquinare l'acqua del Gange e del Shaligrama, ma niente che sia stato consacrato al Brahman (80) può essere inquinato. Se devoto al Brahman, con questo Mantra, il fedele e la sua gente possono mangiare qualsiasi cosa, sia cotta che cruda (81). Nella consumazione di questo cibo non è necessario osservare nessuna regola di casta o di tempo. Non si deve esitare a prendere gli avanzi dal piatto di un altro, senza far caso se l'altro sia puro o impuro. (82).

Qualsiasi sia la provenienza del cibo, mangia senza scrupoli e senza farti troppe domande quel cibo che è stato offerto al Brahman (83). Tale cibo, Oh Devi! neanche i Deva riescono ad ottenerlo facilmente, e purifica anche se portato da un Chandala (una delle caste più basse), o se è portato dalla bocca di un cane (84). Per quanto riguarda gli effetti che la consumazione di questo cibo ha sugli uomini, che cosa, o Adorata dei Deva! possiamo aggiungere? È considerato ottimo anche dai Deva. Senza alcun dubbio si può dire che la consumazione di questo cibo sacro, anche se preso una sola volta, libera il più grande dei peccatori e tutti i peccatori dai loro peccati (85-86). Il mortale che ne mangia acquisisce meriti che diversamente possono essere guadagnati solo da bagni rituali ed elemosine a 35 milioni di luoghi sacri (87). Mangiandolo si ottiene merito dieci milioni di volte di più rispetto a quello ottenuto dal sacrificio del cavallo, o addirittura da qualsiasi altro sacrificio (88). La sua eccellenza non può essere descritta da dieci milioni di lingue e da mille milioni di bocche (89). Ovunque il Sadhaka può farlo, e anche se è un Chandala, raggiunge l'unione con il Brahman nel momento stesso in cui mangia il nettare a Lui dedicato (90). Anche i bramini esperti nel Vedanta devono prendere il cibo preparato da uomini di bassa casta se è stato offerto al Brahman (91). Nessuna distinzione di casta deve essere osservata mangiando cibo offerto allo Spirito Supremo. Chi ritiene che sia impuro diventa un grande peccatore (92). Sarebbe meglio, o Amata! commettere un centinaio di peccati o uccidere un Brahmana piuttosto che disprezzare cibo che è stato offerto al Supremo Brahman (93). Quegli stolti che rifiutano cibo e bevande santificate dal grande Mantra provocano la caduta dei loro antenati nelle regioni degli inferi, ed essi stessi vanno a capofitto nell'inferno delle cieche tenebre, dove rimangono fino alla dissoluzione delle cose. Non c'è nessuna liberazione per chi disprezza il cibo offerto al Brahman (94-95). Nel sadhana di questo grande Mantra, anche chi agisce senza meriti diventa meritevole, il merito viene acquisito nel sonno, e gli atti sono accettati come legittimi perché sono eseguiti in base ai desideri del devoto (96). Perciò che bisogno c'è di pratiche vediche, che bisogno c'è persino di quelle del Tantra? Qualunque cosa faccia il saggio che crede nel Brahman gli è riconosciuto come legittimo (97). Per loro non c'è né merito né demerito nello svolgimento o nel mancato adempimento dei riti abituali. Nel sadhana di questo Mantra i difetti o le omissioni non sono un ostacolo (98). Con il sadhana di questo Mantra, o grande Devi! l'uomo diventa sincero, conquistatore delle passioni, devoto al bene dei suoi simili, tutte le cose gli sono indifferenti, puro di scopo, senza invidia e arroganza, misericordioso, puro di mente, dedicato al servizio e alla ricerca del bene dei suoi genitori, un ascoltatore assiduo delle cose divine, che medita sempre sul Brahman. La sua mente è sempre rivolta alla ricerca del Brahman. Con forza di determinazione, tenendo la mente in stretto controllo, è sempre consapevole della vicinanza del Brahman (99-101). Colui che è iniziato nel Brahma-Mantra non mentirà o penserà a nuocere, e eviterà di andare con le mogli degli altri (102). All'inizio di tutti i riti, dirà: "Tat Sat", e prima di mangiare o bere qualche cosa dirà: "Dedico questo a Brahman" (103). Per il conoscitore del Brahman, il dovere consiste nell'azione per il benessere degli altri uomini. Questo è l'eterno Dharma.

O Shambhavi! ora Ti parlerò dei doveri relativi al Sandhya (preghiere svolte nei momenti propizi dell'alba, del mezzogiorno e del tramonto) nella pratica del Brahma-Mantra, attraverso il quale gli uomini acquisiscono quella reale ricchezza che viene a loro sotto forma di Brahman (105). Dovunque egli sia, e in qualsiasi posizione, il bravo e ben intenzionato sadhaka deve, al mattino, mezzogiorno e sera, meditare sul Brahman secondo le modalità prescritte. Poi, Oh Devi! farà japa del Gayatri 108 volte. Offrendo il japa al Devata, gli renderà omaggio nel modo che ho detto (106-108). Ho appena detto a Te del Sandhya da essere utilizzato nel sadhana del Brahma-Mantra, e con il quale il devoto diventerà puro di cuore (106-108). Ascolta ora, Tu che sei decorata con la grazia, il Gayatri, che distrugge ogni peccato.

Recita "Parameshvara" al singolare dativo, poi "vidmahe", e, mia Cara, dopo la parola "Paratattvaya" recita "dhimahi", aggiungendo, Oh Devi! le parole: "Tanno Brahma prachodayat".

Mantra

"Che possiamo conoscere il Signore Supremo; che possiamo meditare sull'Essenza Suprema, e possa tale Brahman dirigerci"

Questo è il propizio Brahma-Gayatri che conferisce Dharma, Artha, Kama e Moksha (la retta condotta, la ricchezza, la realizzazione dei desideri e la liberazione) (109-111).

Tutto ciò che facciamo, sia che si tratti dell'adorazione o del sacrificio, del bagno, di bere o mangiare, accompagnamolo con la recita del Brahma-Mantra (112). Quando ci si alza nel cuore della notte, e dopo essersi inchinati al precettore che ci ha dato l'iniziazione del Brahma-Mantra, che sia recitato con tutto il raccoglimento. Poi gli omaggi dovrebbero essere fatti al Brahman, come detto sopra, dopo aver meditato su di lui. Questo è il rito raccomandato di mattina (113). Per il Purashcharana (japa del mantra ripetuto un certo numero di volte), O Bellissima! Japa del Mantra dovrebbe essere fatto 32 mila volte, per le oblazioni 3200 volte, per la presentazione o l'offerta di acqua al Devata, 320 volte, per la purificazione prima di dell'adorazione 32 volte, e i quattro Brahmana dovrebbero essere festeggiati (114-115). Nel Purashcharana non è necessario osservare nessuna regola per toccare il cibo o per quanto riguarda quello che dovrebbe essere accettato o rifiutato. Né è necessario un tempo propizio né un luogo particolare dove eseguirlo (116). Se egli sia a digiuno o abbia preso cibo, con o senza bagno, che il Sadhaka, secondo le sue inclinazioni, possa fare sadhana con questo Mantra supremo (117). Senza fatica o dolore, senza inno, amuleto, nyasa (riti), mudra, o setu (l’Om prima del japa), senza l’adorazione a Ganesh nella forma del Ladro (Chaura-Ganesh, manifestazione tamasica di Ganesh, colui che ruba al devoto il frutto dell’adorazione),  sicuramente e immediatamente il volto del Supremo Brahman sarà incontrato faccia a faccia (118-119).

Nel sadhana di questo grande Mantra nessun altro Sankalpa (letteralmente risoluzione, un voto personale) è necessario se non l'inclinazione della mente e la purezza di spirito. L'adoratore del Brahman vede il Brahman in tutto (120). Il devoto non fa peccato, né dovrebbe subire danni se per caso in questo sadhana omette qualcosa. Al contrario, se c'è qualche omissione, l'uso di questo grande Mantra ne è il relativo rimedio (121). In questa età terribile e peccaminosa, priva di tapas (austerità), così difficile da percorrere, il seme stesso della liberazione è l'uso del Brahma-Mantra (122). Molti Tantra e Agama hanno prescritto varie modalità di sadhana, ma questi, o grande Devi! sono al di là delle competenze dei deboli uomini di quest’Era (123). Per questi uomini, o Amata! che hanno una vita breve, che sono senza iniziativa, dipendenti dal cibo, che sono avari, desiderosi di ottenere ricchezza, così incerti nel loro intelletto che è senza pace, anche nei suoi tentativi di fare yoga. Incapaci, inoltre, di sopportare la sofferenza e impazienti nelle austerità dello yoga. Per la felicità e la liberazione di questi uomini è stata tracciata la Via del Brahman (124-125). O Devi! in verità e in verità Ti dico che in questa Era non vi è altra via per la felicità e la liberazione di quella dell' iniziazione nel Brahma-Mantra, di nuovo Ti dico che non c'è altro modo (126). La regola in tutti i Tantra è che ciò che è prescritto per la mattina deve essere fatto al mattino, Sandhya tre volte al giorno e l'adorazione a mezzogiorno, ma, o Colei che è di buon auspicio! nel culto del Brahman non c'è altra regola se non il desiderio del devoto (127). Dal momento che nel culto di Brahma le regole sono come servi e le proibizioni di altri culti non prevalgono, chi cercherà rifugio in altro? (128). Che il discepolo possa ottenere un guru che è un conoscitore del Brahman, pacifico e dalla mente placida, e poi, abbracciando i suoi piedi di loto, che possa supplicarlo come segue:

Supplica al Guru

O misericordioso ! Signore degli afflitti! sono venuto a Te per avere protezione: posa quindi le ombre dei tuoi piedi di loto sopra la mia testa, oh tu la cui ricchezza è la fama (130).

Avendo così pregato e adorato con tutte le sue forze il suo Guru, il discepolo deve rimanere davanti a lui in silenzio con le mani giunte (131). Il Guru dovrà quindi esaminare attentamente i segni e le qualità del discepolo, gentilmente chiamare quest'ultimo a lui, e dare al buon discepolo il grande Mantra (132). Il saggio stando seduto su una sede, dovrà rivolgersi verso est o verso Nord , con il discepolo alla sua sinistra e lo sguardo colmo di tenerezza su di lui (133). Il Guru dopo aver eseguito Rishi-nyasa dovrà quindi porre la mano sulla testa del discepolo, e per ottenere le siddhi di quest'ultimo fare Japa del Mantra 108 volte (134).

L'eccellente Guru, oceano di bontà, sussurrerà il mantra sette volte nell'orecchio destro del discepolo se egli è un Brahmana, o nell'orecchio sinistro se è di un'altra casta (135). O Kalika! Ora ho descritto il modo in cui dovrebbero essere date le istruzioni nel Brahma-Mantra. Per questo non c'è bisogno di puja, e la sua Sankalpa dovrebbe essere solo mentale (136). Il Guru deve poi alzare il discepolo, ora diventato suo figlio, che è prostrato ai suoi piedi di loto, e dire con affetto ciò che segue: (137)

Risposta del Guru

Alzati, figlio mio, tu sei liberato. Sii sempre devoto alla conoscenza del Brahman. Conquista le tue passioni. Possa tu essere sincero, e avere forza e salute (138).

Il bravo discepolo, alzandosi, farà un'offerta al Guru, ad esempio del denaro o un frutto, secondo ciò che può permettersi. Rimanendo obbediente ai comandi del suo precettore, potrà poi vagare per il mondo come un Deva (139). Subito dopo la sua iniziazione a questo mantra la sua anima è pervasa dall'Essere Divino. Che bisogno c'è, allora, o Deveshi! per costui di praticare vari tipi di sadhana? O Carissima! Ora Ti ho brevemente parlato dell'iniziazione al Brahma-Mantra (140). Per questa iniziazione soltanto l'animo misericordioso del Guru è necessario (141). L'adoratore del Potere Divino, di Shiva, del Sole, di Vishnu, di Ganesha, i Brahmana esperti nei Veda e tutte le altre caste possono essere iniziati (142).

È per grazia di questo Mantra, Oh Devi! che sono diventato il Deva dei Deva, che ho vinto la morte, e sono diventato il guru di tutto il mondo. Con esso ho fatto qualunque cosa desiderassi, cacciando da Me ignoranza e dubbio (143). Brahma è stato il primo a ricevere il Mantra da me, e lo ha insegnato ai Brahmarishi, che lo hanno insegnato ai Deva. Da questi i Devarishi lo hanno imparato. I Saggi lo hanno imparato da quest'ultimi, ed i Rishi reali lo hanno appreso dai Saggi, e tutti, attraverso la grazia dello Spirito Supremo e di questo Mantra, sono diventati un tutt'uno con il Brahman (144-145).

Nell'uso di questo Brahma-Mantra, o grande Devi, non ci sono restrizioni. Il Guru può dare senza esitazione al suo discepolo il suo Mantra personale, un padre può iniziare i suoi figli, un fratello i suoi fratelli, il marito sua moglie, uno zio materno i suoi nipoti, un nonno materno i suoi nipoti (146-147). L'errore, come c'è in altri culti, nel dare il proprio Mantra personale, o nella iniziazione da parte del padre o di altri parenti, non esiste nel caso di questo grande e vincente Mantra (148). Colui che lo ha ascoltato, anche se non dalle labbra di un iniziato nella conoscenza del Brahman, si purifica, e raggiunge lo stato di Brahman, e non è influenzato né dalla virtù né dal peccato (149). I capofamiglia dei Brahmana e di altre caste che pregano con il Brahma-Mantra dovrebbero essere rispettati e venerati come i più grandi delle loro rispettive classi (150).

I Brahmana diventano immediatamente come coloro che hanno vinto le loro passioni, e le caste inferiori diventano pari ai Brahmana: perciò Che tutti adorino coloro che sono iniziati nel Brahma-Mantra, e quindi in possesso della Conoscenza Divina (151). Coloro che li offendono sono tanto malvagi quanto gli assassini dei Brahmana, e andranno in un terribile inferno, dove rimarranno fino a quando il sole e le stelle dureranno (152). Insultare e calunniare un devoto del Brahman Supremo è un peccato dieci milioni di volte peggiore di quello di uccidere una donna o causare un aborto (153). Come gli uomini iniziati nel Brahma-Mantra si liberano di tutti i peccati, così, Oh Devi! possono essere liberati anche dal culto di Te (154).

Fine del terzo Gioioso Messaggio, intitolato "Descrizione dell’Adorazione del Supremo Brahman".

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Capitolo 4 - Introduzione all'Adorazione della Suprema Prakriti

Dopo aver ascoltato con attenzione ciò che è stato detto riguardo il culto del Supremo Brahman, molto soddisfatta la Suprema Devi di nuovo interpellò Shankara (1).

Shri Devi disse:

O Signore dell'Universo e Marito! Mi immergo con soddisfazione nel nettare delle Tue parole riguardanti la magnifica adorazione del Supremo, che porta al benessere del mondo e al percorso del Brahman, e dà luce, intelligenza, forza e prosperità (2-3) . Tu hai detto, o Oceano di Misericordia! che, come l'unione con il Brahman è raggiungibile attraverso la Sua adorazione , così, può essere raggiunto con l'adorazione di Me stessa (4). Vorrei sapere, O Signore! di questo magnifico culto di Me stessa, che come tu dici è l’origine dell'unione del devoto con il Brahman (5). Quali sono i suoi riti, e con quali mezzi può essere realizzato? Qual è il suo Mantra e quale la forma della sua meditazione e le modalità di culto? (6). O Shambhu! chi se non te, grande medico dei mali terreni, è in grado di parlarne, dal suo inizio alla sua fine, e in tutti i suoi dettagli, gradevole come lo è per me e benefico per tutta l'umanità? (7).

Ascoltando le parole della Devi, il Deva dei Deva, Marito di Parvati, fu felice, e Le parlò così: (8)

Shri Sadashiva disse:

Ascolta, O Tu di buona fortuna e destino, le ragioni per cui tu dovresti essere adorata, e come in tal modo l'individuo diviene unito al Brahman (9). Tu sei l'unica Para Prakriti dell'Anima Suprema, il Brahman, e da Te è sorto l'intero Universo - O Shiva - la sua Madre (10). O Colei che è graziosa ! quello che c'è in questo mondo, dalle cose che hanno movimento e quelle che sono senza movimento, dal Mahat all’atomo (dal macrocosmo al microcosmo), deve la sua origine e dipende da Te (11). Tu sei l'Originale di tutte le manifestazioni, Tu sei il luogo di nascita persino di Noi, tu conosci tutto il mondo, eppure nessuno Ti conosce (12).

Tu sei Kali, Tarini, Durga, Shodashi, Bhuvaneshvari, Dhumavati. Tu sei Bagala, Bhairavi e Chhinna-mastaka. Tu sei Anna-Purna, Vagdevi, Kama-lalaya. Tu sei l'immagine o l'incarnazione di tutte le Shakti e di tutti i Deva (13-14). Tu sei sia sottile che grossa, manifesta e velata, senza forma, eppure con la forma. Chi Ti può capire? (15). Per la realizzazione del desiderio del devoto, per il bene del mondo, e la distruzione dei Danava (Asura figli di Danu), tu assumi varie forme (16). Puoi avere quattro braccia, due braccia, sei braccia, e otto braccia, e tieni missili e armi varie per la protezione dell'Universo (17). In altri Tantra ho parlato dei diversi Mantra e Yantra, con l'utilizzo di cui Tu dovresti essere adorata secondo le tue diverse forme, e anche lì, ho parlato di diverse disposizioni degli uomini (18). In questo Kali Yuga non c'è Pashu-bhava: Divya-bhava è di difficile realizzazione, ma le pratiche relative alla Vira-sadhana danno frutti visibili (19).

In questo Kali Yuga, O Devi! il successo si ottiene solo con il culto Kaulika, e quindi dovrebbe essere eseguito con ogni cura (20). Da esso, O Devi! si acquisisce la conoscenza del Brahman, e il mortale che ne sia dotato si sentirà sicuro e nel contempo vivrà liberato dalle nascite future ed esonerato dallo svolgimento di tutti i riti religiosi (21). Secondo la conoscenza umana il mondo sembra essere sia puro che impuro, ma quando Brahma-jñana è stato acquisito non c'è distinzione tra puro e impuro (22). Per colui che sa che il Brahman è in tutte le cose ed è eterno, cosa c'è che può essere impuro? (23). Tu sei l'immagine di tutti e, soprattutto, tu sei la Madre di tutti. Se tu sei soddisfatta, O Regina dei Deva! allora tutti sono soddisfatti (24).

Prima dell'inizio delle cose Tu esistevi nella forma di Tenebra (Tamas) che è oltre la parola e la mente, e da Te attraverso il desiderio creativo del Supremo Brahman è nato l'Universo intero (25). Questo Universo, dal grande principio del Mahat (materia cosmica) fino agli elementi grossolani (terra, acqua, fuoco, aria ed etere), è stato creato da te, dal momento che il Brahman Causa di tutte le cause non è che la causa strumentale (26). E 'il Sempre-esistente, Immutabile, Onnipresente, Pura Intelligenza, Pura Consapevolezza senza legami , ma esistente in tutte le cose (27). Non agisce, non gode. Non si muove, non è neppure immobile. È la verità e la conoscenza, senza inizio né fine, ineffabile e incomprensibile (28).

Tu la Suprema Yogini , mossa dal semplice desiderio, crei, proteggi e distruggi questo mondo con tutto ciò che in esso si muove ed è immobile (29). Mahakala, il Distruttore dell'Universo, è la Tua immagine. Alla dissoluzione delle cose, è Kala che divorerà tutto (30), e in ragione di questo Egli è chiamato Mahakala, e dato che tu stessa divori Mahakala, sei Tu che sei la Suprema Primordiale Kalika (31).

Poiché Tu divori Kala, Tu sei Kali, la forma originaria di tutte le cose,e poiché tu sei l'Origine e divori tutte le cose, sei chiamata Adya Kali (32). Dopo la dissoluzione, ripresa la Tua propria forma, scura e informe, Tu sola rimani come Uno ineffabile e inconcepibile (33). Pur avendo una forma, eppure Tu sei priva di forma; sebbene Tu sia senza inizio, multiforme attraverso il potere di Maya, sei l'inizio di tutto, Creatrice, Protettrice, e Distruttrice (34). Quindi, O Gentile! qualsiasi frutto si ottiene dall'iniziazione nel Brahma-Mantra, lo stesso può essere ottenuto dal culto di Te (35).

Secondo le differenze di luogo, tempo e capacità dei devoti, Oh Devi! in alcuni dei Tantra ho parlato del culto segreto adatto alle loro rispettive abitudini e disposizioni (36). Dove gli uomini eseguono quel culto che hanno il privilegio di eseguire, vi partecipano ai frutti del culto, ed essendo liberati dal peccato con sicurezza attraversano l'Oceano dell'Essere (37). Per merito acquisito in molte vite precedenti la mente è incline alla dottrina Kaulika, e colui la cui anima è purificata da tale culto diventa come Shiva (38). Dove c'è abbondanza di piacere, a cosa serve parlare di Yoga, e dove c'è lo Yoga non c'è piacere, ma il Kaula gode in entrambi i casi (39).

Se si onora un uomo esperto nella conoscenza dell'essenza della dottrina Kaula, allora tutti i Deva e le Devi sono adorati - non c'è alcun dubbio (40).

Il merito acquisito dall'onorare un Kaulika è dieci milione di volte più di quello acquisito dal regalare il mondo con tutto il suo oro (41). Un Chandala (una delle caste più degradate ingaggiata nei lavori sui campi di cremazione) esperto nella conoscenza della dottrina Kaulika primeggia un Brahmana, e un Brahmana a cui manca tale conoscenza è al di sotto persino di un Chandala (42).

Non conosco Dharma superiore a quella del Kaula, aderendo al quale l'uomo diventa in possesso di conoscenza divina (43). Ti sto dicendo la verità, Oh Devi! Ponilo nel cuore e medita su di esso. Non c'è una dottrina superiore alla dottrina Kaulika, la più eccellente di tutte (44). Questo è il percorso più eccellente tenuto nascosto a causa della moltitudine di Pashu (uomini di indole animalesca in cui il Tamas Guna è prevalente), ma quando l'era di Kali avanza questo percorso sarà rivelato (45).

In verità e in verità Ti dico che quando il Kali Yuga raggiunge la pienezza della sua forza non ci saranno Pashu, e tutti gli uomini sulla terra saranno seguaci della dottrina Kaulika (46). O Vararohe! (un altro dei tanti nomi della Devi che significa: Colei che è bella) sappiamo che quando cessano le iniziazioni vediche e puraniche allora il Kali Yuga è diventato forte (47). O Shiva! O Colui che è tranquillo! quando la virtù e il vizio non sono più giudicati dalle regole vediche, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (48).

O Sovrana Padrona della dottrina Kaula! quando il Fiume Celeste (il Gange) è rotto in alcuni punti, e in altri deviato dal suo corso, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (49). O Saggio! quando i re della razza Mlechchha (è un termine applicato a tutte le genti non ariane cioè al di fuori dell’Aryavarta, il subcontinente indiano) diventano eccessivamente avari, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (50).

Quando le donne diventano di difficile controllo, senza cuore e litigiose, e calunniatrici dei loro mariti, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (51). Quando gli uomini diventano soggetti alle donne e schiavi della lussuria, oppressori dei loro amici e Guru, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (52). Quando la fertilità della terra è andata e produce uno scarso raccolto, quando le nuvole producono scarse piogge, e gli alberi danno pochi frutti, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (53). Quando fratelli, parenti e compagni, spinti dal desiderio di qualche sciocchezza, si colpiranno l'un l'altro, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (54). Quando il consumo aperto di carne e liquori passerà senza condanna e punizione, quando il bere di nascosto prevarrà, allora sappi che il Kali Yuga è diventato forte (55).

Come nel Satya, Treta, e Dvapara Yuga vino e simili possono essere consumati, così possono essere presi nel Kali Yuga secondo il Kaulika Dharma (56). Il Kali Yuga non può danneggiare coloro che sono purificati dalla verità, che hanno conquistato le loro passioni e sensi, che sono aperti a loro modo, senza inganni, che sono compassionevoli e seguono la dottrina Kaula (57). Il Kali Yuga non può danneggiare coloro che si dedicano ai servizi del loro Guru, ai piedi di loto delle loro madri, e alle loro mogli (58). Il Kali Yuga non può danneggiare coloro che sono impegnati solennemente e radicati nella verità, seguaci del vero Dharma, e fedeli allo svolgimento di riti e doveri Kaulika (59). Il Kali Yuga non può nuocere a chi dà al vero Kaulika Yogi gli elementi di culto, che sono stati precedentemente purificati da riti Kaulika (60).

Il Kali Yuga non può danneggiare coloro che sono privi di malizia, invidia, arroganza, e odio, e che sono fermi nella fede del Kaulika Dharma (61). Il Kali Yuga non può danneggiare coloro che stanno in compagnia dei Kaulika, o che vivono con i Saggi Kaulika, o che servono i Kaulika (62). Il Kali Yuga non può danneggiare quei Kaulika che, qualunque sia il loro modo di apparire esteriormente, comunque rimangono saldi nel loro Kaulika Dharma, adorando Te secondo la loro dottrina (63). Il Kali Yuga non può nuocere coloro che svolgono le loro abluzioni, beneficenze, penitenze, pellegrinaggi, devozioni, e le offerte d'acqua secondo il rito Kaulika (64).

Il Kali Yuga non può nuocere coloro che svolgono le dieci cerimonie di purificazione, come la benedizione del ventre, le ossequiose cerimonie dei loro padri, ed altri riti secondo il rituale Kaulika (65). Il Kali Yuga non può nuocere coloro che rispettano i Kaula-tattva (carne ecc.), Kaula-dravya (vino ecc.) e Kaula-yogi (66).

Il Kali Yuga non è che lo schiavo di coloro che sono liberi da ogni disonestà e falsità, uomini di candore, dedicati al bene degli altri, che seguono le vie dei Kaulika (67). Nonostante le sue tante imperfezioni, il Kali Yuga possiede un grande merito, che dalla semplice intenzione di un Kaulika di ferma risoluzione ne consegue un grande risultato (68). Nelle altre ere, Oh Devi! la forza di volontà produce sia merito che demerito religioso, ma nell' Era di Kali gli uomini semplicemente con l'intenzione acquisiscono solo meriti, e non demeriti (68). Gli schiavi del Kali Yuga, invece, sono coloro che non conoscono il Kulachara, e che sono sempre falsi e persecutori degli altri (70). Chi non ha fede nel Kulachara, che brama le mogli altrui, e odia quelli che sono devoti alla dottrina Kaulika, anch'essi sono schiavi del Kali Yuga (71).

Nel parlare delle usanze delle diverse Ere, O Colei che è gentile! e per amore, O Parvati! Ti ho veramente raccontato i segni del dominio dell'Era di Kali (72). Quando il Kali Yuga si manifesta, la religiosità è indebolita e solo la Verità rimane, quindi si dovrebbe essere sinceri (73). Tu, O Virtuosa! sappi per certo che tutto ciò che l'uomo fa in Verità ciò gli darà frutto (74). Non c'è Dharma più alto della Verità, non c'è peccato più grande della menzogna, quindi l'uomo deve cercare protezione nella Verità con tutta l'anima (75). Il culto senza Verità è inutile, e così pure il japa dei mantra e l'esecuzione di Tapas. in questi casi, è proprio come se si semina nella terra salata (76).

La Verità è l'aspetto del Brahman Supremo, la Verità è la più eccellente di tutte le tapas, ogni atto è radicato nella Verità. non c'è nulla di più eccellente della Verità (77). Pertanto è stato detto da Me che, quando il peccaminoso Kali Yuga è dominante, il percorso Kaula dovrebbe essere praticato in modo veritiero e senza occultamento (78). La Verità è separata dall'occultamento. Non vi è alcun occultamento, senza falsità. È perciò che il Kaulika-sadhaka, dovrebbe praticare il suo Kaulika-sadhana apertamente (79). Quello che ho detto in altri Tantra Kaulika circa l'occultamento del Kaulika-Dharma non essere colpevole non è applicabile quando il Kali Yuga diventa forte (80).

Nel (Primo o) Satya Yuga, O Devi! la Virtù possedeva i quattro quarti della sua totalità; nel Treta Yuga ha perso un quarto delle sue virtù, nel Dvapara Yuga c'erano solo due quarti della Virtù, e nel Kali Yuga ne ha uno solo (81). Nonostante ciò la Verità rimarrà forte, anche se Tapas (austerità - penitenze) e Carità si indeboliscono. Se c’è Verità, c’è anche Virtù, quindi di tutti gli atti la Verità dovrebbe esserne il supporto costante (82). O Sovrana Padrona del Kaula-Dharma! dato che gli uomini possono in questa Età ricorrere solamente al Kaulika Dharma, se questa dottrina può essere essa stessa inquinata con la falsità, come ci potrà essere liberazione? (83). Con la propria anima purificata dalla Verità, l'uomo dovrebbe, secondo la sua casta e fase della vita, effettuare i seguenti atti nel modo indicato da Me (84): l'iniziazione, il culto, la recitazione di Mantra, l'adorazione del Fuoco con ghee, la ripetizione di mantra, le devozioni private, il matrimonio, la cerimonia del concepimento, e quella effettuata nel quarto, sesto, oppure ottavo mese di gravidanza, il rito natale, la cerimonia del dare un nome, la cerimonia di tonsura, ed i riti di omaggio della cremazione e dopo la morte. Tutte le cerimonie devono essere eseguite secondo le modalità approvate dagli Agama (85-86).

Il rituale che ho ordinato dovrebbe essere seguito, fra l'altro anche, per quanto riguarda Shraddha (Anniversario della morte) in luoghi sacri (come per esempio a Gaya, Prayag, Haridwar, Nashik), per la consacrazione di un toro, per il festival autunnale, l'impostazione di un viaggio, per il primo ingresso nella casa, per indossare nuovi vestiti o gioielli, per la consacrazione di serbatoi, pozzi, o laghi, nelle cerimonie svolte nelle fasi lunari, per la costruzione e consacrazione delle case, l'installazione di Divinità, e in tutte le osservanze da eseguire durante il giorno o di notte, in ogni mese, stagione o anno, e in entrambe le osservanze giornaliere o occasionali, e anche nel decidere in genere ciò che deve e ciò che non deve essere fatto, e nel determinare ciò che dovrebbe essere respinto e ciò che dovrebbe essere adottato (87-90). Se uno non segue il rituale ordinato, sia per ignoranza, cattiveria, o irriverenza, allora si viene escluso da tutti i riti, e si diventa un verme nel letame (91). O Maheshi! (femminile di Mahesha = Grande Signore) Quando il Kali Yuga è diventato molto potente, se qualsiasi atto sia compiuto in violazione dei miei precetti, allora ciò che accade è il contrario di ciò che si desidera (92). L'iniziazione che Io non ho approvato distrugge la vita del discepolo, e il suo atto di culto è inutile come oblazioni versate sulla cenere, e il Deva che lui venera diventa arrabbiato o ostile, e ad ogni passo si imbatte nel pericolo (93). Ambika! colui che durante il dominio del Kali Yuga, conoscendo le Mie ordinanze, svolge ancora le sue osservanze religiose in altri modi, è un grande peccatore (94). L'uomo che svolge qualsiasi Vrata (devozioni occasionali), o sposa secondo altri riti, rimarrà in un Inferno terribile fino a quando il Sole e la Luna dureranno (95). Da questo svolgimento di Vrata è come se incorresse nel peccato di uccidere un Brahmana, ed anche se si indossa il filo sacro si è degradati. Indossa solo il filo, ed è più basso di un Chandala (96), e così anche la donna che è sposata secondo modalità diverse dalle mie è da disprezzare, e, O Signora del Kaula! l'uomo che si sposa in questo modo è il suo socio nel male, ed è giorno dopo giorno colpevole del peccato di andare con una prostituta (97). Da lui il Devata non accetterà cibo, acqua e altre offerte, nemmeno i Pitri mangeranno le sue offerte, considerandole come se fossero solo sterco e pus (98). I loro bambini sono bastardi, ed esclusi da tutti i riti e le osservanze religiose, ancestrali, e Kaulika  (99). Da un'immagine consacrata con riti diversi da quelli prescritti da Shambhu il Deva mai si paleserà. Non ci sarà nessun beneficio né in questo né nell'altro mondo. Sarà solo lavoro e denaro sprecato (100).

Uno Shraddha eseguito secondo riti diversi da quelli prescritti dagli Agama è inutile, e chi lo compie andrà all'inferno insieme ai suoi Pitri (antenati) (101). L'acqua offerta da lui è come il sangue, e la torta funebre (Pinda – le Pinda sono piccole palline di cibo offerto durante lo Shraddha o cerimonia degli antenati) come letame. Che il mortale segua poi con grande attenzione i precetti di Shankara (102). C'è bisogno di dire di più? In verità e in verità ti dico, Oh Devi! che tutto ciò che viene fatto in violazione dei precetti di Shambhu è inutile (103). Per chi non segue i suoi precetti non c'è merito in futuro. Ciò che è stato già acquisito viene distrutto, e per lui non c'è scampo dall'inferno (104). O Grande Sovrana! l'esercizio delle funzioni occasionali e quotidiane nel modo descritto da Me è lo stesso che adorare Te (105). Ascolta, o Devi! alle indicazioni del culto con i suoi Mantra e Yantra, che è la medicina per i mali del Kali Yuga (106).

Fine del Quarto Capitolo, intitolato "Introduzione all'adorazione della Suprema Prakriti ".

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Capitolo 5 - La formazione dei Mantra, Posizionamento del Vaso, e purificazione degli elementi di culto

Shri Sadashiva disse:

Tu sei la Adya Parama Shakti (Potenza Suprema Primordiale), Tu sei tutte le Potenze. È per mezzo del tuo potere che Noi (la Trinità) abbiamo potere negli atti della creazione, preservazione e distruzione. Infiniti e di vario colore e forma sono i Tuoi aspetti, e vari sono gli strenui sforzi con cui i fedeli li possono realizzare. Chi li potrà descrivere? (1-2). Nei Kula Tantra e Agama ho, con l'aiuto di solo una piccola parte della tua misericordia e con tutte le mie forze, descritto il Sadhana e Archana (disciplina spirituale) dei Tuoi aspetti, eppure in nessun altro luogo è rivelato questo Sadhana segreto. È per grazia di questo (Sadhana), O Beata! che la Tua misericordia in Me è così grande (3-4). Interrogato da Te io non sono più in grado di nasconderlo. Per il Tuo piacere, o Amata! Parlerò di ciò che è caro a me più della vita stessa (5). Porta sollievo a tutte le sofferenze. Scongiura ogni pericolo. Dà piacere a Te, ed è il modo con cui Tu sei più velocemente realizzata (6). Per gli uomini resi infelici dalla contaminazione del Kali Yuga, di vita breve e non idonei allo strenuo sforzo, questa è la più grande ricchezza (7). In questo (sadhana) non c'è bisogno di una molteplicità di Nyasa, di digiuno o di altre pratiche di autocontrollo. È semplice e piacevole, ma dà grandi frutti al devoto (8). Allora prima ascolta, Oh Devi! il Mantroddhara del Mantra, il suo semplice ascolto libera l'uomo dalle nascite future mentre è ancora in vita (9).

Inserendo "Pranesha" su "Taijasa", e aggiungendo ad esso "Bherunda" e il Bindu (il punto), il primo Bija (o Mantra) è formato. Dopo questo, procedere con il secondo. Inserendo "Sandhya" su "Rakta", e aggiungendo ad esso "Vama-Netra" ed il Bindu, il secondo Mantra è formato. Ora ascolta, o Beata! la formazione del terzo Mantra.

Prajapati è posto su Dipa, e ad essi si aggiunge Govinda e il Bindu. Esso dà la felicità ai devoti: Dopo aver fatto questi tre mantra aggiungere la parola Parameshvari al vocativo, e poi la parola per Vahni-Kanta (consorte di Vahni, il fuoco. La parola è Svaha usata nelle offerte al fuoco ed alla fine dei mantra). Così, O Beata! è formato il mantra di dieci lettere. Questo Vidya (Conoscenza – Vidya è anche il mantra femminile. Se il mantra è seguito da Hum o Phat è maschile, se seguito da Swaha è femminile mentre quelli che finiscono con Namah sono neutri) della Devi Suprema contiene in sé tutti i Mantra (11-13).

Per il raggiungimento della ricchezza e di tutti i suoi desideri l'adoratore più eccellente dovrebbe fare Japa con ciascuno o con tutti i primi tre Bija (o Mantra) (14). Omettendo le prime tre Devi, il Vidya di dieci lettere ne diventa uno di sette. Anteponendo il Bija  di Kama, o di Vagbhava, o di Tara, si formano tre mantra di otto lettere ciascuno (15).

Alla fine del Mantra di dieci lettere dovrebbe essere pronunciata la parola Kalika nel vocativo, e poi i primi tre Bija (Hrim, Shrim, Krim), seguito dal nome della moglie di Vahni (16). Questo Vidya si chiama Shodashi, ed è celato in tutti i Tantra. Se è preceduto dal Bija di Vadhu (il mantra della donna - Strim) o dal Pranava (Om), si formano due Mantra di diciassette lettere ciascuno (17).

O Amata! ci sono decine e decine di milioni, anzi centinaia di milioni, anzi innumerevoli Mantra per il Tuo culto. Ho qui brevemente parlato di dodici di essi (18). Tutti i mantra che sono esposti nei vari Tantra, sono tutti Tuoi, dal momento che Tu sei la Adya Prakriti (19). Vi è un solo sadhana, per tutti questi mantra, e di questo parlerò per il Tuo piacere e per il bene dell'umanità (20).

Senza Kulachara, Oh Devi! il Shakti-Mantra non dà il successo, perciò il devoto deve adorare la Shakti con i riti Kulachara (21).

O Adya! i cinque elementi essenziali prescritti nel culto di Shakti sono vino, carne, pesce, grano arrostito, e l'unione dell'uomo con la donna (22). Il culto di Shakti senza questi cinque elementi non è che pratica di magia nera. Le Siddhi (poteri spirituali), che sono l'oggetto del sadhana, non vengono mai raggiunte in tal modo, e ad ogni passo si incontrano ostacoli (23). Come il seme seminato su rocce brulle non germoglia, così il culto senza questi cinque elementi è inutile (24).

Senza prima l'esecuzione dei riti del mattino un uomo non è qualificato ad eseguire i successivi. E dunque, o Devi! devo prima parlare di quelli che devono essere eseguiti al mattino (25). Nella seconda metà dell'ultimo quarto della notte, il discepolo deve svegliarsi. Dopo essersi seduto e scrollato di dosso la sonnolenza, deve meditare sull'immagine del suo Guru:

Dhyana

A due occhi e due braccia (la forma umana), concentrato sul loto bianco della testa (su Ajña Chakra) (26), vestito di bianche vesti, con una ghirlanda di fiori bianchi, spalmato di pasta di sandalo. Con una mano fa il segno che scaccia la paura, e con l'altra quella che dà la benedizione. Lui è calmo, ed è l'immagine della misericordia. Alla sua sinistra la sua Shakti, tenendo in mano un loto, lo abbraccia. Lui è sorridente e gentile, il dispensatore della realizzazione dei desideri dei suoi discepoli (27-28).

O Kuleshvari! il discepolo deve, dopo aver così meditato sul suo Maestro ed adoratolo mentalmente, fare Japa con l’eccellente Mantra Vagbhava-Bija (che è Aim - dedicato a Vagbhava\Sarasvati ) (29).

Dopo aver fatto meglio che può Japa del Mantra, il discepolo saggio dovrebbe, dopo aver messo il Japa nel palmo della mano destra del suo eccellente Guru, inchinarsi davanti a lui, dicendo ciò che segue (30):

Mantra

Mi inchino a te, o Sad-guru,

Tu che distruggi i legami che ci tengono legati a questo mondo,

Tu che doni la visione della Sapienza,

Insieme al piacere mondano e alla liberazione finale,

Dissipatore dell'ignoranza,

Rivelatore del Kula-dharma,

Immagine in forma umana del Brahman Supremo (31-32).

Il discepolo, avendo così reso omaggio al suo Guru, deve meditare sulla sua Ishta-devata (la particolare  Devi che il discepolo adora), e adorarla come sopra, dentro di sé recitando nel frattempo il Mula-mantra (Hrim Shrim Krim Parameshvari Kalike Hrim Shrim Krim Svaha) (33). Dopo aver fatto questo al meglio delle sue capacità, egli dovrebbe mettere il Japa nel palmo sinistro della Devi, e poi rendere omaggio alla sua Ishta-devata ciò che segue (34):

Mantra

Mi inchino a Te che sei uno con l'Universo, e sua Sostenitrice.

Mi inchino di nuovo a Te e ancora una volta mi inchino, Tu la Adya Kalika, sia Creatrice che Distruttrice (35).

Dopo aver così reso omaggio alla Devi, deve lasciare la sua casa, poggiando per primo il piede sinistro, e poi urinare, scaricare l'intestino, e pulire i denti (36). Poi dovrebbe andare verso l'acqua, e fare le sue abluzioni nel modo prescritto (37). Prima di tutto deve sciacquare la bocca, e poi entrare in acqua, e starci dentro fino all'ombelico. Deve quindi purificare il corpo con una singola immersione, e poi, in piedi deve strofinare se stesso, poi sciacquare la bocca dicendo nel frattempo il Mantra (38). Questo migliore tra i devoti, il Kula-sadhaka, dovrebbe poi sorseggiare un po' d'acqua e dire:

Mantra

Atma-tattvaya Svaha

Dopo di che egli dovrebbe di nuovo sorseggiare l'acqua due volte, seguito ogni volta dai

Mantra

Vidya-tattvaya Svaha.

Shiva-tattvaya Svaha,

Infine, dovrebbe sciacquare il labbro superiore due volte (39).

Poi, o Amata! il discepolo saggio dovrebbe disegnare sull'acqua il Kula-Yantra con il Mantra nel suo centro, e fare Japa su di esso con il Mula-mantra dodici volte (40). Poi meditare sull'acqua immaginando l'immagine del fuoco, deve poi offrire l’acqua tre volte al Sole nelle sue mani giunte. Spruzzarla tre volte sopra la sua testa, dopodiché deve chiudere le sette aperture in essa (41). Poi per il piacere della Devi egli dovrebbe immergersi tre volte, lasciare l'acqua, asciugare il suo corpo, e indossare panni puliti (42).

Legando i capelli mentre recita il Gayatri, egli dovrebbe segnare la fronte, con terra pura o cenere, il tilaka ed il tri-pundra, con un Bindu su di esso (43). Il devoto deve quindi eseguire sia le forme Vaidika che Tantrika del Sandhya nel loro ordine rispettivo. Ascolta mentre ora Ti descrivo il Tantrika Sandhya (44).

Dopo aver sciacquato la bocca nel modo descritto, dovrebbe, o Beata! richiamare nell'acqua le acque dei fiumi sacri così (45):

Mantra

O Ganga, Yamuna, Godavari, Sarasvati, Narmada,

Sindhu, Kaveri, venite in quest’acqua (46).

L’intelligente devoto dopo aver invocato i fiumi sacri con questo Mantra, e fatto l’Ankusha-mudra (pollice ed indice uniti), dovrebbe fare Japa-mantra con il Mula dodici volte (47). Deve poi di nuovo pronunciare il Mula-mantra, e con il dito medio e l’anulare uniti insieme gettare gocce d'acqua tre volte a terra (48).

Deve quindi spruzzare la testa sette volte con l'acqua e tenendone un po' nel palmo della mano sinistra coprirla con la mano destra (49). Poi interiormente recitare quattro volte il Bija (o Mantra) di Ishana, Vayu, Varuna, Vahni, e Indra, l'acqua deve poi essere trasferita nel palmo della mano destra (50). Vedendo (con gli occhi della mente) e meditando sull'acqua come Fuoco, il devoto la dovrebbe attingere attraverso il naso da Ida (narice sinistra), ed espellerla attraverso Pingala (narice destra) (nel palmo della mano), e così lavare via tutte le impurità interne (51).

Il devoto dovrebbe poi tre volte far precipitare l'acqua (così espulsa nel palmo della mano) contro un (immaginario) diamante. Pronunciando l'Astra-Mantra (che è Phat), deve poi lavarsi le mani (52). Poi risciacquare la bocca, un'oblazione di acqua dovrebbe essere offerta al Sole con le seguenti (53):

Mantra

Om Hrim Hamsa

A te, o Sole, pieno di calore, brillante, splendente, offro questa oblazione; Svaha (54).

Poi deve meditare al mattino, mezzogiorno e sera sulla grande Gayatri Devi, la Devi Suprema, manifestatasi nelle sue tre diverse forme secondo le tre Qualità (i tre Guna: Sattva, Rajas, Tamas) (55).

Dhyana

Al mattino meditare su di Lei nella Sua forma di Brahmi, come una rubiconda fanciulla, con un sorriso puro, con due mani, con una zucca piena di acqua santa, inghirlandata con perline di cristallo, vestita in pelle di antilope nera, seduta su un cigno (56). A mezzogiorno meditare su di Lei nella Sua forma di Vaishnavi, dal colore di oro puro, giovane, con seni prosperosi, situata nel disco solare, con quattro mani che stringono la conchiglia, il disco, mazza, e il loto, seduta su Garuda , inghirlandata di fiori selvatici (57-58). Alla sera lo Yati (il devoto con grande autocontrollo) deve meditare su di Lei nella Sua forma di Shaivi, dalla carnagione di colore bianco, vestita di bianche vesti, anziana, con tre occhi, benefica, propizia, seduta su un Toro, nelle Sue mani di loto tiene un cappio, un tridente, una lancia e un teschio (59-60).

Avendo così meditato sulla grande Gayatri Devi, e offerto dell'acqua tre volte nel cavo delle sue mani giunte, il devoto deve fare Japa con il Gayatri dieci o anche cento volte (61). Ascolta ora, o Devi dei Deva! mentre per amore per Te recito il Gayatri (62).

Dopo la parola "Adyayai" dire "vidmahe," e poi "Parameshvaryyai dhimahi; tannah Kali prachodayat". Questa è il Tuo Gayatri che distrugge tutti i grandi peccati (63). Con la recitazione interiore di questo Vidya tre volte al giorno si ottiene il frutto della celebrazioni del Sandhya. L'acqua deve essere offerta ai Deva, Rishi e Pitri (64). Prima pronunciare il Pranava, e poi il nome del Deva (del Rishi o Pitri) nel caso accusativo, e poi le parole "tarpayami namah". Quando, tuttavia, un'oblazione viene offerta a Shakti, il Maya Bija (che è Hrim) va detto al posto del Pranava, e invece di Namah il Mantra Svaha (65).

Dopo aver pronunciato il Mula-mantra, dire "Sarvva-bhuta-nivasinyai," e poi "Sarva-svarupa" e "Sayudha" al singolare dativo, come anche "Savarana" e "Paratpara," e poi "Adyayai, Kalikayai, te , idam arghyam; Svaha "(66-67). (Quindi il Mantra sarà:)

Mantra

Hrim, Shrim, Krim, alla Devi Suprema. O Suprema Devi, a Te, che dimori in tutte le cose e che sei l'immagine di tutto ciò che è, che sei circondata da divinità guardiano, e che porti armi, che sei superiore anche ai più alti di Te, che sei la Adya Kalika, offro questa oblazione; Svaha.

Dopo aver offerto questo arghya alla Mahadevi, il saggio deve fare Japa con il Mula-mantra con tutte le sue forze, e quindi collocare il Japa nella mano sinistra della Devi (68). Quindi il Sadhaka si deve prostrare alla Devi, prendere l'acqua come prescrive il suo culto, inchinarsi dove ha disegnato l'acqua e recarsi al luogo di culto, meditando intensamente e recitando nel frattempo inni di lode alla Devi. Al suo arrivo deve lavare le mani e piedi, e quindi eseguire davanti alla porta il Samanyarghya (i versi che seguono spiegano cos’è) (69-70). Il saggio deve disegnare un triangolo, e fuori un cerchio, e al di fuori del cerchio un quadrato, e dopo aver adorato la Adhara-shakti collocare il vaso sulla figura (71).

Egli deve poi purificare il vaso con il Mantra-Arma (L’Astra-Mantra o Phat), e mentre lo riempie con acqua deve recitare il Mantra del Cuore (l’Hrin-Mantra o Namah). Poi, lanciando fiori e profumi nell'acqua, deve invocare i fiumi sacri in esso (72). Adorando Fuoco, Sole e Luna nell'acqua del vaso, deve pronunciare  il Maya Bija (Hrim) su di esso (per 10 volte) (73). Poi si deve fare Il Dhenu e Yoni Mudra (lo Yoni Mudra, simbolo dell’organo genitale femminile, è usato nella puja di Kali e Durga. Si uniscono i mignoli, i pollici e gli indici e le nocche dei medi e degli anulari formando così uno yantra triangolare dove gli indici ne sono l’apice. Il Dhenu Mudra rappresenta la testa di una mucca) . Questo è noto come Samanyarghya. Con l'acqua e i fiori di questa oblazione deve essere adorato il Devata dell'ingresso al luogo di culto (74), come per esempio Ganesha, Kshetrapala, Vatuka, Yogini, Ganga, Yamuna, Lakshmi, e Vani (75). Il saggio, toccando leggermente quella parte del telaio della porta che è alla sua sinistra, deve poi entrare nel luogo di culto con il piede sinistro in avanti, meditando nel frattempo sui piedi di loto della Devi (76). Poi, dopo l'adorazione del Deva che presiede il luogo di culto, e di Brahma, a sud-ovest, il luogo di culto deve essere purificato con l'acqua presa dall’offerta (77). I migliori tra i devoti devono poi con sguardo fermo rimuovere tutti gli ostacoli celesti, e dalla ripetizione del Mantra-Arma (L’Astra-Mantra o Phat) rimuovere tutti gli ostacoli nell’Anta-riksha (il piano Bhuvah, tra la Terra e i Cieli - Svah) (78).

Colpendo la terra tre volte con il suo tallone, deve allontanare tutti gli ostacoli terreni, e quindi riempire il luogo di culto con l'incenso di legno di sandalo che brucia, Aguru profumato (tipo di legno aromatico molto usato nelle adorazioni), zafferano e canfora. Deve quindi delimitare uno spazio rettangolare come suo posto a sedere, disegnare un triangolo al suo interno, e in esso adorare Kama-rupa con il

Mantra

A Kama-rupa, Namah: (79-80).

Per la sua sede deve stendere una stuoia (Asana, solitamente fatta di erba Kula) su di esso, poi adorare la Adhara-Shakti (la Shakti di supporto) con il

Mantra

Klim, Mi inchino alla Adhara-Shakti del posto di loto (81).

Il Sadhaka esperto in Mantra deve sedersi in base alla "postura Virasana" (Seduti con i talloni esterni), con la faccia verso l'Est o al Nord e deve consacrare il Vijaya (il Bhang, un preparato di foglie e fiori della pianta di cannabis femmina, usato in tutte le cerimonie) (81). (Con il seguente)

Mantra

Om Hrim. Ambrosia (Amrit), che sgorga dall’ambrosia, Tu che inondi di ambrosia, dammi ambrosia ancora e ancora. Porta Kalika entro il mio controllo. Dammi le siddhi; Svaha.

Questo è il mantra per la consacrazione del Vijaya (83-84). Poi interiormente recitare il Mula-mantra sette volte sul Vijaya, mostrare il Dhenu, lo Yoni, l’Avahani, e altri Mudra (85).

Si deve allora soddisfare il Guru che risiede nel Loto dai mille petali (Sahasrara Chakra) offrendo tre volte il Vijaya con il Samketa-Mudra, e la Devi nel cuore offrendo tre volte il Vijaya con lo stesso Mudra recitando il Mula-mantra (86). Quindi offrire oblazioni alla bocca della Kundali (Kundalini), con il Vijaya (portando il Bhang nella propria bocca si), recitando il seguente

Mantra

Aim (Oh Devi Sarasvati), Tu che sei la Sovrana di tutte le essenze, ispirami, ispirami, e rimani sempre sulla punta della mia lingua; Svaha (87).

Dopo aver bevuto il Vijaya egli si deve inchinare al Guru, mettendo le mani giunte sopra l'orecchio sinistro, poi a Ganesha, mettendo le mani giunte sul suo orecchio destro, e infine per all'Eterna Adya Devi, mettendo le mani giunte in mezzo alla fronte, e dovrebbe nel frattempo meditare sulla Devi. (88).

Il saggio devoto deve porre gli oggetti necessari per il culto alla sua destra, e l'acqua profumata ed altri oggetti Kula a sinistra (89). Pronunciando il Mula-Mantra (Hrim Shrim Krim Parameshvari Kalike Hrim Shrim Krim Swaha) terminato dall'Arma-Mantra (Phat), l'adepto deve quindi prendere dell'acqua dall'offerta e cospargere gli oggetti di culto con essa, e poi racchiudere se stesso e gli oggetti in un cerchio d'acqua. Dopo di che, Oh Devi! deve con il Vahni Bija (Ram, il mantra del fuoco) circondarli con un muro di fuoco (90). Poi per la purificazione dei palmi delle sue mani deve prendere un fiore che è stato immerso in pasta di sandalo, strofinarlo tra i palmi, recitando nel frattempo il Mantra Phat, e gettarlo via (91).

Poi, nel seguente modo deve proteggere ogni parte in modo che non ci sia nessun ostacolo: deve unire il primo e secondo dito della mano destra, e toccare il palmo della mano sinistra per tre volte, ogni volta con maggiore forza, rendendo così un suono forte, e quindi far schioccare le dita mentre pronuncia il Mantra Phat (92). Egli deve poi proseguire nell'esecuzione della purificazione degli elementi del suo corpo. Il buon Sadhaka deve mettere le mani in grembo con i palmi verso l'alto, e fissando la sua mente sul chakra Muladhara deve svegliare la Kundalini pronunciando il Bija "Hum". Avendola così destata, deve guidarla con Prithivi (l’elemento terra) per mezzo del Mantra Hamsa al Chakra Svadhishthana, e deve lì dissolvere ognuno degli elementi del corpo per mezzo di un altro di tali elementi (93-94). Poi deve dissolvere Prithivi insieme agli odori, come pure l'organo dell'olfatto, nell'acqua. Sciogliere l'acqua e il gusto, ed anche il senso del gusto stesso, nel fuoco (95). Sciogliere il fuoco , la vista e la forma, e il senso della vista stessa, nell’aria (96).

Deve sciogliere l'aria e il tatto, ed anche il senso del tatto stesso, in etere. Sciogliere l'etere e il suono nel Sé cosciente e il Sé nel Mahat, il Mahat nella Prakriti, e Prakriti stessa nel Brahman (97). Il Sadhaka, avendo così dissolto (i 24) tattva (elementi), deve poi immaginare un uomo nero nella parte sinistra della cavità del suo ventre, delle dimensioni del suo pollice, con la barba, arrabbiato e con gli occhi rossi, con una spada e lo scudo, con la testa sempre bassa, l'immagine stessa di tutti i peccati (98-99).

Poi il primo tra i discepoli deve, pensando al viola Vayu Bija (il mantra Yam) ed alla sua narice sinistra, inalare attraverso quella narice sedici volte. Con questo deve asciugare il corpo del peccato (100). Poi, meditando sul Bija rosso di Agni situato nell'ombelico (il mantra Ram), il corpo con tutte le sue inclinazioni peccaminose dovrebbe essere bruciato dal fuoco nato dal Bija, come anche da 64 Kumbhaka (il nome tecnico per l’inspirazione è Puraka, per l’espirazione Rechaka e per il trattenimento del respiro è Kumbhaka) (101). Poi, pensando al Varuna Bija bianco sulla fronte (il mantra Vam), deve fare il bagno (al corpo che è stato così bruciato) con il nettare caduto dal Varuna Bija da 32 espirazioni (102).

Avendo così bagnato tutto il corpo dai piedi alla testa, deve considerare che un corpo di Deva si è posto in essere (103). Poi, pensando al Bija giallo della Terra (il mantra Lam) situato nel Muladhara Chakra, deve rafforzare il suo corpo con quel Bija e da uno sguardo fermo e senza ammiccamenti (104). Ponendo la mano sul cuore deve pronunciare il

Mantra

Am, Hrim, Krom, Hamsah, So’ham.

ed infondere nel suo corpo la vita della Devi (105).

O Ambika! avendo così purificato gli elementi (il discepolo) con una mente ben sotto controllo, e assorto sulla natura della Devi, deve fare Matrika-nyasa (disposizione delle lettere dell’alfabeto). Il Rishi di Matrika è Brahma, e il versetto è Gayatri (una forma di versetto), e Matrika (Sarasvati l’origine dell’alfabeto) presiede la Devi stessa; le consonanti sono i suoi semi, e le vocali la sua Shakti, e Visarga (Bija) è la fine. Nel Lipi-nyasa (o Matrika-nyasa), O Mahadevi! ogni lettera deve essere pronunciata separatamente, come è posta nelle diverse parti del corpo. Dopo aver effettuato allo stesso modo Rishi-nyasa, devono essere eseguiti Kara-nyasa e Ang-ga-nyàsa (sulla testa dire Brahmane Namah, sulla bocca Gayatryai Namah, sul cuore Matrikayai Sarasvatyai Devatayai Namah, sull’ano che è la regione di Muladhara Vyanjanebhyo Bijebhyo Namah, sui piedi Svarebhya Shaktibhyah Namah, su tutti gli arti Visargaya Kilakaya Namah) (106-108).

O Colei che ha un bel viso! i Mantra imposti per Shad-ang-ga-nyasa sono Ka-varga tra Am e Ām, Cha-varga tra Ĭm e Īm, Ta-varga tra Ŭm e Ūm, Ta-varga tra Em e Aim, e Pa-varga tra Om e Aum, e le lettere da Ya a Ksha tra Vindu e Visarga rispettivamente (109-110), e dopo aver messo le lettere secondo le regole del Nyasa, il sadhaka dovrebbe meditare su Sarasvati:

Dhyana

Cerco rifugio nella Devi della Parola, con tre occhi, circondata da un'aureola bianca, con il cui volto, mani, piedi, busto, e seno sono composte le cinquanta lettere dell'alfabeto, sulla cui raggiante fronte c'è la luna crescente, i cui seni sono alti e arrotondati, e che con una mano di loto fa il Jñana-mudra (il dito indice alzato e gli altri chiusi), e con le altre tiene il rosario di grani di Rudraksha, il vaso del nettare, e la Cultura (Vidya) (112).

Avendo così meditato sulla Devi Matrika, porre le lettere nei sei Chakra come segue: Ha e Kska nel Loto Ajña, le sedici vocali nel Loto Vishuddha, le lettere da Ka a Tha nel Loto Anahata, le lettere da Da a Pha nel Loto Manipura, le lettere da Ba a La nel Loto Svadhishthana e nel Loto Muladhara le lettere da Va a Sa. E avendo così nella sua mente posto queste lettere dell'alfabeto, il devoto deve porle esteriormente (113-115). Dopo averli messi sulla fronte, sul volto, occhi, orecchie, naso, guance, labbro superiore, denti, testa, cavità della bocca, schiena, tra le scapole, sull’ombelico, pancia, cuore, sulle spalle, sulle (quattro) articolazioni nelle braccia, sull’estremità delle braccia, sul cuore, sulle (quattro) articolazioni delle gambe, sull’estremità delle gambe, e su tutte le parti dal cuore alle due braccia, dal cuore alle due gambe, dal cuore alla bocca, e dal cuore alle diverse parti come sopra indicato, del Pranayama deve essere eseguito (116-118). Inspirare con la narice sinistra, mormorando il Maya Bija (Hrim) sedici volte, poi riempire il corpo attraverso il Kumbhaka (il nome tecnico per l’inspirazione è Puraka, per l’espirazione Rechaka e per il trattenimento del respiro è Kumbhaka) interrompendo il passaggio dell’aria in entrambe le narici con il mignolo, l’anulare, e il pollice, facendo japa del Bija 64 volte, ed, infine, espirare l'aria attraverso la narice destra, facendo japa del Bija 32 volte (119-120). Fare questo tre volte attraverso la narice destra e sinistra alternativamente è Pranayama.

Dopo che questo è stato fatto, Rishi-nyasa deve essere eseguito (121). I rivelatori del Mantra sono Brahma e i Brahmarshi, la metrica è del Gayatri e di altre forme, il Devata che presiede è Adya Kali (122). Il Bija è il Bija di Adya (Krim), la sua Shakti è il Maya Bija (Hrim), e ciò che viene alla fine è il Kamala Bija (Srim) (123). Poi il Mantra deve essere assegnato alla testa, bocca, cuore, ano, ai due piedi, ed a tutte le parti del corpo (123). Il passaggio delle mani tre o sette volte su tutto il corpo dai piedi alla testa, e dalla testa ai piedi, facendo nel frattempo japa del Mula-mantra, è chiamato Vyapaka-nyasa, che dà il risultato dichiarato (124).

O Amata! aggiungendo in successione le sei vocali lunghe al primo Bija (Hrim) del Mula-mantra (il mantra principale del rito), si formano sei Vidya. Il saggio devoto dovrebbe nell’Anga-kalpana (il nyasa di tutto il corpo) pronunciare in successione questi o il Mula-mantra (Hrim Srim Krim Parameshvari Namah) da solo (125), e poi dire "ai due pollici", "ai due indici", "ai due medi", "ai due anulari", "ai due mignoli", "alle parti anteriore e posteriore delle due palme", concludendo con Namah, Svaha, Vashat, Hum, Vaushat, e Phat nel loro ordine, rispettivamente (126).

Quando si tocca il cuore dire: "Namah", quando si tocca la testa "Svaha", e quando tocca la sommità del capo "Vashat". Allo stesso modo, quando si toccano le due parti superiori delle braccia, i tre occhi e i due palmi, pronunciare i Mantra Hum, Vaushat e Phat rispettivamente. In questo modo dovrebbe essere praticato il nyasa delle sei parti del corpo, e poi il Vira (eroe) deve procedere al Pithanyasa (127-128). dopodiche il Vira deve porre nel loto del cuore, l’Adhara-shakti, la tartaruga (Kurma che sostiene l’intero universo emblema della Pazienza), il serpente Sesa (il re dei Serperti), Prithivi (la Terra), l'oceano di ambrosia, l’Isola Gioiello (Mani-dvipa), l'albero Parijata (albero celestiale), la camera di gemme che soddisfano tutti i desideri (Cintamani Griha), l'altare gioiello (l’altare su cui è posto il loto su cui è seduta la Devi), e la sede di loto  (129-130). Poi si deve mettere sulla spalla destra, la spalla sinistra, il fianco destro, l'anca sinistra, rispettivamente, e nel loro ordine, Dharma, Jñana (Conoscenza), Aishvaryya (Potere), e Vairagya (lo stato in cui si è liberi dai desideri) (131), e il devoto eccellente deve mettere gli aspetti negativi di queste qualità sulla bocca, sul lato sinistro, sull'ombelico, e il lato destro, rispettivamente (132). Poi porre nel cuore Ananda Kanda (letteralmente Radice di Beatitudine - il loto dagli 8 petali sede delle 8 Siddhi), Sole, Luna, Fuoco (che stanno per Ida, Pingala e Sushumna), le tre qualità (Satva, Rajas e Tamas), aggiungendo alla prima delle loro lettere il segno Bindu, ed i filamenti e pericarpo del Loto, e porre nei petali del loto le otto Pitha Nayika - Mangala, Vijaya, Bhadra, Jayanti, Aparajita, Nandini, Narasinghi, Vaishnavi, e sulle punte dei petali del loto le otto Bhairava - Asitanga, Chanda, Kapali, Krodha, Bhishana, Unmatta, Ruru, Sanghari (133-135).

Quindi il devoto deve, dopo aver formato con le sue mani il Mudra Kachchhapa (o Kurma Mudra, il Mudra della Tartaruga), prendere due fiori profumati, e, ponendo le mani sul cuore, meditare sulla sempre esistente Devi (136). La natura della meditazione su di Te, O Devi! è di due tipi, a seconda che Tu sei immaginata senza forma o con una forma. Essendo senza forma sei ineffabile e incomprensibile, impercettibile. Non si può dire di te che sei questo o quello, tu sei onnipresente, introvabile, raggiungibile solo da Yogi attraverso penitenze e atti di auto-moderazione (137-138). Parlerò ora della meditazione su di Te in forma corporea, in modo che la mente possa imparare la concentrazione, che i desideri possano essere rapidamente raggiunti e che il potere di meditare in base alla forma sottile possa essere destato (139).

La forma della grande lucente Kalika, Madre di Kala che divora ogni cosa, viene immaginata in base alle sue qualità e azioni (140).

Dhyana

Adoro la Adya Kalika cui corpo è della tonalità della (scura) nuvola di pioggia, sulla cui fronte brilla la Luna, che ha tre occhi, vestita di abiti cremisi, le cui due mani si alzano - una per dissipare la paura, e l'altra per dare benedizioni - Che è seduta su un loto rosso in piena fioritura, il suo bel viso raggiante, guardando Maha-Kala, Che, ubriacato dal vino delizioso del fiore Madhuka, balla davanti a Lei (141).

Dopo aver meditato sulla Devi in ​​questa forma, e messo un fiore sulla testa, il sadhaka in piena devozione deve adorarla mentalmente (142). Deve offrirLe il loto del cuore (Ananda Kanda - il loto dagli 8 petali sede delle 8 Siddhi) come sua sede, l'ambrosia gocciolante dal loto dai mille petali (Sahasrara Chakra) per lavare i Suoi piedi, e la sua mente come arghya (offerte devozionali) (143). Poi deve offrirLe la stessa ambrosia come acqua per il risciacquo della bocca e per fare il bagno del suo corpo, egli deve offrire l'essenza dell'etere come vestito della Devi, l'essenza dell'odore come profumo, il suo cuore e l'aria vitale, l'essenza del fuoco e l'oceano di nettare come rispettivamente fiori, incenso, luce, e offerte di cibo.

Deve offrirLe il suono del Chakra Anahata come suono della campana, l'essenza dell'aria come ventilatore e scacciamosche, e le funzioni dei sensi e l'irrequietezza della mente come danza alla Devi (144-146). Devono essere offerti vari tipi di fiori per il raggiungimento dell'oggetto del proprio desiderio: amaya (candore, ingenuità), anahangkara (assenza di egoismo), araga (distacco), amada (assenza di orgoglio), amoha (libertà dalla delusione), adambha (assenza di ipocrisia), advesha (volontà su tutte le ostilità), akshobha (libertà dai disturbi e dai pentimenti della mente), amatsarya (assenza di invidia), alobha (assenza di avarizia) e, successivamente, cinque fiori - in particolare, i fiori più eccellenti, ahimsa (non-violenza), indriya-nigraha (controllo dei sensi), daya (pietà), kshama (perdono) e jnana (conoscenza). Con questi quindici fiori, quindici qualità di temperamento, egli dovrebbe adorare la Devi (147-149).

Poi deve offrire (alla Devi) l’oceano di ambrosia (vino), una montagna di carne e pesce fritto, un mucchio di cibo secco, grano cotto nel latte con lo zucchero e ghee, il nettare Kula, il fiore Kula (sangue mestruale), e l'acqua che è stata usata per il lavaggio della Shakti. Poi, dopo aver sacrificato tutta la lussuria e la collera, le cause di tutti gli impedimenti, deve fare japa (150-151).

Il mala (rosario) prescritto consiste nelle lettere dell'alfabeto, infilate su Kundalini come filo (152). Dopo la recita delle lettere dell'alfabeto dalla A alla La, con il Bindu sovrapposto su ciascuna lettera, dovrebbe essere recitato il Mula-mantra. Questo è noto come Anuloma (ordine ordinario). Ancora una volta, cominciando con La e finendo con A, il sadhaka deve fare japa del Mantra. Questo è noto come Viloma (ordine contrario) e Ksha-kara (la lettera ksha) è chiamato Meru (la parte più centrale e prominente della mala o japa-mala) (153-154).

Le ultime lettere degli otto gruppi devono essere aggiunti al Mula-mantra, e dopo aver fatto japa di questo Mantra di 108 lettere, il japa dovrebbe essere offerto (alla Devi) con il seguente (155):

Mantra

O Adya Kali, che dimori nell'anima più intima di tutti, che sei la luce più interna, o Madre! accetta questo japa del mio cuore. Mi inchino a Te (156).

Dopo aver finito il japa, deve prostrarsi mentalmente, toccando la terra con le otto parti del suo corpo. Dopo aver concluso l'adorazione mentale, deve riprendere l'adorazione esterna (157).

Parlerò ora della consacrazione del Vishesh-arghya (è una speciale offerta, contrapposta al Samanyarghya, posta al centro della stanza di adorazione), dal suo semplice collocamento il Devata è straordinariamente soddisfatto. Tu ascolta (158). Alla sola vista della coppa di questa offerta le Yogini, Bhairava, Brahma, e altri Devata danzano di gioia e concedono le siddhi (159). Il discepolo, a terra davanti a lui e alla sua sinistra, deve disegnare con l'acqua presa dal Samanyarghya un triangolo, con il Maya Bija (Hrim) nel suo centro, al di fuori del triangolo un cerchio, e al di fuori del cerchio un quadrato, e là deve adorare la Shakti dell’Adhara (la Shakti del supporto) con il

Mantra

Hrim!

Omaggi alla Shakti dell’Adhara (160-161).

Egli deve quindi lavare l'Adhara (il supporto), e posizionarlo sul Mandala, e adorare la regione del Fuoco con il

Mantra

Mam!

Omaggi al Mandala di Fuoco che possiede dieci sezioni.

E dopo aver lavato il vaso per l'arghya con il Mantra Phat, il devoto deve metterlo sull'Adhara con il Mantra Namah (162-163). Deve quindi adorare il vaso con il

Mantra

Am!

Omaggi al Mandala del Sole, che ha dodici divisioni (Kala);

e riempire il vaso (in cui l'offerta è stata fatta), ripetendo il Mula-mantra, con tre parti di vino e una parte d’acqua, e dopo aver messo il profumo e il fiore, o Madre! egli deve adorare con il seguente Mantra (164-165):

Mantra

Um!

Omaggi alla Luna con le sue sedici divisioni (le sedici Kala sono date poi nel Cap. 6 versi 32, 33) (166).

Deve quindi porre di fronte alla offerta speciale, su foglie di Bael (Bael - le foglie sacre a Shiva) immerse in pasta di sandalo rosso, erba Durva (Panicum Dactylon), fiori, riso essiccato al sole (167).

Dopo aver invocato le sante acque (dei fiumi sacri nell'arghya) attraverso il Mula-mantra e l'Ankusha-mudra, il Sadhaka deve meditare sulla Devi, e adorarla con incenso e fiori, facendo japa del Mula-mantra dodici volte (168). In seguito deve offrire sull'arghya il Dhenu Mudra e lo Yoni Mudra (vedi sopra), bastoncini d'incenso e una luce. Il devoto deve quindi versare un po’ d’acqua dell’arghya nel vaso previsto a tale scopo, e con essa spruzzare se stesso e l'offerta. Il vaso contenente l'offerta non deve tuttavia essere spostato fino a quando il culto non è concluso (169-170). O Tu, puro Sorriso! Ora ho parlato della consacrazione dell'offerta speciale. Vorrei ora passare al Yantra principale (Yantra-Raja il Re di tutti gli Yantra) che concede gli obiettivi di tutta l'esistenza umana (171).

Disegnare un triangolo con il Maya Bija (Hrim) al suo interno, e intorno ad esso due cerchi concentrici (uno esterno all'altro). Nello spazio tra le due circonferenze dei cerchi disegnare a coppie sedici filamenti, e fuori di questi otto petali del loto, e fuori di esse il Bhu-pura, che deve essere fatto di linee rette con quattro ingressi, ed essere di piacevole aspetto (172-173). Al fine di provocare piacere al Devata il discepolo deve (recitando nel frattempo il Mula-mantra) disegnare lo Yantra o con un ago d'oro, o con la spina di un albero bael su un pezzo di oro, argento o rame, che è stato spalmato o con i fiori Svayambhu, Kunda, Gola (tre tipi di Kula-pushpa, i “fiori tantrici”. Si tratta di vari tipi di sangue mestruale al posto del quale si usa pasta di sandalo rossa), o con il sandalo, aloe profumata, kumkuma, o con pasta di sandalo rossa. Un abile intagliatore può anche incidere lo Yantra su cristallo, corallo, o lapislazzuli (174-176).

Rudra Bhairavi Yantra

Dopo che è stato consacrato da riti di buon auspicio, va tenuto all'interno della casa. Fatto questo vengono sconfitti tutti i cattivi fantasmi, tutte le preoccupazioni per i pianeti (avversi), e tutte le malattie, e per grazia di questo Yantra la casa del devoto diventa di gradevole aspetto. Con i suoi figli e nipoti, e con felicità e potere, diventa dispensatore di doni e di beneficenza, un protettore dei suoi dipendenti, e la sua fama si estende (177-178). Dopo aver disegnato lo Yantra ed averlo posto su un altare di pietre preziose di fronte al devoto, e dopo aver adorato il Devata del Pitha (il Devata di supporto dello Yantra) secondo le regole del Pitha-nyasa, deve essere adorata la Devi principale (qui Adya Shakti o Kali) nel pericarpo del Loto (il loto nello Yantra) (179).

Voglio parlare ora del posizionamento del vaso e della formazione del cerchio di adorazione dalla cui semplice istituzione il Devata è ben soddisfatto, il Mantra diventa fecondo e i desideri del devoto vengono realizzati (180). Il vaso si chiama Kalasa, perché Vishvakarma lo ha fatto da diverse parti di ciascuno dei Devata (181).

Dovrebbe essere largo 36 pollici (di circonferenza) nella sua parte più ampia, e sedici di altezza. Il collo deve essere largo quattro pollici, la bocca sei pollici, e il fondo largo cinque pollici. Questa è la regola per la progettazione del Kalasha (182). Dovrebbe essere fatto d'oro, d'argento, rame, metallo per le campane, fango, pietra o vetro, e senza fori o crepe. Nella sua costruzione tutte le grettezze dovrebbero essere evitate, dal momento che è modellato per il piacere dei Deva (183). Un Kalasha d'oro, uno d'argento, uno di rame, o uno di metallo per le campane danno rispettivamente al devoto il godimento, l'emancipazione, il piacere della mente, ed il nutrimento. Uno di cristallo è buono per il raggiungimento di Vashikarana (la siddhi del controllo mentale sugli altri), e uno di pietra per il raggiungimento di Stambhana (la siddhi del controllo della natura). Un Kalasha di fango è buono per tutti gli scopi. Di qualsiasi cosa sia fatto deve essere pulito e di piacevole design (184).

Alla sua sinistra il devoto deve disegnare un esagono con un punto al centro, intorno ad esso un cerchio, e al di fuori del cerchio un quadrato (185). Queste figure devono essere disegnate sia con vermiglio o Rajas (Kula-Pushpa), o pasta di sandalo rosso, il Devata del sostegno deve poi essere adorato al riguardo (186). Il Mantra per il culto della Shakti o Devi del supporto è:

Mantra

Hrim,

saluti alla Shakti del supporto (Hrim Adhara Shaktaye Namah) (187).

Il supporto per il vaso dovrebbe essere lavato con il Mantra Namah, e posto sul Mandala, ed il vaso con il Mantra Phat, e poi posto sul supporto (188).

Il discepolo deve quindi riempire il Kalasha con il vino, pronunciando nel frattempo il Mula-mantra (Hrim Srim Krim Parameshvari Namah) e i Matrika Varna (lettere dell’alfabeto), con il Bindu in ordine Viloma (in ordine contrario) (189). Il saggio, che realizza dentro di sé la presenza della Devi dovrebbe adorare la regione del Fuoco, del Sole, e della Luna, nel sostegno, nel vaso e nel vino nel modo già descritto (190). Dopo aver decorato il vaso con vermiglio, pasta di sandalo rosso, e una ghirlanda di fiori cremisi, il devoto deve eseguire Panchikarana (le 5 cerimonie descritte nel verso che segue) (191).

Colpire il vaso del vino con un filo d'erba Kusha, dicendo Phat, poi, pronunciando il Bija Hum, velarlo con l'Avagunthana Mudra (il Mudra del Velo), poi pronunciare il Bija Hrim, e guardare con sguardo fisso il vaso, poi spruzzare il vaso con il Mantra Namah. Infine, recitando il Mula-mantra, annusare il vaso tre volte. Questa è la cerimonia Panchikarama (192).

Rendendo omaggio al vaso, purificare il vino gettando fiori rossi in esso, e dire quanto segue (193):

Mantra

Om, Oh Devi Sudha (il vino)! Attraverso il Supremo Brahman, che è Uno senza secondo e che è sempre sia grossolano che sottile, distruggo il peccato di uccidere un Brahmana che è collegato a te (il vino) per la morte di Kacha (figlio di Brihaspati e discepolo di Sukra, sacerdote dei Demoni. Kacha fu bruciato dagli Asura e le sue ceneri furono messe nel vino che Sukra bevve. Poi quando si accorse ciò che aveva fatto Sukra maledì il vino. Anche Krishna in un'altra occasione maledì il vino) (194). O Tu che dimori nella regione del Sole, e la tua origine è nella dimora del Signore dell'Oceano (dal frullamento del quale Tu, O Nettare! fosti prodotto), tu che sei uno con l'Ama Bija, possa tu essere liberata dalla maledizione di Shukra (195). Oh Devi Sudha! così come il Pranava dei Veda è uno con la Beatitudine del Brahman, possa da tale verità essere distrutto il tuo peccato di uccidere un Brahmana.

Mantra

Hrim: il Supremo Hamsa (Surya chiamato anche Aditya) dimora nel brillante Paradiso, come Vasu esso muove tutto lo spazio tra Cielo e Terra. Dimora sulla terra sotto forma del Fuoco vedico, ed in colui che fa il sacrificio, ed è onorato negli ospiti. È nel fuoco domestico e nella coscienza dell'uomo, e risiede nella onorata regione. Si trova nella Verità e nell’Etere.

È nato nell'acqua, nei raggi di luce, nella Verità e nella collina orientale dove sorge il sole. Questo è il grande Aditya, la Verità, che non può essere vincolato o nascosto, la Grande Coscienza che dimora ovunque - Brahman (196-197).

Cambia la vocale del Bija Varuna (Vam) per ciascuna delle vocali lunghe (cioè Vam, Vim, Vum, Vaim, Vaum, Vah), poi dire "Saluti alla Devi dell'Ambrosia, che è sollevata dalla maledizione di Brahma". Con la ripetizione di tutto il Mantra sette volte, la maledizione di Brahma viene rimossa (198). Sostituendo nel loro ordine le sei vocali lunghe al posto della lettera o in Ankusha (che è il Bija Krom), e aggiungendovi i Bija Shri e Maya (che sono i Bija Shrim e Hrim), dire quanto segue:

Mantra

"Rimuovi la maledizione di Krishna nel vino: versare il nettare più e più volte: Svaha" (199).

Avendo così rimosso la maledizione di Shukra, di Brahma e di Krishna, il devoto deve con la mente controllata adorare Ananda-Bhairava e Ananda-Bhairavi (200). Il mantra del primo è:

Mantra

"Ha-Sa-Ksha-Ma-La-Va-Ra-Yung:

Saluti ad Ananda-Bhairava: Vashat" (201);

e nell'adorazione di Ananda-Bhairavi il Mantra è lo stesso tranne che la sua faccia è invertita (le prime due lettere sono invertite), e al posto del suo Orecchio dovrebbe essere messo il suo Occhio sinistro (l’orecchio e l’occhio sono le lettere U e I), e poi va detto:

Mantra

"Sa-Ha-Ksha-Ma-La-Va-Ra-Ying:

Saluti alla Devi del Vino: Vaushat" (202).

Poi, meditando sull'unione del Deva e della Devi nel vino, e pensando che lo stesso è riempito con il nettare di tale unione, deve essere fatto su di esso japa del Mula-mantra dodici volte (203). Poi, considerando il vino come se fosse il Devata, dovrebbero essere offerte manciate di fiori con il japa del Mula-mantra. prima dovrebbe essere offerti lumini e bastoncini d'incenso con l'accompagnamento del suono di una campana (204). Così il Vino deve essere sempre purificato in tutte le cerimonie, sia nella puja del Devata, che nel Vrata, nel Homa, nel matrimonio o in altre festività (205).

Il discepolo, dopo aver piazzato la carne sul Mandala triangolare di fronte a lui, dovrebbe spruzzarlo con il Mantra Phat, e poi caricarlo tre volte con i Bija dell'Aria (Yam) e del Fuoco (Ram) (206). Deve poi coprirlo con il Gesto del Velo (Avagunthana Mudra), pronunciando il Kavacha-Mantra (il mantra-armatura Hum), e proteggerlo con il Mantra-Arma Phat. Poi, pronunciando il Bija di Varuna (Vam), mostrando il Dhenu-Mudra (il Gesto della Mucca), rendere la carne simile al nettare con il seguente (207):

Mantra

Possa tale Devi, la cui dimora è nel petto di Vishnu e nel petto di Shankara, purificare questa mia carne, e darmi un posto nella Suprema dimora di Vishnu (208).

In modo simile, ponendo il pesce e santificandolo con i mantra già prescritti, il saggio deve pronunciare il seguente Mantra su di esso (209):

Mantra

Om Tryambakam yajamahe sugandim pushtivardhanam

"Noi adoriamo Tryambaka (il Padre dei Tre, Brahma-Vishnu-Rudra); Colui che dà nutrimento, Colui che è profumato. Come il frutto della Urvaruka si stacca da sé dallo stelo su cui cresce, così possa Egli liberarci in vita, dal legame del karma, fino a quando alla fine saremo liberati, e diventati uno con il Supremo" (210).

Poi, O Amata! il discepolo deve prendere e purificare il grano arrostito con il seguente:

Mantra

Om! Come l'Occhio del Cielo (il Sole) è chiaramente visibile alla gente comune, così i Saggi hanno una visione costante della Suprema dimora di Vishnu (211). Il Brahmana la cui mente è sveglia e controllata glorifica sempre la Suprema dimora di Vishnu (212).

Oppure tutte le tattva possono essere consacrate dal Mula-mantra stesso. Per chi ha fede nella radice, a che servono i rami e le foglie? (213).

Io dico che qualsiasi cosa che è santificato solo dal Mula-Mantra è comunque accettabile per il piacere del Devata (214). Se non c’è tempo, o se il discepolo è pressato per il tempo, tutto dovrebbe essere santificato con il Mula-mantra, e offerto alla Devi (215). In verità, in verità, e di nuovo in verità, l'ingiunzione di Shankara è che se il Tattva è così offerto, non c'è peccato o difetto (216).

Fine del quinto Gioioso Messaggio, intitolato "La formazione dei Mantra, Posizionamento del Vaso, e purificazione degli elementi di culto".

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Capitolo 6 - Posizionamento del Shri-patra, Homa, Formazione del Chakra, e altri Riti

Shri Devi disse:

Poiché hai benevolenza per me, Ti prego descrivimi, O Signore! in maniera più particolareggiata i Pancha-tattva (i 5 elementi del culto: vino, carne, pesce, grano arrostito, sesso) e le altre osservanze di cui hai parlato (1).

Shri Sadashiva disse:

Ci sono tre tipi di vino che sono eccellenti - vale a dire, quello fatto dalla melassa, dal riso, o dal fiore Madhuka. Ci sono anche diversi altri tipi fatti dal succo della pianta Palmyra o del dattero, e noti con vari nomi a seconda della loro sostanza e luogo di produzione. Sono tutti dichiarati essere ugualmente appropriati nel culto del Devata (2).

In qualsiasi modo sia stato prodotto, e da chiunque sia portato, il vino, una volta purificato, dona al devoto tutte le siddhi. Non ci sono distinzioni di casta nell'assunzione dei vini così santificati (3). La carne, anch'essa, è di tre tipi, quella degli animali delle acque, della terra e del cielo. Da dovunque sia stata portata, e da chiunque sia stato ucciso l'animale, dà, senza dubbio, soddisfazione al Deva (4). Il desiderio del discepolo deve determinare quello che dovrebbe essere offerto al Deva. Qualsiasi cosa gli piaccia, tale offerta condurrà al suo benessere (5). Solo gli esemplari maschi devono essere decapitati in sacrificio. È ordine di Shambhu che gli animali femmine non debbano essere uccisi (6). Ci sono tre tipi superiori di pesce - e cioè, Shala, Pathina e Rohita. Quelli che sono senza spine sono di qualità media, mentre quelli che sono pieni di spine sono di qualità inferiore. Quest'ultimo può, tuttavia, se ben fritto, essere offerto alla Devi (7-8).

Ci sono anche tre tipi di cibo arrostito, superiore, medio e inferiore. Il tipo più eccellente e gradevole è quello fatto dal riso Shali, bianco come un raggio di luna, o da orzo o frumento, che è stato fritto nel burro chiarificato. La varietà mediocre è fatto di riso fritto. Altri tipi di grano fritto sono di qualità inferiore (9-10). Carne, pesce e cibo arrostito, frutti e radici, o qualsiasi altra cosa offerta al Devata insieme al vino, sono chiamati Shuddi (11). O Devi! l'offerta di vino senza Shuddi, come anche la Puja e Tarpana (altri riti) (senza Shuddi), diventano inutili, e il Devata non viene propiziato (12). Il bere vino senza Shuddi è come l'ingestione di veleno. Il discepolo è sempre malato, e vive per un breve periodo e muore (13). O Grande Devi! quando la debolezza del Kali Yuga diventa grande, la propria Shakti o la propria moglie sia la sola conosciuta come il quinto Tattva. Questo è privo di ogni difetto (14). O Amata della mia vita! in questo (l'ultimo Tattva) ho parlato di Svayambhu e altri tipi di fiori (i vari tipi di Kula-pushpa, i “fiori tantrici”. Si tratta di vari tipi di sangue mestruale al posto del quale si usa pasta di sandalo rossa. Vedi anche Cap. 5 versi 174-176). Come sostituti per loro, però, ordino pasta di sandalo rossa (15). il Tattva , i fiori, foglie o frutti non devono essere offerti alla Mahadevi a meno che non siano purificati. L'uomo che li offre senza purificarli va all'inferno (16).

Il Shri-patra (Vedi Cap. 5 versi 174-176. Sono i vari tipi di sangue mestruale: Svayambhu, Gola e Kunda. È una forma di rituale che disgusterà i molti ma chi lo pratica con i principi dettati da Shiva) deve essere collocato in compagnia della propria virtuosa Shakti che deve essere spruzzata con il vino o l'acqua purificata dall'offerta comune (17). Il Mantra per l'aspersione della Shakti è –

Mantra

Aim, Klim, Sauh. Saluti a Tripura; purifica questa Shakti, falla diventare la mia Shakti; Svaha (Aim Klim Sauh Tripurayai Namah: imam shaktim pavitrikuru mama shaktim kuru: Svaha) (18-19).

Se colei che deve essere Shakti non è già iniziata, allora il Maya Bija (Hrim) deve esserle sussurrato all'orecchio, e altre Shakti (altre donne oltre la propria moglie) che sono presenti devono essere adorate e non godute (sessualmente) (20).

Il devoto deve poi, nello spazio tra lui e lo Yantra, disegnare un triangolo con i Bija Maya nel suo centro, e, al di fuori del triangolo e nell'ordine qui indicato, disegnare un cerchio, un esagono, e un quadrato (21). Il discepolo deve quindi adorare ai quattro angoli del quadrato le Pitha: Purna-Shaila, Uddiyana, Jalandhara, e Kama-rupa (manifestazioni di Shakti), con i Mantra formati dai loro rispettivi nomi, preceduti dai Bija formati dalla prima lettera dei loro rispettivi nomi, e seguita da Namah (e cioè: Pum Purna-Shailaya Pitaya Namah, Um Uddiyanaya Pitaya Namah, Jam Jalandharaya Pitaya Namah, Kam Kama-rupaya Pitaya Namah) (22).

Poi le sei parti del corpo devono essere adorate nei sei angoli dell'esagono. Poi adorare il triangolo, con i Mula-mantra, e poi la Shakti del supporto con il Maya Bija e Namah  (Hrim Adhara Shaktaye Namah - Hrim, saluti alla Shakti del supporto) (23). Lavare il recipiente con il Mantra Namah, e poi metterlo (come nel caso del vaso) sul Mandala, e adorare in essa le dieci parti di Vahni (Signore del Fuoco) con le prime lettere dei loro nomi come Bija (24). Queste parti, che sono in numero di dieci - cioè, Dhumra, Archih, Jvalini, Sukshma, Jvalini, Vishphulingini, Sushri, Surupa, Kapila, Havya-kavya-Vaha (sono le 10 Shakti del Fuoco) -. devono essere pronunciate al singolare Dativo e seguite dal Mantra Namah (25-26).

Poi adorare la regione di Vahni (nell’adhara o ricettacolo) con il seguente:

Mantra

Mam: Saluti alla regione di Vahni con le sue dieci qualità (Mam Vahni-mandalaya dasha kalatmane Namah) (27).

Poi, prendendo il vaso dell'offerta e purificandolo con il Mantra Phat, posizionarlo sul ricettacolo, e, avendolo così posto, adorarvi le dodici parti del Sole con i Bija, che iniziano con Ka-Bha a Tha-Da (28). Questi dodici parti (Kala) sono - Tapini, Tapini, Dhumra, Marichi, Jvalini, Ruchi, Sudhumra, Bhoga-da, Vishva, Bodhini, Dharini, Kshama (29). Dopo questo, adorare la regione del Sole nel vaso dell'offerta con le seguenti:

Mantra

Am: Saluti al Mandala del Sole, con le sue dodici Kala (Am Surya-mandalaya dvadasha kalatmane Namah) (30).

Poi il devoto deve riempire la coppa dell'offerta per tre quarti con vino prelevato dal vaso, pronunciando i Matrika Bija in ordine inverso (l’alfabeto al contrario, cioè da Ksha ad A) (31). Riempiendo il resto della coppa con l'acqua presa dall' offerta speciale, deve adorare con una mente ben controllata le sedici Kala della Luna, dicendo come Bija ciascuno delle sedici vocali prima di ciascuno dei sedici Kala pronunciate al singolare dativo, seguito dal Mantra Namah (32).

Le sedici Kala della Luna che soddisfano i desideri sono – Amrita, Pranada, Pusha, Tushti, Pushti, Rati, Dhriti, Shashini, Chandrika, Kanti, Jyotsna, Skri, Priti, Angada, Purna, and Purnamrita (33). Come nel caso degli altri Deva citati, il discepolo dovrebbe adorare la regione della Luna con il seguente:

Mantra

Um: Saluti al Mandala della Luna, con le sue sedici Kala (Um Soma-mandalaya sodasha kalatmane Namah) (34).

Erba Durva, riso seccato al sole, fiori rossi, foglie di Varvara (un tipo di basilico), e il fiore Aparajita (il fiore Clitoria simile all’organo genitale femminile, usato nel culto alla Devi) devono essere gettati nel vaso con il Mantra Hrim, e le acque sacre devono essere invocate in esso (35). Poi, coprendo il vino e il vaso dell'offerta con il Mudra Avagunthana (il Gesto del Velo), e pronunciando il Bija Armatura (Kavacha Bija: Hung), proteggerlo con l'arma-Bija (Phat), e convertirlo in ambrosia con il Dhenu-Mudra (il Gesto della Mucca), coprirlo con il Matsya-Mudra (il Gesto del Pesce) (36) . Fare japa del Mula-mantra dieci volte, l'Ishta-devata (il particolare Devata del devoto, qui Kali) deve essere invocata e adorata con i fiori offerti nelle mani giunte.

Poi ricarica il vino con i seguenti cinque Mantra, a cominciare da Akhanda (Kula-rupini: immagine di Kula): (37)

Mantra

O Kula-rupini! infondi il brivido di gioia che è l'essenza di questo eccellente vino che produce piena e intatta beatitudine (38).

Tu che sei come il nettare che è in Ananga (un nome di Kama, Dio dell’amore), e che sei l'incarnazione della Pura Conoscenza , metti in questo liquido l'ambrosia che è la beatitudine di Brahma (39).

O Tu, che sei l'immagine stessa di Quello! Unisci questa arghya con l'immagine di sé o di Quello, e divenuta kulamrita (vino consacrato), fiorisci in me (40).

Porta in questo vaso sacro, che è pieno di vino, l'essenza dell'ambrosia prodotta dall’essenza di tutto ciò che esiste in questo mondo, e contenente tutti i tipi di gusto (41).

Possa questa coppa del sé, che è piena di nettare del sé, Signore, essere sacrificata nel fuoco del Sé Supremo (42).

Avendo così consacrato il vino con il Mantra, pensare all'unione in esso di Sadashiva e Bhagavati e offrire lumini e bastoncini incenso di fronte ad esso (43).

Questa è la consacrazione dello Shri-patra nel culto Kaulika. Senza tale purificazione il discepolo si rende colpevole di peccato ed il culto è inutile (44). Il saggio dovrebbe, secondo le regole prescritte per il posizionamento dell'offerta comune, porre tra il vaso e lo Shri-patra le coppe del Guru, la coppa del Piacere, la coppa della Shakti, le coppe delle Yogini, di Vira e del Sacrificio e quelle per il lavaggio dei piedi e il risciacquo della bocca rispettivamente, nove coppe in tutto (45-46).

Poi, riempiendo le coppe per tre quarti di vino dal vaso, un pezzetto di Shuddi delle dimensioni di un pisello deve essere posto in ciascuno di essi (47). Poi, tenendo il calice tra il pollice e il quarto dito della mano sinistra, tenendo il boccone di Shuddi (vedi verso 11) nella mano destra, facendo il Tattva-mudra, Tarpana (oblazione, offerta) dovrebbe essere fatto. Questa è la pratica che è stato comandata (48). Prendere una goccia di ottimo vino dal Shripatra e un pezzo di Shuddi, Tarpana dovrebbe essere fatto per il Deva Ananda-Bhairava e la Devi Ananda-Bhairavi (49).

Poi, con il vino nella coppa del Guru, offrire oblazioni alla linea dei Guru. In primo luogo al proprio Guru seduto insieme alla moglie sul loto dai mille petali, e poi al Parama Guru, al Parapara Guru, al Parameshti Guru in successione. Nell'offrire oblazioni ai quattro Guru, deve essere pronunciato prima il Vagbhava Bija (Aim), seguito in ogni caso dai nomi di ognuno dei quattro Guru (50). Poi, con il vino dalla coppa del Piacere, il devoto deve, nel loto del suo cuore, offrire oblazioni alla Adya-Kali. In questa oblazione il suo proprio Bija (Krim) deve precedere, e Svaha deve seguire il suo nome (Krim Adyam Kalim tarpayami Svaha). Questo deve essere fatto tre volte (51).

Poi, con il vino preso dalla coppa della Shakti, un'oblazione deve essere analogamente offerta ai Devata delle parti del Suo corpo ed ai loro Avarana-Devata (attendenti del Devata) (52). Poi, con il vino nel coppa delle Yogini, un'oblazione deve essere offerta alla Adya-Kalika, che porta tutte le Sue armi e con tutti i Suoi seguaci.

Poi dovrebbe seguire il sacrificio a Vatuka (Bhairava) (53). L'adoratore saggio deve disegnare alla sua sinistra una figura rettangolare ordinaria, e dopo averla adorata, porvi in esso il cibo con il vino, la carne e le altre cose (54). Con il Bija di Vak, Maya, Kamala, (Aim, Hrim, Srim) e con il Mantra:

"Vam (il Bija di Vatuka), Saluti a Vatuka" (Aim Hrim Srim Vam Vatukaya Namah), Vatuka dovrebbe essere adorato a est del rettangolo, e poi il sacrificio deve essere offerto a lui (55).

Poi con il

Mantra

"Yam alle Yogini Svaha",

il sacrificio deve essere fatto per le Yogini a Sud (56), e poi a Kshetra-pala (divinità protrettrice della terra) ad ovest del rettangolo, con il

Mantra

"A Kshetra-pala namah",

preceduto dalla lettera Ksha, alla quale sono aggiunte in successione le sei vocali lunghe con il Bindu (il mantra è: Ksham Kshim Kshum Kshaim Kshaum Kshah Kshetrapalaya Namah) (57). In seguito, il sacrificio deve essere fatto per Ganapati a Nord, aggiungendo a Ga le sei vocali lunghe in successione con il relativo Bindu, seguito dal nome di Ganesha al singolare dativo, e finendo con Svaha (il mantra è: Gam Gim Gum Gaim Gaum Gah Ganapataya Svaha). Infine, il sacrificio deve essere fatto all'interno del rettangolo a tutti Bhuta (a tutti gli esseri), secondo la forma adeguata (58-59).

Pronunciando "Hrim, Shrim, Sarva-vighna-kridbhyah," aggiungere "Sarva-bhutebhyah," e poi "Hum Phat Svaha;" questo è come il Mantra è formato (60). Poi un sacrificio a Shiva deve essere effettuato con il seguente:

Mantra

Om, O Devi! O Shiva, O Eccelso, Tu sei l'immagine della conflagrazione finale alla dissoluzione delle cose, degnati di accettare questo sacrificio, e di rivelarmi in modo chiaro il bene e il male che è il mio destino. Mi inchino a Shiva.

Questo è il Mula-Mantra nel culto di Shiva.

O Santa! Ora che ti ho descritto la modalità di formazione del circolo di culto (e il posizionamento della coppa e altri riti) (61-62). Poi, facendo con le due mani il Kachchhapa-Mudra, il devoto deve prendere con le mani un bel fiore profumato di sandalo, aloe fragrante, e muschio, e, portandolo al loto del suo cuore , deve meditare in esso (nel loto) sulla più Suprema Adya (Kali) (63-64).

Il sadhaka deve poi portare la Devi lungo la sushumna nadi (il canale centrale), che è il sentiero del Brahman verso il grande Loto dai mille petali (Sahasrara Chakra), e là farla felice (attraverso la Sua unione con il suo Signore). Poi, portandola attraverso le sue narici (come se un’altra Adya-Kali emanasse da essa) come luce da luce, deve porla sul fiore, il sadhaka deve poi posizionare il fiore sullo Yantra e con le mani giunte pregare con tutta la devozione il suo Ishta-devata così (65-66):

Mantra

O Regina dei Deva! Tu che sei facilmente raggiunta con la devozione. Rimani qui, ti prego, con tutto il tuo seguito, nel frattempo io ti adoro (67).

Poi, pronunciando prima il Bija Krim, dire il seguente:

Mantra

O Adya Devi Kalika! vieni qui con tutto il tuo seguito, vieni qui (e poi dire), resta qui, resta qui (68); (e poi dire) metti Te stessa qui, (e poi dire)  che Tu sia trattenuta qui. Accetta la mia adorazione  (69).

Dopo aver così invocato (la Devi) nello Yantra, le Arie Vitali della Devi devono essere infuse in esso dal seguente Pratishtha Mantra (il mantra per infondere la vita in una immagine del divino) (70):

Mantra

Am, Hrim, Krom, Shrim, Svaha; possano le cinque Arie Vitali di questa Devata essere qui: Am, Hrim, Krom, Shrim, Svaha (71). La sua Jiva (anima) è posta qui - Am, Hrim, Krom, Shrim, Svaha - tutti i sensi - Am, Hrim, Krom, Shrim, Svaha. Linguaggio, mente, vista, olfatto, udito, tatto, e le Arie Vitali della Adya-Kali Devata, possano venire qui e stare felicemente qui per sempre. Svaha (72-74).

Dopo aver recitato il precedente tre volte, e avendo secondo la forma adeguata posto le Arie Vitali (Prana Pratishtha) (della Devi) nello Yantra con il Lelihana-Mudra (tenere indice, medio e anulare giù dritti. Il mignolo in alto. Il pollice tocca la base dell’anulare, poi indice, medio e anulare chiudono il pollice. È il mudra per indicare. Lelihana è un nome di Shiva), con le mani giunte, (il devoto) deve dire (75):

Mantra

O Adya Kali! hai fatto un buon viaggio? È stato piacevole? O Parameshvari! potrai sederti su questo posto (76)?

Poi, ripetendo il primo mantra, spruzzare tre volte l'acqua dell’oblazione speciale sulla Devi, e poi fare Nyasa della Devi, con le sei parti del suo corpo. Questa cerimonia si chiama Sakalikarama o Sakalikriti. Poi adorare la Devi con tutte le sedici offerte (77). Queste sono: l'acqua per lavare i piedi, l'acqua per l'offerta, l'acqua per il risciacquo della bocca e per il bagno, abiti, gioielli, profumi, fiori, bastoncini di incenso, lumini, cibo, l'acqua per il lavaggio della bocca, nettare (vino), pan , acqua dell’oblazione e gli omaggi. Nel culto sono necessarie queste sedici offerte (78-79).

Pronunciando l'Adya Bija, e poi dicendo "quest'acqua è per lavare i piedi di Adya. Alla Devata Namah," offrire l'acqua ai piedi della Devi. Allo stesso modo con la parola Svaha, al posto di Namah, l'offerta deve essere posta al capo della Devi (80). Poi il saggio adoratore con la parola Svadha deve offrire l'acqua per il risciacquo della bocca alla bocca della Devi, e poi il devoto deve offrire alla bocca di loto della Devi il Madhu-parka (una mistura di yogurt, burro chiarificato e miele) con il Mantra con la parola finale Svadha. Egli deve quindi offrire l'acqua per sciacquare la bocca (​​una seconda volta) con il Mantra finale "Vam Svadha" (81). Allora il devoto, dicendo:

Mantra

Hrim, Shrim, Krim, Parameshvari, Svaha: Offro quest'acqua per fare il bagno, quest’abbigliamento, questi gioielli, alla Devi Suprema, la Primordiale Kalika. Svaha,

deve fare un'offerta di essi a tutte le parti del corpo della Devi (82).

Poi il devoto deve, con lo stesso mantra, ma che termina con Namah, offrire profumo con il dito medio e l'anulare al cuore di loto (della Devi), e con lo stesso mantra, ma che termina con Vaushat, deve allo stesso modo offrire a Lei fiori (83). Dopo aver messo l'incenso e il lumino accesi davanti alla Devi, e spruzzandoli con l'acqua, è opportuno offrirli con il

Mantra

Hrim, Shrim, Krim, Parameshvari, Svaha: Questo bastoncino d'incenso e lumino io umilmente offro a Adya-Kalika. Svaha.

Dopo l'adorazione della campana con il

Mantra

O Madre, che produci il suono che proclama il Tuo trionfo. Svaha,

egli deve suonarla con la mano sinistra, e, riprendendo il bastoncino d'incenso con la mano destra, deve offrirlo sventolandolo alle narici della Devi. Poi, ponendo il bastoncino d'incenso alla sua sinistra, deve sollevare e ondeggiare dieci volte il lumino davanti agli occhi della Devi (84-86). Poi, prendendo la Coppa e la Shuddi nelle sue due mani, il devoto deve, pronunciando il Mula-mantra, offrirli al centro dello Yantra (87).

Mantra

O Tu che hai portato a compimento un crore (10 milioni) di Kalpa (durata della vita di Brahma, 4.320.000 anni, alla fine dei quali l’universo finisce), prendi quest'eccellente vino , come anche la Shuddi, e concedi a me la liberazione senza fine (88).

Poi, disegnando una figura (di fronte allo Yantra), secondo le regole del culto ordinario, posizionarvi il piatto con il cibo (89). Cospargere il cibo (con il Mantra Phat) e velarlo con l' Avagunthana-Mudra (e il Mantra Hum), e poi di nuovo proteggerlo (con il Mantra Phat). (Dicendo Vam) (questi mantra non ci sono nel testo originale ma sono di fatto quelli usati a tali scopi) e, esibendo il Dhenu-Mudra su di esso, farne l'alimento di immortalità (Amrita). Poi, dopo la recita del Mula-Mantra sette volte, deve essere offerto alla Devi con l'acqua presa dal vaso dell'offerta (90).

Il devoto, dopo aver recitato il Mula-mantra, deve dire: "Questo cibo cotto, con tutte le altre cose necessarie, offro alla Adya-Kali, la mia Ishta-devi." Si deve quindi dire: "O Shiva partecipa a questa offerta" (91). Poi si deve far mangiare l'offerta alla Devi per mezzo dei cinque Mudra chiamati Prana, Apana, Samana, Vyana e Udana (mudra riferiti alle 5 differenti forme di Vayu, arie vitali nel nostro corpo. Nel Prana Mudra la punta del pollice, medio e anulare sono uniti insieme; nell’Apana Mudra la punta del pollice, indice e medio sono uniti insieme; nel Samana Mudra la punta del pollice, mignolo e anulare sono uniti insieme; nell’Udana Mudra la punta del pollice, indice, medio e anulare sono uniti insieme; nel Vyana Mudra tutte le dita sono unite insieme) (90).

Poi, formare con la mano sinistra il Naivedya-Mudra, che è come un loto completamente sbocciato. Poi, recitando il Mula-mantra, dare da bere il vaso con il vino alla Devi. Dopo di che offrirle di nuovo l'acqua per il risciacquo della bocca, e in seguito una triplice oblazione deve essere fatta per la Devi con il vino dalla coppa dello Shri-patra (93-94). Poi, recitando il Mula-mantra, il devoto deve offrire cinque manciate di fiori alla testa, al cuore, al Loto Muladhara, ai piedi, e a tutte le parti del corpo della Devi (95), e successivamente con le mani giunte egli deve pregare la sua Ishta-devata così:

Mantra

O Ishta-devata! Ora sto adorando i Devata che ti circondano, Namah (96).

Le sei parti del corpo della Devi devono poi essere adorate ai quattro angoli dello Yantra, davanti e dietro di esso nel loro ordine, quindi devono essere venerate le linee dei Guru (ci sono 3 linee dei guru: Divyaugha – la linea dei guru celesti; Siddhaugha - la linea dei siddha; Manavaugha la linea dei guru umani) (97). Poi, con profumi e fiori, adorare i quattro Kula-guru - vale a dire, Guru, Parama-guru, Parapara-guru, Parameshti-guru (98).

Poi, con il vino nella coppa del Guru, fare tre Tarpana (oblazione, offerta) a ciascuno, e sul loto di otto petali adorare le otto Madri Nayika - cioè Mangala, Vijaya, Bhadra, Jayanti, Aparajita, Nandini, Narasinghi e Kaumari (99-100), e sulle punte dei petali adorare le otto Bhairava – Asitanga, Ruru, Chanda, Krodhonmatta, Bhayangkara, Kapali, Bhishana, e Sanghara (101-102). Indra e gli altri Dik-pala (protettori delle 10 direzioni che sono Indra, Agni, Yama, Yaksha, Varuna, Vayu, Kubera, Ishana, Brahma, Ananta) devono essere adorati sul Bhu-pura, e le loro armi al di fuori del Bhu-pura, e poi Tarpana deve essere fatto per loro (103).

Dopo aver adorato (la Devi) con tutte le offerte, un sacrificio deve essere fatto con cura a Lei (104). I dieci animali approvati che possono essere sacrificati sono - cervi, capre, pecore, bufali, maiali, l'istrice, la lepre, iguana, tartarughe e rinoceronti (105), ma anche altri animali possono essere sacrificati se il devoto lo desidera (106). Il Sadhaka versato nelle regole del sacrificio deve selezionare un animale sano e senza difetti e, ponendolo dinanzi alla Devi, deve spruzzare con l'acqua del Vishesharghya, e con il Dhenu-Mudra deve trasformarlo in nettare.

Deve adorare poi la capra (pecora, o qualsiasi altro animale sia stato sacrificato) con (il Mantra) "Namah alla capra, che è un animale", e adorarla con profumi, fiori, vermiglio, cibo e acqua. Poi si deve sussurrare nelle orecchie dell'animale il Gayatri Mantra, che recide il legame della sua vita come animale (107-108). Il Pashu-Gayatri, che libera un animale dalla sua vita da animale, è il seguente: dopo la parola "pashu-pashaya" dire "Vidmahe", quindi, dopo la parola "Vishva-karmane", dire "dhimahi", e poi "Tanno jivah prachodayat".

Mantra

Portiamo alla mente i legami della vita di una bestia. Meditiamo sul Creatore dell'Universo. Possa Egli liberarci da questa vita (da animale) (109-110).

Poi, tenendo il coltello sacrificale, il devoto eccellente deve adorare con il Bija "Hum", e adorare Sarasvati e Brahma alla sua estremità, Lakshmi e Narayana al suo centro, e Uma e Maheshvara sull'impugnatura (111-112). Poi il coltello sacrificale deve essere venerata con il

Mantra

Namah al coltello sacrificale infuso con la presenza di Brahma, Vishnu, Shiva, e le loro Shakti (113).

Poi, dedicandola con la Grande Parola (Mahavakya), egli deve, a mani giunte, dire: "Possa questa dedica a Te essere secondo i riti ordinati" (114).

Dopo aver così offerto l'animale alla Devi, deve essere collocato a terra (115). Il devoto poi, con la mente concentrata sulla Devi, deve tagliare la testa dell'animale con un colpo forte. Questo può essere fatto sia dallo stesso devoto o dal figlio di suo fratello, dal fratello, da un amico o un parente, ma mai da chi è un nemico (116). Il sangue, quando ancora caldo, dovrebbe essere offerto ai Vatuka. Poi la testa con un lumino su di essa dovrebbe essere offerta alla Devi. con il seguente:

Mantra

"Krim: Questa testa con il lumino su di essa offro alla Devi con riverenza: Namah" (117).

Questo è il rito sacrificale dei Kaulika nel culto Kaula. Se non è osservato, il Devata non viene soddisfatto (118). In seguito deve essere eseguito Homa. Ascolta, O amato! le regole che si riferiscono ad esso (119). Il devoto deve, con la sabbia, fare alla sua destra un quadrato, ogni lato del quale è un cubito. Poi, recitando il Mula-mantra, contemplarlo, accarezzarlo con un filo d'erba Kusha, pronunciando l'Arma-Bija (Phat), e poi spruzzare con acqua per l'accompagnamento dello stesso Bija (120).

Poi, velando con il Kurchcha-Bija (Hum), deve dire: "Mi inchino allo Sthandila della Devi" (al quadrato di sabbia o terra) e con questo Mantra adorare il quadrato (121). Poi all'interno del quadrato tre linee devono essere disegnate da Est a Ovest e tre linee da Sud a Nord della lunghezza di un pradesha (la lunghezza che intercorre tra la punta del pollice e l’indice tesi). Quando questo è stato fatto, i seguenti Devata, i cui nomi sono qui di seguito indicati, devono essere adorati su queste linee (122). Sulle linee da Ovest a Est adorare Mukunda (Vishnu, dispensatore di liberazione), Isha (Shiva, Isha significa Dio, il Sovrano) e Purandara (Indra, così chiamato perché ha ucciso l’asura Tripura); sulle linee da Sud a Nord Brahma, Vaivasvata (Figlio del Sole) e Indu (Chandra, la Luna) (123).

Poi un triangolo deve essere disegnato nel quadrato, e all'interno del triangolo il Bija Hsauh (questo è il Maha-preta Bija) deve essere scritto. Al di fuori del triangolo disegnare un esagono, all'esterno di questo un cerchio, e al di fuori del cerchio un fiore di loto con otto petali, e fuori un (quadrato) Bhu-pura, con quattro ingressi, così il saggio deve disegnare l’eccellente Yantra (124). Dopo aver adorato lo spazio così delimitato con il Mula-Mantra e con offerte di manciate di fiori, e lavato con il Pranava gli articoli per il sacrificio Homa, l'intelligente deve, dopo aver pronunciando il Maya Bija, adorare nel pericarpo del loto la Adhara-shakti (Shakti del supporto) e altri, individualmente o collettivamente (125). Pietà, Conoscenza, Distacco, e Dominio devono essere adorati negli angoli Agni, Ishana, Vayu e Nairrita dello Yantra rispettivamente (a sud-est, nord-est, nord-ovest, sud-ovest dei quali le divinità nominate sono reggenti), e la negazione di queste qualità a est, nord, ovest e sud rispettivamente, e nel centro Ananta e Padma (Ananta, il senza fine = Vishnu; Padma, il loto che fuoriesce dall’ombelico di Vishnu)  (126-127). Quindi deve adorare il Sole con le sue dodici parti (Kala), e la Luna con le sue sedici Kala, e, sul filamento a partire da est, adorare Pita, e poi Shveta, Aruna, Krishna, Dhumra, Tibra, Sphulingini, Ruchira, nel loro ordine, e nel centro Jvalini (i nomi del Fuoco: giallo, bianco, rosso, nero, grigio fumo, intensità, che ha scintille di fuoco, brillante, fiammeggiante) (128-129). In tutte le adorazioni il Mantra deve iniziare con il Pranava (Om), e deve finire con Namah. La sede del Fuoco deve essere adorata con il

Mantra

Ram, Saluti alla sede del Fuoco.

Poi il Mantrin (il devoto versato nella conoscenza dei Mantra) deve meditare sulla Sarasvati Devi dopo che Lei ha fatto il bagno, con gli occhi come il loto blu sulla sede del Fuoco nell'abbraccio di Vagishvara (Brahma), e adorare nella sede del Fuoco con il Maya-Bija (Hrim) (130).

Quindi deve portare il Fuoco secondo le modalità prescritte, e contemplarlo intensamente, e, ripetendo il Mula-mantra, richiamare Vahni in esso con il Mantra Phat (131-132). Poi la sede del Fuoco deve essere adorato nello Yantra con il

Mantra

Om Saluti allo Yoga-pitha del Fuoco (Om Vahner Yoga-pithaya Namah – Yoga-pitha è la sede dello Yoga),

e sui quattro lati, a partire da Est e terminando a sud, Vama (Brahma-Shakti), Jyeshtha (Vishnu-Shakti), Raudri (Rudra-Shakti), Ambika (la Madre), devono essere adorati secondo l'ordine dato (133).

Poi lo spazio marcato al di fuori (Sthandila: il quadrato di sabbia o terra) deve essere adorato con il

Mantra

Saluti allo Sthandila della venerata Devata, la Primordiale Kalika

e poi all'interno di questo luogo il devoto deve meditare sulla Vagishvari Devi (Sarasvati) sotto la forma della Mula-Devata (Kali). Dopo aver acceso il Fuoco con il Bija Ram, e recitando il Mula-mantra, e poi il

Mantra

Hum Phat: per i mangiatori di carne cruda: Svaha,

la porzione dei mangiatori di carne cruda (Rakshasa) dovrebbe essere messa da parte. Contemplare il Fuoco, pronunciando l'Arma-Mantra, e circondarlo con il Mudra del Velo, pronunciando il Bija Hum (134-136). Trasformare il Fuoco in nettare con il Dhenu-Mudra. Prendere simbolicamente un po' di Fuoco con entrambe le mani, e sventolarlo tre volte in un cerchio sopra lo sthandila da destra a sinistra. Poi, con entrambe le ginocchia a terra, e meditando sul Fuoco come il seme maschile di Shiva, il devoto deve metterlo in quella parte dello Yoni Yantra che è più vicino a lui (137-138). Poi, in primo luogo, adorare l'immagine del Fuoco con il

Mantra

Hrim, Saluti all'immagine del Fuoco, Namah (Hrim Vahni-murtaye Namah),

e dopo questo lo Spirito del Fuoco con il

Mantra

Ram, allo Spirito del Fuoco, Namah (Ram Vahni-chaitanyaya Namah) (139).

Il Mantrin deve poi immaginare nella sua mente la forma di Vahni risvegliato, e accendere il fuoco con il seguente (140)

Mantra

Om, Spirito del Fuoco giallo, che sa tutto, distruggi, distruggi, brucia, brucia, matura, matura, comanda: Svaha. (Om cit-pingala, hana hana, daha daha, paca paca, sarvajña-jñapaya)

Questo è il mantra per l'accensione del fuoco. Dopo questo, a mani giunte, il Fuoco deve essere adorato ancora (141-142).

Mantra

Adoro il Fuoco acceso del colore dell'oro, libero da impurità, bruciante, autore dei Veda, divoratore di oblazioni, che guarda dappertutto (Agnim prajvalitam vande Jata-vedam Hutasanam: Suvarna-varnam-amalam samiddham sarvato-mukham) (143).

Dopo l'adorazione del Fuoco in questo modo, coprire lo spazio marcato al di fuori (Sthandila: il quadrato di sabbia o terra) con erba Kusha, e poi il devoto, dando al fuoco il nome del suo Ishta-devata (cioè deve dire il mantra “Agne! Tvam Adya Kalika namasi”, Agni il tuo nome è Adya Kalika), deve adorarlo con il (144).

Mantra

Om, O Vaishvanara dagli occhi rossi ! Origine dei Veda, vieni qui, vieni, vieni qui, (aiutami a) fare tutto (il mio) lavoro: Svaha. (Om Vaishvanara Jataveda ihavaha ihavaha; lohitaksha, sarvakarmani sadhaya: Svaha)

Poi devono essere adorate le sette Lingue di Fuoco (il mantra è: Om Vahner Hiranyadi-sapta-jihvabhyo Namah), Hiranya e altri, (145-146). Il devoto deve poi adorare le sei Membra di Vahni (il Fuoco) pronunciare la parola "dai mille raggi" al singolare dativo, e alla fine "omaggi al cuore" (147).

Poi il saggio deve adorare le forme di Vahni (147), le otto forme, Jata-Veda e gli altri (148), e poi le otto Shakti - vale a dire, Brahmi e altre, le otto Nidhi - vale a dire, Padma e altre, e i dieci Dik-palas - vale a dire, Indra e altri (149).

Dopo aver adorato la folgore e altre armi, il sacrificatore si deve prendere due fili d'erba Kusha della lunghezza dello spazio tra il suo pollice e indice allungati, e posizionarli per lungo nel ghee (150). Egli deve meditare sulla Ida Nadi nella parte sinistra del ghee, e sulla Pingala Nadi nella parte destra, e sulla Sushumna Nadi al centro, e con mente ben controllata prendere il ghee dal lato destro, e offrirlo per l'occhio destro di Vahni con il seguente:

Mantra

Om a Agni Svaha. (Om Agnaye Svaha)

Poi, prendendo il ghee dal lato sinistro, offrirlo all'occhio sinistro di Vahni con il

Mantra

Om a Soma Svaha (Om Somaye Svaha) (151-153).

Poi, prendendo il ghee dalla parte centrale, offrirlo alla fronte di Vahni con il

Mantra

Om a Agni e Soma Svaha (Om Agni-Somabhyam Svaha) (154).

Poi, dicendo Namah, prendere il ghee ancora una volta dal lato destro, dicendo prima il Pranava (Om), e poi il

Mantra

A Agni il Svishti-krit Svaha (Om Agnaye Svishti-krite Svaha - Svishti-krit è una delle forme del Fuoco, colui che dà buoni sacrifici).

Con questo Mantra egli deve offrire un'oblazione alla bocca di Vahni. Poi, pronunciando il Vyahriti (i nomi dei tre mondi: Bhuh, Bhuvah, Swah) con il Pranava all'inizio, e Svaha alla fine, il sacrificio Homa deve essere eseguito (155-156). Poi si deve offrire oblazioni tre volte con il

Mantra

Om, O Vaishvanara dagli occhi rossi ! origine dei Veda, vieni qua, vieni qua e realizza tutti i miei lavori (Om Vaishvanara Jataveda ihavaha ihavaha; lohitaksha, sarvakarmani sadhaya: Svaha) (157)

Poi, invocando nel Fuoco l'Ishta-Devata (qui la Primordiale Kali) con il Mantra appropriato, il devoto deve adorare Lei e il Pitha-Devata. Venticinque oblazioni devono poi essere offerte (pronunciando il Mula-mantra con Svaha alla fine), e contemplando l'unione (o identità) della propria anima con Vahni e la Devi, inoltre undici oblazioni devono anche essere offerte con il Mula-Mantra alle Anga-Devata, concludendo con Svaha (158-159).

Poi, con un misto di ghee (burro chiarificato), semi di Tila (sesamo), miele, o con fiori e foglie di bael, o con (altri prescritti) articoli, un'oblazione deve essere fatta per il raggiungimento del proprio desiderio. Questa oblazione dovrebbe essere effettuata non meno di otto volte, e con ogni attenzione e cura (160-161). Poi, recitando il mantra principale che termina con Svaha, un'oblazione completa deve essere effettuata (con un mestolo pieno) con frutti e foglie. Il devoto, con il Samhara-Mudra (la mano sinistra è posta con il palmo sotto, la destra sopra con il palmo sopra, le dita di una sono poste tra le dita dell’altra. Poi si fanno girare le mani, i due indici sono uniti), trasferendo la Devi dal fuoco al loto del suo cuore (162), dovrebbe allora dire: "Mi scusi," e respingere colui che si nutre di oblazioni. Poi, distribuendo regali (Dakshina), il Mantrin deve considerare che l'Homa è stato debitamente eseguito (163).

Poi l'adoratore eccellente deve porre tra le sopracciglia ciò che resta delle oblazioni (164). Questa è l'ordinanza sul Homa in tutte le forme di culto Agama (tantriche). Dopo aver eseguito Homa il devoto deve procedere a fare Japa (ripetizione di mantra su un rosario) (165). Ora, ascolta, o Devi! le istruzioni che riguardano il Japa con cui la Vidya (la Devi Adya-Shakti) è soddisfatta. Durante il Japa, il Devata, il Guru e il Mantra devono essere considerati come uno (166). Le lettere del Mantra sono i Devata e il Devata è nella forma del Guru. Colui che li adora come siano la stessa cosa, suo è il più grande successo (167).

Il devoto deve poi meditare sul suo Guru come se fosse nella sua testa, la Devi nel suo cuore, il Mula-mantra in forma di Tejas (luce, energia) sulla lingua, e se stesso come unito con la gloria di tutti e tre (168). Poi, aggiungendo il Tara (il Pranava, l’Om) per l'inizio e la fine del Mula-mantra (Hrim Srim Krim Parameshvari Namah), deve fare Japa sette volte, e allora deve essere ricapitolato con il Bija Matrika (le lettere dell’alfabeto da A a Ksha – Anuloma Matrika; e da Ksha ad A – Viloma Matrika) al suo inizio e alla fine (169). L'adoratore saggio dovrebbe fare Japa del Maya-Bija (Hrim) sopra la sua testa dieci volte, e del Pranava dieci volte sulla bocca, e del Maya-Bija ancora sette volte nel loto del suo cuore, e quindi eseguire il Pranayama (controllo del respiro) (170).

Poi, prendendo un Rosario di corallo, o di altra fattura, deve adorarlo così:

Mantra

O Rosario, o Rosario, o grande Rosario, tu sei l'immagine di tutte le Shakti. Tu sei il depositario delle quadruplici benedizioni (Dharma, Artha, Kama, Moksha). Vuoi tu donarmi il successo (Siddhi)?

Avendo così adorato il Mala, e anche fatto Tarpana ad esso tre volte con il vino prelevato dal Shri-patra, accompagnato dalla recita del Mula-mantra, il devoto deve, con mente ben controllata, fare Japa 1008, o almeno 108 volte (171-173). Poi, facendo Pranayama, egli deve offrire alla mano di loto sinistra della Devi il frutto del suo Japa, la cui forma è Tejas, insieme con acqua e fiori dal Shri-patra, e, chinando la testa fino a terra, deve dire il seguente:

Mantra

O Grande Regina (Maheshvari)! Tu che proteggi ciò che è più segreto, degnati di accettare questa mia recitazione. Possa, dalla tua grazia, il successo coronare il mio sforzo.

Dopo questo, egli deve a mani giunte recitare l'inno e il Mantra di protezione (174-176). Poi il Sadhaka deve, con un'oblazione speciale nella sua mano, fare il giro della Devi, tenendola alla sua destra, dire quanto segue, e dedicare se stesso offrendo Vilomarghya (offerta ai piedi) (177).

Mantra

Om, qualsiasi cosa abbia fatto prima di questo, attraverso le arie vitali, l’intelligenza, il corpo, o in azione, sveglio, in sogno o nel sonno senza sogni, sia con la mente o con parole o atti, dalle mie mani, piedi, pancia, o organo genitale, qualunque cosa ho ricordato o parlato - di tutto questo faccio un'offerta al Brahman. Me e tutto ciò che è mio offro ai piedi di loto della Adya Kali. Io faccio il sacrificio di me stesso Om tat sat (Itah purvam prana-buddhi-deha-dharmadhikarato jagrat-svapna-sushuptyavasthasu manasa vacha karmana hastabhyam padbhyam, udarena shishnaya yat kritam yat smritam yaduktam tat sarvam brahmarpanam bhavatu mam madiyam sakalam Adya Kalipadambhoje arpayami. Om Tat Sat) (178-179).

Poi, con le mani giunte, il devoto deve supplicare la sua Ishta-Devata (qui Kali) e recitando il Maya-Mantra (Hrim), dire:

Mantra

"O Kalika Primordiale! Ti ho adorato con tutte le mie forze e con devozione" (180-181)

e poi dicendo: "Perdonami," egli deve fare l'offerta alla Devi. Deve poi formare con le sue mani il Samhara-Mudra (il Mudra della dissoluzione - la mano sinistra è posta con il palmo sotto, la destra sopra con il palmo sopra, le dita di una sono poste tra le dita dell’altra. Poi si fanno girare le mani, i due indici sono uniti) e prendere un fiore, annusarlo, e posizionarlo sul suo cuore (182-183). Una figura triangolare, chiara e ben fatta deve poi essere disegnata nell'angolo a Nord-Est, e lì dovrebbe adorare la Devi Nirmalya-vasini (Nirmalaya è ciò che rimane di un’offerta a un Devata. Fiori, ecc. anch’essi sono sacri e Nirmalya-vasini ne è la Devi) con il

Mantra

Hrim saluti alla Devi Nirmalya-vasini (Hrim Nirmalya-vasinyai Namah) (184).

Poi, distribuendo Naivedya (offerta di cibo) a Brahma, Vishnu e Shiva, e a tutti gli altri Deva, il devoto deve prenderne un po' (185). Poi, ponendo la sua Shakti (la moglie o la donna con cui ha fatto il sacrificio) in un posto a sedere alla sua sinistra, o sullo stesso posto insieme a lui, deve fare una bevanda gradevole nella coppa (186). La coppa deve essere formata in modo tale da contenere non più di cinque e non meno di tre Tola (50 ml circa) di vino, e può essere di oro o d'argento (187), o cristallo, o fatta di guscio di noce di cocco. Dovrebbe essere tenuta su un supporto sul lato destro del piatto contenente il cibo preparato (188).

Poi il saggio deve servire il cibo sacro e il vino personalmente o dai figli di suo fratello tra i devoti secondo l'ordine della loro anzianità (189). Il vino purificato deve essere servito in bicchieri da bere, e il cibo purificato in piatti previsti a tal fine, e poi cibi e bevande devono essere presi con quelli che sono presenti al momento (190). Prima di tutto, del cibo purificato deve essere mangiato per fare un letto (per il vino che deve essere bevuto). I devoti riuniti devono prendere poi con gioia ciascuno il suo bicchiere pieno di eccellente nettare.

Poi ognuno deve prendere la propria tazza e meditare sulla Kula-Kundalini, che è il Chit (Divina Consapevolezza), e che si sviluppa dal loto Muladhara alla punta della lingua, e, pronunciando il Mula-mantra, ciascuno, dopo aver preso l'autorizzazione degli altri, lo offre come oblazione alla bocca del Kundali (l’offerta alla bocca del Kundali è fatta versando il vino giù per la gola del devoto, dove risiede la Kundali) (191-193). Quando la Shakti (la moglie o la donna con cui ha fatto il sacrificio) è della famiglia, l'odore del vino è l'equivalente di berlo. I fedeli che sono padroni di casa possono bere solo cinque tazze (194). Bere eccessivo impedisce il raggiungimento del successo dei devoti Kula (195).

Essi possono bere fino a quando la vista o la mente non è colpita. Bere oltre questo è animalesco (196). Come è possibile per un peccatore che diventa un pazzo attraverso il bere e che mostra disprezzo per il Sadhaka di Shakti dire "Adoro la Adya Kalika"? (197). Come il contatto non può alterare il cibo, ecc., offerto al Brahman, così non c'è alcuna distinzione di casta nel cibo offerto a Te (198).

Si dovrebbe mangiare e bere così come ho indicato. Dopo aver mangiato del cibo offerto a Te, le mani non devono essere lavate, ma con un pezzo di stoffa o un po' d'acqua rimuovere ciò che è rimasto sulle mani (199). Infine, dopo aver posto un fiore dal nirmalya sulla sua testa, e portando un marchio tilaka tra le sopracciglia fatto dai resti dell’oblazione sullo Yantra, il devoto intelligente può vagare sulla terra come un Deva (200).

Fine del Sesto Gioioso Messaggio, dal titolo "Posizionamento del Shri-patra, Homa, Formazione del Chakra, e altri Riti".

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Capitolo 7 - Inno di lode (Stotra), Amuleto (Kavacha), e la descrizione dei Kula-tattva

Parvati fu soddisfatta nel sentire la rivelazione del Mantra di buon auspicio della Adya Kalika, che produce abbondanti benedizioni, che è l'unico mezzo per pervenire ad una conoscenza dell'essenza divina, e porta alla liberazione, come anche al sentire dei riti mattutini, delle norme relative al bagno, al Sandhya, alla purificazione del Bhang, i metodi di Nyasa esterni ed interni e l'adorazione, il sacrificio di animali, Homa, la formazione del cerchio di culto, e il prendere il cibo sacro. Inchinandosi con modestia, la Devi interrogò Shankara (1-3).

Shri Devi disse:

O Sadashiva! Signore, e Benefattore dell'Universo, Tu nella tua misericordia hai parlato delle modalità di culto della Prakriti suprema (4), che beneficia tutti gli esseri, che è l'unica via sia per il piacere che per la liberazione finale, e che dà, in questa età, in particolare, il successo immediato (5). La mia mente, immersa nell'oceano di nettare della Tua parola, non ha alcun desiderio di alzarsi, ma anela sempre di più (6). O Deva, nelle istruzioni relative al culto della grande Devi, Tu hai dato solo una vaga indicazione dell'inno di lode, e del Mantra di protezione. Puoi Tu rivelarli adesso? (7)

Shri Sadashiva disse:

Ascolta, dunque, o Devi, che sei l'adorata dei mondi, questo inno insuperabile, dalla cui recitazione o ascolto si diventa il Signore di tutte le Siddhi (8), (un inno), che mitiga la malasorte, aumenta la felicità e la prosperità, distrugge la morte prematura, e rimuove tutte le calamità (9), ed è la causa di un approccio felice alla graziosa Adya Kalika. È per grazia di questo inno, O Colei che è felice, che io sono Tripurari (Shiva come distruttore di Tripura, il demone che aveva conquistato i 3 mondi. È per grazia della Devi che potè sconfiggerlo) (10).

Oh Devi! il Rishi di questo inno è Sadashiva, il suo metro è Anushtup, la sua Devata è la Adya Kalika, e l'oggetto del suo uso è il raggiungimento del Dharma, Artha, Kama e Moksha (la retta condotta, la ricchezza, la realizzazione dei desideri e la liberazione) (11).

Inno Intitolato Adya-Kali-Svarupa. (o chiamato anche Kadi Stotra, dove tutti i nomi della Devi cominciano con la lettera K.)

Hrim, O Distruttrice del Tempo, (Kali)
Shrim, O Terribile,
(Karali)
Krim, Tu che sei caritatevole,
(Kalyani)
Che possiedi tutte le arti,
(Kalavati)
Tu sei Kamala,
Distruttrice dell'orgoglio del Kali Yuga,
(Kali-darpa-ghni)
Che sei cara a Lui dai capelli arruffati
(Shiva), (Kapardisha-kripanvita) (12)
Divoratrice di Colui che divora,
(Kalika)
Madre del Tempo,
(Kala-mata)
Tu che sei brillante come i Fuochi della dissoluzione finale,
(Kalanala-sama-dyuti)
Moglie di Colui che ha i capelli arruffati,
(Kapardini)
O Tu dal volto formidabile,
(Karalasya)
Oceano del nettare della compassione,
(Karunamrita-sagara) (13)
Misericordiosa,
(Kripa-mayi)
Vaso della Misericordia,
(Kripadhara)
La cui misericordia è senza limiti,
(Kripapara)
Che sei raggiungibile solo con la tua misericordia,
(Kripagama)
Che sei Fuoco,
(Krishanu)
Fulva,
(Kapila)
Nera di colore,
(Krishna)
Tu che incrementi la gioia del Signore della Creazione,
(Krishnananda-vivardhini) (14)
Notte di Tenebre,
(Kalaratri)
Immagine di Desiderio,
(Kamarupa)
Ma Liberatrice dai vincoli del desiderio,
(Kama-pasha-vimocini)
Tu che sei (scura) come un banco di nubi,
(Kadambini)
E porti la falce di luna,
(Kaladhara)
Distruttrice del peccato nel Kali Yuga,
(Kali-kalmasha-nashini) (15)

Tu che sei compiaciuta dal culto delle vergini, (Kumari-pujana-prita)
Tu che sei il Rifugio degli adoratori delle vergini,
(Kumari-pujakalaya)
Che sei soddisfatta dalla festa delle vergini,
(Kumari-bhojanananda)
Che sei l'immagine della Vergine,
(Kumari-rupa-dharini) (16)
Tu che vaghi nella foresta kadamba,
(Kadamba-vana-samchara)
Che sei soddisfatta con i fiori del bosco kadamba,
(Kadamba-pushpa-santosha)
Che hai la tua dimora nella foresta kadamba,
(Kadamba-vana-vasini)
Che indossi una ghirlanda di fiori kadamba,
(Kadamba-pushpa-malini) (17)
Tu che sei giovane,
(Kishori)
Che hai una voce morbida e bassa,
(Kala-kantha)
La cui voce è dolce come il verso di un uccello Chakravaka,
(Kala-nada-ninadini)
Che bevi
(Kadambari-pana-rata) e sei soddisfatta dal vino kadambari, (Kadambari-priya) (18)
E il cui calice è un teschio,
(Kapala-patra-nirata)
Che indossi una ghirlanda di ossa,
(Kamkala-malya-dharini)
Che sei contenta con il Loto,
(Kamalasana-santushtha)
E che sei seduta sul Loto,
(Kamalasana-vasini) (19)
Che dimori nel centro del Loto,
(Kamalalaya-madhya-stha)
Che ti piace il profumo del Loto
(Kamalamoda-modini)
Che ti muovi con l'andatura ondeggiante di un Hamsa
(cigno), (Kala-hamsa-gati)
Distruttrice della paura,
(Klaibya-nasini)
Che assumi tutte le forme a piacimento,
(Kama-rupini)
La cui dimora è a Kama-rupa,
(Kamarupa-kritavasa) (20)
Che gioca sempre al Kama-pitha,
(Kama-pitha-vilasini)
O Bella,
(Kamaniya)
O Rampicante
(cioè la pianta Kalpa del paradiso di Indra) che concedi qualsiasi desiderio, (Kalpa-lata)
Che sei adorna di bellissimi ornamenti,
(Kamaniya-vibhushana) (21)
Adorabile come l'immagine di ogni tenerezza,
(Kamaniya-gunaradhya)
Tu con un corpo morbido,
(Komalamghi)
E che sei sottile di vita,
(Krishodari)
Che sei soddisfatta del nettare di vino purificato,
(Karanamrita-santosha)
Dispensatrice di successo a coloro che godono del vino purificato,
(Karanananda-siddhi-da) (22)
La Divinità propria di coloro che ti adorano
(fanno Japa) quando hanno goduto del vino, (Karanananda-japeshtha)
Che sei allietata dal culto di Te stessa con il vino purificato,
(Karanarchana-harshita)
Che sei immersa nell' oceano di vino purificato,
(Karanarnava-sammaghna)
Che sei la protettrice di coloro che compiono Vrata con il vino,
(Karana-vrata-palini) (23)
Che è allietata dal profumo di muschio,
(Kasturi-saurabhamoda)
E che sei luminosa con un Tilak di muschio,
(Kasturi-tilakojjvala)
Che sei vicina per coloro che ti adorano con muschio,
(Kasturi-pujana-rata)
Che ami chi ti adora con muschio,
(Kasturi-pujaka-priya) (24)
Che sei una Madre per coloro che bruciano muschio come incenso,
(Kasturi-daha-janani)
Che ama il cervo muschiato
(Kasturi-mriga-tosini) e sei lieta di mangiare il suo muschio (il muschio viene polverizzato e messo nel vino. È usato come stimolante), (Kasturi-bhojana-prita)
Che è allietata dal profumo di canfora,
(Karpuramoda-modita)
Che sei ornata con ghirlande di canfora,
(Karpura-malabharana)
E il cui corpo è spalmato di canfora e pasta di sandalo,
(Karpura-chandanokshita) (25)
Che sei soddisfatta con il vino purificato aromatizzato con canfora,
(Karpura-karanahlada)
Che bevi il vino purificato aromatizzato con canfora,
(Karpuramrita-payini)
Che sei bagnata nell'oceano di canfora,
(Karpura-sagara-snata)
La cui dimora è nell'oceano di canfora,
(Karpura-sagaralaya) (26)
Che sei soddisfatta quando sei adorata con il Bija Hum,
(Kurcha-bija-japa-prita)
Tu che spaventi con il Bija Hum,
(Kurcha-japa-parayana)
Incarnazione del Kulachara,
(Kulina)
Adorata dai Kaulika,
(Kaulikaradhya)
Benefattrice dei Kaulika,
(Kaulika-priya-karini) (27)
Osservante del Kulachara,
(Kulachara)
Gioiosa
(Kautukini), Rivelatrice del percorso dei Kaulika, (Kula-marga-pradarsini)
Regina di Kashi,
(Kashishvari)
Alleviatrice di sofferenze,
(Kashtha-hartri)
Donatrice di benedizioni al Signore di Kashi,
(Kashisha-vara-dayini) (28)
Dispensatrice di piacere al Signore di Kashi,
(Kashishvara-kritamoda)
Amata del Signore di Kashi,
(Kashishvara-manorama) (29)
Tu la cui cavigliera fa una dolce melodia appena ti muovi,
(Kala-manjira-charana)
La cui cintura di campanelle tintinna dolcemente,
(Kvanat-kanci-vibhushana)
Che dimori nella montagna d'oro,
(Kanchanadri-kritagara)
Che sei come un raggio di Luna sul monte d'oro,
(Kanchanachala-kaumudi) (30)
Che sei allietata dalla recita del Mantra Klim,
(Kama-bija-japananda)
Che sei il Kama Bija
(Klim), (Kama-bija-svarupini)
Distruttrice di tutte le cattive inclinazioni,
(Kumati-ghni)
E delle afflizioni dei Kaulika,
(Kulinarti-nasini)
Signora dei Kaula,
(Kula-kamini) (31)
O tu che attraverso i tre Bija, Krim, Hrim, Shrim, sei la Distruttrice della paura della morte.
(Krim, Hrim, Shrim, mantra-varnena kala-kantaka-ghatini)
(A Te rendo omaggio.)

Questi sono proclamati come i Cento Nomi di Kalika (32), che cominciano con la lettera Ka (prima lettera dell’alfabeto devanagari). Sono tutti identici all'immagine di Kali (33). Colui che nel culto recita questi nomi con la mente fissa su Kalika, per lui Mantra-siddhi è rapidamente ottenuta, e con lui Kali si compiace (34). Dalla semplice offerta del suo Guru egli acquisisce intelligenza, conoscenza, e diventa ricco, famoso, generoso, e compassionevole (35). Tale devoto si gode la vita felice in questo mondo con i suoi figli e nipoti con ricchezza e potere (36). Colui che, in una notte di luna nuova, quando cade il Martedì, adora la grande Adya Kali, Signora dei tre mondi, con i cinque Ma-Kara (le cinque M, Pancha-ma-kara. Vino, carne, pesce, cereali arrostiti, sesso), e ripete i suoi cento nomi, diventa pervaso della presenza della Devi, e per lui non rimane nulla nei tre mondi che va oltre i suoi poteri (37-38).

Egli diventa nella conoscenza come Brihaspati stesso, nella ricchezza come Kuvera. La sua profondità è quella dell'oceano, e la sua forza quella del vento (39). Egli risplende con lo splendore accecante del Sole, ma piace con il fascino morbido della Luna. In bellezza diventa come il Dio dell'Amore, e raggiunge il cuore delle donne (40). Egli, dalla grazia di questo inno di lode, è riconosciuto ovunque come conquistatore. Cantando questo inno, egli raggiunge tutti i suoi desideri (41). Conseguirà tutti questi desideri per la grazia della graziosa Adya, sia in battaglia, che nel cercare il favore del Re, che nelle scommesse, o nelle controversie, e quando la sua vita sia in pericolo (42), per mano di briganti, tra villaggi in fiamme, tra i leoni o le tigri (43), nelle foreste e nei deserti solitari, se imprigionato, minacciato dal re o da pianeti avversi, nella febbre ardente, nella lunga malattia, quando viene attaccato da una malattia terribile (44), nella malattia dei bambini causata dall'influenza dei pianeti avversi, o quando è tormentato da incubi, se caduto in acque sconfinate, e se si trovasse in qualche nave sbattuta dalla tempesta (45).

O Devi! colui che con devozione ferma medita sullla Parama Maya (la Devi unita al Supremo Brahman), immagine dell'eccellentissima Kali, è senza dubbio sollevato da tutti i pericoli. Per lui non vi è mai alcun timore, anche se derivante dal peccato o dalla malattia (46-47). Per lui c'è sempre la vittoria e mai la sconfitta. Alla sua sola vista tutti i pericoli fuggono (48). Espone tutte le Scritture, gode di tutta la buona fortuna, e diventa leader in tutte le questioni di casta e di dovere, e signore tra i suoi parenti (49). Nella sua bocca Vani (Sarasvati) sempre dimora, e Kamala (Lakshmi) nella sua casa. Gli uomini si inchinano con rispetto alla semplice citazione del suo nome (50). Le otto Siddhi, come Anima e altre, vengono da lui considerate solo come fili d’erba.

Ora ho recitato l'inno dei cento nomi, che viene anche chiamato "la forma stessa di Adya Kali" (Adya-Kali-Svarupa) (51).

Purashcharana di questo inno, che è la sua ripetizione 108 volte, produce tutti i frutti desiderati (52). Questo inno di lode dei cento nomi, che è la stessa Primordiale Kali, se letto, o fatto leggere, se ascoltato, o fatto ascoltare, libera da tutti i peccati e porta all'unione con Brahman (53-54).

Shri Sadashiva disse.

Ho parlato del grande inno della Prakriti del Brahman Supremo, ascolta ora il Mantra di protezione della sacra Adya Kalika (55). Il nome del Mantra è "Conquistatore dei tre mondi", il suo Rishi è Shiva, il verso è Anushtup, e la sua Devata la Adya Kali (56).

Il suo Bija è il Maya, Bija la sua Shakti è Kama Bija, e la sua Kilaka è Krim. Dovrebbe essere usato per il raggiungimento di tutti gli oggetti desiderati (57).

Mantra di protezione

(Conosciuto come Trailokya-Vijaya)

Hrim, possa Adya proteggere la mia testa;
Shrim, possa Kali proteggere la mia faccia;
Krim, possa la Shakti Suprema proteggere il mio cuore;
Possa Lei, che è la Suprema del Supremo
(Paratpara), proteggere la mia gola (58);
Possa Jagaddhatri
(la Madre che crea e sostiene l’universo) proteggere i miei due occhi;
Possa Shankari
(consorte di Shankar) proteggere le mie due orecchie;
Possa Mahamaya
(Colei che vela la grandezza del Brahman) proteggere il mio olfatto;
Possa Sarva-Mangala
(Sempre-Auspiciosa) proteggere il mio gusto (58);
Possa Kaumari
(la Devi come consorte di Kumara o Kartikeya, dio della guerra, figlio di Shiva) proteggere i denti;
Possa Kamalalaya
(Colei che risiede nel Loto) proteggere le mie guance;
Possa Kshama
(Benevolente) proteggere le mie labbra superiori e inferiori;
Possa Charu-hasini
(dal dolce sorriso) proteggere il mento (60);
Possa Kuleshani
(Signora dei Kula) proteggere il mio collo;
Possa Kripa-mayi
(Misericordiosa) proteggere la mia nuca;
Possa Bahu-da
(che dà potere alle armi) proteggere le mie due braccia;
Possa Kaivalya-dayini
(Dispensatrice di Emancipazione) proteggere le mie due mani; (61)
Possa Kapardini
(dai capelli annodati o intrecciati) proteggere le mie spalle;
Possa Trailokya-Tarini
(Salvatrice dei tre mondi) proteggere la schiena;
Possa Aparna
(Digiunatrice) proteggere i miei due lati;
Possa Kamathasana
(Sostenitrice dell’universo) proteggere i miei fianchi (62);
Possa Vishalakshi
(dagli occhi grandi e belli) proteggere il mio ombelico;
Possa Prabha-vati
(Raggiante) proteggere il mio organo genitale;
Possa Kalyani
(Dispensatrice di Liberazione) proteggere le mie cosce;
Possa Parvati
(figlia di Himalaya, sposa di Shiva) proteggere i piedi;
Possa Jaya-durga
(Durga la Conquistatrice) proteggere il mio respiro vitale,
E Sarva-siddhi-da
(che dà tutte le Siddhi) proteggere tutte le parti del mio corpo (63)

Per quanto riguarda quelle parti che non sono state menzionate nella Kavacha, e non sono protette, possa la Primordiale Eterna Kali proteggerle tutte (64).

Ora ho parlato con te del meraviglioso Mantra celeste di protezione della Devi Adya Kalika, che è conosciuto come il "Conquistatore dei tre mondi" (Trailokya-Vijaya) (65).

E colui che lo ripete nelle sue devozioni con la mente fissa su Adya ottiene tutti i suoi desideri, ed Ella diventa propizia a lui (66). Egli consegue rapidamente Mantra-siddhi. Le siddhi minori diventano, per così dire, le sue schiave (67). Colui che è senza figli ottiene un figlio, chi desidera ricchezza guadagna ricchezze. Il ricercatore di conoscenza la raggiunge, e qualsiasi cosa un uomo desidera egli lo ottiene (68).

Il Purashcharana di questo Mantra di protezione è la sua ripetizione mille volte, e questo dà i frutti desiderati (69). Se è scritto su corteccia di betulla, con la pasta di sandalo, aloe fragrante, muschio, zafferano, o sandalo rosso, e racchiuso in una palla d'oro, indossato sia sul braccio destro, al collo, sulla Sikha (il ciuffo di capelli in cima alla testa tipico dei brahmana), o intorno alla vita, allora la Adya Kali diventa devota a chi lo indossa e gli concede qualunque cosa può desiderare (70-71). Da nessuna parte lui avrà paura. In tutti i luoghi sarà un conquistatore. Egli diventa pronto di parola, libero da disturbi, longevo e forte, dotato di ogni potere di resistenza (72), ed un adepto in ogni sapere. Conosce il significato di tutte le Scritture, ha i Re sotto il suo controllo, e ha sia il piacere che l'emancipazione nel palmo della mano (73).

Per gli uomini colpiti dalla contaminazione del Kali Yuga è uno dei Mantra più eccelsi per il raggiungimento della liberazione finale (74).

Shri Devi disse:

Tu, o Signore! nella Tua benevolenza mi hai parlato dell'Inno e Mantra di protezione, ho voglia ora di ascoltare le regole relative al Purashcharana (recitazione del mantra) (75).

Shri Sadashiva disse:

Le regole relative al Purashcharana nel culto della Adya Kalika sono le stesse di quelle relative alla Purashcharana nel culto con il Brahma-Mantra (vedi cap. 3 verso 114) (76). Per i Sadhaka che non possono fare completamente, sia Puja, che Japa e Homa, il Purashcharana può essere abbreviato (77), poiché è meglio osservare questi riti su piccola scala che non osservarli affatto. Ora ascolta, O Gentile! mentre ti descrivo la forma abbreviata di culto (78). Il saggio deve sciacquare la bocca con il Mula-mantra, e quindi eseguire Rishi-nyasa. Lascialo purificare le mani e procedere con Kara-nyasa e Anga-nyasa (vedi ante) (79). Passando le mani su tutto il corpo, deve praticare Pranayama, e poi meditare, adorare, e interiormente recitare il Mantra. Questo è il cerimoniale per la forma abbreviata di culto (80).

In questa forma di culto, al posto di Homa e di altri riti, i mantra possono essere recitati quattro volte il numero prescritto nel caso di ciascuno di essi rispettivamente (81). C'è anche un'altra modalità di esecuzione. Una persona che, quando il quattordicesimo giorno della metà oscura del mese (le due settimane in cui la luna cala) cade di Martedì o Sabato, adorare Jaganmayi (Colei che pervade l’universo) con i cinque elementi di culto (Pancha-tattva. Vino, carne, pesce, cereali arrostiti, sesso), e recitare con mente completamente attenta il Mantra 10.000 volte a mezzanotte e nelle festività in cui i fedeli nel Brahman hanno effettuato Purashcharana (82-83). Da un Martedì al Martedì successivo, il mantra deve ogni giorno essere recitato interiormente migliaia di volte. Il mantra 8000 volte così recitato è uguale all’esecuzione di Purashcharana (84-85).

In tutte le Ere, O Devi! ma in particolare nel Kali Yuga, i mantra della Sacra Primordiale Kalika sono di grande efficacia, e producono completo successo (85-86). O Parvati! Nel Kali Yuga, Kali nelle sue varie forme è sempre vigile, ma quando il Kali Yuga è in pieno dominio, allora la forma di Kali stessa è a beneficio del mondo (87). In questa iniziazione al Mantra Kalika non vi è alcuna necessità di determinare se il mantra sia siddha o su-siddha, o simili, o favorevole o ostile (ci sono vari tipi di mantra alcuni favorevoli, altri di difficile realizzazione, altri ancora sono ostili. Ciò si determina secondo le iniziali del nome del devoto e la prima lettera  del mantra). Se japa ne viene fatto, che è al contempo niyama e a-niyama, la Adya Devi è soddisfatta (88). Il mortale, per grazia della gloriosa Adya, raggiunge la conoscenza dell'essenza divina, e, in possesso di tale conoscenza, è, senza dubbio, liberato persino in vita (89). Carissima, non c'è bisogno qui di sforzo eccessivo o resistenza o penitenze. Gli esercizi religiosi degli adoratori di Adya Kali sono piacevoli da compiere (90). Con la sola purificazione del cuore il devoto raggiunge tutto ciò che desidera (91). Se il cuore non è purificato il devoto deve praticare con devozione i riti a Kula. (92)

Lo svolgimento delle pratiche ordinate produce la purificazione del cuore. Nel caso del Brahma-Mantra, il Mantra dovrebbe, tuttavia, essere prima ricevuto dalla bocca del Guru (93). O Grande Regina! Purashkriya (Purashcharana) dovrebbe essere fatto dopo l'esecuzione del culto necessario e di altri riti prescritti. Nel cuore purificato la conoscenza del Brahman cresce. E quando la conoscenza del Brahman è raggiunta, non vi è né ciò che deve, né quello che non deve essere fatto (94).

Shri Parvati disse:

O Grande Deva! che cos’è Kula, e cos’è Kulachara? O Grande Signore! qual è il segno di ciascuno dei cinque elementi di culto? Desidero ascoltare la verità relativa a ciò (95).

Shri Sadashiva disse:

Tu hai ben chiesto, O Signora dei Kula. Tu sei davvero la soccorritrice degli adoratori. Ascolta! Per il Tuo piacere descriverò con precisione a Te queste cose (96). I Kula sono Jiva (lo Spirito incarnato), Prakriti, Spazio, Tempo, Etere, Terra, Acqua, Fuoco e Aria (97). O Dea Primordiale! la consapevolezza che tutto questo è uno con il Brahman è Kulachara, e produce Dharma, Artha, Kama e Moksha (moralità, salute, realizzazione dei desideri, liberazione) (98). Coloro i cui peccati sono lavati via dal meriti acquisiti in varie vite precedenti da penitenze, elemosine, e la fedele osservanza del culto, sono loro le cui menti sono inclini al culto Kaulika (99). Quando l'intelligenza realizza l'essenza del culto Kaulika, diventa immediatamente purificata, e la mente è incline ai piedi di loto della Primordiale Kali (100). L'adoratore eccellente esperto in dottrina Kaula che abbia ricevuto questo eccellentissimo Vidya dal servizio di un buon maestro spirituale, se rimane saldamente fissato al culto Kaulika e al culto con i cinque elementi (Pancha-tattva. Vino, carne, pesce, cereali arrostiti, sesso) della Primordiale Kalika, la Devi Patrona del Kula, potrà godere di un gran numero di benedizioni in questa vita, e raggiungere la liberazione finale. (102)

La caratteristica del primo elemento è che è la grande medicina per l'umanità, aiutandola a dimenticare dolori profondi, ed è la causa della gioia (103). Ma, O Prediletta! l'elemento che non viene purificato stupisce e sconcerta, genera controversie e malattie, e dovrebbe essere respinto dal Kaula (104). Animali allevati nei villaggi, in aria aperta, o nella foresta, che sono nutrienti, e incrementano l'intelligenza, l'energia e la forza, sono il secondo elemento (105). O Bellissima! gli animali allevati in acqua, che sono gradevoli e gustosi, e aumentano il potere generativo dell'uomo, sono il terzo elemento (106). Le caratteristiche del quarto elemento sono che è facilmente reperibile, cresciuto nella terra, ed è la radice della vita dei tre mondi (107). E, O Devi, i segni del quinto elemento sono che è la causa di intenso piacere a tutti gli esseri viventi, che è l'origine di tutte le creature, e la radice del mondo, che è senza inizio né fine (108). Sappi, Carissima! che il primo elemento è il fuoco, il secondo è l'aria, il terzo è l'acqua, il quarto è la terra (109), e, O Viso Beato! il quinto elemento, sappi che è l'etere, il supporto dell'Universo (110). O Sovrana Padrona del Kula, colui che conosce il Kula, i cinque Kula-tattva, e il culto Kula, è liberato in vita (111).

Fine del Settimo Gioioso Messaggio, dal titolo "Inno di lode (Stotra), Amuleto (Kavacha), e la descrizione dei Kula-tattva".

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Capitolo 8 - Il Dharma e le Regole delle Caste e degli Ashrama

Dopo aver ascoltato delle varie forme di Dharma, Bhavani, Madre dei mondi, Distruttrice di tutti i legami terreni, parlò di nuovo a Shankara (1).

Shri Devi disse:

Ho sentito parlare dei diversi Dharma, che portano la felicità in questo mondo e nel prossimo, e conferiscono la pietà, la ricchezza, la soddisfazione del desiderio, allontanano il pericolo, e sono la causa dell'unione con il Supremo (2). Desidero ora ascoltare delle caste (Varna) e delle fasi della vita (Ashrama, che sono: Brahmacharya, studente; Grihastha, padre di famiglia; Vanaprastha, pellegrino; Bhikshu o Avadhuta o Sannyasin, asceta). O Onnipresente! Parlami, con la Tua gentilezza, di queste e delle regole di vita che dovrebbero essere osservate in esse (3).

Shri Sadashiva disse:

O Tu dai Voti propizi! nel Satya e altre Ere ci sono state quattro caste, in ognuna di queste vi erano quattro fasi della vita, e le regole di comportamento variavano a seconda della casta e delle fasi della vita. Nell'Era di Kali, tuttavia, ci sono cinque caste, cioè, Brahmana, Kshatriya, Vaishya, Shudra e Samanya. Ciascuna di queste cinque caste, O Grande Regina! ha due fasi della vita. Ascolta, dunque, Adye! mentre ti racconto delle loro regole di vita, riti e doveri (4-6). Ho già parlato con te delle incapacità degli uomini nati nel Kali Yuga. Non abituati come sono alla penitenza, e privi di conoscenza nei Veda, di breve vita, e incapaci di sforzi strenui, come possono sopportare lavoro corporeo? (7).

O Amata! nel Kali Yuga non c'è Brahmacharya né Vanaprastha. Ci sono solo due fasi, Grihastha e Bhikshuka (8). O Propizia! Nell'Era di Kali il capofamiglia dovrebbe in tutti i suoi atti essere guidato dalle regole degli Agama. Egli non potrà mai raggiungere il successo per altre vie (9). E, O Devi! nella fase del mendicante (Bhikshuka) non è consentito portare con sé il bastone pastorale (Danda), in quanto, O Tu dalla Conoscenza Divina! è una pratica esclusivamente vedica (10). Nell'Era di Kali, O Gentile! l'adozione della vita di un Avadhuta, secondo i riti Shaiva, è equivalente a quella di un Sannyasin (11). Quando il Kali Yuga è in pieno potere, i Vipra (Brahmana) e altre caste hanno uguale diritto di entrare in entrambe queste fasi della vita (12) I riti purificatori di tutti devono essere in base alle regole ordinate da Shiva, anche se le pratiche particolari dei Vipra e di altre caste variano (13).

Un uomo diventa un capofamiglia nel momento in cui nasce. È attraverso il Samskara (un rito di consacrazione) che entra su una qualsiasi delle altre fasi della vita. Per questo motivo, O Grande Regina! Si deve prima essere un capofamiglia, seguendo le regole di quello stile di vita (14). Quando però ci si libera dai desideri mondani per la conoscenza del Reale, è allora che si deve abbandonare tutto e cercare rifugio nella vita ascetica (15). Nell'infanzia si deve acquisire conoscenza, in gioventù, ricchezza e moglie. Il saggio uomo di mezza età si dedicherà ad atti di religione, e nella sua vecchiaia dovrebbe ritirarsi dal mondo (16).

Non bisogna ritirarsi dal mondo se si ha un vecchio padre o madre, una moglie devota e casta, oppure bambini piccoli e indifesi (17). Colui che diventa un asceta, lasciando madri, padri, figli neonati, mogli, o parenti dipendenti da lui, è colpevole di un grande peccato (18). Colui che diventa un mendicante senza prima soddisfare le necessità dei propri genitori e parenti è colpevole del peccato di aver ucciso suo padre e sua madre, una donna e un Brahmana (19). I Brahmana e gli uomini di altre caste devono svolgere i loro rispettivi riti purificatori secondo le ordinanze previste da Shiva. Questa è la regola nel Kali Yuga (20).

Shri Devi disse:

Oh Onnipresente! dimmi quali sono le regole di vita per i capofamiglia e per i mendicanti, e quali sono i riti purificatori per i Vipra e per le altre caste (21).

Shri Sadashiva disse:

Per tutti i discendenti di Manu lo stato di capofamiglia è il primo dovere. Io, quindi, parlerò prima di esso, ascoltami, o Signora dei Kaula (22). Un capofamiglia dovrebbe essere dedicato alla contemplazione del Brahman e in possesso della conoscenza del Brahman, e dovrebbe consegnare tutto quello che fa al Brahman (23). Egli non deve dire falsità, o praticare l'inganno, e dovrebbe sempre essere impegnato nel culto dei Devata e degli ospiti (24). Deve vedere suo padre e sua madre come due visibili divinità incarnate, egli deve sempre e con ogni mezzo in suo potere servirli (25). O Shiva! O Parvati! se la madre e il padre sono contenti, anche Tu sei contenta. e l'Essere Supremo gli è propizio (26). O Primordiale! Tu sei la Madre dei mondi, e il Brahman Supremo è il Padre, quale miglior atto religioso ci può essere di quello che li soddisfa entrambi? (27). Secondo le proprie possibilità, alla madre e al padre si dovrebbe offrire il posto, un letto, vestiti, bevande e cibo. Ci si dovrebbe sempre rivolgere a loro con un tono di voce dolce, e il comportamento dei nipoti deve sempre essere gentile. Il buon figlio che obbedisce sempre agli ordini di sua madre e di suo padre santifica la famiglia (28-29). Se si vuole il proprio benessere tutta l'arroganza, lo scherno, le minacce e le parole rabbiose devono essere evitate in presenza dei genitori (30). Il figlio che è obbediente ai suoi genitori deve, in segno di venerazione, inchinarsi a loro, alzarsi in piedi quando li vede, e non deve prendere il loro posto senza il loro permesso (31). Colui che, inebriato con l'orgoglio della conoscenza o della ricchezza, offende i suoi genitori, è oltre il confine di tutti i Dharma, e andrà in un terribile inferno (32). Anche se il soffio vitale dovesse raggiungere la gola, il capofamiglia non deve mangiare senza prima dar da mangiare a sua madre, padre, figlio, moglie, ospiti, e fratello (33). L'uomo che riempie il suo ventre privando i suoi parenti è disprezzato in questo mondo, e va all'inferno nel prossimo (34). Il capofamiglia deve amare la moglie, educare i suoi figli, e sostenere i suoi parenti e amici. Questo è il supremo eterno dovere (Sanatana Dharma) (35). Il corpo è nutrito dalla madre. Proviene dal padre. I parenti, per amore, insegnano. L'uomo, dunque, che li abbandona è davvero vile (36). E subirà centinaia di dolori. Essi devono essere soddisfatti con tutte le proprie capacità. Questo è l’eterno dovere (37). Quell'uomo che in questo mondo volge la mente al Brahman e aderisce fedelmente alla verità è soprattutto un uomo di buona condotta, e conosce il Supremo, ed è benedetto in tutti i mondi (38). Il capofamiglia non dovrebbe mai punire la moglie, ma deve amarla come una madre. Se lei è virtuosa e devota al marito, lui non dovrebbe mai abbandonarla anche nei momenti di più grande disgrazia (39). L'uomo saggio, mentre la propria moglie è viva, non dovrebbe mai toccare con intento malvagio un'altra donna, altrimenti andrà all'inferno (40). L'uomo saggio non deve vivere o dormire con mogli di altri uomini. Si dovrebbe evitare ogni discorso improprio e audace in loro presenza (41). La propria moglie deve essere soddisfatta con ricchezze, vestiti, amore, rispetto, e parole piacevoli. Il marito non deve mai fare niente dispiace a lei (42). L'uomo saggio non dovrebbe mandare la moglie a qualsiasi festival, concorso di persone, pellegrinaggio, o in un'altra casa, a meno che non sia assistita da suo figlio o da una persona fidata (43).

O Maheshvari! quell'uomo la cui moglie è al tempo stesso fedele e felice è sicuramente considerato come se avesse eseguito tutti i Dharma, ed è davvero anche il tuo preferito (44). Un padre deve coccolare e nutrire i suoi figli fino al loro quarto anno, e poi fino alla loro sedicesimo anno deve essere insegnata loro la cultura e i loro doveri (45). Fino al loro ventesimo anno devono essere tenuti impegnati in faccende domestiche, e da quel momento, considerandoli alla pari, si deve sempre mostrare affetto verso di loro (46). Allo stesso modo una figlia dovrebbe essere amata ed educata con grande cura, e poi ceduta con denaro e gioielli a un marito saggio (47).

Il capofamiglia deve quindi anche amare e proteggere i suoi fratelli e le sorelle ed i loro figli, i suoi parenti, amici e servitori (48). Egli deve anche sostenere il suoi compagni di culto, i suoi compaesani, e gli ospiti, come pure asceti o altri (49). Se il capofamiglia ricco non agisce così, allora che sia conosciuto come una bestia, un peccatore, e sia disprezzato nel mondo (50). Il capofamiglia non deve essere eccessivamente dipendente dal dormire, dall'ozio, dalla cura per il corpo, per i capelli, per il mangiare o bere, o dall'attenzione per i suoi vestiti (51). Egli deve essere moderato nel cibo, nel sonno, nella parola, e nei rapporti sessuali, e essere sincero, umile, puro, libero dalla pigrizia, e perseverante (52). Cavalleresco con i suoi nemici, modesto con i suoi amici, parenti e anziani, non dovrebbe rispettare quelli che meritano censura né offendere coloro che sono degni di rispetto (53). Gli uomini dovrebbero essere ammessi alla sua fiducia e confidenza solo dopo l'associazione con loro e l'osservazione della loro natura, inclinazione, comportamento, e carattere amichevole (54). Anche un nemico insignificante deve essere temuto, e la propria forza dovrà essere rivelata solo al momento giusto. Ma in nessun caso si dovrebbe deviare dal sentiero del dovere (55). Un uomo religioso non dovrebbe parlare della sua fama e bravura, di quanto è stato detto in segreto, né del bene che ha fatto per gli altri (56). Un uomo di buon nome non deve intraprendere alcuna lite con un motivo indegno, né quando la sconfitta è certa, né con coloro che sono superiori o inferiori a se stesso (57). Egli dovrebbe diligentemente guadagnare conoscenza, ricchezza, fama e meriti religiosi, ed evitare tutte le abitudini viziose, la compagnia dei malvagi, la menzogna e la slealtà (58). Le iniziative dovrebbero essere intraprese a seconda delle circostanze e della propria condizione di vita, e le azioni dovrebbero essere fatte in base alla loro stagione. Pertanto, in tutto ciò che un uomo fa dovrebbe prima esaminare se le circostanze e il tempo sono adatti (59). Il capofamiglia si dovrebbe impiegare per l'acquisizione di ciò che è necessario e la protezione dello stesso. Egli deve essere giudizioso, pio, buono con gli amici. Egli deve essere moderato nel parlare e nel ridere, in particolare in presenza degli aventi diritto al suo rispetto (60). Egli dovrebbe tenere sotto controllo i suoi sensi, essere di indole allegra, pensare a ciò che è buono, essere di fermo proposito, attento, lungimirante, e discriminante nell'uso dei suoi sensi (61).

La parola del saggio capofamiglia dovrebbe essere veritiera, mite, accomodante e salutare, ma piacevole, evitando sia l'auto-elogio e sia la denigrazione degli altri (62). L'uomo che ha installato cisterne per l'acqua, piantato alberi, costruito posti di riposo sul ciglio della strada, o ponti, ha conquistato i tre mondi (63). Quell'uomo che è la felicità di sua madre e suo padre, al quale sono devoti i suoi amici, e la cui fama è cantata dagli uomini, è il conquistatore dei tre mondi (64). Colui il cui scopo è la verità, la cui carità è sempre per i poveri, che ha dominato la lussuria e la collera, da lui i tre mondi sono conquistati (65). Colui che non brama le mogli o le cose degli altri, che è libero da falsità e invidia, da lui i tre mondi sono conquistati (66). Colui che non ha paura in battaglia né di andare in guerra quando c'è bisogno, e che muore in una battaglia intrapresa per una causa sacra, da lui i tre mondi sono conquistati (67). Colui la cui anima è libera da dubbi, che è devoto e fedele seguace delle ordinanze di Shiva, e rimane sotto il Mio controllo, da lui i tre mondi sono conquistati (68). Il saggio uomo che nella sua condotta con i suoi simili guarda con occhio equanime sia amici che nemici, da lui sono i tre mondi conquistati (69). O Devi! la purezza è di due tipi, esterna ed interna. La dedizione di sé al Brahman è conosciuta come la purezza interna (70), e la pulizia delle impurità del corpo con l'acqua o cenere, o qualsiasi altra cosa che purifica il corpo, è chiamata purezza esterna (71).

O Carissima! le acque del Gange, o di qualsiasi altro fiume, o serbatoio, stagno, pozzo, piscina o del Gange celeste, sono ugualmente purificanti (72). O Tu dai Voti propizi! le ceneri di un luogo di sacrificio e la terra pulita sono eccellenti, e la pelle di un'antilope e l'erba puliscono come la terra (73). O Propizia! che bisogno c'è di dire di più su purezza e impurità? Il capofamiglia può fare qualunque cosa che purifica la mente (74). Ci deve essere purificazione esterna al risveglio dal sonno, dopo un rapporto sessuale, dopo aver urinato, dopo lo svuotamento intestinale, e alla fine di un pasto, e ogni volta che lo sporco di qualsiasi tipo è stato toccato (75).

Sandhya, sia Vaidika che Tantrika, deve essere eseguito tre volte al giorno, e a seconda del tipo di culto il devoto deve fare il suo servizio (76). Gli adoratori del Brahma-Mantra hanno svolto il loro Sandhya quando hanno fatto il japa del Gayatri, realizzando in sé l'identità del Gayatri e del Brahman (77). Nel caso di coloro che non sono devoti di Brahma, Vaidika Sandhya consiste nel culto e nell'offerta di oblazioni al Sole e nella recitazione del Gayatri (78).

O Gentile! In tutte le preghiere quotidiane la recita dovrebbe essere fatta mille e otto o cento e otto o dieci volte (79). O Devi! sia i Shudra (la casta degli operai e contadini) che i Samanya (coloro che sono di bassa casta) possono osservare uno dei riti proclamati dagli Agama, e da questi essi raggiungono ciò che desiderano (80). Le tre esecuzioni (del Sandhya) si fanno all'alba, a mezzogiorno e al tramonto (81).

Shri Devi disse:

Tu stesso hai detto, O Signore! che quando il Kali Yuga è in pieno potere per tutte le caste, a partire dai Brahmana, solo i riti Tantrika sono adeguati. Perché, allora, limiti i Vipra (Brahmana) ai riti vedici? Dovrai spiegare questo completamente a Me. (82-83).

Shri Sadashiva disse:

O Tu che conosci l'essenza di tutte le cose, hai parlato correttamente. Nel Kali Yuga tutte le osservanze danno il frutto della gioia e della liberazione quando sono fatte secondo i riti dei Tantra (84). Il Brahma-Savitri (il grande Vaidika Gayatri: Om bhur bhuvah swah; Tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi; Dhiyo yo nah prachodayat), conosciuto anche come Vaidika, dovrebbe anche essere chiamato Tantrika, ed è adatto a entrambe le osservanze (85). È, perciò, O Devi! che ho detto che quando il Kali Yuga è in pieno potere, il “nato due volte” (Brahmana) è il solo avente diritto alla recita del Gayatri, ma non ad altri mantra (86). Nel Kali Yuga il Savitri va recitato dai Brahmana, preceduto dal Tara Bija (Om), nonché per Kshatriya e Vaishya, preceduto dal Kamala (Shrim) e Vagbhava Bija (Aim) rispettivamente (87). O Suprema Devi! Ma una distinzione deve essere fatta tra i “nati due volte” e i Shudra, i doveri quotidiani sono diretti a essere preceduti dal Vaidika Sandhya (solo le prime tre caste sono autorizzate al Vaidika Sandhya) (88). Il successo, tuttavia, può anche essere raggiunto dal seguire semplicemente le ordinanze di Shambhu. Questo è in verità vero, e ripeto, è vero, molto vero, e non vi è alcun dubbio (89). O Adorata dei Deva! anche se il tempo stabilito per la recita della preghiera quotidiana è passato, tutti coloro che desiderano l'emancipazione e non sono impediti da malattia o debolezza dovrebbero dire, "Om il Sempre-esistente Brahman" (Om Tat Sat Brahma) (90). Il seggio, i vestiti, i vasi, il letto, le vetture, la casa, e i mobili per la casa del devoto devono essere più puliti possibile (91). Alla fine delle preghiere quotidiane il capofamiglia dovrebbe tenersi occupato con le faccende domestiche o lo studio dei Veda, egli non deve mai rimanere inattivo (92). In luoghi santi, nei giorni di festa, o quando il Sole o la Luna sono in eclissi, egli dovrebbe fare recitazione interiore (Japa), e fare elemosina, e diventare così la dimora di tutto ciò che è buono (93).

Nell'era di Kali la vita dipende dal cibo che si mangia, il digiuno non è raccomandato, in sostituzione di esso, è ordinata la carità (94). O Grande Regina! Nell'era di Kali l’elemosina è efficace nella realizzazione di tutte le cose. I soggetti più propri per tale elemosina sono i poveri dedicati agli atti meritori (95). O Madre! i primi giorni del mese, dell'anno, del mese lunare (Paksha), il quattordicesimo giorno del mese lunare (Caturdashi), l'ottavo giorno della metà luminosa del mese lunare (Shuklashthami), l'undicesimo giorno del mese lunare (Ekadasi), la luna nuova (Amavasya), il proprio compleanno, l'anniversario della morte del proprio padre, e le festività fisse, sono giorni sacri (96-97).

Il fiume Gange e tutti i grandi fiumi, la casa del Maestro religioso ed i luoghi dei Deva sono luoghi santi. Ma per coloro che, trascurando lo studio dei Veda, il servizio alla madre e al padre, e la tutela della propria moglie, vanno in luoghi di pellegrinaggio, quei luoghi sacri vengono trasformati in inferno (98-99). Per le donne non vi è alcuna necessità di andare in pellegrinaggio, di digiunare, o fare altri atti simili, né vi è alcuna necessità di eseguire alcuna devozione, tranne quella che consiste nel servizio al marito (100). Per una donna il suo marito è un luogo di pellegrinaggio, è l'esecuzione di penitenze, l'elemosina, lo svolgimento dei voti, ed è il suo maestro spirituale. Quindi una donna dovrebbe dedicarsi al servizio del marito con tutta se stessa (101). Lei deve sempre con parole e gesti di devozione agire per il piacere del marito, e, rimanendo fedele ai suoi precetti, dovrebbe soddifare i suoi parenti e amici (102).

Una donna il cui marito è il suo voto non dovrebbe guardarlo con sguardo duro, o pronunciare parole dure davanti a lui. Nemmeno nel suo pensiero deve fare qualsiasi cosa che dispiace a suo marito (103). Colei che con corpo, mente e parola e con atti gradevoli, soddisfa sempre il marito, raggiunge la dimora del Brahman (104). Rimanendo sempre fedele alla volontà del marito, lei non dovrebbe guardare il volto di altri uomini, o conversare con loro, o scoprire il suo corpo davanti a loro (105).

Nell'infanzia lei dovrebbe rimanere sotto il controllo dei suoi genitori, nella sua gioventù del marito, e nella sua vecchiaia degli amici e parenti del marito. Lei non deve mai essere indipendente (106).

Un padre non dovrebbe sposare sua figlia se lei non conosce il suo dovere per un marito e non sa come servirlo, o se non sa le altre regole di condotta della donna (107).

Non dovrebbe essere mangiata la carne degli esseri umani, né degli animali simili a loro, né la carne della mucca, che è utile in vari modi, né la carne di animali carnivori, né carne che è insapore (108). O Propizia! frutti e radici di vario genere sia coltivati in villaggi o raccolti nelle giungle, sia tutto ciò che viene coltivato nel terreno, si può mangiare a volontà (109).

L'insegnamento e l'esecuzione di sacrifici sono i doveri propri di un Brahmana. Ma se egli non è messo in grado di compiere tali doveri, può guadagnarsi da vivere seguendo la professione di uno Kshatriya o di un Vaishya (110). L'occupazione più corretta per un Rajanya è quella di combattere e governare. Ma se non è in grado di farlo, può guadagnarsi da vivere seguendo la professione di un Vaishya o di un Shudra (111). Se un Vaishya non può commerciare, allora per lui seguire la professione di un Shudra non comporta alcuna colpa. Per un Shudra, O Sovrana Regina! il servizio è il mezzo di sussistenza prescritto (112). Oh Devi! i membri della classe Samanya possono per il loro mantenimento seguire tutte le professioni ad eccezione di quelle che sono specificamente riservate ai Brahmana (113). Quest'ultimo, privo di odio e attaccamento, con autocontrollo, veritiero, conquistatore dei suoi sensi, senza invidia e ogni sorta di astuzia, deve perseguire le sue proprie occupazioni (114). Egli deve sempre essere lo stesso per, e il benefattore di, tutti gli uomini, e insegnare ai suoi ben educati scolari come se fossero suoi figli (115). Deve sempre evitare la menzogna, la maldicenza, e le abitudini viziose, l'arroganza, l'amicizia per le persone di bassa moralità, la ricerca di oggetti bassi, e l'uso del linguaggio che dà offesa (116). Dove la pace è possibile, evitare la guerra. La pace con onore è eccellente. O Volto Adorabile! per il Rajanya ci dovrebbe essere la morte o la vittoria in battaglia (117). Un uomo della casta regale non dovrebbe desiderare la ricchezza dei suoi sudditi, o imporre tasse eccessive, ma, essendo fedele alle sue promesse, dovrebbe sempre nel rispetto del suo dovere proteggere i suoi sudditi come se fossero i propri figli (118). Nel governo, nella guerra, nei trattati, e altri affari di Stato, il Re dovrebbe prendere consiglio dai suoi ministri (119). La guerra deve essere effettuata in accordo con il Dharma. Ricompense e punizioni devono essere assegnate giustamente e conformemente ai Shastra. I migliori trattati dovrebbero essere conclusi come il suo potere permette (120). Con uno stratagemma il fine desiderato deve essere raggiunto. Con gli stessi mezzi devono essere condotte le guerre e conclusi i trattati . La vittoria, la pace e la prosperità seguono lo stratagemma (121). Deve sempre evitare la compagnia degli uomini di basso rango, ed essere buono con i sapienti. Egli deve essere di disposizione calma, giudizioso nelle azioni in tempo di difficoltà, di buona condotta e ragionevole nelle sue spese (122).

Egli deve essere un esperto nel mantenimento delle sue fortezze, ben addestrato nell'uso delle armi. Deve sempre accertare la disposizione del suo esercito, e insegnare ai suoi soldati tattiche militari (123). O Devi! non deve in battaglia uccidere colui che è stordito, che ha perso le braccia, o che è in fuga, né i nemici che ha catturato, né le loro mogli o figli (124). Tutto ciò che è acquisito sia con la vittoria che con trattati deve essere distribuito tra i soldati in parti basate sul merito (125).

Il Re deve conoscere il carattere e il coraggio di ciascuno dei suoi guerrieri, e se gli importano i suoi interessi, non deve porre un grande esercito sotto il comando di un singolo ufficiale (126). Non deve mettere la sua fiducia in una persona sola, né porre un solo uomo a capo dell'amministrazione, né trattare i suoi sottoposti alla pari, né avere familiarità con essi (127). Dovrebbe essere molto istruito, ma non loquace; pieno di conoscenza, ma ansioso di imparare; pieno di onori, ma senza arroganza. Nell'assegnare sia premi che punizioni dovrebbe essere discriminante (128). Il Re deve o da sé o tramite le sue spie controllare i suoi sudditi, parenti, e servi (129). Il comandante saggio non deve né onorare né degradare nessuno in un impeto di passione o di arroganza e senza giusta causa (130). Soldati, comandanti, ministri, moglie, figli e servitori egli deve proteggere. Se colpevoli, dovrebbero essere puniti in base a ciò che si meritano (131). Il Re deve proteggere, come un padre, i pazzi, gli incapaci, i bambini e gli orfani, e quelli che sono vecchi e infermi (132). Sapere che l'agricoltura e il commercio sono gli incarichi appropriati del Vaishya. È dalla agricoltura e dal commercio che il corpo dell'uomo viene sostenuto (133). Perciò, o Devi! in agricoltura e nel commercio la negligenza, le abitudini viziose, la pigrizia, la falsità, e l'inganno devono essere evitati con tutta l'anima (134). Shiva! quando sia compratore che venditore sono d'accordo per l'oggetto della vendita e il prezzo dello stesso, e gli accordi sono stati presi, allora l'acquisto diventa completo (135). O Carissima! la vendita o il dono di proprietà da parte di chi è un pazzo, fuori di senno, minorenne, prigioniero, o indebolito dalla malattia, non è valido (136). L'acquisto di cose non viste si conclude con l'ascolto della descrizione delle stesse. Se l'articolo si trova a differire dalla sua descrizione, l'acquisto viene annullato (137). La vendita di un elefante, un cammello e un cavallo è effettuata mediante la descrizione dell'animale. La vendita è, tuttavia, annullata se l'animale non risponde alla descrizione (138). Se nell'acquisto di elefanti, cammelli e di cavalli un vizio latente viene scoperto nel corso di un anno dalla data della vendita, l'acquisto viene annullato, ma non dopo la scadenza di un anno (139). O Devi dei Kula! il corpo umano è il ricettacolo della pietà, della ricchezza, dei desideri, e della liberazione finale. Non deve pertanto mai essere oggetto di acquisto, e in ragione dei miei comandi, tale acquisto non è valido (140).

O Cara ! nel prestito di orzo, grano, o riso, il profitto del creditore, alla fine dell'anno è previsto essere un quarto della quantità prestata, e nel caso del prestito di metalli un ottavo (141). Nelle transazioni monetarie, nell'agricoltura, nel commercio, e in tutte le altre operazioni, gli uomini devono sempre svolgere i propri compiti. Questo è approvato dalla legge (142). Un servo deve essere abile, pulito, sveglio, attento e vigile, e avere i sensi sotto controllo (143). Deve, visto che desidera la felicità in questo e nell'altro mondo, rispettare il suo padrone come se fosse Vishnu stesso, la moglie del suo padrone, sua madre, e rispettare parenti e amici del suo padrone (144). Egli dovrebbe riconoscere gli amici del suo padrone come suoi amici, ed i nemici del suo padrone come i suoi nemici e deve sempre rimanere in rispettoso servizio al suo padrone, in attesa dei suoi ordini (145). Deve nascondere accuratamente il disonore del suo padrone, i dissensi della famiglia, qualsiasi cosa detta in privato o che porti disgrazia al suo padrone (146). Non deve desiderare la ricchezza del suo padrone, ma rimanere sempre devoto al suo bene. Non deve fare uso di parolacce o ridere o giocare in presenza dei suoi padroni (147). Non deve, con mente lussuriosa, neanche guardare le servitrici, in casa del suo padrone, o coricarsi con loro, o giocare con loro in segreto (148). Egli non deve usare il letto del suo padrone, la sua sede, carrozze, abiti, vasi, scarpe, gioielli, o armi (149). Se colpevole, egli deve implorare il perdono del suo padrone. Non deve essere sfrontato, impertinente, o tentare di porsi su un piano di parità con il suo padrone  (150).

Tranne che nel Bhairavi-chakra o nel Tattva-chakra le persone di tutte le caste devono sposarsi nella loro casta di appartenenza secondo la forma Brahma (ci sono 8 forme di matrimonio di cui il Brahmodvaha è generalmente il più adottato), e devono mangiare con la gente della propria casta (151). O Grande Regina! in questi due chakra, però, il matrimonio è ordinato in forma Shaiva, e per quanto riguarda mangiare e bere, non esistono distinzioni di casta (152).

Shri Devi disse:

Qual è il Bhairavi-chakra, e qual è il Tattva-chakra? Ho desiderio di ascoltare, e gentilmente ti è doveroso parlare di essi (153).

Shri Sadashiva disse:

O Devi! nelle ordinanze relative al culto Kula ho parlato della formazione dei chakra da parte degli adoratori eccellenti nei momenti di culto speciale (154). O Cara ! non c'è una regola relativa al Bhairavi-chakra. Questo chakra di buon auspicio può essere formato in qualsiasi momento (155). Voglio parlare dei riti relativi a questo chakra, che beneficia i fedeli, e in cui, se la Devi è adorata, Ella esaudisce rapidamente le preghiere dei suoi devoti (156).

Il Kulacharya (Maestro del Kula) deve stendere un tappeto in un bel posto, e, dopo averlo purificato con il Kama (Klim) e l'Astra (Phat) Bija, dovrebbe sedersi su di esso (157). Poi il saggio si deve disegnare un quadrato con un triangolo in esso sia con o rosso vermiglio pasta di legno di sandalo, o semplicemente acqua (158). Poi, prendendo un vaso dipinto, e spalmandolo con della cagliata e riso essiccati al sole, e mettendo un segno vermiglio su di esso, deve mettere un ramo oppure foglie e frutta su di esso (159). Riempiendolo con acqua profumata mentre pronuncia il Pranava (Om), il devoto deve metterlo sul Mandala, e offrire di fronte ad esso del fuoco e bastoncini di incenso (160). Il vaso deve poi essere adorato con due fiori profumati. L'Ishta-devata (la divinità personale del devoto) deve essere meditata come se fosse nel vaso stesso. Il rituale deve essere conforme alla forma abbreviata (161). Ascolta, O Adorata degli Immortali! mentre parlo con te delle caratteristiche peculiari di questo culto. Non vi è alcuna necessità di mettere il vino, in coppe per il Guru o altri 162). Il devoto deve poi prendere degli elementi di culto a suo piacimento, e metterli di fronte a se stesso. Poi, purificandoli con il Mantra Arma (Phat), deve meditare su di essi con sguardo fermo (Divya-drishthi) (163).

Poi, mettendo profumo e fiori nella coppa del vino, deve meditare su Ananda-Bhairava e Ananda-Bhairavi in esso (164).

Dhyana

Deve meditare sulla Beata Devi (Ananda Mayi) visualizzandola nel primo fiore della giovinezza, con un corpo roseo come la prima luce del sole nascente. Il dolce nettare del suo sorriso illumina il suo viso bello come un vero e proprio fiore di loto. Ornata di gioielli, vestita di belle vesti colorate e deliziandosi nella danza e nel canto, Lei con il loto delle sue mani fa i segni che conferiscono benedizioni e dissipano le paure (165-166).

Dopo aver così meditato sulla Beata Devi il devoto deve poi meditare sul Beato Bhairava (167).

Dhyana

Medito sul Deva che è bianco come la canfora, i cui occhi sono grandi e belli come fiori di loto, lo splendore del suo corpo è adornato con paramenti celesti e gioielli, che tiene nella mano sinistra la coppa del nettare, e nella destra una palla di Shuddi (cibo consacrato) (168).

Avendo così meditato su entrambi i Deva e pensando a loro in uno stato di unione (Samarasya, unione sessuale) all’interno della coppa del vino, il devoto deve poi adorari. I nomi dei Devata devono essere posti in un Mantra che comincia con il Pranava e termina con Namah (i mantra saranno quindi: Om Ananda-Bhairavaya Namah e Om Ananda-Bhairavyai Namah) e, con profumi e fiori, deve poi santificare il vino (169)

Il Kula devoto deve santificare il vino ripetendo su di esso il Pashadi-Trika-Bìja e Namah (Am Hrim Krom Namah) per cento e otto volte (170). Quando il Kali Yuga è in pieno potere, nel caso del capofamiglia la cui mente è interamente assorbita dai desideri domestici, i tre dolci devono essere sostituiti al posto del primo elemento di culto (vino) (171). Latte, zucchero e miele sono i tre dolci che devono essere considerati come l'immagine del vino, e come tale offerto alla divinità (172). I nati nel Kali Yuga sono per loro natura di debole intelletto, e le loro menti sono distratte dalla lussuria. In ragione di questo non riconoscono la Shakti come l'immagine della divinità (173). Perciò, o Parvati! per loro ci deve essere, al posto dell'ultimo elemento di culto (unione sessuale), la meditazione sui piedi di loto della Devi e la recita interiore del loro Ishta-mantra (il mantra dato dal guru all’iniziazione) (174).

Quindi gli elementi di culto devono essere consacrati dalla recitazione su ciascuno di essi dello stesso Mantra cento volte (175). Il devoto, con gli occhi chiusi, deve meditare su di essi come pervasi dal Brahman, per poi offrirli a Kali, e, infine, mangiare e bere gli elementi consacrati (176). O Gentile! questo è il Bhairavi-chakra, che non è rivelato negli Tantra altri. Ho comunque parlato a Te di esso. È l'essenza delle essenze, e il meglio del meglio (177). Parvati! Nel Bhairavi-chakra e nel Tattva-chakra il devoto eccellente deve essere sposato alla sua Shakti, secondo le leggi prescritte da Shiva (178). Il Vira che esegue l'adorazione senza essere sposato godendo comunque della Shakti è, senza dubbio, colpevole del peccato di andare con la moglie di un altro uomo (179). Quando il Bhairavi-chakra è stato formato, i suoi membri sono anche meglio dei nati due volte, ma quando il Chakra si rompe, si torna di nuovo alla rispettiva casta di appartenenza (180). In questo Chakra non c'è distinzione di casta, né impurità del cibo. I devoti eroici del Chakra sono la mia immagine, non c'è dubbio (181). Nella formazione del Chakra non c'è una regola di tempo o di luogo o questione di idoneità. Gli articoli necessari possono essere utilizzati da chiunque siano stati portati (182). Il cibo portato da lontano, sia cotto che crudo, portato da un Vira oppure da un Pashu, diventa puro immediatamente appena viene portato all'interno del Chakra (183).

Mentre il Chakra si sta formando, tutti i pericoli fuggono alla rinfusa, intimoriti dallo splendore brahmanico dei suoi eroi (184). Al solo ascoltare che in qualsiasi luogo un Bhairavi-chakra è stato formato, feroci Pishacha, Guhyaka, Yaksha, e Vetala (varie forme demoniache) scappano lontano impauriti (185). Nel Chakra ci sono tutti i luoghi santi, i luoghi grandi e santi, e con riverenza Indra e tutti gli Immortali (186). Shiva! il luogo dove si forma un Chakra è un luogo grande e santo, più sacro di ogni e di tutti gli altri luoghi sacri. Anche i Trentatre Deva desiderano le eccellenti offerte fatte a Te in questo Chakra (187). Qualunque sia il cibo, sia cotto che crudo, e se portato da un Mlechchha (non-ariano), Chandala (una delle caste più basse), Kirata o Huna (intoccabili), diventa puro non appena si trova in mano di un Vira (188). Alla sola vista del Chakra e dei devoti in esso, che non sono altro che l’immagine di Me stesso, gli uomini contaminati dal Kali Yuga sono liberati dai vincoli della vita di un Pashu (uomo dalle attitudini tamasiche) (189). Quando però il Kali Yuga è in pieno potere, il Chakra non deve essere nascosto. Il Vira deve in tutti i luoghi e in ogni tempo praticare riti Kula ed effettuare l’adorazione Kula (190).

All'interno del Chakra ogni distinzione di casta, il parlare frivolo, la leggerezza, la troppa loquacità, sputare, o espellere gas intestinali, deve essere evitato (191). Come pure coloro che sono crudeli, maliziosi, Pashu, peccatori, atei, bestemmiatori della dottrina Kula, e calunniatori delle Scritture Kula, non dovrebbero essere ammessi nel Chakra (192). Anche il Vira che, indotto dall’affetto, dalla paura, o dall’attaccamento, ammette un Pashu nel Chakra cade dal suo dovere Kula, e va all'inferno (193). Tutti coloro che hanno cercato rifugio nel Kula Dharma, siano essi Brahmama, Kshatriya, Vaishya, Shudra o Samanya, dovrebbero sempre essere adorati come i Deva (194). Colui che, mentre sta nel cerchio, fa, mosso dall' orgoglio, distinzioni di casta, scende a un inferno terribile, anche se fosse andato sino in fondo al Vedanta (195). All'interno del Chakra come ci può essere alcun timore del peccato per i Kaula, che sono buoni e puri di cuore e che sono palesemente l'immagine stessa di Shiva? (196). I Vipra e altri che sono seguaci di Shiva dovrebbero, fintanto che sono all'interno del cerchio, seguire l'ordinanza di Shiva e le osservanze prescritte da Lui (197).

Senza il Chakra ognuno deve seguire la sua vocazione personale secondo la sua casta e fase della vita, e deve adempiere al suo dovere di uomo di mondo (198). Un Japa fatto da un uomo devoto, quando si è seduti all'interno del Chakra, porta i frutti raggiungibili dall'esecuzione di un centinaio di Purashcharana (rituale con i mantra) e Shavasana, Mundasana e Chitasana (queste sono particolari posture, asana: il Japa viene fatto sopra un cadavere, sopra dei teschi, e sopra una pira funeraria rispettivamente. Questo è un sadhana tipicamente Aghori) (199). Chi può descrivere la gloria del Bhairavi-chakra? La sua formazione, ma anche se fatta una volta sola, libera da tutti i peccati (200). L'uomo che per sei mesi esegue l'adorazione in questo Chakra diventerà un re; chi fa adorazione in questo modo per un anno diventa il vincitore della morte, e con l'esecuzione giornaliera di tale adorazione egli raggiunge il Nirvana (201).

Qual è la necessità, O Kalika! di dire di più? Sappiamo per certo che per il raggiungimento della felicità in questo o nell'altro mondo c'è solo il Kula-dharma, e nient’altro (202). Quando il Kali Yuga è dominante e ogni religione è abbandonata, anche un Kaula merita l'inferno se non si attiene al Kula-dharma (203).

Ho parlato del Bhairavi Chakra, che è l'unico mezzo per raggiungere il piacere e la liberazione finale. Voglio parlare a te, o Regina dei Kaula! del Tattva Chakra. Tu ascolta (204).

Il Tattva Chakra è il re di tutti i Chakra. È anche chiamato il cerchio celeste. I Sadhaka che non hanno raggiunto una conoscenza del Brahman non possono prendervi parte (205). Possono prendere parte a questo Chakra solo quei devoti del Brahman Supremo che hanno raggiunto la conoscenza del Brahman, che sono devoti al Brahman, che sono puri di cuore, tranquilli, che sono devoti al bene di tutte le cose, che non sono influenzati dal mondo esterno, che non vedono differenze, ma per i quali tutte le cose sono uguali, che sono misericordiosi, fedeli ai loro voti, e che hanno realizzato il Brahman (206-207).

O Conoscitrice dell'Anima Suprema! solo quelli che, avendo la conoscenza del Reale, e che guardano questa Esistenza in movimento e immobile come Uno con il Brahman, hanno il privilegio di prendere parte a questo Chakra (208). Coloro che nel Tattva Chakra considerano tutto come Brahman, solo loro, o Devi, sono qualificati a farne parte (209). Nella formazione di questo Chakra non è necessario mettervi la coppa del vino, o nessun rituale lungo. Esso può essere costituito in tutto il mondo in uno spirito di devozione al Brahman (210). O Carissima! l'adoratore del Brahma-Mantra (Om Sachchidekam Brahma) o un devoto credente nel Brahman dovrebbe essere il Signore del Chakra, che egli deve formare con altri fedeli che conoscono il Brahman (211). In un luogo bello e pulito, piacevole per i devoti, sui posti a sedere si dovrebbero stendere dei bellissimi tappeti (212). Là, O Shiva! il Signore del Chakra deve sedersi con gli adoratori del Brahman, e deve portare gli elementi di culto e metterli di fronte a lui (213). Egli deve recitare interiormente il Mantra, partendo con Tara (Om) e terminando con il Prana-Bija (Hamsah), cento volte, e poi pronunciare il seguente Mantra sugli elementi (214):

Mantra

L'atto di offerta è Brahman. La stessa offerta è Brahman. Il Fuoco è Brahman. Colui dal quale è composta l'offerta è Brahman. Da colui che è assorbito nell’adorazione del Brahman l'unità con il Brahman è raggiunta (215).

Tutti gli elementi devono essere purificati dalla recitazione interiore di questo Mantra per sette o tre volte (216). Poi, con il Brahma-Mantra, facendo un offerta di cibi e bevande all'Anima Suprema, si deve poi condividerli con gli altri Sadhaka, conoscitori del Brahman (217). O Grande Regina! non vi è alcuna distinzione di casta nel Brahma Chakra (che è il Tattva Chakra), né regola di luogo o di tempo o di coppa (Patra). Gli ignoranti che, per mancanza di cure, fanno distinzioni di nascita o casta vanno sul sentiero verso il basso (218-219). E quindi quei devoti eccellenti, in possesso della conoscenza che il Supremo Brahman pervade tutte le cose, devono eseguire i riti del Tattva Chakra con ogni cura per il raggiungimento di meriti religiosi, la soddisfazione del desiderio, la ricchezza, e la liberazione (220).

Shri Devi disse:

Signore! Tu hai parlato in pieno delle funzioni del capofamiglia, ma ora gentilmente è doveroso per Te parlare dei compiti adatti alla vita ascetica (221).

Shri Sadashiva disse:

Devi! lo stadio di vita di un Avadhuta è nel Kali Yuga chiamato Sannyasa. Ora ascolta mentre ti dico cosa deve essere fatto (222).

Quando un adepto nella saggezza spirituale ha acquisito la conoscenza del Brahman, e ha cessato di curarsi delle cose del mondo, egli deve cercare rifugio nella vita ascetica (223). Se, tuttavia, al fine di adottare la vita di un mendicante girovago, uno abbandona una vecchia madre o il padre, i bambini neonati e una moglie devota, o persone a carico indifese, egli va all'inferno (224). Tutti, sia Brahmana, che Kshatriya, Vaishya, Shudra o Samanya hanno ugualmente diritto a partecipare alla cerimonia di purificazione ascetica del Kula (225).

Dopo l'esecuzione di tutti i doveri di un capofamiglia, e dopo aver soddisfatto tutti i dipendenti, uno dovrebbe andar via da casa sua indifferente, privo di desideri, con tutti i sensi conquistati (226). Chi vuole in tal modo lasciare la sua casa dovrebbe chiamare a raccolta i suoi parenti e amici, i suoi vicini e gli uomini del suo villaggio, e con amore chiedere loro il permesso (227). Dopo averlo ottenuto, e reso omaggio al suo Ishta-devata, dovrebbe girare il suo villaggio, e poi senza attaccamento andar via dalla sua casa (228). Liberato dai vincoli della vita familiare, ed immerso in una grande gioia, dovrebbe avvicinare un asceta Kula dalla conoscenza divina e pregarlo come segue: (229)

"O Supremo Brahman! Tutta questa mia vita è stata spesa nello svolgimento delle faccende domestiche. O Signore sii clemente con me in questa mia adozione della vita ascetica" (230).

Il Precettore religioso deve allora convincersi che i doveri del discepolo come capofamiglia sono stati compiuti, e, trovandolo mite e pieno di discernimento, lo avvia alla seconda fase (231). Il discepolo deve poi, con mente ben controllata, fare le sue abluzioni e dire la sua preghiera quotidiana, e poi, con l'obiettivo di essere assolto dal triplice debito dovuto a loro, adorare i Deva, i Rishi e Pitri (232).

Per Deva sono intesi Brahma, Vishnu e Rudra, con i loro seguaci, per Rishi si intendono Sanaka e altri, come anche i Devarishi e Brahmarishi (233). Ascolta, mentre io ora enumero gli antenati che devono essere adorati (234). Il padre, il nonno paterno, il bisnonno paterno, la madre, il nonno materno, e gli altri ascendenti, e la nonna materna e gli altri ascendenti (235). Al momento della dedizione di sé alla vita di un asceta, i Deva e Rishi devono essere adorati ad Oriente, gli antenati paterni a Sud, gli antenati materni ad Occidente (236). Mettendo due posti su ciascuno di questi lati, a partire da Est, e invocando i Deva e gli altri a farlo, non ci dovrebbero essere adorato (237). Dopo aver venerato in forma corretta, dei Pinda (dolci funebri) devono essere offerti a ciascuno di essi separatamente, secondo le regole ad essi relative; E poi, a mani giunte, il discepolo deve così supplicare i Deva e gli Antenati (238):

Mantra

O Padri! O Madri! O Deva! O Rishi! siate soddisfatti. In procinto di entrare nel sentiero della rinuncia, assolvetemi da tutti i debiti (239).

Dopo aver così pregato per essere libero da tutti i debiti, inchinandosi più volte, ed essendo così liberato da tutti i debiti, egli deve celebrare i propri riti funebri (per consegnare la propria anima individuale all’anima suprema) (240). Il padre e il nonno paterno e il bisnonno sono un'anima sola. Nell'offrire, pertanto, l'anima individuale all'Anima Suprema, chi è saggio deve celebrare i propri riti funebri (241). Oh Devi! seduto con la faccia verso il Nord, e invocando gli spiriti dei suoi antenati sui posti che ha preparato per loro, deve, dopo aver fatto loro omaggio, offrire i dolci funebri (242). Nell’offerta egli deve spargere erba Kusha verso l'Est, Sud, Ovest, e verso il Nord per se stesso (243). Dopo il completamento, secondo le indicazioni del guru, dei riti funebri, il ricercatore dopo l'emancipazione deve, al fine di purificare il suo cuore intimamente, recitare il mantra che segue un centinaio di volte (244):

Mantra

Hrim, adoriamo Tryambaka (uno dei tanti nomi di Shiva), colui che ha tre occhi, dolce profumato moltiplicatore di nutrimento. Possa io libero dal vincolo della morte, come l’Urvaruka (un tipo di melone) è liberato del suo stelo, essere liberato dalla morte per l'immortalità (245).

Allora il Precettore religioso dovrebbe disegnare un Mandala sull'altare corrispondente alla forma della divinità del devoto (lo Yantra delll’Ishta Devata del Sadhaka) e poi collocare il vaso sull'altare e iniziare l'adorazione (246). Allora il Guru, in possesso della conoscenza divina, deve meditare sullo Spirito Supremo secondo le modalità previste da Shambhu, e dopo l’adorazione deve collocare il fuoco sull'altare (247). Il Guru dovrebbe poi offrire al fuoco così santificato l'oblazione in base al suo Kalpa (regole rituali che differiscono da scuola a scuola), e poi fare eseguire l’Homa completo al suo discepolo (248). Egli deve innanzitutto offrire oblazioni ai Vyahriti (che sono: Bhuh, Bhuvah, Svah), e poi alle arie vitali, Prana, Apana, Samana, Udana, Vyana (249).

Per la distruzione della falsa credenza che il corpo, sia grossolano che sottile, è l'Atma, deve essere eseguito il Tattva-Homa, pronunciando le seguenti parole:

Mantra

Terra, acqua, fuoco, aria, etere, (poi) olfatto, gusto, vista, tatto, udito, (poi) linguaggio, mani, piedi, ano e organo genitale, (poi) orecchie, pelle, occhi, lingua e naso, (poi) Manas, Buddhi, Ahamkàra e Chitta, (questi sono i 24 tattva) (e infine) tutte le funzioni dei sensi e della vita (250-253).

Deve poi dire:

"Possano essi essere purificati;" (aggiungendo) "Che possa io essere simile all’universale Chaitanya (Shiva) unito con Hrim (Mahamaya - Shakti). Possa io essere come la luce al di là e al di sopra del Rajo-guna (l’impulso ad agire), e possa essere libero dalla contaminazione dell'ignoranza". (254).

Dopo aver consegnato come oblazioni nel fuoco i 24 tattva e le funzioni del corpo, colui che è ormai privo di ogni azione dovrebbe considerare il suo corpo come morto (255). Considerando il suo corpo come morto e privo di ogni funzione, e richiamando alla mente il Supremo Brahman, deve togliere il suo filo sacro (256). Egli, possessore della conoscenza divina, deve toglierlo dalla spalla, pronunciando il

Mantra

Aim Klim Hamsah.

Tenendolo in mano mentre recita i tre Vyahriti che terminano con Svaha, deve gettarlo intriso di ghee (burro chiarificato) nel fuoco (257). Dopo aver così offerto il filo sacro come oblazione per il fuoco, egli deve, pronunciando il Kama Bija (Klim), tagliare la sua Sikha (il ciuffo di capelli in cima alla testa tipico dei brahmana), prenderla e metterla nel ghee (258).

Mantra

O Sikha! Figlia del Brahman! tu sei un asceta in forma di capelli. Ora ti sto ponendo in Colui che purifica. Vai, Oh Devi! Mi inchino a Te (259).

Egli quindi deve, pronunciando il Kama, Maya, Kurcha, e Astra Bija, per finire con la parola Svaha (Klim Hrim Hum Phat Svaha), fare il sacrificio Homa di quella ciocca di capelli nel fuoco santificato (260). I Pitri, Deva, e Devarshi, come anche tutti gli atti compiuti nelle varie fasi della vita, risiedono nella Sikha la quale è il loro supporto (261).

Pertanto l'uomo che rinuncia alla Sikha ed al filo sacro dopo l'esecuzione della oblazione diventa uno con il Brahman (262). Il nato due volte (brahmana) entra nella fase ascetica rinunciando alla Sikha ed al filo sacro, mentre i Shudra ed i Samanya vi entrano solo dalla rinuncia della Sikha (263). Allora egli la cui Sikha e filo sacro sono stati così rimossi deve rendere omaggio al Guru stendendosi a terra di fronte a lui. Il Guru deve quindi alzare il suo discepolo e dire al suo orecchio destro: "O saggio, Tu sei 'Quello'! (Tat Tvam Asi, la grande enunciazione delle Upanishad)". "Pensa dentro te stesso che Io sono Lui (Hamsah) ed Egli è Me (Soham). Libero da ogni attaccamento e senso di sé, và come più ti piace come è nella tua natura" (264-265). Il Guru, pieno di conoscenza dell'essenza divina, deve poi, dopo la rimozione del vaso e del fuoco, inchinarsi al discepolo, riconoscendo in lui se stesso (266), e dire: "O Tu la cui forma è questo Universo! mi inchino a te ed a me stesso. Tu sei 'Quello' e 'Quello' è Te stesso. Ancora una volta mi inchino a te ". (267).

Gli adoratori del Brahma-Mantra (Om Sachchidekam Brahma), in possesso della conoscenza divina, che hanno conquistato se stessi, raggiungono la fase di un asceta, tagliando la Sikha con il loro proprio Mantra (268). Che bisogno c'è per quei purificati dalla conoscenza divina di riti sacrificali o funerari o di adorazione rituale? Per loro, agendo a loro piacimento, non sono mai colpevoli di alcun difetto (269). Il discepolo, immagine dell'assenza di tutti i contrari, senza desideri, e di mente tranquilla, può, come gli piace, vagare per la terra, immagine visibile del Brahman (270). Egli penserà a tutto, da Brahma a un filo d'erba, come l'immagine dell'esistente, e, dimentico del proprio nome e forma, mediterà sull'Anima Suprema in se stesso (271). L'asceta si muoverà sulla terra senza fissa dimora, misericordioso, senza paura, privo di attaccamento, non rivendicando nulla come proprio, privo di egoismo (272). Egli è libero da tutti i divieti. Egli non si sforza di raggiungere ciò che non ha, né di proteggere ciò che ha. Conosce sé stesso. Egli non è influenzato dalla gioia o dal dolore. È calmo, il conquistatore di se stesso, e libero da tutti i desideri (273).

La sua anima è serena, anche nel dolore, senza desideri, anche nella prosperità. Egli è sempre gioioso, puro, tranquillo, indifferente e imperturbabile. Egli non farà male a nessun essere, ma sarà sempre devoto al bene di ogni essere. Egli è libero dalla rabbia e dalla paura, con i suoi sensi sotto controllo e senza desiderio. Egli non si sforza per la preservazione del suo corpo. Non è ossessionato da alcun desiderio (274-275). Egli è privo di dolore e risentimento, equanime verso amici e nemici, paziente nella sopportazione di freddo e caldo, e per lui sia onore che vergogna sono la stessa cosa (276). Egli è lo stesso nella buona o nella cattiva sorte, contento con qualsiasi cosa, che senza alcuno sforzo, si possa ottenere. Egli è oltre i tre attributi (Sattva Rajas Tamas), dalla mente non condizionata, libero dalla cupidigia, e (dalla ricchezza) egli non accumula (277). Egli sarà felice nel sapere che, come l'universo irreale esiste dipendente dalla Verità, così il corpo dipende dall'anima (278). Egli ottiene la liberazione dalla consapevolezza che l'anima è completamente distaccata dagli organi di senso, ed è il testimone di ciò che viene fatto (279).

L'asceta non dovrebbe accettare alcun metallo, e dovrebbe evitare la calunnia, la menzogna, la gelosia, tutti i giochi con la donna, e qualsiasi emissione del seme (280). Egli dovrebbe considerare con un occhio pari vermi, uomini e Deva. Il mendicante religioso dovrebbe sapere che in tutto quello che fa, in quello c' è il Brahman (281). Egli deve mangiare senza fare alcuna distinzione di luogo, tempo, persona, o recipiente, o se viene dalla mano di un Vipra o di un Chandala, o da qualsiasi altra persona con qualsiasi cosa (282). L'asceta, anche se passa il suo tempo come vuole, dovrebbe studiare le Scritture relative all’Anima e meditare sulla natura di questa (283). Il cadavere di un asceta non dovrebbe in alcun caso essere cremato. Dovrebbe essere adorato con profumi e fiori, e poi o sepolto o affondato in acqua (284). O Devi! l'inclinazione di quegli uomini che non hanno raggiunto l'unione con l'Anima Suprema e che sempre ricercano il piacere, è per sua natura rivolta verso il percorso dell'azione (285).

Essi rimangono attaccati alla pratica della meditazione, dell'adorazione rituale, e della recitazione di mantra. Essendo forti nella loro fede , devono sapere che questo è il meglio per loro (286). È per loro che ho parlato dei vari riti per la purificazione del cuore, e ho messo a punto molti nomi e forme (287). O Devi! senza la conoscenza del Brahman e l'abbandono ogni tipo di culto rituale, l'uomo non può raggiungere l'emancipazione, anche se ha eseguito innumerevoli atti di culto (288). Il capofamiglia dovrebbe considerare l'asceta Kula, in possesso della conoscenza divina, come essere il visibile Narayana in forma di uomo, e dovrebbe adorarlo come tale (289). Alla sola vista di uno che ha sottomesso le sue passioni un uomo è liberato da tutti i suoi peccati, e guadagna quei meriti che si ottengono dal viaggio verso luoghi di pellegrinaggio, dall'elemosina, e dall'espletamento di tutti i voti, penitenze e sacrifici (290)

Fine dell’ottavo Gioioso Messaggio, intitolato "Il Dharma e le Regole delle Caste e degli Ashrama."

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Capitolo 9 - I dieci tipi di Riti Purificatori (Samskara)

L’Adorabile Sadashiva disse:

O Virtuosa! Ti ho parlato dei doveri e delle regole religiose adeguate alle diverse caste e fasi della vita. Ascolta ora mentre ti parlo dei riti purificatori relativi alle diverse caste (1). Senza riti, O Devi! il corpo non è purificato, e chi non è purificato non può eseguire le cerimonie relative ai Deva e ai Pitri (2). Perciò gli uomini di ogni casta, cominciando dai Vipra, che desiderano il loro benessere in questa vita e nell'aldilà, dovrebbero, in tutte le cose e con cura, eseguire i riti purificatori che sono stati ordinati per le loro rispettive caste (3).

Le dieci cerimonie di purificazione sono quelle relative al concepimento, alla gravidanza e nascita del bambino, al dargli un nome, alla sua prima visione del sole, alla prima volta che mangia riso, tonsura, l'investitura e il matrimonio (4).

I Shudra e le caste miste (Samanya) non hanno alcun filo sacro, ma nove cerimonie di purificazione, per le classi dei “nati due volte” ce ne sono dieci (5). O Bella Signora! tutte le osservanze, siano esse obbligatorie, occasionali, o volontarie, devono essere eseguite secondo le prescrizioni di Shambhu (6). O Carissima! Ho già, nella mia forma di Brahma, parlato delle regole appropriate per le purificazioni e le altre osservanze (7), e dei Mantra appropriati per le purificazioni e varie altre osservanze, secondo le differenze di casta (8).

Nelle ere Satya, Treta, e Dvapara, i mantra, O Kalika! erano nella loro applicazione preceduti dal Pranava (Om) (9), ma nel Kali Yuga, o Suprema Devi! il decreto di Shankara è che l'uomo deve eseguire tutti i riti con l'aiuto del mantra stesso, ma preceduto dal Maya Bija (Hrim) (10). Tutti i mantra nei Nigama, Agama, Tantra, e Veda Samhita, sono state pronunciati da me. Il loro impiego, tuttavia, varia secondo l'era (11). Per il beneficio degli uomini del Kali Yuga, uomini privi di energia e dipendenti per l'esistenza dal cibo che mangiano, O Propizia! è stata data la dottrina Kula, (12).

Parlerò ora a Te in breve dei riti purificatori e di altri riti, adatti per gli uomini deboli del Kali Yuga, le cui menti sono incapaci di sforzo costante (13). Kushandika (il rito dal quale il fuoco è purificato per tutti i differenti tipi di Homa) precede tutte le cerimonie di buon auspicio. Io, dunque, O Adorata dei Deva! parlerò prima di esso. Tu ascolta (14). In un luogo pulito e piacevole, privo di bucce e carbone (oggi potremmo dire privo di cartacce, plastica e immondizia!), il saggio deve formare un quadrato (Sthandila, un basso altare quadrato), i cui lati sono della lunghezza di un cubito (15). Quindi disegnare in esso tre linee da Ovest a Est (del quadrato). Egli deve poi spruzzare acqua su di esse, pronunciando il nel frattempo Kurcha Bija (Hum). Poi del fuoco deve essere portato con l'accompagnamento del Vahni Bija (Ram) (16). Il fuoco, così portato, deve essere collocato a lato del quadrato, l'adoratore deve sussurrare il Vagbhava Bija (Aim) (17). Poi, prendendo un pezzo di legno che brucia con la mano destra dal Fuoco, deve metterlo da parte come quota dei Rakshasa (esseri demoniaci), dicendo:

Mantra

Hrim, Saluti ai mangiatori di carne cruda: Svaha (Hrim Kravyadebhyo Namah: Svaha) (18).

Il devoto, alzando il fuoco consacrato con entrambe le mani, dovrebbe metterlo davanti a lui sulle tre linee (di cui sopra), mentre interiormente recita il Maya Bija di fronte ai Vyahriti (cioè Hrim Bhuh Bhuvah Svah, i Vyahriti sono i tre mondi) (19). Erba e legno dovrebbero poi essere gettati sul fuoco per farlo ardere, e due pezzi di legno devono essere spalmati con burro chiarificato e offerti come oblazione ad esso. Successivamente il Fuoco deve essere denominato in base all'oggetto dell’adorazione, e poi meditare su di esso come segue (20):

Dhyana

Rosso splendente come il sole giovane, con sette lingue e due teste coronate di capelli arruffati, seduto su una capra, la cui arma è Shakti (21)

Avendo così meditato sul Portatore di oblazioni, Egli deve essere così invocato a mani giunte (22).

Mantra

Hrim, vieni, O Portatore di oblazioni a tutti gli Immortali, vieni! Vieni con i Rishi e con i Tuoi seguaci, e proteggi il sacrificio. Faccio omaggio a Te. Svaha (Hrim ehi ehi sarvamara-havya-vaha munibhih sva-ganaih saha adhavaram raksha raksha: Namah Svaha) (23).

Avendolo così invocato, il devoto deve dire: "O Fuoco! Questa è la tua sede," e poi adorarlo, il Sette-Lingue (Sapta-jihva un nome del fuoco), con offerte adeguate (24). Le sette lingue di fuoco sono: Kali, Karali, Mano-java, Sulohita, Su-dhumra-varna, Sphulingini, e Vishva-nirupini (25). Allora, O Grande Devi! i lati del fuoco devono essere spruzzati tre volte con l'acqua dalla mano, a partire da Est e finendo a Nord (26). Poi i lati del Fuoco, dal Sud al Nord, ancora devono essere tre volte spruzzati con acqua, e dopo questo anche gli oggetti di sacrificio devono essere spruzzati tre volte (27). Poi spargere erba Kusha ai lati del quadrato, a cominciare con l'Est e finendo con il Nord. Le estremità dei fili d'erba del Nord dovrebbe essere rivolti verso il Nord e il resto dell'erba deve essere collocata con la sua estremità verso l'Est (28). L'adoratore deve quindi procedere alla sede posta per Brahma, mantenendo il fuoco alla sua destra, e, raccogliendo con il pollice sinistro e mignolo un filo d'erba Kusha dalla sede di Brahma, dovrebbe gettare insieme i fili rimanenti dell'erba Kusha sul lato sud del fuoco, pronunciando il

Mantra

"Hrim, Distruggi la dimora del nemico Paravasu" (Hrim Nirastah Paravasuh. Paravasu è l’asura officiante dei sacrifici e la sua presenza è una ostruzione) (29-30).

(L'esecutore del sacrificio dovrebbe poi dire a Brahma:) (così è anche chiamato il bramana officiante del sacrificio) "O Brahman, signore dei sacrifici, siediti qui. Questo posto è fatto per te". Brahma, dicendo: "mi siedo," dovrebbe poi sedersi, con la faccia rivolta verso il Nord (31). Dopo aver adorato Brahma con il profumo, i fiori, e gli altri oggetti di culto, sia egli supplicato così (32):

Mantra

O Signore dei sacrifici! proteggi il sacrificio. O Brihaspati (Guru dei Deva)! proteggi questo sacrificio. Proteggi anche me, l'esecutore di questo sacrificio. O Testimone di tutti gli atti! Mi inchino a Te (33).

Brahma deve allora dire: "io proteggo", e se non vi è persona che rappresenta Brahma, allora l'esecutore del sacrificio dovrebbe, per il successo del sacrificio stesso, fare una immagine con erba Darbha (l'erba Kusha) del Vipra (il bramana), e lui stesso dire questo (34). Il devoto deve poi invocare Brahma, dicendo: "O Brahman, vieni qui, vieni qui!" e, dopo aver fatto onore a lui, offrendo acqua per lavare i suoi piedi , deve supplicarlo dicendo: "Fino a quando questo sacrificio non sia concluso, Tu sei degno di rimanere qui", e poi rendere omaggio a lui (35). Deve quindi cospargere lo spazio tra il Nord-Est del fuoco e la sede di Brahma tre volte con l'acqua presa in mano, e deve in seguito cospargere tre volte anche il fuoco, e poi, tornando nella via da cui e venuto, prendere il suo posto a sedere. deve poi spargere sul lato nord del quadrato un po' d'erba Darbha, con le estremità dei fili verso il Nord (36-37). Deve quindi porvi gli oggetti necessari per il sacrificio, come il vaso (riempito con acqua) per l'aspersione, e il vaso contenente ghee, carburante sacrificale, e l'erba Kusha. Egli deve anche mettere il mestolo e cucchiaio sacrificale sull'erba Darbha e purificarli spruzzando acqua su di loro, e poi, osservarli con uno sguardo celestiale, pronunciando il

Mantra

Hram Hrim Hrum (38-39).

Poi, con il ginocchio destro che tocca terra, deve mettere con il mestolo il ghee nel cucchiaio, e con desiderio per il suo proprio benessere, deve offrire tre oblazioni, dicendo il

Mantra

Hrim a Vishnu. Svaha (Hrim Vishnave Svaha) (4o).

Riprendendo il ghee nella stessa maniera, e meditando su Prajapati, oblazioni devono essere offerte con ghee segnato attraverso il fuoco dall'angolo di Agni (sud-est) a quello di Vayu (nord-ovest) (41). Prendendo di nuovo il ghee e meditando su Indra, egli offrirà oblazioni dall'angolo di Nairrita (sud-ovest) a quello di Ishana (nord-est) (42). Oh Devi! oblazioni dovrebbero in seguito essere offerti al Nord, al Sud, e al centro del fuoco, ad Agni (il Fuoco), Soma (la Luna), e ad Agni e Soma insieme (43). Su questo tre oblazioni devono essere offerte, pronunciando il

Mantra

Hrim saluti ad Agni,

Hrim saluti a Soma,

Hrim saluti sia ad Agni che a Soma,

rispettivamente. Dopo aver eseguito questi riti (preliminari), il saggio deve procedere a quelli prescritti per il sacrificio Homa, che deve essere eseguito (44). L'offerta di oblazioni (come sopra descritto), che inizia con le tre offerte fatte a Vishnu e termina con l'offerta di Agni e Soma, si chiama Dhara Homa (45).

Nel fare qualsiasi offerta, sia i Deva, ai quali è stato fatto lo stesso, che la cosa offerta devono essere menzionati, e al momento della conclusione del rito principale egli deve eseguire lo Svishti-Krit Homa (Homa libero da difetti) (46). O Bella! nel Kali Yuga non c'è Prayashchitta Homa (un’oblazione espiatoria). Lo stesso risultato si ottiene con Svishti-Krit ed i Vyahriti (che sono i tre mondi: Bhuh, Bhuvah e Svah) Homa (47). O Devi! (per il Svishti-Krit Homa) il ghee dovrebbe essere preso nella maniera di cui sopra, e, recitando mentalmente il nome di Brahma, un'oblazione deve essere offerta con il seguente:

Mantra

Hrim, O Deva dei Deva! rendi senza difetto eventuali carenze che possono esserci in questo rito, e qualsiasi cosa fatta inutilmente, sia per negligenza o per errore. Svaha (48-49).

Poi un'oblazione deve essere offerta al Fuoco, così:

Mantra

Hrim, O Fuoco! Tu sei il Purificatore di tutte le cose. Tu fai diventare tutti i sacrifici propizi, e sei il Signore di tutti. Tu sei il Testimone di tutti i riti sacrificali, e l'assicuratore del loro successo. Soddisfa tutti i miei desideri (50).

Il sacerdote sacrificante, avendo così concluso lo Svishti-Krit Homa, deve dunque (pregare il Supremo Brahman):

Mantra

O Supremo Brahman! O Onnipresente! per la rimozione degli effetti di qualsiasi cosa sia stata impropriamente fatta in questo sacrificio, e per il successo del sacrificio, io faccio questo Vyahriti Homa.

Dicendo questo, egli deve offrire tre oblazioni ai tre mondi

Mantra

Hrim Bhuh Svaha,

Hrim Bhuvah Svaha,

Hrim Svah Svaha.

Successivamente, offrendo un'oblazione in più con il

Mantra

Hrim Bhuh, Bhuvah, Svah Svaha,

il sacerdote saggio dovrebbe, in collaborazione con il datore del sacrificio, offrire l'Oblazione Completa (Purnahuti l’ultima offerta che completa il sacrificio) (51-53). Se quest'ultimo ha effettuato il sacrificio senza sacerdote, egli stesso deve offrire l'oblazione. Questa è la regola in Abhisheka (cerimonia di iniziazione) e in altre osservanze (54). Il Mantra per l'Oblazione Completa è –

Mantra

Hrim, O Signore del Sacrificio! Possa questo mio sacrificio essere completo. Possano tutti i Devata dei Sacrifici essere soddisfatti e concedere ciò che è desiderato. Svaha (55).

Il saggio deve poi, con il datore del sacrificio, alzarsi, e, con mente ben controllata, offrire oblazioni con frutta e foglie di pan, pronunciando il suddetto Mantra (56).

Il saggio deve, dopo aver offerto l'Oblazione Completa, eseguire Shanti-karma. Prendendo l'acqua dal vaso per l’aspersione, deve cospargere con erba Kusha il capo delle persone presenti (57), recitando il

Mantra

Possa l'acqua essere amichevole con me, possa l'acqua essere come un medicamento per me, possa l'acqua salvaguardarmi sempre, l'acqua è Narayana stesso (58). O acqua! concedimi la felicità e i miei desideri terreni, ecc.

Detto questo, e spruzzato acqua sulle teste dei presenti, lanciarne alcune gocce per terra, dicendo: (59):

Mantra

Possa l'acqua per coloro che sono sempre ostili a me, e per coloro ai quali siamo sempre ostili, essere il loro nemico e sommergerli (60).

Spruzzando qualche goccia d'acqua a Nord-Est con l'accompagnamento del Mantra di cui sopra, l'erba Kusha deve essere tolta, ed una supplica deve essere fatta per il Portatore di Oblazioni come segue (61):

Mantra

O Portatore di Oblazioni! concedimi la comprensione, la conoscenza, la forza, l'intelligenza, la saggezza, la fede, la fama, la fortuna, la salute, energia, e lunga vita (62).

Dopo aver così pregato il Fuoco, egli deve, O Shiva! invitarlo a partire con il seguente (63):

Mantra

Sacrificio! parti verso il Signore del Sacrificio (Vishnu).

Fuoco! parti dal Sacrificio stesso.

Signore del Sacrificio! parti verso la tua dimora e soddisfa i miei desideri (64).

Poi dicendo: "Fuoco, perdonami", il Fuoco deve essere spostato a Sud versando oblazioni di cagliata o yogurt a Nord del Fuoco (65). Poi il devoto deve fare un regalo a Brahma, e, dopo essersi inchinato a lui con rispetto, deve fare un'offerta, e, con le ceneri aderenti al mestolo, il sacerdote officiante deve poi lasciare un segno sulla propria fronte e su quella del datore del sacrificio, pronunciando il

Mantra

Hrim, Klim, porta la pace, possa tu dare la prosperità (66-67). Per la grazia di Indra, di Agni, dei Marut, di Brahma, dei Vasu, dei Rudra, e di Praja-pati, possa esserci pace, possa esserci sempre prosperità.

Dicendo questo Mantra, egli deve mettere un fiore sulla sua testa. Successivamente il datore del sacrificio deve, secondo i suoi mezzi, offrire regali per il successo del sacrificio e per il rito Kushandika (68-69).

Ho parlato con te, O Devi! del Kushandika, che è il fondamento di tutte le cerimonie di buon auspicio, e che tutti i devoti Kula devono eseguire con cura all'inizio del rito (70).

O Colei che è di buon auspicio! Voglio parlare a Te del Charu-karma, al fine di assicurare il successo rituale in quelle famiglie in cui cucinare charu (latte e riso) è una pratica tradizionale nello svolgimento di tutti i riti (71). La pentola per la cottura del charu deve essere di rame o di terracotta (72). In primo luogo, gli oggetti devono essere consacrati secondo le regole prescritte in Kushandika, poi la pentola di charu deve essere posta di fronte all’adoratore (73). Dopo un attento esame per vedere se è senza fori e intatta, un filo d'erba Kusha della lunghezza di un pradesha (una spanna) deve essere messo nella pentola (74). Il riso deve essere posto vicino al quadrato e poi, O Adorato dei Deva! il nome di quei Deva che sono adorati in ogni cerimonia particolare deve essere pronunciata in caso dativo, seguita dalle parole "per soddisfare Te," e poi "io prendo", "io lo metto nella pentola" e "Metto l'acqua dentro", poi deve mettere quattro manciate di riso in nome di ogni Deva. Deve quindi prendere il riso, metterlo nella pentola, e versare acqua su di essa (75-77). O Virtuosa! latte e zucchero deve essere poi aggiunto, come si fa in cucina. Il tutto deve poi essere accuratamente cotto sul fuoco consacrato (78). E quando egli è convinto che sia ben cotto e morbido, il mestolo sacrificale, pieno di ghee, deve essere aggiunto in esso (79). In seguito mettere la pentola sull'erba Kusha sul lato nord del Fuoco, e aggiungendo tre volte ghee al charu, la pentola deve essere ricoperta con fili d'erba Kusha (80). Poi, mettere un po' di ghee nel cucchiaio sacrificale, un po' del charu deve essere preso dalla pentola. Con questo Janu Homa è fatto (81). Poi, dopo aver fatto Dhara Homa, oblazioni devono essere effettuate con i mantra dei Deva, che sono diretti ad essere adorati nel rito principale (82). Completando l'Homa principale dopo l'esecuzione di Svishti-Krit Homa, un Homa espiatorio deve essere eseguito, e il rito così completato (83). Questo è il metodo da osservare nel rito sacramentale e consacratorio. In tutte le cerimonie di buon auspicio dovrebbe essere eseguito per il pieno successo dello stesso (84).

Ora, O Mahamaya! parlerò del Garbhadhana (rito della pubertà) e di altri riti. Parlerò di loro nel loro ordine, a cominciare dal Ritusamskara (Purificazione delle mestruazioni. Il rito precede il Garbhadhana che viene eseguito il quinto giorno dopo la comparsa delle mestruazioni). Tu ascolta (85).

Dopo aver eseguito i suoi doveri quotidiani e purificato se stesso, (il sacerdote) deve adorare le cinque divinità - Brahma, Durga, Ganesha, i Grahas (i 9 pianeti), e i Dikpala (che sono Indra, Agni, Yama, Nairrita, Varuna, Vayu, Kubera, Ishana, Brahma, Vishnu) (86). Devono essere adorati nei vasi sul lato est del quadrato, e poi le sedici Matrika, cioè, Gauri e le altre, devono essere adorate in ordine (87). Le sedici Matrika sono Gauri, Padma, Shachi, Medha, Savitri, Vijaya, Jaya, Deva-sena, Svadha, Svaha, Shanti, Pushti, Dhriti, Kshama, la Devata protettrice del devoto, e la Devata familiare (88).

Mantra

Possano le Madri che causano la gioia dei Deva venire qui e portare il successo ai matrimoni, ai vrata e yajna. Possano essi scendere sui loro rispettivi veicoli, e in tutta la pienezza del loro potere, nel loro aspetto benigno, unirsi alla gloria di questa festività (89-90).

Dopo aver così invocato le Madri e adoratele al meglio delle sue capacità, il sacerdote deve fare cinque o sette segni con vermiglio e pasta di sandalo sul muro, all'altezza del suo ombelico ed entro lo spazio di un pradesha (una spanna) (91).

Il saggio deve poi, sussurrando i tre Bija -Klim, Hrim e Shrim- versare un flusso ininterrotto di ghee su ciascuno dei suddetti segni, e adorare il Deva Vasu (92). Il saggio, avendo così fatto il Vasu-dhara secondo le indicazioni che ho dato, e dopo aver fatto il quadrato e posto il fuoco sopra, e consacrato gli oggetti necessari per l'Homa, deve cuocere dell'ottimo Charu (latte e riso) (93). Il Charu che viene cucinato in questo (Ritu-samskara) è chiamato Prajapatya, e il nome di questo Fuoco è Vayu. Dopo aver concluso Dhara Homa, il rito di Ritu-samskara deve essere iniziato (94). Tre oblazioni di charu dovrebbero essere offerte con il

Mantra

Hrim. Saluti a Prajapati. Svaha (Hrim Prajapataye Svaha).

Una oblazione dovrebbe essere offerta con il seguente (95):

Mantra

Possa Vishnu concedere il potere di concepire. Possa Tvashta dare la forma (del bambino). Possa Prajapati spruzzarlo (con il mio seme), e possa Dhata dare il potere di sostenere (Vishnur yonim kalpayatu, Tvashta rupani pimshatu, Asinchatu Prajapatir Dhata garbham dadhatu te) (96).

Questa oblazione dovrebbe essere fatta sia con burro chiarificato o con Charu, che con burro chiarificato e Charu insieme, e deve essere offerta meditando sul Sole, Vishnu, e Prajapati (97).

Mantra

Possa Sinibali (la dea vedica del concepimento) dare sostegno al tuo grembo possa Sarasvati dare sostegno al tuo grembo possono i due Ashvin (i due medici celesti), che indossano ghirlande di fiori di loto, dare sostegno al tuo grembo (98).

Meditando sulle Devi Sinibali e Sarasvati ed i due Ashvin, eccellenti oblazioni devono essere offerte con il mantra di cui sopra, seguito da Svaha (99). Poi un'oblazione deve essere offerta al fuoco santificato, meditando su Surya e Vishnu con il

Mantra

Klim, Strim, Hrim, Shrim, Hum, concedi il concepimento a lei, che desidera un figlio: Svaha (100).

Poi, in nome di Vishnu, delle oblazioni devono essere offerte con il seguente:

Mantra

Come quest’estesa Terra porta sempre un grembo pieno, fa’ che anche tu possa portarlo per dieci mesi fino al parto. Svaha (101).

Meditando sul Supremo Vishnu, deve essere gettato nel fuoco un po' più di burro chiarificato con il seguente:

Mantra

Vishnu! nella tua perfetta forma metti in questa donna un figlio eccellente: Svaha (102).

E, pronunciando il seguente

Mantra

Klim, Hrim, Klim, Hrim, Strim, Hrim, Klim, Hrim,

il marito deve toccare la testa di sua moglie (103). Poi il marito, circondato da alcune donne sposate che hanno figli, deve porre entrambe le mani sulla testa di sua moglie, e, dopo aver meditato su Vishnu, Durga, Vidhi (Brahma) e Surya (il Sole), deve porre tre frutti sul tessuto del suo grembo. Allora egli deve portare a termine la cerimonia facendo le oblazioni Svishti-Krit ed i riti espiatori (104-105). La moglie e il marito possono essere purificati adorando Gauri e Shankara la sera, e offrendo delle oblazioni al Sole (106).

Ora ho parlato del Ritu-samskara. Ora ascolta quello relativo alla Garbhadhana (107). Nella stessa notte, o in qualche notte che abbia una data di un numero pari, dopo la cerimonia, il marito deve entrare nella stanza con la moglie, e, meditando su Prajapati, deve toccare la moglie e dire:

Mantra

Hrim, O Letto! sii propizio per la procreazione di una buona prole per noi due (108-109).

Deve quindi con la moglie salire sul letto, e stare con la faccia verso l'Est o verso il Nord. Poi, guardando la moglie, deve abbracciarla con il braccio sinistro, e, ponendo la mano destra sopra la sua testa, deve fare japa del Mantra sulle diverse parti del suo corpo (come segue) (110): Deve fare japa del Kama Bija (Klim) sulla testa un centinaio di volte, sul mento del Vagbhava Bija (Aim) un centinaio di volte, sulla gola del Rama Bija (Shrim) venti volte, e dello stesso Bija cento volte su ciascuno dei suoi due seni (111). Deve quindi recitare il Maya Bija (Hrim) dieci volte sul suo cuore, e venticinque volte sul suo ombelico. Dopo deve porre la mano sul suo organo genitale (Yoni), e recitare insieme cento e otto volte i Bija Kama (Klim) e Vagbhava (Aim), e deve recitare allo stesso modo gli stessi Bija sul proprio organo genitale (Linga) cento e otto volte, e poi, dicendo il Bija "Hrim", deve aprire le labbra del suo organo genitale (Vikaya mayaya yonim), e deve entrare in lei con l'obiettivo di generare un bambino (112-113). Il marito deve, al momento della spargimento del suo seme, meditare su Brahma, e, scaricandolo sotto l'ombelico in Raktikanadi nel Chitkunda (Chitkunda è descritta come quella parte dell’utero che sta sotto l’ombelico), deve allo stesso tempo recitare il seguente (114, 115):

Mantra

Come la Terra è gravida del Fuoco, come il Paradiso è gravido di Indra, come i Punti della bussola sono gravidi dell'Aria che contengono, così anche tu rimani incinta (da questo mio seme) (116).

Se la moglie poi, o in un periodo successivo, concepisce, il capofamiglia, o Maheshvari! deve eseguire al terzo mese dopo il concepimento il rito Pumsavana (117). Dopo l'esecuzione dei suoi doveri quotidiani, il marito dovrebbe adorare i cinque Deva e le Madri celesti, Gauri ed altre e deve fare il Vasu-dhara (vedi verso 91) (118).

Il saggio deve quindi eseguire Vriddhi Shraddha, e, come sopra indicato, le cerimonie fino a Dhara-Homa, e quindi procedere ai riti Pumsavana (119). Il charu preparato per Pumsavana si chiama "Prajapatya", e il fuoco si chiama Chandra (120). Un chicco d'orzo e due fagioli Masha (un tipo di lenticchia) devono essere inseriti in una cagliata di latte vaccino, e questo deve essere dato da bere alla moglie, e, mentre lei sta bevendo, le dovrebbe essere chiesto per tre volte: "O tu gentilissima, che cosa stai bevendo? "(121). La moglie dovrebbe rispondere: "Hrim, bevo quello che mi farà avere un figlio". In questo modo la moglie deve bere tre sorsi della cagliata (122). La moglie deve quindi essere guidata da donne i cui mariti e bambini vivono nel luogo del sacrificio, e il marito deve farla sedere alla sua sinistra e procedere a eseguire Charu-Homa (123).

Prendendo un po' di charu come sopra indicato, e pronunciando il Maya Bija (Hrim) e il Kurcha Bija (Hum), egli deve offrirlo come oblazione, con il seguente:

Mantra

Distruggi, distruggi tutti questi Bhùta (fantasmi), Preta (fantasmi ai quali non è stato eseguito nessun rito funebre), Pishacha (spiriti maligni) e Vetala (spiriti che occupano i cadaveri), che sono ostili al concepimento e distruttori del bambino nel grembo materno, e dei giovani. Proteggi (il bambino nel) grembo materno, proteggi (il bambino nel) grembo materno (Svaha) (124-125).

Recitando il mantra di cui sopra, meditare sul Fuoco, come Raksko-ghna (come distruttore dei demoni), e su Rudra (Shiva) e Prajapati (Brahma), e quindi offrire dodici oblazioni (126).

Egli deve quindi offrire cinque oblazioni con il

Mantra

Hrim, Saluti a Chandra (la Luna è anche un nome del Fuoco). Svaha.

E poi, toccando il cuore di sua moglie, deve sussurrare interiormente i Bija Hrim e Shrim 100 volte (127). Egli deve quindi eseguire Svishti-Krit Homa (Homa libero da difetti) e Prayash-chitta (un’oblazione espiatoria vedi versi 46-47) e completare la cerimonia. Panchamrita deve essere dato nel quinto mese di gravidanza 128). Zucchero, miele, latte, burro chiarificato, e cagliata in quantità pari a fare Panchamrita. È necessario per la purificazione del corpo (129). Sussurrando i Bija Aim, Klim, Shrim, Hrim, Hum, e Lam, cinque volte su ciascuno dei cinque ingredienti, il marito, dopo averli mescolati insieme, deve invitare la moglie a mangiarli (130). Poi, nel sesto o nell’ottavo mese, il rito Simantonnayana (vedi sopra, verso 3) deve essere eseguito. Esso può, tuttavia, essere eseguito in qualsiasi momento prima che il bambino nasca (131). Il saggio, dopo aver eseguito i riti come sopra indicato, deve fare Dhara-Homa, e sedersi con la moglie su una sede, e offrire tre oblazioni a Vishnu, Surya, e Brahma, dicendo:

Mantra

A Vishnu Svaha, allo Splendente (Surya) Svaha, a Brahma Svaha (132).

Poi, meditando su Chandra (La Luna), egli offrirà sette oblazioni a Soma (La Luna) nel Fuoco sotto il suo nome di Shiva (133). Poi, O Devi! egli deve meditare sugli Ashwin, su Vasava (Indra), Vishnu, Shiva, Durga, Prajapati (Brahma) e offrire cinque oblazioni a ciascuno di essi (134). Il marito deve poi prendere un pettine d'oro, e pettinare i capelli ai lati della testa e legarla con lo chignon (135). Egli deve, mentre pettina i capelli, meditare su Shiva, Vishnu. e Brahma, e pronunciare il Maya Bija (Hrim) (136) e il

Mantra

O Moglie! tu che sei fortunata e di buon auspicio, tu dai voti propizi! fa' che nel decimo mese, per grazia di Vishva-karma, in modo sicuro possa mettere alla luce un bel bambino. Possa tu vivere a lungo e felice. Che questo pettine possa darti forza e prosperità!

Dicendo questo Mantra, la cerimonia dovrebbe essere completata con Svishti-Krit Homa e altri riti (137-138). Subito dopo la nascita del figlio il saggio deve guardare il suo viso e regalargli un pezzo d'oro, e poi in un'altra stanza eseguire Dhara Homa nel modo già descritto (139). Deve quindi offrire cinque oblazioni ad Agni, Indra, Prajapati (solitamente Prajapati è un epiteto di Brahma ma è anche uno degli epiteti di Vishnu e di Visva-karma l’architetto divino, qui è usato per Vishnu), i Vishva-deva (una classe di Devata. Secondo il Mahabharata essi sono: Vasu, Satya, Kratu, Daksha, Kala, Kama, Dhriti, Kuru, Pururavas e Ardrava), e Brahma (140).

Il padre deve poi mescolare quantità uguali di miele e ghee in una tazza di bronzo, e, sussurrando il Vagbhava Bija (Aim) su di essa un centinaio di volte, darlo da mangiare al bambino (141). Dovrebbe essere messo in bocca del bambino con l'anulare della mano destra, con il seguente:

Mantra

Bambino, possa la tua vita, vitalità, forza e intelligenza aumentare sempre più (142).

Dopo aver eseguito questo rito per la longevità del bambino, il padre deve dargli un nome segreto, con il quale al momento dell'investitura del filo sacro egli deve essere chiamato (143). Il padre deve quindi completare il Jata-karma con l'esecuzione dei soliti riti di espiazione e di altri riti, e poi l'ostetrica con fermezza deve tagliare il cordone ombelicale (144). Il periodo di impurità comincia solo dopo che il cordone viene tagliato, quindi tutti i riti relativi ai Deva e ai Pitri devono essere effettuati prima che il cordone venga tagliato (145). Se è nata una figlia, tutti gli atti sopra indicati devono essere eseguiti, ma i Mantra non sono da dire. Al sesto o all’ottavo mese, al bambino dovrebbe essere dato il nome con cui sarà comunemente noto (146). Al momento del dare il nome al bambino la madre deve, dopo avergli fatto il bagno e averlo vestito in due pezzi di stoffa sottile, collocarlo al fianco del marito, con la faccia verso l'Est (147). Il padre allora deve cospargere il capo del bambino con l'acqua presa su fili d'erba Kusha e oro, dicendo il seguente:

Mantra

Possa Jahnavi, Yamuna, Reva, la sacra Sarasvati, Narmada, Varada, Kunti (i fiumi sacri indiani. Jahnavi è la Madre Ganga, il Gange), gli Oceani e le vasche, i Laghi, tutti questi bagnarti per il raggiungimento di Dharma, Kama, e Artha (meriti spirituali, soddisfazione dei desideri e salute) (149).

O Acqua! tu sei il Pranava (Om), e tu concedi tutta la felicità. Dacci quindi cibo in questo mondo, e permettici anche di vedere il Supremo (Para-Brahman) nel prossimo.

Acqua! tu non sei diversa dal Pranava. Fa' che possiamo godere in questo mondo della tua essenza più benefica. l tuoi desideri si soddisfano spontaneamente come quelli delle madri.

Acqua! tu sei la forma stessa del Pranava. Noi godiamo pienamente della tua essenza (Rasa è l’essenza dell’acqua che porta soddisfazione) che sazia (questo Universo). Possa tu portarci soddisfazione (150-152).

Il saggio deve spruzzare acqua sul bambino, con i tre Mantra precedenti, e poi consacrare il fuoco ed eseguire i riti fino a Dhara Homa nel modo già descritto, poi deve offrire cinque oblazioni (153). Egli deve fare l'Offerta ad Agni (Dio del Fuoco), poi a Vasava (Indra), poi a Prajapati (qui è usato per Vishnu), poi ai Vishva-Deva (una classe di Devata. Secondo il Mahabharata essi sono: Vasu, Satya, Kratu, Daksha, Kala, Kama, Dhriti, Kuru, Pururavas e Ardrava), e poi a Brahma, nel Vahni (Fuoco) sotto il suo nome di Parthiva (154).

Poi, tenendo il figlio in grembo, il padre prudente dovrebbe parlare in un orecchio destro un nome propizio, uno che sia breve e che possa essere facilmente pronunciato (155). Dopo aver sussurrato il nome tre volte nell'orecchio del figlio, egli dovrebbe informare i Brahmana che sono presenti, e poi concludere la cerimonia con Svishtikrit Homa e gli altri riti di conclusione (156).

Per una figlia non c'è Nishkramana e non è necessario Vriddhi Shraddha. Il saggio deve compiere la cerimonia del nome, la somministrazione del primo riso e la tonsura della figlia senza alcun Mantra (157).

Nel quarto o sesto mese dopo la nascita del figlio la cerimonia Nishkramana Samskara deve essere eseguita (158).

Dopo aver eseguito i suoi compiti quotidiani, il padre deve, dopo aver fatto il bagno, adorare Ganesha, e poi fare il bagno e adornare suo figlio con vestiti e gioielli, e, mettendolo di fronte a se stesso, pronunciare il seguente (159):

Mantra

Brahma, Vishnu, Shiva, Durga, Ganesha, Bhaskara (Surya, il Sole), Indra, Vayu, Kuvera, Varuna, Agni, e Brihaspati (Guru dei Deva), possano Essi essere sempre propizi per questo bambino, e possano sempre proteggerlo quando esce dalla casa (160).

Detto questo, deve prendere il bambino in braccio, e, preceduto da musica vocale e strumentale, e circondato dalla gioia dei suoi parenti, portare il figlio fuori casa (161). Andando un po' lontano, dovrebbe mostrare il sole al bambino, con il seguente (162):

Mantra

Om, Lassù c'è l'Occhio (del Cielo), che eccelle anche Shukra nel suo splendore, che è benevolo anche per i Deva. Che possiamo vederlo per un centinaio d’anni. Che possiamo vivere cent’anni (163).

Dopo aver mostrato il Sole al suo bambino, il padre deve tornare a casa sua, e, dopo aver fatto un'offerta al Sole, dare un banchetto per i suoi parenti (164). O Shiva! nel sesto o nell’ottavo mese il padre o il fratello del padre deve dare il primo riso al bambino (165). Dopo aver adorato i Deva e purificando il fuoco come sopra indicato, ed eseguendo debitamente le cerimonie fino a Dhara Homa, il padre deve fare cinque oblazioni al Fuoco, sotto il suo nome di Shuchi, a ciascuno dei Deva seguenti: Egli deve fare un’oblazioni prima ad Agni , poi a Vasava, dopo di lui a Prajapati (qui Vishnu), poi ai Vishva-deva, e poi il quinto Ahuti a Brahma (166-168). Deve quindi meditare sul Annada Devi (la Devi dispensatrice di cibo), e, dopo averle offerto cinque oblazioni nel Fuoco, porre il figlio, adorno di abiti e gioielli, in grembo, e dargli Payasa (riso bollito nel latte con zucchero ed un po’ di burro chiarificato), sia nello stessa o in un'altra stanza (169). Il Payasa dovrebbe essere messo in bocca del bambino cinque volte, pronunciando il mantra per fare oblazioni ai cinque soffi vitali, e dopo questo un po' di riso e curry dovrebbe essere messo in bocca del bambino (170). La cerimonia deve essere portata a termine con il suono di conchiglie e corni (Turya) e altri strumenti musicali, ed effettuando il rito espiatorio conclusivo (Vyahriti Homa).

Ho finito di parlare della cerimonia della somministrazione del primo riso. Vorrei ora parlare della cerimonia di tonsura. Tu ascolta (171).

Nel terzo o quinto anno di età, secondo l'uso in famiglia, la tonsura del ragazzo dovrebbe essere eseguita per il successo dei riti sacramentali del ragazzo (172). Il padre saggio deve, dopo aver concluso i riti preliminari che portano a Dhara Homa, porre sul lato nord del Fuoco, chiamato Satya, un piatto di terracotta pieno di sterco di vacca, semi di Tila (sesamo) e frumento, anche un po' d'acqua tiepida e un rasoio affilato (173-174).

Il padre deve mettere il figlio in braccio a sua madre, la madre seduta alla sinistra del marito, e, dopo aver sussurrato il Varuna Bija (Vam) dieci volte sull'acqua, deve strofinare i capelli del bambino con acqua tiepida. Deve quindi legare i capelli con due fili d'erba Kusha in un nodo, pronunciando nel frattempo il Maya Bija (Hrim) (175-176). Poi, pronunciando i Maya e Lakshmi Bija (Hrim Srim) tre volte, egli deve tagliare il nodo con il rasoio in acciaio e metterlo nelle mani della madre del bambino (177). La madre del ragazzo deve poi portarlo con entrambe le mani e metterlo nel piatto contenente lo sterco di vacca, e il padre deve poi dire al barbiere: "Barbiere, procedi con la rasatura dei capelli del ragazzo, Svaha . "Poi, guardando il barbiere, egli deve fare tre oblazioni a Prajapati, nel Vahni (nel Fuoco), sotto il suo nome di Satya (178-179). Dopo che il ragazzo è stato rasato dal barbiere Egli deve essere lavato e ornato con abiti e gioielli, e posto vicino al fuoco a sinistra della madre, e il padre deve dopo l'esecuzione di Svishti-Krit Homa e i riti espiatori, offrire l'oblazione completa (180-181). Poi, pronunciando il seguente:

Mantra

Hrim, O Bambino! possa l’onnipresente Creatore dell'Universo concederti il benessere,

egli deve forare le orecchie del ragazzo con aghi d'oro o d'argento (182). Deve quindi spruzzare il bambino con l'acqua, pronunciando il

Mantra

O Acqua! tu sei il Pranava (Om), e tu concedi tutta la felicità. Dacci quindi cibo in questo mondo, e permettici anche di vedere il Supremo (Para-Brahman) nel prossimo.

Acqua! tu non sei diversa dal Pranava. Fa' che possiamo godere in questo mondo della tua essenza più benefica. l tuoi desideri si soddisfano spontaneamente come quelli delle madri.

Acqua! tu sei la forma stessa del Pranava. Noi godiamo pienamente della tua essenza (Rasa è l’essenza dell’acqua che porta soddisfazione) che sazia (questo Universo). Possa tu portarci soddisfazione;

e, dopo aver eseguito Shanti Karma (rito che produce pace e tranquillità e allontana il maligno) e altri riti, e facendo regali, portare la cerimonia al termine (183). I riti sacramentali da Garbhadhana a Chudakarana sono comuni a tutte le caste. Ma per Shudra e Samanya devono essere eseguiti senza Mantra (184).

Nel caso della nascita di una figlia tutte le caste devono svolgere i riti senza mantra. Nel caso di una figlia non c'è Nishkramana (185).

Passo ora a parlare della cerimonia del Filo Sacro (Upavita-kriya, Upanayana) per le classi dei nati due volte, con cui essi diventano qualificati per l'esecuzione di riti relativi ai Deva ed ai Pitri (186).

Nell’ottavo anno dal concepimento, o nell'ottavo anno dopo la nascita, il bambino deve essere investito con il Filo Sacro. Dopo il sedicesimo anno il figlio non dovrebbe essere investito, e uno così investito è squalificato per tutti i riti (187).

Il padre saggio, dopo aver terminato i suoi doveri quotidiani, deve adorare i cinque Deva, come anche le Matrika, Gauri, e le altre, e fare il Vasudhara (vedi verso 91) (188). Deve poi svolgere Vriddhi Shraddha per la soddisfazione dei Deva e Pitri, ed eseguire i riti, finendo con Dhara Homa, come indicato nello svolgimento del Kushandika (189).

Al ragazzo deve essere dato un po’ da mangiare, poi deve essere rasata la testa, ad eccezione della Sikha (il ciuffo di capelli in cima alla testa), e poi deve essere ben lavato e rivestito con abiti di seta e gioielli (190).

Il ragazzo deve quindi essere portato al Chhaya-mandapa (uno spazio pulito con una tenda da sole su di esso), vicino al Fuoco qui con il nome di Samudbhava, e fatto sedere su un posto pulito a sinistra (del padre o del Guru) (191). Il Guru deve dire: "Figlio mio, vuoi adottare il Brahma-charya?" (la vita dello studente casto) Il discepolo deve dire rispettosamente: "Voglio adottarlo" (192). Il Precettore deve poi con una mente allegra dare due pezzi di stoffa Kashaya (tessuto in cotone colorato di rosso mattone o arancione come indossato dai Sannyasi. Un pezzo è per il Dhoti o perizoma ed uno per il Chadar o scialle) per la lunga vita e la forza d'animo del mite ragazzo (193). Poi, quando il ragazzo ha messo il Kashaya, egli deve, senza parlare, dargli una cintura fatta con tre stringhe di erba Munja o erba Kusha (l’erba Munja è usata per fare le corde) (194). Su si essa il ragazzo deve dire: "Hrim, possa questa cintura rivelarsi di buon auspicio", e, dicendo questo, metterla intorno alla vita e sedere in silenzio davanti al Guru (195).

Mantra

Questo filo sacrificale è molto sacro; Brihaspati stesso lo indossava. Indossa questo eccellente filo bianco sacrificale che contribuisce a prolungare la vita. Possa essere per te fonte di forza e coraggio (196).

Con questo Mantra al ragazzo deve essere dato un Filo Sacro fatto con la pelle del cervo nero, come anche un bastone fatto di bambù (Danda), o fatto con un ramo di Khadira, Palasha, o Kshira (197). Quando il ragazzo ha messo il Filo Sacro intorno al collo e tiene il bastone in mano, il Guru deve recitare tre volte il

Mantra

O Acqua! tu sei il Pranava (Om), e tu concedi tutta la felicità. Dacci quindi cibo in questo mondo, e permettici anche di vedere il Supremo (Para-Brahman) nel prossimo.

Acqua! tu non sei diversa dal Pranava. Fa' che possiamo godere in questo mondo della tua essenza più benefica. l tuoi desideri si soddisfano spontaneamente come quelli delle madri.

Acqua! tu sei la forma stessa del Pranava. Noi godiamo pienamente della tua essenza (Rasa è l’essenza dell’acqua che porta soddisfazione) che sazia (questo Universo). Possa tu portarci soddisfazione;

preceduto e seguito da Hrim, e dovrebbe spruzzare il ragazzo con l'acqua presa con erba Kusha, e riempire le palme unite di quest'ultimo con l'acqua (198). Dopo che il ragazzo ha offerto l'acqua a Surya, il Guru dovrebbe mostrare al ragazzo il Sole, e recitare il

Mantra

Om, Lassù c'è l'Occhio (del Cielo), che eccelle anche Shukra nel suo splendore, che è benevolo anche per i Deva. Che possiamo vederlo per un centinaio d’anni. Che possiamo vivere cent’anni (199).

Dopo che il ragazzo ha visto il Sole, il Guru deve rivolgersi a lui come segue: "Figlio mio poni la tua mente sulle mie osservanze. Io concedo a te la mia disposizione. Segui le osservanze con mente indivisa. Possa la mia parola contribuire al tuo benessere" (200). Dopo aver detto questo, il Guru, toccando il cuore del ragazzo, deve chiedere: "Figlio mio! Qual è il tuo nome?" e il ragazzo dovrebbe rispondere: "... Sharma, mi inchino a te" (Io sono -nome del ragazzo- Sharma. Quando ad un brahmana ortodosso viene chiesto il suo nome egli dovrebbe rispondere con il suo nome seguito da Sharma. Per gli Kshatriya seguito da Varma. Per i Vaisya seguito da Bhuti o Gupta. Per i Sudra da Dasa) (201). E alla domanda del Guru, "Che Brahma-Chari sei?" il discepolo riverenza risposta: "Io sono il tuo il Brahma-Chari" (202). Il Guru deve allora dire: "Tu sei il il Brahma-Chari di Indra, e il Fuoco è il tuo Guru". Dicendo questo, il buon guru dovrebbe consegnare a lui la protezione dei Deva (203). "Figlio mio, ti do a Prajapati (qui inteso come il Creatore), a Savitri, a Varuna, a Prithivi, ai Vishva-deva, ed a tutti i Deva. Possano tutti sempre proteggerti " (204).

Il ragazzo deve poi fare il giro del fuoco sacrificale e del precettore, mantenendo entrambi alla sua destra, e poi riprendere il suo posto a sedere (205). O Amata! Il Guru deve poi, con il suo discepolo che lo tocca, offrire cinque oblazioni ai Cinque Deva (206), cioè Prajapati, Indra, Vishnu, Brahma e Shiva (207). Quando le oblazioni sono offerte nel Fuoco, sotto il suo nome di Samud-bhava, i nomi di ognuno dei Deva devono essere pronunciati al dativo, preceduti da Hrim e seguiti da Svaha. Questo metodo è da seguire comunque anche dove non si devono dire Mantra (208). Dopo questo, deve essere offerta un'oblazione a Durga, Mahalakshmi, Sundari, Bhuvaneshvari, Indra, e agli altri nove Dikpala (che sono Agni, Yama, Nairrita, Varuna, Vayu, Kubera, Ishana, Brahma, Vishnu), e a Bhaskara (Surya, il Sole) e agli altri otto pianeti (209). Il nome di ciascuno di questi deve essere menzionato mentre si fa l'offerta di oblazioni. Il saggio Guru deve quindi coprire il ragazzo con un panno, e chiedere a lui, che è desideroso di raggiungere il Brahma-charya: "Qual è l’ashrama a cui aspiri, ​​figlio mio e qual’è il desiderio del tuo cuore?" (210). Il discepolo deve allora tenere i piedi del Precettore, e, con una mente riverente, dire: “Prima istruiscimi nella Conoscenza Divina, e poi in quella del capofamiglia” (211).

O Shiva! quando il discepolo in questo modo ha così implorato il suo Guru, quest'ultimo deve sussurrare nell’orecchio destro del discepolo tre volte il Pranava (Om), che contiene tutti i mantra in sé, e dovrebbe anche pronunciare i tre Vyahriti (Bhuh Bhuvah Svah), come anche il Savitri (il Gayatri Mantra) (212). Sadashiva è il suo Rishi, la metrica è Trishtup (una forma di metrica), la Deva che presiede è Savitri, e il suo oggetto è il raggiungimento della liberazione finale (213). Il Gayatri Mantra è:

Mantra

Om, meditiamo sul meraviglioso Spirito del Divino Creatore. Possa Egli dirigere la nostra comprensione, Om. (Om Bhuh Bhuvah Svah Tat savitur varenyam bhargo devasya dhimahi Dhiyo yo nah prachodayat Om)

Il Guru dovrebbe poi spiegare il significato del Gayatri (214-215). Con il Tara (Om), che contiene le lettere A, U, e M, si intende il Paresh (il Paramatma considerato come Param Purusha in relazione a Prakriti). Colui che è il Distruttore, Protettore, e Creatore. Egli è il Deva che è sopra Prakriti (216).

Questo Deva è lo Spirito dei tre mondi (Bhuh Bhuvah Svah), che contiene in sé le tre qualità (i Guna: Sattva Rajas Tamas). Dai tre Vyahriti (Bhuh Bhuvah Svah), quindi, l'onnipervadente Brahman è espresso (217). Colui che è espresso dal Pranava e dai Vyahriti è conosciuto anche con il Savitri (il Gayatri Mantra). Meditiamo sulla sublime, onnipervadente Verità eterna, la grande energia immanente e lucente, adorata da colui che ha l'autocontrollo; Meditiamo su Savita, splendente e onnipresente, la cui forma manifesta è il mondo, il Creatore. Possa Bharga (nonostante Savita e Bharga possano sembrare distinti in realtà sono Uno), testimone di tutto e Signore di tutti, guidare e impegnare la nostra mente, l'intelligenza e i sensi verso gli atti che portano al raggiungimento del Dharma, Artha, Kama e Moksha (la retta condotta, la ricchezza, la realizzazione dei desideri e la liberazione) (218-220).

Oh Devi! l’eccellente Guru, avendo così istruito il discepolo, e spiegatogli la Saggezza divina, deve avviarlo ai doveri di un capofamiglia (221). "Figlio mio! ora getta le vesti di un Brahma-Chari (studente), e onora i Deva e i Pitri in base al modo rivelato da Shambhu (222). Il tuo corpo è santificato dalle istruzioni che hai ricevuto nella Saggezza Divina. Tu, ora che hai raggiunto lo stadio di un capofamiglia, devi impegnarti ai compiti adatti a questo stile di vita (Ashrama) (223). Indossa due fili sacri, due pezzi di stoffa buona, gioielli, scarpe, ombrello, una fragrante ghirlanda e pasta profumata" (224). Il discepolo deve poi togliersi i panni Kashaya (tessuto in cotone colorato di rosso mattone o arancione come indossato dai Sannyasi. Un pezzo è per il Dhoti o perizoma ed uno per il Chadar o scialle), il suo Filo Sacro fatto con la pelle del cervo nero e la sua cintura, e consegnarli al suo Guru insieme al suo bastone (Danda), alla ciotola per l’elemosina, ed anche a ciò che è stato ricevuto da lui in elemosina.

Poi deve indossare due fili sacri, due tessuti pregiati ed una ghirlanda di fiori profumati e profumare se stesso, e poi sedersi in silenzio vicino al Guru, che deve rivolgersi a lui come segue (225-227):

"Conquista i sensi, sii sincero e devoto all'acquisizione della conoscenza divina e allo studio dei Veda, e svolgi le funzioni di un capofamiglia secondo le regole prescritte nel Dharma Shastra (le scritture morali e legali)" (228).

Avendo così istruito il discepolo, il Guru deve fargli offrire tre oblazioni nel Fuoco sotto il nome di Samudbhava con il

Mantra

Hrim, Terra, Firmamento e Paradiso, Om. (Hrim Bhuh Bhuvah Svah Om)

Egli deve poi eseguire Svishti-Krit Homa (vedi verso 48 e seguenti), e poi, O Gentile! deve portare a termine la cerimonia di investitura offrendo l'Oblazione Completa (Purnahuti) (229-230).

Amata! tutte le cerimonie, dalle cerimonie Jivaseka a Upana-Yana (vedi verso 4) vengono eseguite solo dal padre. La cerimonia che riguarda il matrimonio può essere effettuata sia dal padre che dallo sposo stesso (231). L'uomo pio il giorno del matrimonio deve svolgere le sue abluzioni e finire i suoi doveri quotidiani, e deve poi adorare i cinque Deva e le Madri Divine, Gauri e le altre, e facendo Vasu-dhara (vedi verso 92) fare Vriddhi Shraddha (vedi verso 119) (232). Di notte il promesso sposo, preceduto da musica vocale e strumentale, deve essere portato al Chhaya-mandapa (uno spazio pulito con una tenda da sole su di esso) e seduto su un posto eccellente (233). Lo sposo deve sedere rivolto verso Oriente, e il datore della sposa deve essere rivolto verso Occidente, e il secondo, dopo aver sciacquato la bocca deve, con l'assistenza dei Brahmana, pronunciare le parole "Svasti" e "Riddhi" (possa essere ben fatto) (234).

Il datore della sposa dopo deve chiedere il benessere dello sposo, e chiedere anche il permesso di onorarlo, e dopo aver ricevuto la sua risposta deve onorarlo con l'offerta di acqua per i suoi piedi e simili (235), e dicendo: "Io do questo a voi", deve dare allo sposo i doni. L'acqua deve essere data ai piedi e l'oblazione alla testa (236). Oggetti per il risciacquo della bocca devono essere offerti alla bocca, e poi profumi, ghirlande, due pezzi di stoffa buona, splendidi ornamenti e gemme, e un filo sacro deve essere dato allo sposo (237), il datore della sposa dovrebbe fare del madhu-parka mescolando insieme yogurt, burro chiarificato, e miele in una coppa di bronzo e metterla nella mano dello sposo con le parole: "La do a te" (238). Lo sposo, dopo averla presa, deve mettere la coppa nella mano sinistra, e, immergendo il pollice e l'anulare della mano destra nella madhu-parka, deve odorarla cinque volte, recitando nel frattempo il Mantra Pranahuti (Pranaya Svaha, Apranaya Svaha, Samanaya Svaha, Udanaya Svaha, Vyanaya Svaha), e quindi porre la coppa sul suo nord. Dopo aver offerto il madhu-parka, allo sposo dovrebbe essere permesso di sciacquarsi la bocca (239-240).

Il datore della figlia deve quindi, tenendo Durva e Akshata (l’erba Durva e riso essiccato al sole), toccare il ginocchio destro dello sposo con la mano, e poi, meditando prima su Vishnu e dicendo "Tat Sat" (Tat è il mantra indicativo del Para-Brahma, Sat è il mantra indicativo di Purna-Brahma), egli deve indicare il nome del mese, il Paksha (il mese lunare è diviso in due Paksha: Sukla che significa bianco o luce; Krishna che significa nero o scuro), e Tithi (giorni lunari), e poi i nomi dei Gotra (discendenti, familiari) e Pravara (lignaggio del guru) dello sposo e dei suoi antenati, uno per uno, cominciando dal bisnonno e terminando con il padre. Il nome dello sposo deve essere nel caso oggettivo, ed i nomi degli altri nel caso possessivo. Quindi seguire il nome della sposa ed i nomi dei suoi antenati, i loro Gotra, ecc. e deve poi dire: "Io ti onoro con lo scopo di darla a te nel matrimonio Brahma" (241-244).

Lo sposo deve poi dire: "Sono onorato". Il datore della sposa su questo deve dire: "Esegui i riti del matrimonio ordinato", e lo sposo deve poi dire: "lo faccio al meglio delle mie conoscenze" (245). La sposa, adorna di bei vestiti e gioielli, e coperta con un altro pezzo di stoffa, deve poi essere portata e messa di fronte allo sposo (246). Il datore della sposa deve ancora una volta mostrare il suo rispetto allo sposo regalandogli vestiti e ornamenti, e unire la mano destra dello sposo con quella della sposa (247). Egli deve porre nelle loro mani giunte cinque gemme o un frutto e una foglia di Pan, e, dopo aver salutato la sposa, deve consegnarla alle sue mani (248). Al momento di consegnare la sposa il datore della sposa deve, come prima, menzionare il suo nome due volte nel caso nominativo, e deve dichiarare il suo desiderio (Kama), e deve anche citare i nomi dei tre antenati dello sposo, con i loro Gotra, tutti nel caso possessivo, come prima.

Egli deve poi indicare il nome dello sposo al singolare dativo, e poi i nomi dei tre padri della sposa, con i loro Gotra, ecc., nel caso possessivo. Al momento di menzionare il nome della sposa al singolare oggettivo si deve dire dopo quello, "L'onorata, ornata, vestita, e Prajapati-devataka (colei che appartiene a Prajapati il Signore della procreazione)", e dicendo: "io do a te", deve cedere la sposa. Lo sposo deve, dicendo "Svasti," essere daccordo di prenderla come sua moglie (249-251). Il datore della sposa deve poi dire: "Nel Dharma (nella retta condotta, nelle osservanze religiose), in Artha (nella ricchezza, negli affari mondani), in Kama (nella realizzazione dei desideri, nei piaceri), tu devi essere con tua moglie," e lo sposo deve rispondere, dicendo: "Così sarà" e poi recitare le lodi di Kama (252).

Mantra

È Kama (Dio dell’Amore) che dà e Kama che accetta. È Kama che ha preso la Kamini (la donna) per la soddisfazione di Kama. Spinto da Kama, io ti prendo. Possano entrambi i nostri Kama essere soddisfatti (253).

Il padre della sposa poi, rivolgendosi al genero e alla figlia, deve dire: "Possano, per la grazia di Prajapati, essere compiuti i desideri di tutti e due. Possiate voi due andare bene. Eseguite insieme le osservanze religiose" (254). Allora sia la sposa che lo sposo, con l'accompagnamento di musica e soffio di conchiglie, devono essere coperti con il tessuto, in modo che essi possano avere l'un l'altro il loro primo sguardo di buon auspicio (255).

Poi oro e gioielli, in base ai mezzi del padre (o del datore) della sposa, deve essere offerto al genero come regali. Il datore della sposa deve poi pensare tra sé che la cerimonia è stato fatta senza errori (256). Lo sposo, la sera stessa o il giorno successivo, deve istituire il fuoco, secondo le regole di Kushandika (vedi verso 70) (257).

Il fuoco che è fatto in questo Kushandika si chiama Yojaka (Colui che unisce), e il Charu (latte e riso) che viene cotto si chiama Prajapatya (relativo a Prajapati il Signore della procreazione). Dopo aver eseguito Dhara Homa nel fuoco, lo sposo deve offrire cinque oblazioni (258). L'oblazione deve, dopo la meditazione su Shiva, Durga, Brahma, Vishnu e il Portatore del Tuono (Vrajadhari cioè Indra), essere fatta ad essi uno dopo l'altro singolarmente nel fuoco santificato (259). Prendendo entrambe le mani della moglie, il marito deve dire: "Prendo le tue mani. O fortunata! Che tu sia devota al Guru e ai Devata, ed esegui opportunamente le tue faccende domestiche secondo i precetti religiosi" (260). La moglie poi, con ghee dato dal marito, e riso fritto dato da suo fratello, deve fare quattro oblazioni in nome di Prajapati (261). Il marito deve poi alzarsi dal suo posto con la moglie e fare il giro del Fuoco con lei e offrire oblazioni a Durga e Shiva, Rama e Vishnu, Brahmi e Brahma, tre volte per ogni coppia (262).

Poi, senza recitare alcun mantra, la sposa deve calpestare una pietra e, là in piedi, la sposa deve fare sette passi. Se la cerimonia Kushandika viene eseguita di notte, la sposa e lo sposo, circondato dalle signore presenti, deve contemplare le stelle Dhruva e Arundhati (Lo sposo mostra alla sposa la stella Arundhati e Dhruva, la stella polare. Arundhati, la moglie del Maharishi Vashishta esemplifica la moglie ideale, l'incarnazione della carità. Dhruva ha raggiunto l'immortalità attraverso la risoluta dedizione e perseveranza. Questo simboleggia le virtù da imitare per tutta la vita coniugale) (263). Tornando ai loro posti e sedere, lo sposo deve portare la cerimonia al termine eseguendo Svishti-Krit Homa e offrire oblazioni complete (264). Il matrimonio Brahma, secondo il Kula-Dharma, per essere perfetto, dovrebbe avvenire con una ragazza della stessa casta del marito, ma lei non deve essere della stessa Gotra (famiglia), né lei deve essere una Sapinda (termine usato nel contesto di matrimoni tra cugini) (265). La moglie sposata secondo il rito Brahma è la padrona di casa, e senza il suo permesso un'altra moglie non deve essere sposata in base a tali riti (266). O Kuleshvari! se i figli della moglie Brahma o qualsiasi dei suoi discendenti sono in vita, allora i figli della moglie Shaiva (vedi cap. 8 verso 178) non erediteranno (267).

O Parameshvari! la moglie Shaiva ed i suoi figli hanno diritto a cibo e vestiti dall’eredità del marito Shaiva in proporzione alla proprietà di quest'ultimo (268). Il matrimonio Shaiva (come accennato nel cap. 8 verso 178. I versi che seguono ne spiegano le regole) celebrato all’interno del Chakra (il cerchio di adorazione) è di due tipi. Un tipo termina con il Chakra e l'altro dura tutta la vita (269). Al momento della formazione del Chakra il Vira (eroe), circondato dai suoi amici, parenti e compagni di fedeli, deve, con una mente ben controllata, di comune accordo, effettuare la cerimonia del matrimonio (270). Deve prima di tutto presentare i loro desideri, dicendo alle Bhairavi (le donne che partecipano alla cerimonia) ed ai Vira lì riuniti, "Approvate il nostro matrimonio secondo la forma Shaiva" (271). Il Vira, dopo aver ottenuto il loro permesso, deve inchinarsi alla Suprema Kalika, ripetendo il mantra di sette lettere (Kalika Mantra) (Parmeshvari Svaha) 108 volte (272).

O Shiva (Devi)! egli deve poi dire alla donna: "mi ami tu come tuo marito con cuore candido?" (273).

O Regina dei Deva! la donna Kaula deve onorare il suo amato con profumi, fiori e riso colorato, e con un cuore fedele porre le proprie mani sulle sue (274). Il Signore del Chakra deve poi spruzzarli (con l’acqua sacra) con il seguente Mantra e il Kaula, seduto nel Chakra, deve approvare e dire: "È bene" (Svasti) (275)

Mantra

Possano Raja-rajeshvari, Kali, Tarini, Bhuvaneshvari, Bagala, Kamala, Nitya, Bhairavi, sempre proteggere entrambi (276).

Il Signore del Chakra dovrebbe spruzzarli dodici volte con vino o acqua dell’oblazione, recitando il mantra di cui sopra. I due devono poi inchinarsi a lui, e su quella che deve far loro ascoltare il Bija di Vagbhava e Rama (277). Non ci sono restrizioni di casta o di età nel matrimonio Shaiva. Dal comando di Shambhu, ogni donna che non è una Sapinda (termine usato nel contesto di matrimoni tra cugini), e non ha già un marito, può essere sposata (278).

La moglie sposata nella forma Shaiva con le regole del Chakra deve, nel caso del Vira che desidera prole, essere svincolata dal matrimonio con lo scioglimento del Chakra solo dopo la comparsa del suo ciclo mestruale. I discendenti del matrimonio Shaiva sono della stessa casta della madre se è un matrimonio Anuloma, e della casta Samanya (la quinta casta o casta mista. Samanya letteralmente significa ordinario generico) se il matrimonio è Viloma (Anuloma è quando l’uomo è della stessa casta o superiore rispetto alla donna; Viloma è quando l’uomo è di casta inferiore rispetto alla donna) (279-281). Queste caste miste, al momento dello shraddha dei loro padri (Rituale indù eseguito per gli antenati, in particolare per i genitori morti) e delle altre cerimonie, devono fare regali di commestibili, e festeggiare solo con i Kaula (282).

Mangiare e l'unione sessuale, Oh Devi! sono desiderati e naturali per gli uomini, e il loro uso è regolato per il loro bene nelle ordinanze di Shiva (283). Perciò, O Mahe-Shani! chi segue le ordinanze di Shiva indubbiamente acquisisce Dharma, Artha, Kama e Moksha (la retta condotta, la ricchezza, la realizzazione dei desideri e la liberazione) (284).

Fine del Nono Gioioso Messaggio, dal titolo "I dieci tipi di Riti Purificatori (Samskara)".

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Capitolo 10 - Riti relativi al Vriddhi Shraddha, Riti Funebri e Purnabhisheka

Shri Devi disse:

Ora ho imparato da Te, O Signore! delle ordinanze relative al Kushandika  ed i dieci Samskara (i dieci sacramenti o cerimonie di purificazione degli hindu). Ora, O Deva! rivelami le ordinanze relative al Vriddhi Shraddha (1). O Shankara! dimmi in dettaglio, sia per il mio piacere e il beneficio di tutti gli esseri, in quale delle cerimonie sacramentali (Samskara) e dedicatorie (offerte commemorative ai Pitri fatte in tutte le occasioni propizie) Kushandika (vedi capitolo precedente, verso 70) e Vriddhi Shraddha (Pratishtha) devono essere, o non essere, eseguiti. Dimmi questo, O Maheshana (2-3).

Shri Sadashiva disse:

O Gentile! Ho già parlato in dettaglio di tutto ciò che dovrebbe essere fatto nei dieci Samskara a partire dal Jiva-Seka e terminando con il matrimonio (4), e di tutto ciò che deve essere eseguito dagli uomini saggi che desiderano il benessere di tutti. O Beata! Voglio parlare di ciò che deve essere fatto in altri riti. Tu ascolta (5).

Mia Diletta! nella consacrazione di vasche, pozzi e stagni, devono essere adorate le immagini dei Devata, delle case e dei giardini, e nel Vrata devono essere adorati i cinque Deva e le Madri celesti. Deve essere fatto Vasu-dhara e devono essere eseguiti Vriddhi Shraddha e Kushandika (6-7 ). Nelle cerimonie eseguite da donne sole non c'è Shraddha Vriddhi, ma (in sostituzione di esso) deve essere fatta un’offerta di commestibili per la soddisfazione dei Devata ed dei Pitri (8).

O Colei dal viso di Loto! in tali cerimonie il culto del Deva, Vasu-dhara, e Kushandika devono essere devotamente eseguiti dalle donne attraverso l'aiuto dei sacerdoti (9). Se un uomo non può compiere un rito da se, allora suo figlio, il figlio del figlio, il figlio della figlia, i parenti simili, il figlio della sorella, il genero o il sacerdote, sono, O Shiva! i migliori sostituti (10). O Kalika! ora parlerò in modo dettagliato del Vriddhi Shraddha. Tu ascolta (11).

Dopo aver eseguito i doveri quotidiani, un uomo deve con mente assorta adorare Ganga, Vishnu il Signore del sacrificio (Vishnu Yajñeshvara), la Divinità della fattoria (Bhupati come Signore del terreno), e il Re (12), e interiormente recitando il Pranava, deve fare nove, sette, cinque, o tre Brahmana fatti di erba Darbha (erba Kusha) (13). I Brahmana devono essere fatti con l'estremità dell'erba che non hanno nodi, ruotando le estremità dei fili d'erba da destra a sinistra due volte e mezzo (14).

Nel Vriddhi Shraddha e nel Parvana Shraddha ci devono essere sei Brahmana, ma, O Shiva! nell’Ekoddishta Shraddha ce ne deve essere solo uno (15). Il saggio deve mettere i Brahmana fatti di erba Kusha tutti in un unico ricettacolo, con i volti a nord, e fargli il bagno con il seguente (16)

Mantra

Possa la Divinità dell’acqua, che è come il Maya Bija (Hrim), essere propizia per il raggiungimento del nostro desiderio. Possa essere propizia in ciò che beviamo. Possa Essa essere propizia per il nostro bene (17).

Poi, con profumi e fiori, devono essere adorati i Brahmana fatti con l’erba Kusha (18). Il saggio dovrebbe allora porre a ovest e a sud sei vasi in coppia con erba Kusha, semi di sesamo, e Tulasi (ocimum sanctum  - il basilico sacro a Vishnu) (19). Sui due vasi posti a ovest due Brahmana devono essere seduti rivolti verso est, e sui quattro posti a sud i quattro Brahmana devono essere seduti rivolti verso nord (20).

Le divinità devono essere immaginate come essere nei due Brahmana fatti con l’erba Kusha seduti a ovest e gli antenati paterni nei due seduti a sinistra di quelli del sud e gli antenati materni sulla destra. Sappi questo, O Parvati (21).

In Abhyudayika Shraddha (chiamato anche Nandimukha Shraddha è un rito eseguito in tutte le occasioni gioiose come i matrimoni. La parola Abhyudayika significa prosperità, felicità. La parola Nandimukha significa il preludio di ogni rito propizio. In questo rito il nome di ogni antenato è preceduto dalla parola Nandimukha se è un maschio o Nandimukhi se femmina) i padri Nandimukha e le madri Nandimukhi, come anche gli Antenati materni nella linea maschile e nella linea femminile, devono essere citati per nome. Prima di questo, però, si deve girare alla propria destra e guardare a nord, e dopo l'esecuzione delle cerimonie richieste per l'adorazione dei Deva egli deve girare alla sua sinistra e guardare a sud e compiere i riti necessari per l'offerta dei Pinda (dolci funebri) (22-23).

In questo Abhyudayika Shraddha, o Shiva! tutti i riti devono essere eseguiti nel loro ordine, cominciando con i riti relativi ai Deva, e se c'è qualche errore lo Shraddha fallisce nel suo scopo (24).

La parole di supplica indirizzate al Deva vanno dette, guardando verso nord, e quando le stesse sono indirizzate agli Antenati paterni o materni vanno dette, guardando verso sud. Ed ora, o Tu dal Sorriso puro! esporrò prima le parole di supplica che devono essere indirizzate ai Deva (25).

Dopo aver menzionato il nome del mese, il Paksha (il mese lunare è diviso in due Paksha: Sukla che significa bianco o luce; Krishna che significa nero o scuro), il Tithi (giorno lunare) e l'occasione, l'adoratore eccellente deve dire "per il risultato prospero della cerimonia". Poi si deve ripetere i nomi e Gotra (lignaggio) dei tre padri e delle tre madri, e dei tre nonni materni e delle tre nonne materne, nel caso possessivo, e lui deve poi dire: "Io sto eseguendo lo Shraddha dei Vishva-Deva rappresentati con l'immagine dei due Brahmana fatti di erba Kusha". Queste, O Grande Devi! sono le parole di supplica " (26-29).

O Parvati! quando Anujna-Vakya (la supplica) è sia per gli Antenati paterni che materni, le stesse parole, con le necessarie modifiche, devono essere dette per gli antenati paterni e materni, e i Vishva-Deva lasciati fuori (30). Allora, o Shiva! il devoto deve recitare il Brahma-Vidya Gayatri (vedi Cap. 3 versi 109-111) dieci volte (31). Poi deve dire quanto segue

Mantra

Saluto le Divinità, i Padri (cioè i Padri e le Madri), i grandi Yogi, saluto Pushti (Devi) e Svaha (consorte di Agni, il Dio del Fuoco); Possiamo noi avere tali occasioni di buon auspicio più e più volte.

L'adoratore eccellente, avendo ripetuto il mantra precedente tre volte, e tenendo l'acqua in mano, deve lavare gli oggetti dello Shraddha con il

Mantra

Vam, Hum, Phat (32-33).

O Signora dei Kula! un vaso deve poi essere posto nell'angolo di Agni (sud-est). Poi pronunciare il

Mantra

O Acqua! Tu sei il nettare che uccidi i demoni, proteggi questo mio sacrificio.

Acqua con foglie di Tulasi (il basilico sacro a Vishnu) e orzo devono essere messe dentro al vaso, e il saggio, dopo aver prima offerto l’acqua ai Deva e poi ai Vipra (i Brahmana fatti con l’erba Kusha), deve dare loro delle sedi di erba Kusha (34-35).

I sapienti, o Shiva! devono poi invocare i Vishva-Deva, i padri, le madri, i nonni materni, e le nonne materne (36). Dopo averli così invocati, i Vishva-Deva devono essere adorati prima, e poi devono essere adorati i tre padri, le tre madri, i tre nonni materni, e le tre nonne materne, con offerte di Padya (acqua per i piedi), Arghya (offerte), Achamaniya (sorseggiamento d'acqua per la pulizia della bocca), incenso, luci , tessuti. Poi, O Beata! deve essere chiesto il permesso per la stesura delle foglie, in primo luogo dei Deva (37-38).

Poi un quadrilatero (Mandala) deve essere disegnato pronunciando il Maya Bija (Hrim), e poi due figure ciascuno devono essere disegnate in modo simile per i lati paterno e materno (39). Dopo che questi sono stati spruzzati con il Varuna Bija (Vam), le foglie devono essere stese sulle figure. Le foglie devono essere spruzzate con il Varuna Bija, e poi acqua potabile e diversi tipi di commestibili e riso devono essere distribuiti nel loro ordine (40).

Dopo aver dato miele e chicchi d'orzo e spruzzando con l'acqua le offerte, accompagnato dal

Mantra

Hram, Hrum, Phat,

il devoto che possiede la conoscenza della Verità deve dedicare i commestibili ai nomi dei Vishva-Deva, dei padri, madri, nonni materni e nonne materne, e successivamente ripetere il Gayatri dieci volte e tre volte ripetere il

Mantra

Saluto le Divinità, i Padri (cioè i Padri e le Madri), i grandi Yogi, saluto Pushti (Devi) e Svaha (consorte di Agni, il Dio del Fuoco); Possiamo noi avere tali occasioni di buon auspicio più e più volte.

Dopo questo, O Adya! deve prendere le indicazioni (dei Brahmana officianti) per l'eliminazione dei resti del cibo e dei Pinda (dolci funebri) (41-43).

O Amata! Dopo aver ricevuto le indicazioni dei Brahmana, egli deve fare dodici Pinda delle dimensioni dei frutti di bael con i resti dell’Akshata (riso essiccato al sole) e delle altre cose (44). Deve inoltre fare un Pinda in più delle stesse dimensioni degli altri, e poi, O Ambika! deve spargere po' d'erba Kusha e orzo all'angolo Nairrita (sud-ovest) della figura (Mandala) (45).

Mantra

Quel tale della mia famiglia che non ha nessuno che gli offre i Pinda che né il figlio né la moglie sono sopravvissuti, che furono bruciati a morte o che sono stati uccisi dalle tigri o da altri animali da preda, quei tali dei miei parenti che sono privi di parenti, tutti quelli che furono i miei parenti in vite precedenti, che tutti possano ottenere soddisfazione imperitura dal Pinda e dall'acqua offerta da me (46-47).

O Adorata dei Deva! avendo con il Mantra precedente offerto il Pinda a coloro che non hanno nessuno che gli offre i Pinda, egli deve lavarsi le mani e interiormente recitare il Gayatri, e ripetere il

Mantra

Saluto le Divinità, i Padri, i grandi Yogi, saluto Pushti e Svaha; Possiamo noi avere tali occasioni di buon auspicio più e più volte.

per tre volte, e poi fare i quadrati (Mandala, che in questo caso devono essere di forma quadrata) (48).

O Devi! l'uomo saggio deve di fronte ai recipienti contenenti i resti delle offerte fare quei tali quadrati a gruppi di due (per i suoi Antenati), cominciando con gli Antenati paterni (49).

O Shiva (Shiva, come già detto, è anche uno dei tanti nomi della Devi)! egli deve poi spruzzare i quadrati con l'acqua con il Mantra già prescritto, e poi spargere erba Kusha su di essi e spruzzare con il Vayu Bija (Yam), a partire dalla Kusha sparsa sul quadrato per gli Antenati (maschi) paterni, e poi offrire tre Pinda, uno in alto, un altro in basso e uno al centro, in ciascuno dei quadrati (50).

O Maheshvari! vanno menzionati i nomi di ciascuno degli Antenati, invitando lui o lei, e poi il Pinda deve essere offerto con miele e orzo, concludendo con Svadha (il Pinda deve essere offerto come segue: “Offro a Te, altamente lodevole (Nandimukha) e ben conosciuto (Pravara), questo Pinda con miele e orzo. È tuo (Svadha)!”) (51). Dopo che i Pinda sono stati dati (in suddetto modo) gli Antenati Lepa-bhoji (i quarti, quinti e sesti antenati, dai settimi in poi non si offrono Pinda) devono essere soddisfatti dall'offerta dei resti che rimangono sulla mano. Questi devono essere sparsi su tutti i lati con il

Mantra

Om, possano gli Antenati Lepa-bhoji essere soddisfatti.

Nell’Ekoddishta Shraddha (rito funerario per un solo particolare Antenato) l’offerta agli Antenati Lepa-bhoji non è fatta (52).

Poi per la soddisfazione dei Deva e dei Pitri deve essere interiormente recitato il Gayatri dieci volte, e il mantra: "Saluto le Divinità", come sopra indicato deve essere analogamente recitato tre volte, e poi i Pinda deve essere adorati (53). accendendo un bastoncino d'incenso e un lume, il saggio deve, con gli occhi chiusi, pensare ai Pitri nelle loro forme celesti che mangiano il loro Pinda assegnatogli, ciascuno il suo, e deve poi inchinarsi, pronunciando il seguente (54)

Mantra

Mio padre è il mio più alto Dharma. Mio padre è il mio più alto Tapas. Mio padre è il mio cielo. Quando mio padre è soddisfatto, l'intero Universo è soddisfatto (55).

Riprendendo alcuni fiori dai resti, si dovrebbe chiedere ai Pitri la loro benedizione, con il seguente (56)

Mantra

Datemi la vostra benedizione, O Misericordiosi Pitri. Possa sempre aumentare la mia conoscenza, la progenie, e i parenti. Che i miei benefattori possano prosperare. Possa io avere cibo a profusione. Possano sempre in molti chiedere l'elemosina a me, e possa io non chiederla a nessuno (57-58).

Poi si devono rimuovere i Deva e i Brahmana fatti di erba Kusha, come anche i Pinda, cominciando dai Deva. Il saggio deve poi fare regali a tutti e tre (59).

Deve poi fare japa del Gayatri dieci volte, e il mantra: "Saluto le Divinità" cinque volte, e, dopo aver guardato il Fuoco e il Sole, deve, a mani giunte, chiedere al Vipra la seguente domanda (60):

"È lo Shraddha completo?" e il Brahmana deve rispondere:

"È stato completato in base alle ingiunzioni" (61).

Poi, per la rimozione degli effetti di eventuali errori od omissioni, il Pranava deve essere interiormente recitato dieci volte, e la cerimonia deve essere portata a termine, pronunciando il seguente

Mantra

"Possa il rito Shraddha essere senza difetti";

e poi il cibo e le bevande nei vasi dovrebbero essere offerti ai Brahmana officianti (62).

In assenza di un Brahmana, dovrebbero essere offerti a mucche e capre, o dovrebbero essere gettati in acqua. Questo si chiama "Vriddhi Shraddha", imposto a tutti i riti obbligatori sacramentali (63). Lo Shraddha effettuato in occasione di qualsiasi Parvan (nome dato a certi giorni del mese lunare come: Amavasya, luna nuova; Purnima, luna piena; Ashtami, ottavo giorno; Festività) viene chiamato "Parvana Shraddha" (64).

Nelle cerimonie relative alla consacrazione di emblemi o immagini dei Deva, o durante la partenza o il ritorno dal pellegrinaggio, lo Shraddha deve essere fatto secondo le prescrizioni stabilite per il Parvana Shraddha (65). In occasione del Parvana Shraddha i Pitri non devono essere seguiti dal prefisso "Nandimukha", e le parole "Saluto Pushti" devono essere sostituite con "Saluto Svadha" (66).

O Bellissima! se uno dei tre Antenati è vivo, allora il saggio deve fare l'offerta a un altro antenato di grado superiore (67). Se il padre, nonno e bisnonno sono vivi, allora, o Regina dei Deva! non occorre eseguire lo Shraddha. Se sono soddisfatti, allora l'oggetto del rito funebre e il sacrificio è raggiunto (68).

Se suo padre è vivo, allora l'uomo può compiere lo Shraddha di sua madre, lo Shraddha sua moglie, e Nandi-mukha Shraddha, ma egli non ha diritto di eseguire lo Shraddha di nessun altro. (69) O Regina dei Kula! al momento dell’Ekoddishta Shraddha i Vishva-Deva non devono essere adorati. Le parole di supplica devono essere indirizzate a uno solo degli antenati (70).

Al momento della Ekoddishta Shraddha riso cotto e Pinda dovrebbe essere data, guardando verso sud. Il resto della cerimonia è la stessa di quella che è stata già descritta, con l'eccezione che il sesamo dovrebbe essere sostituito dall'orzo (71).

La particolarità nel Preta Shraddha è che il culto di Ganga e di altri è omesso, e nella formulazione del Mantra il deceduto deve essere nominato come Preta (lo spirito di ogni persona morta, ma soprattutto prima che i riti funebri vengano eseguiti) mentre il riso e i Pinda sono offerti a lui (72).

Lo Shraddha eseguito per un uomo è chiamato "Ekoddishta". Nell'offrire Pinda al Preta devono essere aggiunti il pesce e la carne (73). O Signora dei Kula! sappi che lo Shraddha che viene eseguito il giorno successivo al termine del periodo di impurità è Preta Shraddha (74). Se c'è un aborto spontaneo, o se il bambino muore subito dopo la nascita, o se un bambino nasce o muore, allora il periodo di impurità è da prendere in considerazione secondo l'usanza della famiglia (75).

Il periodo di impurità nel caso dei nati due volte è di dieci giorni (per i Brahmana), dodici (per gli Kshatriya), e una quindicina di giorni (per i Vaishya), per i Shudra ed i Samanya il periodo è di un mese (30 giorni) (76).

Alla morte di un parente dalla parte paterna che non è un Sapinda (cugino fino al settimo grado di parentela), il periodo di impurità è di tre giorni, e alla morte di un Sapinda, la notizia della morte deve arrivare dopo il termine prescritto, si diventa impuro per tre giorni (77).

L'uomo impuro, O Dea Primordiale! non ha diritto di eseguire qualsiasi rito relativo ai Deva e ai Pitri, salvo il culto Kula e ciò che è stato già iniziato (78).

Le persone sopra i cinque anni di età devono essere bruciati nel campo di cremazione, ma, O Kuleshani! una moglie non deve essere cremata con il marito morto (79). Ogni donna è la Tua immagine, Tu risiedi celata nelle forme di tutte le donne di questo mondo. Quella donna che nella sua delusione sale sulla pira funeraria del suo signore andrà all'inferno (80).

Kalika! i cadaveri degli adoratori del Brahman devono essere sepolti, gettati in acqua corrente, o cremati, secondo quanto hanno disposto (81).

Ambika! morire in un luogo sacro o in un luogo di pellegrinaggio, o vicino alla Devi, o vicino ai Kaulika, è una felice morte (82).

Colui che, al momento della sua morte, medita sulla Verità, dimentico dei tre mondi, raggiunge il proprio Essere Essenziale (83).

Dopo la morte il cadavere deve essere portato al campo di cremazione, e dopo essere stato lavato deve essere spalmato con burro chiarificato e posto sul rogo, con la faccia a nord (84).

Il defunto deve essere nominato con il suo nome e Gotra (lignaggio), e come Preta (lo spirito della persona morta prima che i riti funebri vengano eseguiti). Offrendo il Pinda alla bocca del cadavere, il rogo deve essere acceso applicando la torcia alla bocca del cadavere, recitando interiormente il Vahni Bija (Ram, il Bija del Fuoco) (85).

Amata! il Pinda dovrebbe essere a base di riso bollito o non bollito, o di orzo schiacciato, o grano, e dovrebbe essere della dimensione di un Amla (l’uva spina indiana, Phyllanthus emblica) (86). Al figlio maggiore del Preta è dato il privilegio di eseguire lo Shraddha, in sua assenza agli altri figli, secondo l'ordine di anzianità (87).

Il giorno dopo il giorno in cui il periodo di impurità scade, la persona in lutto deve bagnarsi e purificarsi, e donare oro e sesamo per la liberazione del Preta (88).

Il figlio del Preta deve donare bestiame, terreni, vestiti, carrozze, vasi di metallo, e vari tipi di commestibili, affinché il Preta possa raggiungere il Paradiso (89).

Egli deve anche donare profumi, ghirlande, frutta, acqua, un bellissimo letto, e tutto ciò che lo stesso Preta ha voluto assicurare per il suo passaggio al Paradiso (90).

Poi un toro deve essere marchiato con il marchio di un tridente, e decorato con oro e ornamenti, e poi lasciato libero, con l'obiettivo che il defunto possa raggiungere il Paradiso (91).

Deve quindi con uno spirito devoto eseguire lo Shraddha, secondo le prescrizioni previste per l'esecuzione del Preta Shraddha, e poi dar da mangiare a Brahmana e Kaula in possesso di conoscenza divina, ed agli affamati (92).

L'uomo che non riesce a fare regali deve eseguire lo Shraddha al meglio delle sue capacità, e nutrire gli affamati, e così liberare suo padre dallo stato di esistenza di un Preta (93).

Questo Preta Shraddha è conosciuto come Adya o Ekod-dishta Shraddha, e libera il defunto dallo stato di Preta. Dopo questo ogni anno nel Tithi (il giorno lunare che può avere anche meno di 24h) della sua morte commestibili devono essere offerti al defunto (94).

Non vi è alcuna necessità di un gran numero di ingiunzioni né di un gran numero di rituali. L'uomo può raggiungere tutte le siddhi onorando un Kaulika. Lo scopo di tutti i Samskara (Sacramenti) è completamente raggiunto se, in luogo dei prescritti Homa, Japa e Shraddha (cioè Sacrifici al Fuoco, Recitazione di Mantra e Riti Funebri), anche un singolo Kaulika è debitamente onorato (96), al momento della cerimonia.

L'ingiunzione di Shiva è che tutte le cerimonie di buon auspicio devono essere effettuate tra il periodo che inizia con il quarto giorno della metà luminosa del mese lunare, e termina con il quinto della metà buia del mese lunare (97).

Colui, però, che è desideroso di eseguire qualsiasi rito che deve essere svolto può eseguirlo anche in un giorno infausto, a condizione che sia stato così diretto dal suo Guru, da un Ritvij (sacerdote), o un Kaulika (98).

Un Kaulika deve iniziare la costruzione di una casa, deve per la prima volta entrare in una casa, iniziare un viaggio, indossare gioielli nuovi, e simili, solo dopo che ha adorato l'Uno Primordiale con i cinque Elementi (99).

Oppure il devoto eccellente può abbreviare il rito. Egli può così, dopo aver meditato sulla Devi, e recitando interiormente il Mantra e inchinandosi alla Devi, andare dove desidera (100).

Nel culto di tutti i Devata, come nel Festival Autunnale (Durga Puja) e in altri, Dhyana e Puja (meditazione e adorazione) devono essere eseguiti secondo le ordinanze previste dagli Shastra relativi a tale culto (101).

Secondo le ordinanze relative al culto della Kali Primordiale, devono essere eseguiti sacrifici di animali e Homa, e il rito dovrebbe essere portato a termine onorando i Kaulika e facendo delle offerte (102).

La regola generale è che innanzitutto debbano essere adorati Ganga, Vishnu, Shiva, Surya, e Brahma, e poi il Deva, l'oggetto speciale del culto (103).

Il Kaulika è il Dharma più eccellente, il Kaulika è il Deva più eccellente, il Kaulika è il pellegrinaggio più eccellente, quindi il Kaula dovrebbe sempre essere adorato (104).

I tre Koti e mezzo (un Koti equivale a 10 milioni) dei luoghi di pellegrinaggio, tutti i Deva cominciando da Brahma stesso, risiedono nel corpo del Kaula. Che cosa c'è, dunque, che non è realizzato nell'adorare lui? La terra in cui risiede il Kaula buono e ben iniziato è benedetta e degna di onore. È più santo, ed è ambito anche dai Deva (105-106). Chi può in questo mondo, capire la maestosità del Sadhaka iniziato completamente, che è Shiva stesso, e per il quale non c'è nulla che sia santo o peccaminoso? (107).

Tale Kaula, che possiede meramente la forma di uomo, si muove su questa terra per la salvezza del mondo intero e per l'istruzione degli uomini nella condotta della vita (108).

Shri Devi disse:

Tu hai parlato, O Signore! della grandezza dell'Anima del Kaula iniziato completamente. Nella tua misericordia parlami delle ordinanze relative a questa iniziazione (109).

Shri Sadashiva disse:

Nelle tre Ere passate (cioè Satya Yuga, Tetra Yuga, Dvapara Yuga) questo rito è stato un grande segreto; gli uomini allora usavano eseguirlo in tutta segretezza, e ottenere così la liberazione (110).

Quando il Kali Yuga prevale, i seguaci del rito Kula devono dichiararsi come tali, e, sia di notte che di giorno, devono essere iniziati pubblicamente (vedi cap. 4 verso 78) (111).

Con solo il bere vino, senza iniziazione, un uomo non diventa un Kaula. Il devoto Kula diventa il Signore del Kula Chakra solo dopo l'iniziazione completa (112).

Il Guru deve, il giorno prima dell'inizio, adorare il Deva degli Ostacoli (Ganesha) con offerte, secondo le sue capacità, per la rimozione di tutti gli ostacoli (113).

Se il Guru non è qualificato per officiare una cerimonia di iniziazione completa, allora essa dovrebbe, o Amato! essere eseguita da un Kaula regolarmente iniziato (114). Gam è il Bija di Ganapati (Ganesha) (115). Ganaka è il Rishi, il Chanda è Nivrit (una forma di verso), il Signore degli ostacoli (Vighna che è Ganesha) è il Devata e il Mantra è applicabile per la rimozione degli ostacoli alla esecuzione del rito (116).

Aggiungendo successivamente sei vocali al Mula Mantra (Gam), deve essere eseguito Shadanga-nyasa (nyasa si fa mettendo la punta delle dita e del palmo della mano destra su varie parti del corpo, accompagnato da un mantra particolare. Shadanga-nyasa  si fa su sei parti del corpo cominciando dal cuore, poi testa, sulla Sika, il torace, i tre occhi e su dorso della mano. Quando shadanga-nyasa viene eseguito sul corpo, è chiamato hridayadi-shadanga-nyasa, e quando fatto soltanto sulle cinque dita e palmi delle mani è chiamato angushthadi-shadanga-nyasa), e O Shiva! dopo aver fatto Pranayama deve essere meditato Ganapati (117).

Dhyana

Meditate su Ganapati, dal colore del vermiglio, con tre occhi, una pancia grande, che tiene nelle sue mani di loto, la conchiglia, il cappio, il pungolo da elefante, e il segno di benedizione. La sua grande proboscide è ornata con il vaso di vino che regge. Sulla sua fronte splende la Luna giovane. Ha la testa del re degli elefanti; Le sue guance sono costantemente bagnate nel vino. Il suo corpo è adornato con le spire del re dei serpenti. È vestito in abiti rossi, e il suo corpo viene spalmato con unguenti profumati (118).

Avendo così meditato su Ganapati, si deve adorarlo con offerte mentali (vedi Cap. 5 versi 142 e seguenti), e poi devono essere adorate le Potenze protettrici della sede (le Adhara Shakti con Om all’inizio, nome della Shakti e Namah alla fine). Queste sono Tibra, Jvalini, Nanda, Bhoga-da, Kama-rupini, Ugra, Tejasvati, Satyi e Vighna-vinashini. Le prime otto devono essere adorate nel loro ordine, a partire da est, e l'ultima deve essere adorata al centro del Mandala. Avendole così adorate tutte, deve essere adorata la sede di loto stessa (119-120).

Meditando su Ganesha, ancora una volta, Egli deve essere adorato con le offerte dei cinque elementi (Pancha Tattva). Su ciascuno dei Suoi quattro lati l'eccellente Kaulika deve adorare Ganesha, Gana-nayaka, Gana-natha, Gana-krida, Eka-danta, Rakta-tunda, Lambodara, Gajanana, Mahodara, Vikata, Dhumrabha, e Vighna-nashana (le varie forme di Ganesh) (121-123).

Poi le otto Shakti, Brahmi e le altre (vedi Cap. 5 verso 134 e Cap. 6 verso 100), e i dieci Dikpala e le loro armi (Indra ecc. vedi Cap. 6 verso 103), devono essere adorati, e dopo questo Vighna-raja (il Re degli Ostacoli, Ganesh) deve essere invitato ad allontanarsi (124).

Avendo così adorato il Re degli Ostacoli, l’adoratore (qui il Guru) deve compiere la cerimonia preliminare (Adhivasana), e poi intrattenere i Kaula esperti nella conoscenza divina con i cinque elementi (Pancha Tattva) (125).

Il giorno successivo, dopo aver fatto il bagno e svolto i suoi normali doveri quotidiani come già ingiunto, il devoto, O Amata! deve donare semi di sesamo ed oro per la distruzione di tutti i peccati dalla sua nascita, e un bhojya (del cibo non cucinato) per la soddisfazione dei Kaula (126). Poi, facendo arghya (offerte) a Surya, e dopo aver adorato Brahma, Vishnu, Shiva, ed i nove pianeti, come anche le sedici Madri divine, deve fare un Vasu-dhara (vedi Cap. 9 verso 92) (127).

Deve quindi eseguire Vriddhi Shraddha (vedi verso 62) per la buona riuscita del rito, e, andando verso il Guru, inchinarsi a lui, e pregarlo come segue (128):

(Preghiera al Guru)

Salvami, O Signore! tu che sei il Sole dei Kaula. O Oceano di Misericordia! Proteggi la mia testa con l'ombra dei tuoi piedi di loto (129). O Eccelso! Fa che in questo propizio Purnabhisheka, con la tua grazia, io possa raggiungere il successo della mia impresa senza alcun ostacolo (130).

(Il Guru deve quindi rispondere:)

Figlio mio! che tu sia, con il permesso di Shiva-Shakti, iniziato con l'iniziazione completa. Possa tu raggiungere l'oggetto del tuo desiderio mediante il comando di Shiva (131).

Avendo così ottenuto il permesso del maestro spirituale, egli deve fare il Samkalpa (dichiarare solennemente i suoi propositi) per la rimozione di tutti gli ostacoli e per il raggiungimento della longevità, prosperità, forza e buona salute (132).

Il Sadhaka, dopo aver solennemente preso la sua decisione, deve adorare il Guru, regalandogli abiti e gioielli, e Karana (un nome simbolico del vino) con Shuddi (il cibo dato insieme al vino, vedi Cap. 6 verso 11), e onorarlo (133).

Il Guru deve poi fare con la terra un altare quattro dita in altezza e che misura un cubito e mezzo per lato in una bellissima camera dipinta con terra rossa, ecc, decorato con immagini, bandiere, frutta e foglie, e le stringhe di campanelle.

La stanza deve avere un bellissimo drappo sul soffitto, illuminato con file di lampade alimentate con ghee per dissipare ogni traccia di oscurità, e deve essere profumato con canfora in fiamme, bastoncini di incenso, e incenso, e decorato con ventilatori, scaccia-mosche, con le penne della coda del pavone e specchi, ecc, poi deve disegnare con riso in polvere e colori giallo, rosso, nero, bianco e blu scuro, il Mandala chiamato Sarvato-Bhadra, in ogni occasione bello e di buon auspicio (il popolare Yantra Sarvato-Bhadra Mandala. Il termine Sarvatobhadra significa di totale buon auspicio: Sarva-totale; Bhadra-buon auspicio. Vedi fig.) (134-138).

Sarvato-Bhadra Mandala

Poi ogni persona deve eseguire il rito preparatorio all'adorazione mentale, secondo il suo Kalpa (regole ritualistiche. Ogni Sampradaya ha il suo proprio Kalpa), e poi, dopo aver fatto l'adorazione mentale, deve purificare i cinque elementi con il Mantra menzionato in precedenza (139). Dopo che i Panca-tattva sono stati purificati, il vaso, che deve essere d'oro o d'argento o di rame o di terracotta, deve essere posizionato con il Brahma Bija (Om) sul Mandala. Deve essere lavato con l’Arma Mantra (Phat) e spalmato con yogurt, Akshata (riso essiccato al sole), e poi un segno vermiglio deve essere posto su di esso con il Mantra "Shrim" (140-141).

Deve quindi recitare tre volte le lettere dell'alfabeto, con il Bindu sovrapposto da Ksha ad A (il Matrika Bija nell’ordine inverso, Viloma), recitare interiormente il Mula Mantra, e riempire il vaso con vino o acqua presa da qualche luogo santo, o con normale acqua pura, e poi gettare nel vaso nove gemme oppure oro (142-143).

Il Guru misericordioso deve poi porre sopra la bocca del vaso un ramo frondoso di un albero di Jack (Artocarpus heterophyllus), un albero di fico (Ficus indica), un albero di Ashvattha (Ficus religiosa), e di un albero di Vakula (o Bakula, Mimusops elengi) e Mango, con il Vagbhava Bija (Aim) (144).

Deve quindi porre sul ramo frondoso un piatto d’oro, o d’argento, rame, oppure di terracotta, pronunciando il Rama Bija (Shrim) ed il Maya Bija (Krim) (145). Poi, O Beata! due pezzi di stoffa devono essere legati al collo del vaso. Quando si adora Shakti il panno deve essere di un colore rosso, e nell'adorazione di Shiva e Vishnu deve essere bianco (146).

Recitando interiormente il

Mantra

Stham, Sthim, Hrim, Shrim,

il vaso deve essere messo al suo posto, e dopo aver messo dentro i Pancha-tattva, le nove coppe devono essere poste nel loro ordine (147). Lo Shakti Patra deve essere d'argento, il Guru Patra d'oro, lo Shri Patra deve essere fatto con un cranio umano, il resto di rame (148). Coppe in pietra, legno e ferro dovrebbero essere respinte, il materiale delle coppe nell'adorazione della Maha-Devi devono essere secondo i mezzi del devoto (149).

Dopo aver posizionato le tazze, devono essere offerte libagioni ai quattro Guru e alla Devi, e il saggio deve poi adorare il vaso pieno di nettare (150). Devono poi essere offerti lumi e incenso e compiuti sacrifici a tutti gli esseri, e dopo aver adorato le divinità dei Pitha (delle sedi) egli deve eseguire Shadanga-nyasa (vedi verso 117) (151). Deve quindi fare Pranayama, e, meditando sulla Grande Devi, invocarla, e in seguito adorare Lei, l'Oggetto della sua adorazione, al meglio delle sue capacità e senza parsimonia (151). Il Guru eccellente, O Shiva! deve eseguire tutti i riti terminando con l’Homa, e quindi onorare le Kumari e gli adoratori di Shakti offrendo loro fiori, pasta di sandalo e vestiti (153).

Il Guru deve poi chiedere il permesso dei presenti con le seguenti parole:

O voi Kaula! che siete votati al culto Kula, siate gentili con il mio discepolo. Date il permesso al suo Samskara di Purnabhisheka (cerimonia di iniziazione) (154).

Dopo che il Signore del Chakra ha così chiesto, i presenti devono rispettosamente dire: "Per grazia di Mahamaya e la maestosità dell’Anima Suprema, possa il tuo discepolo essere perfetto e devoto alla Suprema Essenza" (155).

Il Guru deve poi far adorare al discepolo la Devi nel vaso, che è stato adorato da lui stesso, e poi, ripetendo mentalmente il

Mantra

Klim, Hrim, Shrim

su di esso, spostare il vaso immacolato, con il seguente

Mantra

Alzati, O Brahma-Kalasha (il vaso che è il Brahman stesso), tu sei il Devata e concedi ogni successo. Possa il mio discepolo, essendo bagnato con la tua acqua e foglie, essere devoto al Brahman (156-157).

Dopo aver spostato il vaso in questo modo, il Guru deve misericordiosamente spruzzare il discepolo seduto con la faccia rivolta a Nord con il Mantra che segue (158).

Il Rishi del Mantra di questo rito di buon auspicio Purnabhisheka è Sadashiva, il Devata che presiede è l'Adya Devata, il Bija è "Om", e la sua applicabilità è per l'aspersione di buon auspicio in occasione della cerimonia Purnabhisheka (158-159).

Mantra

Possano i Guru spruzzarti (Abhishinchantu, consacrarti). Possano Brahma, Vishnu, and Maheshvara spruzzarti; Possano the Mothers Durga, Lakshmi, Bhavani, spruzzarti; Possano Shodashi, Tarini, Nitya, Svaha, Mahisha-mardini (varie forme della Devi), tutti questi spruzzarti con l'acqua che è stata santificata dal Mantra; Possano Jaya-durga, Vishalakshi, Brahmani, Sarasvati (varie forme della Devi), Possano tutte queste spruzzarti; Possano Bagala, Varada, and Shiva (varie forme della Devi) spruzzarti; Possano le Shakti, Narasinghi, Varahi, Vaishnavi, Vana-malini, Indrani, Varuni, Raudri, spruzzarti; Possano Bhairavi, Bhadra-kali, Tushti, Pushti, Uma, Kshama, Shraddha, Kanti, Daya, Shanti (varie forme della Devi), sempre spruzzarti; Possano Maha-kali, Maha-lakshmi, Maha-nila-sarasvati, Ugra-chanda, Prachanda (varie forme della Devi), costantemente spruzzarti; Possano Matsya, Kurma, Varaha, Nrisingha, Vamana, Rama, Bhrigu-Rama (gli Avatar di Vishnu), spruzzarti con l'acqua; Possano Asitanga, Ruru, Chanda, Krodhonmatta, Bhayamkara, Kapali, Bhishana (varie forme di Bhairava, la forma terrifica di Shiva), spruzzarti; Possano Kali, Kapalini, Kulla, Kurukulla, Virodhini, Viprachitta, Mahogra (varie forme di Bhairavi, la forma terrifica della Devi), sempre spruzzarti; Possano Indra, Agni, Shamana, Raksha, Varuna, Pavana, Dhana-da, Maheshana, che sono gli otto Dikpala, spruzzare te; Possano Ravi (Sole), Soma (Luna), Mangala (Marte), Budha (Mercurio), Jiva (Giove), Sita (Venere), Shani (Saturno), Rahu (nodo lunare nord ascendente), Ketu (nodo lunare sud discendente. Rahu e Ketu sono considerati i pianeti "ombra" o "secondari" e rappresentano i punti in cui l'orbita dell'equatore celeste (eclittica) interseca l'orbita della Luna. Sono i punti in cui si formano le eclissi.), con tutti i loro Satelliti, spruzzarti; Possano i Nakshatra, i Karana, gli Yoga (varie divisioni del tempo), i giorni della settimana, e le due divisioni del mese, i giorni, le stagioni, i mesi e l'anno consacrarti sempre; Possano l'Oceano Salato, l'Oceano Dolce, l'Oceano del Vino, l'Oceano di Ghee, l'Oceano di Yogurt, l'Oceano di Latte, l'oceano d'Acqua Dolce spruzzare te con le loro acque consacrate; Possano Ganga, Yamuna, Reva, Chandra-bhaga, Sarasvati, Sarayu, Gandaki, Kunti, Shveta-ganga, Kaushiki (i fiumi sacri), tutte queste spruzzarti con le loro acque consacrate; Possano i Grandi Naga (divinità serpenti) cominciando con Ananta, gli uccelli cominciando con Garuda, gli alberi cominciando con l’albero Kalpa (l’albero dei desideri del paradiso di Indra), e le grandi Montagne spruzzarti; possano gli Esseri benefici residenti a Patala, sulla terra e nell'aria, lieti in quest'ora del tuo Purnabhisheka, spruzzarti con l'acqua (160-175). Possa la tua sfortuna, cattivo nome, la malattia, la malinconia e le sofferenze essere distrutti dal Purnabhisheka, e dalla gloria del Supremo Brahman (176). Possa Alakshmi, Kala-Karni, le Dakini, e le Yogini (qui spiriti femminili malefici), essendo scacciate dal Kali Bija (Krim), essere distrutti dall'Abhisheka (177). Possano i Bhuta, Preta, Pishacha (spiriti malefici e fantasmi), ed i pianeti malefici essere scacciati, messi in fuga, e distrutti dal Rama Bija (Shrim); possano tutte le disgrazie causate dalla magia e dagli incantesimi dei tuoi nemici, possano tutti i tuoi peccati della mente, della parola, e del corpo essere distrutti come risultato di questa iniziazione, possano tutte le avversità essere distrutte, possa la tua prosperità essere indisturbata, tutti i desideri possano essere soddisfatti come il risultato di questo Purnabhisheka (178-180).

Con questi 21 mantra il discepolo deve essere spruzzato con acqua, e se ha ottenuto già il Mantra dalla bocca di un Pashu, il Guru deve farglielo sentire di nuovo (181).

Il Guru Kaulika deve, dopo aver informato gli adoratori di Shakti, chiamare il suo discepolo con il suo nome e dargli un nome che termina con Anandanatha (182).

Essere così iniziato nel Mantra dal Guru, il discepolo deve adorare il suo Ishta-devata (la sua divinità personale) nello Yantra (del Guru), e poi onorare il Guru offrendogli i Pancha-tattva (i cinque elementi: Vino, carne, ecc.) (183).

Il discepolo deve anche dare come Dakshina (regalo) mucche, terreni, oro, vestiti, bevande, e gioielli al Guru (secondo le sue possibilità), e poi onorare i Kaula presenti, che sono le incarnazioni di Shiva (184).

Il padrone di sé, purificato e umile discepolo, dopo aver onorato i Kaula, deve toccare i sacri piedi del Guru con venerazione, e, inchinandosi a lui, pregarlo come segue (185):

Preghiera al Guru

Santo Signore! Tu sei il Signore del mondo. Signore! tu sei il mio Signore. O Oceano di Misericordia! Soddisfa il desiderio del mio cuore con il dono dell’eccellente nettare (186).

Il Guru deve poi replicare:

"O Kaula! voi che siete le immagini visibili di Shiva stesso, lasciate che io dia al mio buono e umile discepolo il nettare eccellente" (187).

I Kaula allora diranno:

"Signore del Chakra! Tu sei il Signore Supremo stesso, Tu sei il sole del loto Kaula. Soddisfa questo buon discepolo, e dagli il nettare Kaula" (188).

Il Guru, avendo ottenuto l'autorizzazione dei Kaula, deve porre nelle mani del discepolo la coppa colma di nettare eccellente, come anche il Shuddi (189).

Il Guru deve poi, meditando con devozione sulla Devi nel suo cuore, porre il tilak sulla fronte del discepolo, come anche dei Kaula, con le ceneri che sono rimaste nel cucchiaio sacrificale (190).

Il Guru deve poi distribuire i Tattva offerti alla Devi, e condividere il cibo e le bevande come indicato nelle ingiunzioni relative alla formazione del Chakra (191).

O Devi! Ho parlato con te dei riti di buon auspicio relativi al Purnabhisheka. Da questo si ottiene conoscenza divina e si diventa Shiva stesso (192).

Il Purnabhisheka deve essere eseguito per nove o sette o cinque o tre notti o una notte (193).

Ci sono, o Kuleshani! cinque forme diverse in questo rito purificatorio. Nel rito che dura nove notti deve essere fatto il Mandala conosciuto come Sarvato-Bhadra (194).

Amata! nel rito che dura sette notti deve essere fatto il Mandala Nava-Nabha, nel rito che dura cinque notti il Panchabja Mandala (Mandala con cinque petali di loto), nel rito che dura tre notti e nel rito che dura una notte deve essere fatto il Mandala di otto petali di loto (Ashta-dalabja Mandala) (195).

O Devi! l'ordinanza è che sul Sarvato-Bhadra e Nava-Nabha Mandala devono essere collocati nove vasi, su Panchabja Mandala cinque, e su Ashta-dalabja Mandala un vaso, e devono essere adorati gli Anga-Devata (gli arti o parti del Devata principale considerate anch’esse come Devata) e gli Avarana-Devata (i Devata attendenti) nei filamenti e in altre parti del loto (196-197).

I Kaula che sono stati iniziati completamente sono puri d'animo. Tutte le cose sono purificate dal loro sguardo, dal loro tocco, e dal loro profumo (198). Tutti gli uomini, siano essi Shakta, Vaishnava, Shaiva, Saura o Ganapata, devono adorare il sadhu Kaula con devozione (199).

È buono per un Shakta avere un Guru che è un Shakta, per un Shaiva un Guru Shaiva è encomiabile, e per un Vaishnava un Vaishnava, per un Saura un Saura come Guru è consigliato, e un Ganapata è il Guru giusto per un Ganapata, ma un Kaula è eccellente come Guru, in i tutti casi, dunque il saggio deve con tutta l'anima essere iniziato da un Kaula (200-201). Coloro che adorano il Kaula con i Pancha-tattva e con il cuore sollevato danno la salvezza dei loro antenati, e loro stessi raggiungono il fine più alto (202).

L'uomo che ha ottenuto il Mantra dalla bocca di un pashu è di certo un pashu, e colui che ha ottenuto il Mantra da un Vira è un Vira, e chi lo ottiene da un Kaula conosce il Brahman (203). Colui che è stato iniziato secondo il rito Shakta è un Vira, egli può purificare il Pancha-tattva solo nel culto del proprio Ishta-devata, lui non può mai essere il Chakreshvara (il Signore del Chakra, l’unico che può prendere, bere e distribuire a suo piacimento il vino dal vaso. Agli altri è proibito fare ciò) (204).

Colui che uccide un Vira, colui che beve il vino che non è stato consacrato, colui che seduce la moglie o ruba la proprietà di un Vira, questi quattro sono grandi peccatori, e l'uomo che frequenta uno di questi è il quinto peccatore (205). Quei malvagi uomini che denigrano la Via Kula, gli oggetti Kula, e il devoto Kula imboccano il sentiero basso e vile (206).

Le Rudra-dakini e Rudra-bhairavi (Spiriti feroci al servizio di Shiva e Kali) danzano con gioia (al pensiero di) masticare le ossa e la carne di uomini che odiano il vino e i Kaula (207). Sono misericordiose e veritiere, e sempre desiderano il bene degli altri, ma per chi le calunnia non c'è scampo dall'inferno (208).

Nei vari Tantra ho parlato di varie cerimonie e di molte pratiche, ma nel caso di un Kaula che è devoto al Brahman, è indifferente se le pratica o le omette (209).

C'è un Supremo Brahman che esiste, diffuso in tutto l'Universo. Egli è adorato, perché non c'è nulla che esiste senza di lui (210).

Amata! anche quelli che guardano al frutto dell'azione e sono governati dai loro desideri e adorano diversi Deva e sono dipendenti dalle occupazioni mondane, vanno verso il Brahman e diventano uniti con Lui (211). Colui che vede tutto nel Brahman, e che vede ovunque il Brahman, è senza dubbio conosciuto come un eccellente Kaula, che ha raggiunto la liberazione mentre ancora è in vita (212).

Fine del Decimo Gioioso Messaggio, dal titolo "Riti relativi al Vriddhi Shraddha, Riti Funebri e Purnabhisheka".

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Capitolo 11 - Riti Espiatori

Ascoltando le ingiunzioni (Dharma) di Shambhu relative alla diverse caste e fasi della vita, Aparna (Devi, così chiamata perché al tempo in cui faceva austerità non mangiava altro che una foglia per saziare il suo appetito) fu molto soddisfatta, e interrogò Shankara così (1):

Shri Devi disse:

Tu, O Signore! nella tua gentilezza per Me e nella tua onniscienza, hai parlato dei costumi e delle regole di condotta religiosa e dei sacramenti per il benessere del mondo (2). Ma gli uomini dell'Era di Kali, essendo cattivi, e accecati dalla rabbia e dalla lussuria, atei, avendo menti vacillanti ed essendo dipendenti dalla soddisfazione dei loro sensi, nella loro ignoranza e follia, non seguiranno la via prevista da te, ma è doveroso O Ishana! che Tu dica quale sarà il mezzo per la loro liberazione (3-4).

Shri Sadashiva disse:

Tu hai chiesto bene, Oh Devi! Tu che sei la soccorritrice del mondo, la Madre del mondo, Tu sei Durga, tu che liberi le persone dai legami della nascita e le fatiche di questo mondo (5). Tu sei il Primordiale Uno, Tu che alimenti e proteggi questo mondo, Tu sei oltre i più eccellenti, Tu, O Devi! sostieni l'universo mobile e immobile (6). Tu sei la Terra, Tu sei l'Acqua, Tu sei il Fuoco, tu sei l’Aria,

Tu sei il Vuoto, Tu sei la coscienza stessa (Ahamkara), Tu sei il Mahat-tattva (L'energia materiale totale) (7). Tu sei la vita in questo mondo;

Tu sei la conoscenza di sé, e Tu sei la Divinità Suprema. Tu sei i sensi; Tu sei la mente, Tu sei l'intelletto, Tu sei il movimento e l'esistenza dell'Universo (8).

Tu sei i Veda, Tu sei il Pranava (l’Om), Tu sei gli Smriti (Dharma Shastra), le Samhita (testi post-vedici), i Nigama, gli Agama e i Tantra (altri testi sacri), Tu pervadi tutti gli Shastra (testi di regole), e sei la dimora di tutto ciò che è buono (9). Tu sei Mahakali,

Mahalakshmi, Maha-nila-sarasvati, Mahodari, Mahamaya, Maharaudri, e Maheshvari; Tu sei onnisciente e piena di conoscenza, non c'è nulla che tu non conosci, ma, O Saggia! poiché me lo chiedi, te ne parlerò  per il tuo piacere (10-11).

Tu hai parlato correttamente, Oh Devi! Di come gli uomini, che pur sapendo ciò che è per il loro benessere, ma impazziti dal desiderio peccaminoso per le cose che portano godimento immediato e privi del senso del giusto e del sbagliato, abbandonano la vera Via. Parlo ora di ciò che contribuirà alla loro salvezza (12-13).

Nel fare ciò che è proibito e omettendo ciò che è imposto gli uomini peccano, ed i peccati portano dolore, sofferenza e malattia (14).

O Kula-nayika! (Signora dei Kula) sappi che ci sono due tipi di peccato - quello che contribuisce solo a far danno a se stessi, e quello che provoca danno agli altri (15). L'uomo è liberato del peccato di ferire gli altri con la punizione inflitta dal re, e per gli altri peccati da riti espiatori (Prayashcitta) e Samadhi (16).

Quegli uomini peccatori che non sono purificati da una punizione o espiazione non possono che andare all'inferno, e sono disprezzati sia in questo mondo che nel prossimo (17).

O Adya! prima di tutto parlerò delle regole relative alla punizione da parte del Re. O Maheshvari! Il Re che si discosta da queste regole intraprende il sentiero verso il basso (18).

Nell'amministrazione della giustizia, servitori, figli, mendicanti, amici e nemici devono essere tutti trattati allo stesso modo (19).

Se il Re stesso è colpevole di qualche peccato, o se dovesse aver leso qualcuno che non è colpevole, allora può purificarsi con il digiuno e placando coloro che ha leso con regali (20). Se il Re ritenesse che egli è colpevole di qualche peccato, che è punibile con la morte, allora dovrebbe abdicare il suo regno e andare in un bosco, e lì lavorare per la sua liberazione e fare penitenza (21). Il re non deve, senza motivo sufficiente, infliggere pene pesanti su persone colpevoli di un reato leggero, né dovrebbe infliggere punizioni leggere su persone colpevoli di un reato grave (22). Ma la punizione per la quale molti criminali possono essere scoraggiati dal malaffare, e (la punizione) nel caso di un criminale incallito, deve essere pesante, anche se il reato è leggero (23).

Nel caso di chi ha commesso il reato, ma una sola volta e si vergogna della sua cattiva azione, o di chi teme il crimine ed è un uomo rispettabile, deve essere inflitta una punizione leggera, anche se il reato è grave (24).

Se un Kaula o un Brahmana è colpevole di un reato lieve, sebbene egli sia altamente onorevole, deve comunque essere punito dal Re con un rimprovero (25).

Il Re che non concede ricompense e punizioni adeguate, previa consultazione con i suoi ministri, è un grande peccatore (26).

Un figlio non dovrebbe lasciare sua madre e suo padre, i sudditi non devono lasciare il loro re, né la moglie il marito, anche se sono enormemente colpevoli (27).

I sudditi devono proteggere attivamente il regno, la proprietà e la vita dei giusti Re, altrimenti se ne andranno sul sentiero verso il basso (28).

Shiva (Devi)! coloro che consapevolmente vanno con la loro madre, figlia, o sorella, quelli che hanno ucciso i loro Maha-guru, quelli che, dopo aver trovato rifugio nella fede Kula, l’hanno abbandonata, e coloro che hanno violato la fiducia riposta in loro, sono grandi peccatori (29-30).

Shiva! la punizione per coloro che vanno con la loro madre, sorella e figlia è la morte, e se questi ultimi sono volontari partecipanti la stessa punizione deve essere inflitta su di loro (31).

L'uomo peccatore, che con una mente lussuriosa va a letto con sua madre o con la sorella del padre, o con le nuore, o con la suocera, con la moglie del suo precettore, con la moglie del suo nonno materno o paterno, la figlia o la moglie di suo zio, la moglie o la figlia di suo fratello, la figlia della sorella, la moglie o la figlia del suo padrone, o con una ragazza non sposata, deve essere punito con la castrazione, e anche queste donne se sono partecipanti intenzionali nel reato devono essere punite con il taglio dei loro nasi e buttandole fuori di casa affinché possano essere liberate dal peccato (32-34).

La punizione per colui che va con la moglie o la figlia di un sapinda, o con la moglie di un uomo che ha fiducia in lui, è quella di essere privato di tutti i suoi beni e di avere la testa rasata (35).

Se per sbaglio (per ignoranza) dovesse accadere di sposare una di queste, sia nella forma Brahma che Shaiva, allora il matrimonio deve essere immediatamente annullato (36).

Un uomo che va con la moglie di un altro uomo della sua stessa casta, o di una casta inferiore alla sua, deve essere punito con l'imposizione di una multa e obbligandolo ad una dieta di solo cereali per un mese (37).

O Tu dal Volto Bello! Se uno Kshatriya, Vaishya, Shudra o Samanya va con una donna Brahmana conoscendo che lei è di tale casta, allora la sua punizione è la castrazione, e la donna Brahmana deve essere sfigurata e bandita dal suo regno dal Re. Per quelli che vanno con le mogli dei Vira (Eroi), e per quelle mogli, la punizione deve essere la stessa (38-39).

L'uomo malvagio che ama la moglie di uno di una casta superiore deve essere pesantemente multato, e obbligato ad una dieta di solo cereali per tre mesi (40).

E se la donna è partecipante intenzionale nel reato, deve essere punita come sopra menzionato. Se la moglie è vittima di uno stupro, allora deve essere separata da suo marito, ma mantenuta da lui (41).

Una moglie, sia sposata secondo la forma Brahma che Shaiva, deve in ogni caso essere allontanata dal marito se è andata con un altro anche se solo per una volta, che sia stato un suo desiderio o no (42).

Coloro che hanno rapporti sessuali con prostitute, o con mucche o altri animali, devono, o Deveshi! essere purificati obbligandoli a una dieta di cereali per tre notti (43).

La punizione di quegli uomini malvagi che hanno rapporti sessuali contro natura con una donna è la morte, questo è l'ingiunzione di Shambhu (44).

Un uomo che rapisce una donna, anche se è la moglie di un Chandala, deve essere punito con la morte, e non dovrebbe mai essere perdonato (45).

Un uomo dovrebbe considerare come unica moglie quella donna che è stata sposata con lui secondo la forma Brahma o Shaiva. Tutte le altre donne sono le mogli degli altri (46).

Un uomo che guarda con lussuria la moglie di un altro per purificarsi deve digiunare per un giorno. Colui che si avvicina a lei in un luogo segreto deve digiunare per due giorni. Se la tocca deve digiunare per quattro giorni, e se la abbraccia per purificarsi deve digiunare otto giorni (47).

E la donna che con una mente lussuriosa si comporta allo stesso modo deve purificarsi seguendo le stesse regole di digiuno (48).

L'uomo che usa un linguaggio offensivo nei confronti di una donna, che vede le parti intime di una donna che non è sua moglie, e ride in modo derisorio di lei, per purificarsi deve digiunare per due giorni (49).

Un uomo che mostra il suo corpo nudo ad altri, o che denuda un'altra persona, per purificarsi deve cessare di mangiare per due giorni (50).

Se il marito dimostra che sua moglie ha avuto un rapporto sessuale con un altro, allora il Re deve punire lei e il suo amante secondo l'ingiunzione prevista (51).

Se il marito (avesse fondati motivi per credere e ancora) non è in grado di dimostrare l'infedeltà di sua moglie, allora si deve separare da lei, ma deve mantenerla se rimane sotto il suo controllo (52).

Se il marito, vedendo sua moglie godere con il suo amante, la uccidesse insieme al suo amante, allora il Re non deve punirlo con la morte (53).

Se il marito vieta alla moglie di andare in qualche posto o di parlare con qualcuno, allora la moglie non deve andare in quel posto, né parlare con quella persona (54).

Se, alla morte del marito, la vedova vive con i parenti del marito sotto il loro controllo, seguendo i costumi di vita di una vedova, o in loro assenza vive insieme al i parenti di suo padre, allora lei merita di ereditare le proprietà del marito (55).

La vedova non deve mangiare due volte al giorno, né deve mangiare cibo cucinato da uno che non è parente della parte paterna del marito, lei deve rinunciare al piacere sessuale, a cibi animali, gioielli, dormire su letti morbidi, e vestiti colorati (56).

La vedova fedele al suo Dharma non si deve ungere con unguenti profumati, deve evitare i pettegolezzi del villaggio, e deve spendere il suo tempo nel culto delle divinità e nello svolgimento dei Vrata (voti) (57).

Nel caso del ragazzo che non ha né padre, né madre, né il nonno paterno, i parenti della madre sono i migliori custodi (58). La madre della madre, il padre della madre, il fratello della madre, il figlio del fratello della madre, il fratello del padre della madre, questi sono i parenti dalla parte della madre (59).

La madre del padre, il padre, il fratello, i figli del padre e del fratello e della sorella, il fratello del padre del padre, sono conosciuti come i parenti paterni (60).

La madre, il padre, il fratello del marito, i figli del fratello e della sorella del marito, ed i fratelli del padre del marito, tutti questi sono conosciuti come i parenti del marito (61).

Ambika! il Re deve obbligare un uomo, secondo le sue possibilità, a dare cibo e vestiti a suo padre, a sua madre, al padre del padre, alla madre del padre, alla moglie il cui figlio non può sostenerla, e al nonno e alla nonna materni, che sono poveri e non hanno figli (62-63).

Se un uomo parla bruscamente a sua moglie deve digiunare per un giorno, se lui la picchia deve stare senza cibo per tre giorni, e se lui causa il suo spargimento di sangue allora deve digiunare per sette giorni (64).

Se un uomo nella sua ira o follia chiama la moglie (se un uomo dice a sua moglie: “tu sei mia madre” intendendo che non è sua moglie) sua madre, sua sorella, o figlia, allora deve purificarsi con il digiuno per sette giorni (65).

Se una ragazza è sposata con un uomo impotente, allora il Re deve farla sposare di nuovo, anche se il fatto è scoperto dopo un certo lasso di tempo. Questa è l'ingiunzione di Shiva (66).

Se una ragazza diventa vedova prima della consumazione del matrimonio, anche lei può essere risposata. Anche questo è il comando di Shiva (67).

La donna che ha dato alla luce un bambino entro sei mesi dal suo matrimonio, o dopo che sia trascorso un anno dalla morte del marito, non è una moglie, né il figlio è legittimo (68).

La donna che causa un aborto spontaneo prima della fine del quinto mese, così come la persona che la aiuta a farlo, deve essere pesantemente punita (69).

La donna che dopo il quinto mese distrugge il bambino nel suo grembo, e la persona che l'aiuta a farlo, sono colpevoli di aver ucciso un essere umano (70).

L'uomo crudele che uccide volontariamente un altro uomo deve sempre essere condannato a morte dal Re. (71).

Il re dovrebbe correggere l'uomo che uccide un altro uomo per ignoranza, o in un impeto di passione, o per errore, prendendo la sua proprietà o dandogli un severo pestaggio (72).

All'uomo che cerca di causare la propria morte, sia da solo o con l'aiuto di un altro, dovrebbe essere attribuito lo stesso castigo dell'uomo che uccide un altro attraverso l'ignoranza (73).

L'uomo che uccide un altro in un duello, o uccide un nemico che tenta di ucciderlo, non è colpevole di alcun reato (74).

Il Re deve punire l'uomo che ha mutilato un altro mutilandolo, e l'uomo che ha picchiato un altro picchiandolo (75).

L'uomo malvagio che lancia qualsiasi proiettile, o che alza la mano per colpire un Vipra, o per colpire colui che deve essere onorato, o che colpisce uno di essi, deve essere punito con una multa pecuniaria per il primo reato e dalla combustione della mano per il secondo illecito (76).

Se un uomo muore in seguito a una ferita inflitta da qualsiasi arma o comunque dopo sei mesi, allora il colpevole deve essere punito per l'assalto, ma non deve essere punito con la morte dal re (77).

Se il re uccide i sovvertitori del suo governo, gli uomini che tramano per usurpare il suo regno, i servitori che segretamente fanno amicizia con i nemici del Re, gli uomini che creano malcontento tra le truppe contro il Re, i soggetti che vogliono fare la guerra contro il Re, o briganti armati, non è colpevole di alcun peccato (78-79).

L'uomo che uccide un altro, costretto per ordine del suo padrone, non è colpevole dell'omicidio, perché il colpevole dell'omicidio è il suo padrone. Questo è il comando di Shiva (80).

Se la morte di un uomo è causata da un animale appartenente a, o da armi nelle mani di, un uomo distratto, allora quest’ultimo deve essere punito con una pena pecuniaria o corporale (81).

Le persone detestabili che disobbediscono al comando del Re, che sono arroganti nel loro linguaggio in presenza del Re, o che denigrano la fede Kula, devono essere puniti dal Re (82).

Colui che si appropri indebitamente di proprietà a lui affidata, l'uomo maligno, il truffatore, colui che crea malumori tra gli uomini, o che incita la gente a litigare fra loro deve essere bandito dal regno dal Re (83).

Il Re deve bandire dal suo regno quegli uomini depravati e malvagi di mente che danno via i loro figli e figlie in matrimonio per denaro, e che danno le figlie (in matrimonio) ai mariti impotenti (84).

Le persone che tentano di danneggiare gli altri con la diffusione di calunnie senza fondamento devono essere puniti dal Re secondo il loro reato (85).

Il Re deve obbligare il calunniatore a pagare al sofferente i soldi commisurati al danno fatto (86).

Per le persone che rubano pietre preziose, perle, oro e altri metalli, la punizione dovrebbe essere il taglio della mano o del braccio intero, in base al valore dei beni rubati (87).

Quelli che rubano bufali, cavalli, bovini, gioielli, ecc, e bambini, devono essere puniti dal Re come ladri (88).

I ladri che rubano cibo e oggetti di scarso valore devono essere corretti obbligandoli ad una dieta di cereali per una settimana o una quindicina di giorni (89).

O Adorata dei Deva! il traditore e l'ingrato non può mai raggiungere la liberazione con sacrifici, osservanze votive, penitenze, atti di carità, e altri riti espiatori (90).

Gli uomini che danno false prove, o che sono parziali come arbitri, dopo aver li puniti severamente, il Re deve esiliarli dai suoi domini (91).

La testimonianza di sei, quattro, o anche tre testimoni è sufficiente a dimostrare un fatto, ma, O Shiva! la testimonianza di due testimoni di ben nota religiosità è pure sufficiente (92).

Amata! se testimoni si contraddicono l'un l'altro su questioni di luogo, tempo, e altri dettagli dei fatti, la loro testimonianza deve essere respinta (93).

O Amata! la parola dei ciechi e sordi dovrebbe essere accettata come prova, ed i segni e la scrittura di un uomo muto e di chi è sordo e muto devono essere accettate (94).

Di tutte le prove ed in tutti i casi, e in particolare nel contenzioso, le prove documentali sono le migliori, in quanto non periscono e durano sempre (95).

L'uomo che fabbrica un documento scritto per il proprio uso o per l'uso di un altro deve essere punito con il doppio della sanzione per una falsa testimonianza (96).

La dichiarazione giurata, per conto proprio, di un uomo attento e infallibile è di un valore probatorio superiore rispetto alla parola di molti testimoni (97).

O Parvati! come tutte le virtù trovano il loro supporto nella Verità, così tutti i vizi trovano il loro sostegno nella falsità (98).

Pertanto, il Re non incorrerà in alcuna colpa nel castigare coloro che sono privi di verità e sono il ricettacolo di tutti i vizi. Questo è il comando di Shiva (99).

Devi! se un uomo dice: "Io dico la verità", allo stesso tempo tocca uno dei seguenti - un Kaula, il Guru, un Brahmana, l'acqua del Gange, l'immagine di un Devata, un libro religioso Kula, il Kulamrita (vino consacrato), o le offerte fatte a una divinità, ha fatto un giuramento. Se dopo questo lui dice una falsità, allora se ne andrà all'inferno per un Kalpa (fino alla fine della creazione. Un Kalpa equivale a 4.320.000 anni) (100-101).

Un giuramento che un atto che non è peccaminoso sarà o non sarà fatto, deve essere sempre rispettato dagli uomini (102).

L'uomo che ha rotto il suo giuramento deve purificarsi con un digiuno di due settimane, e colui che lo ha rotto per sbaglio deve vivere di cereali per dodici giorni (103).

Anche il Kula-dharma, se non seguito secondo Verità e secondo le ingiunzioni, non solo non riesce a garantire la liberazione finale e la beatitudine, ma conduce al peccato (104).

Il vino è Tara stessa in forma liquida, è la Salvatrice degli esseri, la Madre del piacere e della liberazione, colei che distrugge il pericolo e le malattie, brucia i cumuli di peccati e purifica il mondo. O Amata! Lei concede tutto il successo e incrementa la conoscenza, l'intelletto e l'apprendimento, e, O Adya! Lei è sempre adorata da coloro che hanno raggiunto la liberazione finale e da coloro che sono desiderosi di raggiungere la liberazione finale, da parte di coloro che sono diventati e da coloro che lottano per essere adepti, e dai Re e dai Deva per il raggiungimento dei loro desideri (105-107).

I mortali che bevono vino con le loro menti ben sotto controllo e secondo le prescrizioni (di Shiva) sono, per così dire, immortali sulla terra (108).

Prendendo, in accordo con le ingiunzioni, uno qualsiasi dei tattva, l'uomo diventa simile a Shiva. Qual è, allora, il risultato nel prendere tutti i cinque tattva (vino, carne, ecc.)? (109).

Ma il consumo di questa Varuni Devi (il vino come manifestazione della Devi) in violazione delle ingiunzioni distrugge l'intelletto (comprensione), la vita, la fama e la ricchezza degli uomini (110).

Dal consumo eccessivo di vino l'ubriaco distrugge la comprensione, che è il mezzo per il raggiungimento del fine quadruplice dell'esistenza umana (Dharma, Artha, Kama, Moksha. Moralità, salute, realizzazione dei desideri, liberazione) (111).

Solo danno ad ogni passo, sia a se stesso che agli altri, esce da un uomo la cui mente è distratta e che non sa cosa deve e cosa non deve essere fatto (112).

Pertanto, il Re o il Signore del Chakra dovrebbero correggere con punizioni corporali e pecuniarie coloro che sono troppo dediti al vino ed a droghe inebrianti (113).

La comprensione degli uomini è offuscata dall'abuso di vino, sia in piccole che in grandi quantità, in base alla differenza nella qualità del vino, al temperamento degli individui, al luogo dove ed a quando si è preso (114).

Di conseguenza, il bere eccessivo va giudicato, non dalla quantità bevuta, ma dal risultato, come dimostrato dalla difficoltà nel parlare e dalla instabilità delle mani, dei piedi, e della vista (115).

Il Re deve bruciare la lingua, confiscare denaro e infliggere punizioni corporali, agli uomini che non tengono sotto controllo i loro sensi, le cui menti sono distratte dal bere, che si discostano dal dovere verso i Deva e i Guru, che temono di vedere, che sono la fonte di ogni follia, che sono peccatori, e trasgressori delle ingiunzioni di Shiva, e portano la rovina su di sé (116-117).

Il Re deve punire e multare severamente l'uomo che non è stabile di mani, piedi, o nella parola, che è disorientato, impazzito, e fuori di sé dal bere (118).

Il Re, che lavora per la felicità dei suoi sudditi, deve infliggere punizioni pecuniarie all' ubriaco che è colpevole di linguaggio scurrile ed è privo di paura e di vergogna (119).

O Kuleshvari! un Kaula, anche se è stato iniziato un centinaio di volte, dovrebbe essere considerato come un pashu (uomini di indole animalesca in cui il Tamas Guna è prevalente), ed espulso dalla comunità Kula se beve troppo (120).

Il Kaula che beve troppo vino, sia esso consacrato o meno, deve essere bandito da tutti i Kaula e punito dal Re. (121).

Il nato due volte (il brahmana) ubriaco che fa bere vino a sua moglie Brahmi (sposata nella forma Brahma) deve purificare se stesso e sua moglie, vivendo per cinque giorni con una dieta di soli cereali (122).

L'uomo che ha bevuto vino che non è stato santificato deve purificarsi con il digiuno per tre giorni, e chi ha mangiato carne che non è stata santificata deve digiunare per due giorni (123).

Se un uomo mangia pesce e cibo arrostito che non sono stati santificati, egli deve digiunare per un giorno, ma chi partecipa al quinto tattva  senza conformarsi al rito deve essere corretto dalla punizione del Re (i cinque tattva sono: Vino; Carne; Pesce; Grano arrostito, cioè grano che è stato cucinato tramite tostatura; il quinto tattva è il Rapporto Sessuale) (124).

Chi mangia consapevolmente carne umana o carne di mucca deve purificarsi con un digiuno di due settimane. Questa è l’espiazione per questo peccato (125).

Amata! un uomo che ha mangiato la carne di animali di forma umana, o di animali carnivori, deve purificarsi con un digiuno di tre giorni (126).

L'uomo che mangia cibo cucinato da Mlechchha, Chandala e Pashu, che sono i nemici del credo Kula, deve purificarsi con un digiuno di due settimane (Mlechchha: è un termine applicato a tutte le genti non ariane cioè al di fuori dell’Aryavarta, il subcontinente indiano - Chandala: una delle caste più degradate ingaggiata nei lavori sui campi di cremazione - Pashu: uomini di indole animalesca in cui il Tamas Guna è prevalente) (127).

E, O Kuleshvari! se qualcuno mangia consapevolmente dei resti di quest’ultimi, allora per purificare se stesso deve digiunare per un mese, e se lo ha fatto inconsapevolmente egli deve digiunare per una quindicina di giorni (128).

L'ingiunzione è che se un uomo mangia cibo cucinato da un uomo di una casta inferiore alla sua, egli deve, per purificarsi, digiunare per tre giorni (129).

Mangiando cibo di un Pashu, Chandala e Mlechchha, che è stato posto nel Chakra o nelle mani di un Vira, non si incorre in nessun peccato (130).

Colui che mangia cibo proibito in un'epoca in cui il cibo è scarso, in tempi di carestia e di pericolo, o quando la vita è in gioco, è innocente di qualsiasi trasgressione (131).

Non vi è alcuna colpa se il cibo è mangiato sul dorso di un elefante, o su un blocco di pietra, o su un pezzo di legno, che può essere portato solo da diversi uomini, o in luoghi dove nulla di discutibile è effettivamente percepito (132).

Animali le cui carni sono vietate, così come gli animali malati, non devono essere uccisi anche se lo si fa per sacrificio dei Deva. Uccidendo questi animali si incorre nel peccato (133).

Se qualcuno uccide consapevolmente un toro, allora deve fare penitenza (come descritto di seguito), e se lo fa inconsapevolmente egli deve fare la metà di tale penitenza. Questo è il comando di Shankara (134).

Finché la penitenza non viene eseguita, egli non deve radersi o tagliare le unghie né indossare paramenti puliti (135).

Shiva! egli deve digiunare per un mese, e deve vivere di cereali per un altro mese, e deve vivere mangiando cibo che ha elemosinato durante il terzo mese. Questo si chiama Krichchhra-Vrata (136).

Alla fine della penitenza egli deve radersi la testa e liberarsi dal peccato di uccisione volontaria di un toro dando una festa per i Kaula, i parenti (dalla parte paterna), e Bandhava (cognati) (137).

Se la morte di una mucca o di un toro è causata dalla mancanza di cure, l'espiazione è pari a otto giorni per un Brahmana,  a sei, quattro o due giorni di digiuno per Kshatriya o caste inferiori (138).

O Kaulini! il peccato di abbattimento volontario di un elefante o di un cammello, o un bufalo, o di un cavallo è espiata da un digiuno di tre giorni (139).

L'espiazione per aver ucciso un cervo, una pecora, una capra, o un gatto, è un digiuno per un giorno intero e una notte, e uno che ha ucciso un pavone, un pappagallo o un papero dovrebbe astenersi dal cibo fino al tramonto del giorno in cui il peccato è commesso (140).

Se qualcuno uccide un altro animale inferiore, che possiede le ossa, egli deve vivere di cibo vegetale per una notte. L'uccisione di un animale senza ossa è espiata dal pentimento (141).

Non c'è colpa per un Re che uccide animali, pesci e creature ovipare, quando è in una battuta di caccia, perchè la caccia, Oh Devi! è una pratica immemorabile tra i Re (142).

Uccidere deve sempre essere evitato, O Gentile! A meno che non sia per il sacrificio a un Deva. L'uomo che uccide secondo le ingiunzioni non pecca (143).

Un uomo deve essere in grado di completare una devozione religiosa che si è proposto, se cammina tra i resti dopo il culto di qualsiasi Devata, o se si tocca l'immagine di un Deva quando è impuro, in tutti questi casi egli deve recitare il Gayatri (144).

Il padre, la madre, e il datore del Brahman sono i Maha-guru. Chi parla male ad essi, per purificarsi, deve digiunare per cinque giorni (145).

Allo stesso modo, o Amata! se qualcuno parla male di altre persone che hanno diritto al rispetto, Kaula e Vipra, allora deve purificarsi digiunando due giorni e mezzo (146).

Per cercare fortuna un uomo può andare in qualsiasi paese, ma dovrebbe evitare quei paesi e Shastra che vietano i riti Kaulika (147).

L'uomo che di sua volontà va in un paese in cui è proibito il Kaula-Dharma cade dal suo status, e deve essere purificato dal Purnabhisheka (cerimonia di iniziazione. Letteralmente Purnabhisheka significa grande abluzione) (148).

Nella penitenza espiatoria, quello che è riconosciuto come digiuno è lo stare senza cibo per otto Yama (24 ore. Yama = un ottavo di giorno, tre ore) dal sorgere del sole (149).

Il digiuno, comunque, non è rotto se si beve un po' d'acqua o si prende un po’ d’aria (di solito chi digiuna non dovrebbe lasciare casa sua) per la preservazione della propria vita (150).

Se uno, a causa della vecchiaia o per malattia, non è in grado di digiunare, allora, al posto di ogni digiuno, dovrebbe offrire un banchetto a dodici Brahmana (151).

I peccati come il parlare male degli altri, l’elogio di sé, le cattive abitudini, la scorrettezza nelle parole o nelle azioni, devono essere espiati dal pentimento (152).

Tutti gli altri peccati, commessi sia consapevolmente che inconsapevolmente, vengono distrutti ripetendo il Gayatri della Devi e offrendo cibo ai Kaula (153).

Queste regole generali sono applicabili a uomini, donne e senza sesso, l'unica differenza è che nel caso delle donne il marito è il loro Maha-guru (154).

Gli uomini che soffrono di malattia molto grave e quelli che sono sempre sofferenti diventano purificati e hanno il diritto di eseguire i riti relativi ai Deva e ai Pitri donando oro (155).

Una casa che è stata contaminata da una morte innaturale, o che è stata colpita da un fulmine, dovrebbe essere purificata da 100 Vyahriti Homa (offerte al fuoco consacrato per i tre mondi) (156).

Se il cadavere di un animale che possiede ossa viene trovato in un lago, una vasca, o in un pozzo, allora deve essere subito tolto ed il luogo deve essere purificato (157).

Il metodo di purificare questi luoghi è il seguente: ventuno giare di acqua pura, dopo essere stata consacrata con il Mantra Purnabhisheka, devono essere versate in esso (158).

Se questi luoghi contengono una piccola quantità di acqua, e questa è stata contaminata dal puzzo del corpo morto, allora dovrebbero essere asciugati e rimosso il fango e, quando questo è stato fatto, l'acqua deve essere versata secondo le modalità descritte (159).

Se contengono acqua in quantità sufficiente per annegare un elefante, allora un centinaio di giare d'acqua deve essere rimossa, e poi deve essere versata l'acqua consacrata (160).

Se non è così purificata, allora l’acqua dei bacini inquinati dal tocco del cadavere diventa imbevibile, e il serbatoio non può essere consacrato (161).

Fare il bagno in questi bacini è inutile, ed ogni rito eseguito con le loro acque diventa sterile, e chiunque utilizza l'acqua per qualsiasi ragione deve rimanere senza cibo per un giorno e prendere i Panchamrita (i cinque nettari: zucchero, miele, latte, ghee, yogurt) per purificarsi (162).

Se qualcuno per caso vede un uomo ricco che mendica, un guerriero avverso alla battaglia, un denigratore del Kula Dharma, una donna di famiglia che beve vino, un uomo che è un traditore, o un uomo saggio dedito a peccare, allora, in ognuno di questi casi si deve volgere lo sguardo al Sole, pronunciare il nome di Vishnu, e fare il bagno con i vestiti che indossa al momento (163-164).

Gli uomini delle classi dei due nati volte, se vendono asini, galline, o suini, o se impegnati in qualsiasi occupazione bassa, devono purificarsi osservando Vrata (voto) per tre giorni (Tri-dina-vrata) (165).

Il Tri-dina-vrata, O Ambika! viene così eseguito: il primo giorno si deve digiunare, il secondo giorno si deve mangiare pasti di soli cereali, ed il terzo si deve prendere solo acqua potabile (166).

L'uomo che, senza essere invitato, entra in una stanza la cui porta è chiusa, e chi parla di cose di cui è stato chiesto di mantenere il segreto, dovrebbe stare senza cibo per cinque giorni (167).

L'uomo che per orgoglio non si alza quando vede qualcuno degno di venerazione venire verso di lui, o quando vede le Scritture Kula essere portate dentro la stanza, per purificarsi dovrebbe stare senza cibo per un giorno (168).

In questo Shastra pronunciato da Shiva il significato delle parole usate è semplice, quelli che danno significati inverosimili ad esse vanno sulla via della rovina (169).

Ho parlato a te, o Devi! di ciò che è l'Essenza delle essenze, di ciò che è al di sopra del più eccellente, di ciò che conduce al benessere (degli uomini) in questo mondo e nel prossimo, così come di quello che è sia purificante che benefico e che è in conformità al Dharma (170).

Fine dell’Undicesimo Gioioso Messaggio, dal titolo "Riti Espiatori".

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Capitolo 12 - Una Descrizione dell'Eterno ed Immutabile Dharma

Shri Sadashiva disse:

O Dea Primordiale! Parlo a Te ancora una volta delle leggi eterne, se le segue il Re saggio può facilmente governare i suoi sudditi (1).

Se il Re non stabilisse le regole, gli uomini nella loro cupidigia litigherebbero tra loro e perfino con i loro amici, parenti ed i loro superiori (2).

Questi uomini che perseguono solo i propri fini o interessi, Oh Devi! si ucciderebbero a vicenda per la ricchezza, e sarebbero pieni di peccato a causa della loro cattiveria e desiderio di rubare (3).

È dunque per il loro bene che sto dando le regole in conformità al Dharma, seguendo le quali gli uomini non deviano dal giusto (sentiero) (4).

Come il Re deve punire i malvagi per la rimozione dei loro peccati, così egli deve anche dividere l'eredità in base alla parentela (5).

La parentela è di due tipi, a seguito di matrimonio e dalla nascita. Di questi, la parentela di nascita è più forte della parentela di matrimonio (6).

In eredità, O Shiva (Devi)! i discendenti hanno un diritto più forte rispetto agli ascendenti, e in questo ordine di discendenti e ascendenti maschi sono meglio qualificati per l'eredità rispetto alle femmine (7).

Ma tra questi, ancora una volta, la parentela più prossima ha diritto all'eredità, i saggi devono dividere la proprietà in base a questa regola e in questo ordine (8):

Se il defunto lascia figlio, nipote, figlie, padre, moglie, e altri parenti, allora il figlio ha diritto a tutta l'eredità, e non gli altri (9).

Se ci sono parecchi figli, hanno tutti diritto a parti uguali. (Nel caso di un Re), il regno passa al figlio maggiore, ma che è in accordo con la consuetudine della famiglia (10).

Se c'è un qualsiasi debito paterno che deve essere pagato dalla proprietà paterna, tale proprietà non deve essere divisa (11).

Se i figli devono dividere e prendere la proprietà paterna, il Re deve prendere da loro i beni necessari a pagare il debito paterno (12).

Come gli uomini vanno all'inferno a causa dei loro peccati, così essi sono vincolati dai loro debiti individualmente effettuati, e gli altri non lo sono (13).

Di qualunque genere sia la proprietà, sia immobili o di altro genere, gli ereditieri devono ottenere la stessa in base alle rispettive quote (14).

La divisione è completa quando tutti sono d'accordo. Se non c’è accordo, allora il Re deve dividere l'eredità in maniera imparziale (15).

Il Re deve dividere il valore o gli utili della proprietà che non si può dividere, sia che sia immobile o mobile (16).

Se un uomo dimostra il suo diritto ad una quota dopo che la proprietà è stata divisa, il Re deve dividere la proprietà di nuovo, e dare all'avente diritto la sua parte (17).

O Shiva! Il Re deve punire l'uomo che, dopo che la proprietà è stata divisa con il consenso di tutti, litiga di nuovo rispetto ad essa (18).

Se il defunto muore lasciando il nipote, la moglie, e il padre, allora il nipote ha il diritto di proprietà in ragione del suo essere un discendente (19).

Se il defunto senza figli lascia il padre, il fratello, e il nonno, allora il padre eredita la proprietà a causa della vicinanza di consanguineità (20).

Amata! se il defunto lascia le figlie, anche se sono più vicine a lui, sono i nipoti (i figli dei figli) che hanno diritto alla sua proprietà, perché si da priorità ai maschi (21).

Dal nonno la proprietà va al nipote se il figlio è defunto, perciò gli uomini proclamano che il sé del padre è nell'immagine del figlio (22).

Nel rapporto coniugale la moglie Brahmi è superiore, e la proprietà dell'uomo senza figli deve andare alla moglie, che è la metà del suo corpo (23).

La vedova senza figli, tuttavia, non è competente a vendere o cedere la proprietà ereditata dal marito, tranne ciò che è proprio (Sva-dhana) per suo diritto (24).

Qualsiasi cosa approvata dal Dharma data dal padre e dai suoceri e tutto ciò che è stato guadagnato per suo impegno personale, deve essere riconosciuta come "proprietà della donna" (Stri-dhana: guadagnato attraverso abilità artistiche o simili) (25).

Alla sua morte la proprietà va al marito e ai suoi eredi in base al grado di discendenza e di ascendenza (26).

Se la donna rimane fedele al suo Dharma, e vive sotto il controllo dei parenti di suo marito, e in loro assenza sotto il controllo dei parenti di suo padre, allora solo lei ha diritto a ereditare (27).

La donna che ha una condotta irregolare non ha diritto di ereditare la proprietà del marito. Lei ha diritto solo a una diaria dagli eredi del marito (28).

Se l'uomo che è morto ha molte mogli, le quali sono tutte pie, allora, O Tu dal sorriso puro! hanno diritto alla proprietà del marito in parti uguali (29).

Se la donna che eredita la proprietà del marito muore lasciando le figlie, allora la proprietà torna indietro al marito e da lui alla figlia (le figlie ereditano dal padre e mai dalla madre) (30).

In questo modo, se c'è una figlia e la proprietà passa alla vedova del figlio, allora, alla morte di quest'ultimo, dovrebbe tornare al marito e dal suocero scendere alla figlia di quest'ultimo (31).

Similmente, O Shiva! se la proprietà passa alla madre nel corso della vita del nonno paterno, allora, alla sua morte, va a suo suocero attraverso suo figlio e suo marito (32).

Come la proprietà del defunto risale al padre, così risale anche alla madre se lei è una vedova (33).

Ma la matrigna non deve ereditare se la madre è viva, ma alla morte della madre l’eredità va alla matrigna attraverso il padre (34).

Qualora, in assenza di discendenti, l'eredità non può scendere, allora deve salire allo stesso modo con cui sarebbe discesa (35).

Pertanto, anche quando il fratello del padre è vivo, la figlia eredita la proprietà, e se lei muore senza figli allora tali beni passano al fratello del padre (36).

Siccome l'eredità discende in linea maschile, il fratellastro eredita anche in presenza di una sorella uterina (37).

E quando c'è una sorella uterina ed i figli del fratellastro, sono questi ultimi che ereditano le proprietà (38).

Se il defunto lascia sia la sorella uterina che il fratellastro, allora, a causa della proprietà discendente attraverso il padre, essi hanno il diritto ad ereditare in parti uguali (39).

Nella vita delle loro figlie i loro figli non hanno diritto di ereditare fino a quando l'ostacolo è rimosso per mezzo della morte delle figlie (40).

In assenza di figli, le figlie si dividono la proprietà paterna, dopo aver dedotto dall’eredità totale le spese di matrimonio di una figlia nubile (se esiste) (41).

Alla morte di una donna senza figli la Stri-dhana (Quello che ha guadagnato attraverso abilità artistiche o simili) va al marito, e la proprietà che ha ereditato da qualcun altro risale alla linea della persona da cui ha ereditato (42).

La donna può spendere la proprietà ereditata da lei per il suo mantenimento, e può spendere i profitti di essa in atti di merito religioso, ma non può vendere o fare regali con essa (43).

Quando la nuora del nonno (padre del padre) sta vivendo, o la matrigna del padre è vivo, l'eredità va al nonno, e attraverso suo figlio alla nuora (del nonno) (44).

Where the grandfather, the father’s brother, and the brother are living, the brother succeeds by reason of the priority in claim of the descendant (45).

Se un uomo muore lasciando vivi suo nonno, il fratello e lo zio, entrambi i primi sono più vicini in grado dell'ultimo, e la proprietà scende attraverso il padre al fratello del defunto (46).

Se il defunto lascia il figlio di una figlia ed il padre, allora il figlio della figlia eredita, perché la proprietà anzitutto scende (47).

Se sia il padre che la madre del defunto sono in vita (alla sua morte), allora, O Kalika! in ragione del diritto superiore del maschio, il padre prende la sua proprietà (48).

Se il fratello della madre è vivo, i sapinda (cugini) del padre prendono la proprietà del defunto a causa del diritto superiore del rapporto paterno (49).

La proprietà che non è riuscita ad andare verso il basso è (qui) andata verso l'alto, ma, O Shiva! in ragione del diritto superiore della linea maschile è passata alla famiglia del padre. Il fratello della madre, nonostante la vicinanza del suo rapporto, non eredita (50).

Il nipote di un figlio deceduto eredita dalla tenuta del nonno la quota che suo padre avrebbe ereditato insieme ai suoi fratelli (del padre) (51).

Allo stesso modo, la nipote che non ha fratello e i cui genitori sono morti, eredita, se è ben condotta, la proprietà di suo nonno (padre del padre) con i fratelli di suo padre (52).

Alla morte del nonno che lascia sopravvivere sua moglie, sua figlia, e la nipote, l'ultima, Oh Devi! è l'erede della proprietà, dal momento che essa la prende attraverso suo padre (53).

In property which descends the male among the descendants, and in property which ascends, the male among the ascendants, are pre-eminently qualified (to inherit) (54).

Perciò, o Amata! se il defunto ha nuora, nipote e figlia che sono sopravvissute a lui, allora suo padre non può prendere la proprietà (55).

Se non c'è nessuno nella famiglia del padre del defunto che ha diritto a ereditare, allora nel modo sopra indicato la sua proprietà va alla famiglia del padre di sua madre (56).

Le proprietà che sono andate al nonno materno devono ascendere e discendere e andare sia ai maschi che alle femmine tramite lo zio materno ed i suoi figli e altri (57).

Se la linea del matrimonio Brahmi, o se i sapinda del padre o della madre, sono in vita, allora la prole del matrimonio Shaiva (vedi Cap. 9 verso 267 e seguenti) non ha diritto di ereditare la proprietà del padre (58).

La moglie e figli del matrimonio Shaiva, O Gentile! hanno diritto a ricevere, dalla persona che eredita la proprietà del defunto, cibo e vestiti in proporzione alla proprietà lasciata (59). Amata! la moglie Shaiva, se tiene una buona condotta, ha il diritto di essere mantenuta solo dal marito Shaiva. Non ha diritto di proprietà su suo padre e gli altri (60).

Pertanto, il padre che sposa sua figlia secondo il rito Shaiva in ragione della rabbia o della cupidigia sarà disprezzato dagli uomini (61).

In assenza di prole del matrimonio Shaiva, il Sodaka, il Guru, e il Re, per le ingiunzioni di Shiva, prendono la proprietà del defunto (62). Amata! I parenti fino al settimo grado sono Sapinda, oltre il settimo grado fino al decimo grado sono Sodaka, e oltre il decimo grado sono solo Gotra-Jas (63).

Dove la proprietà che è stata divisa è di nuovo deliberatamente messa insieme, dovrebbe essere divisa ancora una volta, come se non fosse mai stata divisa (64).

Gli eredi di un defunto sono alla sua morte autorizzati a condividere tali proprietà, siano ripartite o non ripartite, come il defunto stesso ne era autorizzato (65).

Coloro che ereditano la proprietà di un altro devono offrirgli Pinda finché vivono, la situazione è diversa nel caso di un figlio da matrimonio Shaiva (c'è da dire che comunque un figlio Shaiva dovrebbe fare offerte al defunto padre, sia che erediti oppure no, come dovere religioso) (66).

Così come le norme relative al periodo di Impurità dovrebbero, in questo mondo, essere osservate in ragione della connessione per nascita, così esse devono essere osservate per tre notti in ragione della connessione per diritto all'eredità (67).

Le classi dei nati due volte e le altre devono purificarsi osservando le norme relative all’Impurità dal giorno in cui vengono a conoscenza del decesso fino alla fine del periodo prescritto, questo vale sia nel caso di Purnashaucha (il periodo di Asaucha o Impurità che devono osservare i parenti dalla parte del padre fino al settimo grado) e di Khandashaucha (il periodo di Impurità che devono osservare i parenti dalla parte del padre oltre il settimo grado) (68).

Se il periodo è scaduto, quando si viene a conoscenza del decesso, allora non c'è Khandashaucha. E per quanto riguarda Purnashaucha, va osservato solo per tre giorni, ma se si viene a conoscenza del decesso dopo il lasso di un anno non vi è alcun periodo di Impurità da osservare (69).

Se un figlio viene a conoscenza della morte di suo padre o di sua madre, o se la moglie fedele viene a conoscenza della morte del marito dopo un anno, allora il figlio o la vedova devono osservare il periodo di Impurità per tre notti (71).

Se durante il proseguimento di un periodo di impurità un nuovo periodo inizia, allora il periodo si conclude con la fine del Garu-ashaucha (o Purnashaucha) (71).

Il grado dei diversi tipi di Impurità dipende dalla lunghezza maggiore o minore del periodo che deve essere osservato. Tra i vari tipi di Impurità, quello che è più esteso in ordine di tempo è maggiore di quello che è meno esteso (72).

Se nell'ultimo giorno di un periodo di Impurità un altro periodo ha inizio, allora l’Impurità è rimossa l'ultimo giorno del primo periodo, ma se la causa di Impurità è tale da richiedere l'osservanza del tempo pieno, allora il preesistente periodo deve essere esteso di due giorni (73).

La donna non sposata deve osservare il periodo di Impurità della famiglia del padre, ma dopo che lei si è sposata deve osservare l'Impurità per tre giorni alla morte dei suoi genitori (74).

Dopo il matrimonio la sposa diventa dello stesso Gotra (famiglia, linea di discendenza) del marito, il figlio adottivo diventa allo stesso modo dello stesso Gotra della persona che lo adotta (75).

Un figlio dovrebbe essere adottato con il consenso del padre e della madre, e al momento dell'adozione l'adottato deve, con i suoi parenti, eseguire i riti sacramentali (Samskara), citando il suo nome e Gotra (76).

Il figlio adottivo deve avere lo stesso diritto alla proprietà della madre e del padre adottivi, e gli stessi diritti ad offrire Pinda a loro come il figlio naturale, dal momento che sono sua madre e suo padre (77).

Un bambino di meno di cinque anni d’età e della propria casta dovrebbe essere adottato e cresciuto, un ragazzo di cinque anni d'età non è idoneo (78).

O Kalika! se un fratello adotta il figlio di suo fratello, allora il fratello che adotta diventa il padre e il padre naturale diventa lo zio del ragazzo adottato (79).

Colui che eredita la proprietà di un altro deve osservare il Dharma della persona che eredita (con questo si intende che chi eredita dovrà proseguire i doveri religiosi del defunto e non cambiare i propri, ad esempio dovrà semplicemente seguire il servizio al Devata nel modo abituale del defunto ), deve anche seguire le sue abitudini familiari e soddisfare i suoi parenti (80).

Nel caso della morte di Kanina (bambini di una donna non sposata), Golaka (figli di una vedova), Kunda (figli illegittimi), e persone colpevoli di gravi peccati, non c'è Impurità da osservare, e non sono qualificati a ereditare (81).

Nel caso della morte di un uomo che è stato punito con la castrazione, o di una donna che è stata punita con il taglio del naso, o di persone colpevoli di peccati molto gravi, non c'è periodo di Impurità da osservare (82).

Il Re deve per dodici anni proteggere la famiglia e la proprietà di coloro di cui non si ha nessuna notizia, e che sono scomparsi senza lasciare alcuna traccia della loro ubicazione (83).

Alla scadenza dei dodici anni l'immagine di questa persona deve essere fatta con erba Kusha e cremata. I suoi figli e gli altri devono osservare un periodo di Impurità per tre giorni, e liberarlo dalla condizione di Preta (gli spiriti che non hanno ancora avuto i riti funebri) (84).

Il Re deve poi dividere i suoi beni tra i membri della sua famiglia nel loro ordine, cominciando con il figlio, altrimenti lui (il Re) incorre nel peccato (85).

Il Re deve proteggere l'uomo che non ha alcun protettore, che è incapace, che è in mezzo alle avversità, perché il Re è il Signore dei suoi sudditi (86).

Kalika! se l'uomo che è scomparso ritorna dopo un periodo di dodici anni, allora egli deve recuperare sua moglie, i figli, e la proprietà, non c'è dubbio su questo (87).

Perfino l’uomo non è autorizzato a cedere i beni immobili di famiglia, sia alla sua gente che ad estranei, senza il consenso dei suoi eredi (88).

Un uomo, a suo piacere, può dare via proprietà acquisite da sé, siano esse mobili o immobili, e può anche cedere i beni mobili di famiglia (89).

Se c'è un figlio o la moglie viventi, o la figlia o il figlio della figlia, o il padre, o la madre, o il fratello o una sorella, anche qui si può cedere proprietà acquisite da sé, sia mobili che immobili, beni mobili e ciò che si è ereditato (90-91).

Se un uomo dà via o consacra tali beni a qualsiasi istituzione religiosa, allora i suoi figli e gli altri non possono influenzare tale dono o consacrazione (92).

Proprietà consacrate a qualsiasi scopo religioso dovrebbero essere curate dal donatore. Quest'ultimo, tuttavia, non ha la facoltà di riaverle indietro, perché il proprietario di tali beni è il Dharma (93).

Ambika! la proprietà o gli utili di questi dovrebbero essere impiegati dallo stesso donatore, o dal suo agente, per lo scopo religioso al quale è stata donata (94).

Se il proprietario per affetto dà via a chiunque metà della proprietà acquisita da sé, allora i suoi eredi non devono essere in grado di annullare il dono (95).

Se il proprietario cede metà del suo patrimonio acquisito da sé a qualcuno dei suoi eredi, in tal caso gli eredi non devono essere in grado di evitare tale dono (96).

Se uno dei vari fratelli guadagna soldi con l'aiuto della proprietà paterna, allora, mentre gli altri fratelli hanno diritto alle quote proporzionali della proprietà paterna, nessuno oltre l'acquirente ha diritto agli utili (97).

Se un fratello acquisisce un bene di famiglia che era andato perduto, egli riceverà due parti e gli altri fratelli tutti insieme riceveranno una parte (98).

Merito religioso, ricchezza e cultura sono tutti dipendenti dal corpo, e nella misura in cui questo corpo viene dal padre, allora (in tal senso), cosa c'è che non è di proprietà paterna? (99).

Se ciò che guadagnano gli uomini è da considerarsi proprietà paterna, allora cosa c'è che è acquisito da sé? (100). Pertanto, O grande Devi! tutti i soldi che si guadagnano dal proprio lavoro individuale devono essere auto-acquisiti; la persona che li acquisisce ne sarà titolare, e nessun altro (101).

O Devi! l'uomo che addirittura solleva la sua mano contro la madre, il padre, il Guru, i nonni paterni e materni, non erediterà (102).

L'uomo che uccide un altro non erediterà la sua proprietà, ma gli altri eredi della persona uccisa erediteranno i suoi beni (103).

Ambika! eunuchi e le persone che sono paralizzate hanno diritto a cibo e vestiti finché vivono, ma non hanno diritto di ereditare la proprietà (104).

Se un uomo trova un oggetto che appartiene ad un altro, sulla strada o altrove, allora il Re, previa giusta deliberazione, farà in modo che chi l'ha trovato lo restituisca al proprietario (105).

Se un uomo trova un oggetto o un animale di cui non c'è proprietario, allora colui che l'ha trovato ne diventa proprietario, ma dovrebbe dare al Re una decima parte di tali beni o animale (o del loro valore) (106).

Se c'è un adeguato acquirente per i beni immobili, che è un parente, allora per il proprietario del bene immobile non è adeguato vendere lo stesso ad un altro (107).

Tra i compratori che sono intimi, il parente dalla parte paterna e chi è della stessa casta sono particolarmente qualificati, e in assenza di essi gli amici, ma il desiderio del venditore dovrebbe prevalere (108).

Se i beni immobili stanno per essere venduti ad un prezzo fisso, e un vicino di casa paga lo stesso prezzo, allora quest'ultimo ha il diritto di acquistarlo e nessun altro (109).

Se il vicino è in grado di pagare il prezzo e acconsente alla vendita (ad un altro), solo il padrone di casa può vendere l'immobile ad un altro (110).

O Devi! se un bene immobile viene acquistato all'insaputa del vicino, quest'ultimo ha il diritto di averlo a condizione di pagare il suo prezzo appena viene a conoscenza di tale vendita (111).

Tuttavia, l'acquirente, dopo l'acquisto deve convertire il posto in un giardino, o costruirvi una casa, o se ha buttato giù qualche edificio, il vicino in questo caso non ha diritto a ottenere la proprietà immobiliare con il pagamento del suo prezzo (112).

Un uomo può, senza permesso, a titolo gratuito, e senza impedimenti, coltivare qualsiasi terreno che si erge dalle acque, che si trova nel mezzo di una foresta, o che è di difficile accesso (113).

Dove la terra è stata portata a coltura da lavoro considerevole, il Re, poiché egli è il Signore del suolo, deve disporre di un decimo dei profitti della terra, e il resto deve essere goduto da chi l'ha bonificata (114).

Non si devono scavare vasche, serbatoi o pozzi, né piantare alberi, né costruire case in luoghi dove si possono danneggiare altre persone (115).

Tutti hanno il diritto a bere l'acqua dei serbatoi e pozzi consacrati ai Deva, come anche l'acqua dei fiumi, ma solo i vicini di casa hanno il diritto di tirarla fuori per irrigare (116).

L'acqua non deve essere pompata da cisterne, ecc, nemmeno dai vicini, perché ciò potrebbe causare una carestia d'acqua (117).

L'ipoteca e la vendita di proprietà, che sono indivisibili senza il consenso dei comproprietari, così come quando il diritto delle parti in essa non è determinato, non è valido (118).

Se il bene ipotecato o depositato presso un altro è distrutto intenzionalmente o per negligenza, il Re deve fare in modo che il creditore ipotecario o depositario restituisca il valore dello stesso al proprietario (119).

Se un animale o qualsiasi altra cosa viene utilizzato con il consenso del depositante da parte della persona con cui si trovano, allora il depositario deve sostenere i costi di cibo e di mantenimento (120).

Nei casi in cui beni immobili o mobili la proprietà è trasferita ad un altro a scopo di lucro, tale transazione non sarà valida se non è a tempo determinato, o se l'importo dei profitti è indeterminato (121).

La proprietà comune, alla morte del padre, non deve essere impiegata a scopo di lucro senza il consenso di tutti i comproprietari (122).

Se gli articoli sono venduti a prezzi impropri, allora il Re può annullare tale vendita (123).

Come un corpo nasce e muore una sola volta, e la proprietà può essere ceduta solo una volta, così non ci può essere che un solo matrimonio Brahma della figlia (124).

L'uomo, devoto ai suoi antenati, che ha un unico figlio, non lo deve dare via (in adozione), e, allo stesso modo, non deve dare in matrimonio Shaiva l'unica moglie o l'unica figlia (125).

Nei riti relativi ai Deva ed ai Pitri, nelle transazioni mercantili, e nelle Corti di diritto, qualunque cosa fa il sostituto (Agente) è l'atto del suo datore di lavoro (126).

La regola immutabile è che l'agente o emissario non dovrebbe essere punito per la colpa del suo datore di lavoro (127).

Nei rapporti monetari, in agricoltura, nelle transazioni mercantili, come anche in tutte le altre attività, tutto ciò che si è intrapreso dovrebbe essere eseguito in accordo con il Dharma (128).

Il Signore protegge questo universo. Coloro che lo vogliono distruggere saranno a loro volta distrutti, e chiunque lo protegge, il Signore dell'Universo stesso proteggerà loro. Pertanto si dovrebbe agire per il bene del mondo (129).

Fine del Dodicesimo Gioioso Messaggio, dal titolo "Una Descrizione dell'Eterno ed Immutabile Dharma".

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Capitolo 13 - Installazione del Devata

Parvati, la Madre dei tre mondi, con la sua mente assorta nei pensieri per la purificazione degli uomini inquinati dalle impurità del Kali Yuga, chiese umilmente a Mahesha, il Deva tra i Deva, che aveva così parlato dell'essenza di tutti i Nigama, che è il seme dei cieli e la liberazione finale (come segue) (1):

Shri Devi disse:

Come dovrebbe essere pensata la forma di Mahakali, Colei che è la grande causa, l'energia primordiale, il Grande Splendore, più sottile degli elementi più sottili? (2).

È solo ciò che è opera di Prakriti che ha forma. Come può avere Lei una forma? Lei è al di sopra del più alto. O Deva! rimuovi completamente questo mio dubbio (3).

Shri Sadashiva disse:

Amata! Ho già detto che per soddisfare le esigenze dei devoti l'immagine della Devi si forma in base alle sue qualità e azioni (4).

Come il bianco, il giallo e tutti gli altri colori scompaiono nel nero, allo stesso modo, O Shailaja! (Nata dalla Montagna) tutti gli esseri entrano in Kali (5).

Quindi è per coloro che hanno raggiunto la conoscenza degli strumenti per la liberazione finale, che la Kalashakti (Kali, senza di Lei il Tempo, Kala, cessa di esistere) senza attributi, senza forma e benefica, ha il colore dell'oscurità (6).

Poiché l'eterno, inesauribile e benefico nella forma di Kala (il Tempo) è il Nettare stesso, per questo il segno della Luna è posto sulla Sua fronte (dalla Luna fluisce il Nettare) (7). Poiché Lei osserva l'intero universo, che è il prodotto del Tempo (l’Universo è il Brahman nella forma dello Spazio-Tempo che è Maya), con i suoi tre occhi - la Luna, il Sole, e il Fuoco – per questo Lei ha tre occhi (8).

Poiché Lei divora tutta l'esistenza, poiché Lei mastica tutto ciò che esiste con i suoi denti feroci (Kala-danta, i denti che sono il Tempo), per questo il sangue è immaginato come abbigliamento della Regina dei Deva (alla dissoluzione finale) (9).

Poiché di volta in volta Lei protegge tutti gli esseri dal pericolo, e poichè Lei li dirige nei sentieri del dovere, le sue mani sono sollevate per dissipare la paura e concedere benedizioni (10).

Poiché Lei racchiude l'universo, che è il prodotto del Rajoguna (la Passione , la qualità attiva), O Gentile! Viene descritta come la Devi che è seduta sul loto rosso, mentre guarda Kala ubriaco dal vino inebriante e che gioca con l'universo. Inoltre la Devi, la cui sostanza è l'intelligenza, è testimone di tutte le cose (11-12).

È a beneficio dei devoti che sono di debole comprensione che le diverse forme sono immaginate in base agli attributi (della divinità) (13).

Shri Devi disse:

Che meriti guadagna il devoto che fa l'immagine Grande della Devi di fango, pietra, legno o metallo, secondo la rappresentazione descritta da te per la salvezza dell'umanità, e chi l’adorna con vestiti e gioielli, e chi , in una casa splendidamente decorata, la consacra? (14-15).

O Signore! nella tua gentilezza per me, rivela anche questo, con tutte le particolari regole secondo le quali l'immagine della Devi dovrebbe essere consacrata (16).

Tu hai già parlato della consacrazione di serbatoi, pozzi, case, giardini, e immagini dei Deva, ma Tu non ne hai parlato in dettaglio (17).

Vorrei sentire le ingiunzioni relative ad essi dalla tua bocca di loto. Nella tua bontà, parla, O Parameshana! se ti fa piacere (18).

Shri Sadashiva disse:

O Parameshvari! questa essenza suprema di cui hai chiesto è molto misteriosa. Tu, quindi, ascolta con attenzione (19).

Ci sono due classi di uomini: quelli che agiscono con attaccamento ai frutti dell'azione (Sakama o Kami) e quelli che agiscono senza questo attaccamento (Nishkama o Akami). Questi ultimi ottengono la liberazione finale. Adesso parlerò dei primi (20).

Amata! l'uomo che consacra l'immagine di un Deva va alla regione di tale Deva, e gode di ciò che è lì raggiungibile (21).

Colui che consacra un'immagine di fango rimane in quella regione per diecimila kalpa. Colui che consacra un'immagine in legno rimane lì dieci volte quel periodo. Nel caso della consacrazione di una immagine in pietra la durata della permanenza è di dieci volte quest'ultimo periodo, e nel caso della consacrazione di una immagine di metallo è dieci volte quest'ultimo periodo (22). (un Kalpa = un Giorno di Brahma = 4.320.000.000 anni = 1000 Mahayuga, un Mahayuga è l'insieme dei quattro yuga comprese le albe e i crepuscoli intermedi)

Ascolta il merito che è acquisito dall'uomo che, in nome di un Deva, o per il raggiungimento di ogni desiderio, costruisce e consacra e regala un tempio fatto di legno e paglia e altri materiali, o rinnova tale tempio, decorato con bandiere e immagini del veicolo del Deva (23).

Colui che regala un tempio di paglia vivrà nella regione dei Deva per mille Koti (1 Koti = 1 Crore = 100 Lakh = 10 milioni) di anni  (24).

Colui che regala un tempio in muratura vivrà un centinaio di volte quel periodo, e chi regala un tempio in pietra, diecimila volte quest'ultimo periodo (25).

Adya! (la Dea Primordiale) l'uomo che costruisce un ponte o una strada sopraelevata non deve vedere la regione di Yama (Dio della Morte e Signore dell'Inferno), ma sarà felice di raggiungere la dimora dei Sura (Deva), e lì avrà godimento in loro compagnia (26).

Colui che consacra alberi e giardini va alla regione dei Deva, e vive in case celesti circondato da alberi Kalpa (gli alberi dei desideri) nel godimento di tutti i piaceri desiderati (27).

Coloro che donano stagni e simili per il comfort di tutti gli esseri sono lavati da tutti i peccati, e, dopo aver raggiunto la regione felice di Brahma, vi risiedono un centinaio di anni per ogni goccia d'acqua che essi contengono (28).

Devi! l'uomo che consacra l'immagine di un Vahana (il veicolo del Deva. Ogni Deva ha il suo Vahana, solitamente un animale. Per es. Shiva ha il toro, la Devi il leone, Vishnu l’aquila Garuda ecc.) per il piacere di qualsiasi Deva vivrà sempre nella regione di tale Deva, protetto da Lui (29).

Dieci volte il merito che si acquisisce sulla terra con il dono di un Vahana di fango viene acquisito dal dono di uno fatto di legno, e dieci volte il secondo è acquisito dal dono di uno fatto di pietra. Se è donato in ottone o bronzo o rame, o qualsiasi altro metallo, allora il merito è moltiplicato in ogni caso dieci volte (30-31).

L'adoratore eccellente dovrebbe regalare un grande leone al tempio della Devi, un toro al tempio di Shankara, e un Garuda al tempio di Keshava (32).

Il grande leone ha i denti affilati, una bocca feroce, e la criniera sul collo e la spalla. Gli artigli delle sue zampe sono più forti del fulmine (33).

Il toro è armato con le corna, è bianco ed ha quattro zoccoli neri, una grande gobba, peli neri alla fine della sua coda, e una spalla nera (34).

Il Garuda è alato, ha le cosce come quelle di un uccello, e una faccia umana, con il naso lungo. È seduto sui talloni, con le mani giunte (35).

Con il regalo di bandiere e aste da bandiera i Deva rimangono soddisfatti per un centinaio di anni. L’asta della bandiera deve essere 32 cubiti di lunghezza (36), e deve essere forte, senza difetti, diritta, e piacevole da guardare. Deve essere avvolta in un panno rosso, con un chakra (il disco di Vishnu) alla sua sommità (37)

La bandiera deve essere fissata alla parte superiore dell'asta, e deve essere contrassegnata con l'immagine del veicolo del Devata particolare. Deve essere ampia nella parte più vicina all'asta e stretta all'altra estremità. Dovrebbe essere di panno fine. In breve, qualsiasi cosa decori la cima dell’asta è una bandiera (38).

Qualunque cosa un uomo regala con fede e devozione in nome di un Deva, che si tratti di abiti, gioielli, letti, carri, vasi per bere e mangiare, piatti per il pan (piatti per servire le foglie di Betel), sputacchiere, pietre preziose, perle, corallo, pietre preziose, o qualsiasi altra cosa che gli piace, tale uomo raggiunge la regione del Deva e riceve a sua volta milioni di volte i regali ha fatto (39-40).

Coloro che adorano con l'obiettivo di raggiungere una particolare ricompensa ottengono tale ricompensa che (tuttavia) è distruttibile come un regno acquisito in un sogno. Quelli, però, che giustamente agiscono senza speranza di ricompensa raggiungono il nirvana, e sono liberati dalla rinascita (41).

Nelle cerimonie relative alla consacrazione di un serbatoio d'acqua, una casa, un giardino, un ponte, una strada sopraelevata, un Devata, o un albero, lo Spirito Vastu deve essere accuratamente adorato (il Vastu-Daitya o Vastu Purusha è lo spirito del podere, delle terre di famiglia) (42).

L'uomo che esegue una di queste cerimonie senza adorare il Vastu-Daitya è turbato dal Vastu-Daitya ed i suoi seguaci (43).

I dodici seguaci del Vastu Daitya sono Kapi-lasya, Pingakesha, Bhishana, Raktalochana, Kotara-raksha, Lambakarna, Dirghajanggha, Mahodara, Ashvatunda, Kakakantha, Vajravahu, e Vratantaka, e questi seguaci di Vastu devono essere propiziati con grande cura (44-45).

Ora, ascolta! Parlerò del Mandala, dove il Vastu Purusha deve essere adorato (46).

Su un altare o su un ripiano, che è stato ben lavato con acqua pura, una linea retta che deve essere disegnata, un cubito di lunghezza, dall'angolo Vayu (nord-ovest) all'angolo Ishana (nord-est).

Allo stesso modo un'altra linea deve essere disegnata dall'angolo Ishana (nord-est) all'angolo Agni (sud-est), e un altro dall'angolo Agni (sud-est) all'angolo Nairita (sud-ovest), e poi dal Nairita (sud-ovest) all'angolo Vayu (nord-ovest) (47-48).

Con queste linee rette un mandala quadrato sarà disegnato (49). Poi due linee devono essere disegnate da un angolo all'altro (in diagonale) per dividere il mandala in quattro parti, come quattro code di pesce (50).

Il saggio deve quindi disegnare due linee, una da Ovest a Est, e l'altra da Nord a Sud, attraverso il punto in cui le linee diagonali si intersecano, in modo da passare attraverso la punta delle code di pesce (51).

Poi quattro linee diagonali devono essere disegnate collegando gli angoli dei quattro quadrati interni così formati dalle linee di ciascuno degli angoli (52).

In base a queste regole, sedici stanze devono essere disegnate con cinque diversi colori, in questo modo un eccellente yantra sarà così fatto (53).

Nelle quattro stanze centrali disegnare un bellissimo fiore di loto con quattro petali, del pericarpo di colore giallo e rosso, ed i filamenti di rosso (54).

I petali possono essere bianchi o gialli, e gli interstizi possono essere colorati con qualsiasi colore scelto (55).

Cominciando con l'angolo di Shambhu (l'angolo Ishana, nord-est), le dodici stanze devono essere riempite con i quattro colori -. Cioè, bianco, nero, giallo e rosso (che sono i colori dell’acqua, aria, terra e fuoco) (56).

Nel riempire le stanze si deve andare verso la propria destra, e nell'adorazione dei Deva in esse si deve andare a sinistra (57).

Lo Spirito Vastu deve essere adorato nel loto, ed i dodici daitya, Kapilasya e gli altri, devono essere adorati nelle dodici stanze, cominciando con l'angolo Ishana (nord-est) (58).

il Fuoco deve essere consacrato secondo le prescrizioni previste per Kushandika (vedi Cap. 9 versi 14-39), e dopo offerta di oblazioni al meglio delle proprie capacità, il Vastu-yajña dovrebbe essere concluso (59).

Ho così descritto, O Devi! l'adorazione di buon auspicio per Vastu, dalla cui esecuzione un uomo mai subisce pericoli da Vastu (e dai suoi seguaci) (60).

Shri Devi disse:

Tu hai descritto il mandala e le ingiunzioni relative all'adorazione di Vastu, ma tu non hai parlato del Dhyana, mio marito, rivelalo ora (61).

Shri Sadashiva disse:

Tu hai descritto il mandala e le ingiunzioni relative all'adorazione di Vastu, ma tu non hai parlato del Dhyana, mio marito, rivelalo ora (61).

Shri Sadashiva disse:

Parlerò del Dhyana del Vastu-Rakshasa (un altro nome del Vastu Daitya), attraverso la ripetizione costante e devota del quale vengono distrutti tutti i pericoli. O Maheshani! tu ascolta (62).

Il Deva Vastu-pati (Signore del Vastu. Vastu significa anche luogo, località) deve essere meditato con quattro braccia, con un corpo massiccio, la testa coperta di capelli arruffati, tre occhi, di aspetto feroce, ornato di ghirlande e orecchini, con una grande pancia, le orecchie lunghe e il corpo peloso, indossa indumenti gialli, tiene in mano la mazza, il tridente, l'ascia, e la Khatvanga (un’asta con un teschio in cima). È raffigurato (rosso) come il Sole che sorge e come il Dio della Morte ai nemici, seduto nella posizione Padmasana (posizione del loto) sul dorso di una tartaruga, circondato da Kapilasya e da altri potenti seguaci che portano spade e scudi (63-66).

Ogni volta che c'è panico causato da pestilenze o epidemie, un'apprensione di qualsiasi calamità pubblica, pericolo per i propri figli, o la paura derivante da bestie feroci o demoni, allora Vastu con i suoi seguaci dovrebbero essere meditati come sopra, e poi adorati, e così ogni sorta di pace può essere ottenuta con l'offerta di oblazioni di semi di sesamo, burro chiarificato, e Payasa (una sorta di crema fatta senza uova) (67-68).

O Suvrata (Virtuosa)! in questi riti i Graha (i nove pianeti) ed i dieci Dikpala (i guardiani reggenti delle direzioni) devono essere adorati allo stesso modo in cui Vastu è adorato (69).

Brahma, Vishnu, Rudra (Shiva), Vani (Sarasvati), Lakshmi, Shankari (consorte di Shiva) e le Madri Celesti, Ganesha, ed i Vasu (che sono otto), devono anche essere adorati (70).

O Kalika! se in questi riti i Pitri non sono soddisfatti, allora tutto ciò che è fatto diventa inutile, e c'è pericolo in ogni fase del rito (71).

Perciò, O Maheshi! in tutti questi riti Abhyudayika-Shraddha deve essere eseguito per la soddisfazione dei Pitri (Abhyudayika-Shraddha chiamato anche Nandimukha Shraddha è un rito eseguito in tutte le occasioni gioiose come i matrimoni. La parola Abhyudayika significa prosperità, felicità. La parola Nandimukha significa il preludio di ogni rito propizio. In questo rito il nome di ogni antenato, o Pitri, è preceduto dalla parola Nandimukha se è un maschio o Nandimukhi se femmina) (72).

Vorrei ora parlare del Graha-yantra, che è la causa di ogni sorta di pace. Se Indra e tutti i pianeti sono adorati, allora concedono ogni desiderio (73).

Al fine di elaborare lo yantra tre triangoli devono essere disegnati con un cerchio fuori di essi, e fuori, ma che toccano il cerchio, devono essere disegnati otto petali (74).

Poi deve essere disegnato un bel Bhupura (al di fuori dello yantra) con quattro ingressi, e (al di fuori del Bhupura) tra l'angolo Est e l'angolo Nord-Est deve essere disegnato un cerchio con il diametro della lunghezza di un pradesha (la lunghezza che intercorre tra la punta del pollice e l’indice tesi), e tra l'angolo Ovest e l'angolo Sud-Ovest deve essere disegnato un altro cerchio simile (75-76).

Poi i nove angoli devono essere riempiti con i colori dei nove pianeti, ed i lati sinistro e destro dei due triangoli interni devono essere bianchi e gialli, e la base deve essere nera. Gli otto petali devono essere riempiti con i colori degli otto reggenti delle direzioni (77-78).

Le pareti del Bhupura devono essere decorate con polvere bianca, rossa e nera e, O Devi! i due cerchi al di fuori del Bhupura devono essere di colore rosso e bianco, e gli spazi intermedi dello Yantra possono essere colorati come si vuole (79-80).

Ascolta ora l'ordine particolare in cui ogni pianeta deve essere adorato nelle stanze, e in cui ogni Dikpati deve essere adorato nei petali, e ai nomi dei Deva che sono presenti ad ogni entrata (81).

Nel triangolo interno deve essere adorato il Sole, e negli angoli dei due lati Aruna (l’auriga del Sole) e Shikha (i raggi del Sole). Dietro a colui con la ghirlanda di raggi (Amshumali, il Sole) devono essere adorate le due bandiere dei fieri (Shikha e Aruna) (82).

Adorare il creatore delle notti (Rajanikara, la Luna) in un angolo sopra il Sole ad Est, nell'angolo Agni (sud-est) Mangala (Marte), sul versante Sud Budha (Mercurio), nell'angolo Nairrita (sud-ovest) Brihaspati (Giove), ad Ovest Shukra (Venere), nell'angolo Vayu (nord-ovest) Shani (Saturno), nell'angolo a Nord Rahu (nodo lunare nord), e nell'angolo Ishana (nord-est) Ketu (nodo lunare sud), e, infine, intorno alla Luna la moltitudine di stelle (83-84). Il Sole è rosso, la Luna è bianca, Mangala, è bruno, Budha è pallido o bianco-giallastro, Brihaspati è giallo, Shukra è bianco, Shani è nero, e Rahu e Ketu sono di colore variegato, così ho parlato dei diversi colori dei Graha (83-85).

Il Sole deve essere meditato con quattro mani, in due delle quali tiene dei fiori di loto, e delle altre due, una mano è alzata per dissipare la paura, e l'altra fa il segno della benedizione. La Luna deve essere meditata con il nettare in una mano, e l'altra nell'atteggiamento del dare. Mangala deve essere meditato come leggermente piegato e che impugna un bastone. Budha, il figlio della Luna, deve essere meditato da ragazzo, le ciocche di capelli che giocano sulla sulla sua fronte. Guru (Brihaspati, Giove, il Guru dei Deva) deve essere meditato con un filo sacro e in possesso di un libro in una mano e una collana di perle Rudraksha nell'altra, e il Guru dei Daitya (Shukra, Venere, Guru degli spiriti demoniaci) deve essere meditato come cieco di un occhio, e Shani come zoppo, e Rahu come una testa senza tronco, e Ketu come un tronco senza testa, entrambi deformi e malvagi (86-88).

Dopo aver adorato ciascuno dei pianeti in questo modo, devono essere adorati gli otto Dikpala, Indra e gli altri, partendo da Est (89).

Lui dai mille occhi (Indra), di colore giallo, deve essere adorato per primo. Veste abiti di seta gialla, e, tenendo il tuono in mano, è seduto su Airavata (l’elefante di Indra, così chiamato perché uscito dall’Oceano, Iravat) (90).

Il corpo di Agni è di colore rosso. Egli è seduto su una capra; in mano ha la Shakti (ascia). Yama è nero, e, tenendo un bastone in mano, è seduto su un bisonte. Nirriti è di colore verde scuro, e, tenendo la spada in mano, è seduto su un cavallo. Varuna è bianco, e, seduto su un alligatore, tiene un cappio in mano. Vayu deve essere meditato come in possesso di uno splendore nero, seduto su un cervo e con in mano un gancio. Kubera è del colore dell'oro, e seduto su un trono ingioiellato a forma di leone, tenendo il cappio e  un gancio nelle sue mani. È circondato da Yaksha, che cantano le sue lodi. Ishana è seduto sul toro, lui tiene il tridente in una mano, e con l’altra conferisce benedizioni. Egli è vestito con paramenti di pelle di tigre, e il suo splendore è come quello della luna piena (91-95).

Avendo così meditato e adorato essi nel loro ordine, Brahma deve essere adorato nel cerchio superiore, che è al di fuori del mandala, e Vishnu in quello inferiore. Poi devono essere adorati i Devata alle entrate (96).

Ugra, Bhima, Prachanda, e Isha, sono all'entrata a est; Jayanta, Kshetra-pala, Nakulesha, e Vrihat-shirah, sono all'entrata a sud; alla porta a ovest ci sono Vrika, Ashva, Ananda, e Durjaya; e Trishirah, Purajit, Bhimanada, e Mahodara sono all'entrata a nord. Come protettori degli ingressi, sono tutti armati con armi, offensive e difensive (97-98).

Suvrata! Ascolta la meditazione su Brahma e Ananta. Brahma è del colore del loto rosso, ed ha quattro mani e quattro facce. È seduto su un cigno. Con due delle sue mani fa il segno che dissipa la paura e concede doni, e nelle altre tiene una ghirlanda e un libro. Ananta è bianco come la neve, il fiore Kunda o la Luna. Ha mille mani e mille volti, e lui dovrebbe essere meditato sia dai Sura che dagli Asura (99-101).

Amata! ho appena parlato della meditazione, della modalità di culto, e dello yantra. Ora, mia amata, ascolta i loro mantra nel loro ordine, cominciando con il Vastu Mantra (102).

Mantra

Quando la Ksha-kara (la lettera Ksha) è posta sul Portatore di Oblazioni (Agni, il Fuoco. Il Bija di Agni: Ra) e le vocali lunghe sono poi aggiunte ad essa, e poi ornata con il Nada-bindu, allora il Vastu Mantra di sei lettere è formato (103). (il mantra è: Kshram Kshrim Kshrum Kshraim Kshraum Kshrmah)

Il Surya Mantra è così formato: prima va pronunciato il Tara (Om), poi il Maya (Maya Bija: Hrim), poi la parola tigma-rashme, poi la parola Arogya-daya (al singolare dativo) e, ultima di tutti, la moglie del Fuoco (Svaha) (104). (il mantra è: Om Hrim tigma-rashme Arogya-daya Svaha)

Il Mantra riconosciuto o approvato di Soma (Luna) è formato dicendo i Bija di Kama, Maya e Vani, poi Amrita-kara, amritam plavaya plavaya svaha (105). (il mantra è: Klim Hrim Aim Amrita-kara, amritam plavaya plavaya Svaha)

Il Mantra di Mangala (Marte) è proclamato essere Aim hram hrim sarva-dushtan nashaya nashaya svaha (106).

Il Mantra del figlio di Soma (Budha, Mercurio) è Hram, Shrim, Saumya sarvan kaman puraya svaha (107).

Il Mantra del Guru dei Sura (Brihaspati, Giove) si forma così: il Tara precede, segue il Bija di Vani e poi dire Abhishtam yachchha yachchha, alla fine Svaha (108). (il mantra è: Om Aim Om Sura-guru, Abhishtam yachchha yachchha Svaha)

Il Mantra di Shukra (Venere) è Sham, Shim, Shum, Shaim, Shaum, Shmah (109).

Il Mantra di Colui che si muove lentamente (Shani, Saturno) è Hram hram hrim hrim sarva-shatrun vidravaya vidravaya Martan-dasunave namah – Distruggi, distruggi tutti i nemici. Mi inchino al figlio di Martanda (il Sole) (110).

Il Mantra di Rahu è Ram, Hraum, Bhraum, Hrim – Soma-shatro shatrun vidhvangsaya vidhvangsaya Rahave namah – O Nemico di Soma (la Luna)! Distruggi, distruggi tutti i nemici. Mi inchino a Rahu (111).

Krum, Hrum, Kraim, Ketave Svaha è il Mantra di Ketu (112).

Lam, Ram, Mrim, Strum, Vam, Yam, Ksham, Haum, Vrim, e Am sono nell'ordine i dieci mantra dei dieci Dikpala, a cominciando con Indra e finendo con Ananta (113).

I nomi degli altri Deva guardiani sono i loro mantra, questa è la regola in tutti i casi dove non è citato il Mantra. (114).

Signora Sovrana dei Deva! l'uomo saggio non deve aggiungere Namah ai Mantra che finiscono con la parola Namah, né deve mettere la moglie di Vahni ad un Mantra che termina con Svaha (115).

Per i pianeti e gli altri devono essere offerti fiori, vestiti e gioielli, ma il colore dei regali dovrebbe essere lo stesso di quello dei rispettivi pianeti, altrimenti non sono soddisfatti (116).

L'uomo saggio deve porre il fuoco secondo le modalità previste per Kushandika ed eseguire Homa o con fiori di colori variegati o con combustibile sacro (117).

Nei riti per il raggiungimento della pace o della buona sorte (Shanti, riti per scongiurare il male), o di sostentamento o prosperità (Pushti), il Portatore di Oblazioni (Havya-vahana, il Fuoco) si chiama Varada (Colui che concede benefici), nei riti relativi alla consacrazione (Pratishta) è chiamato Lohitaksha (Colui che ha gli occhi rossi); nei riti distruttivi (Krura-karmani cioè riti per vendicare un torto o danneggiare un nemico) egli è chiamato Shatruha (Distruttore dei nemici) (118).

Maheshani! Nei riti Shanti, Pushti, e Krura l'uomo che fa sacrifici ai Pianeti otterrà il fine desiderato (119).

Come nei riti relativi alla consacrazione devono essere adorati i Deva e offerte libagioni ai Pitri (antenati), così dovrebbero esserci gli stessi sacrifici per Vastu e i Pianeti (120).

Se uno deve eseguire due o tre riti consacratori e sacrificali lo stesso giorno, allora l'adorazione dei Deva, lo Shraddha dei Pitri, e la consacrazione del fuoco sono richiesti una sola volta (121).

Colui che desidera il frutto delle sue osservanze non dovrebbe dare ai Deva serbatoi d'acqua case, giardini, ponti, strade sopraelevate, portatori, mezzi di trasporto, vestiti, gioielli, tazze per bere, e piatti per mangiare, o qualsiasi altra cosa si può desiderare di dare, senza prima santificare la stessa (122-123).

In tutti i riti eseguiti con uno scopo finale il saggio deve in ogni caso eseguire un Samkalpa (rito preliminare di determinazione. Samkalpa significa determinazione), secondo le indicazioni, per il pieno raggiungimento dello scopo (124).

Il merito completo si guadagna quando la cosa da dare è prima santificata, venerata, e citata per nome e poi nominato colui al quale viene data (125).

Ti dirò ora il mantra per la consacrazione di serbatoi d'acqua, case, giardini, ponti e strade sopraelevate. Il mantra deve essere sempre preceduto dal Brahma-Vidya (Brahma Gayatri vedi Cap. 3 verso 109. Om Parameshvara vidmahe Paratattvaya dhimahi Tanno Brahma prachodayat) (126).

Mantra

Serbatoio di acqua! tu che dài vita a tutti gli esseri! tu che sei presieduto da Varuna! possa questa consacrazione a te (da me) dare soddisfazione a tutti gli esseri che vivono e si muovono nell'acqua, sulla terra e in aria (127).

Casa fatta di legno e paglia! tu sei la favorita di Brahma, io ti sto consacrando con l'acqua; che tu sia sempre il luogo del piacere (128).

Quando si consacra una casa fatta di mattoni e altri materiali, si dovrebbe dire: "casa fatta di mattoni", ecc. (129).

Mantra

Giardino! tu sei piacevole in ragione della tua frutta, foglie e rami, e per le tue ombre. Io ti spruzzo con l'acqua sacra (di luoghi sacri), concedimi tutti i miei desideri (130).

Ponte! tu sei come il ponte attraverso l'Oceano dell'Esistenza, sei il benvenuto al viandante, tu, essendo consacrato da me, concedimi l’adeguata ricompensa (131).

Strada! Io ti sto consacrando, come tu aiuti la gente nell'andare da un luogo ad un’altro, aiutami nella mia strada verso il Paradiso (132).

I saggi devono utilizzare lo stesso mantra nel consacrare un albero come è prescritto per l'aspersione di un giardino (133).

Nel consacrare tutte le altre cose, il Pranava (Om), Varuna (Vam), e Astra (Phat) devono essere usati (134).

Quei Vahana (veicoli) che possono (o dovrebbero essere) consacrati devono essere bagnati con il Brahma-gayatri, mentre altri devono essere purificati dall’acqua dell’Arghya prelevata con le estremità dell'erba Kusha (135).

Dopo l'esecuzione di Prana-Pratishtha (il rito vivificatore), chiamandolo con il suo nome, il Vahana deve essere debitamente adorato, e dopo essere stato decorato deve essere offerto al Devata (136).

Mentre si consacra un serbatoio, Varuna, il signore degli animali acquatici, deve essere adorato. Nel caso di una casa, Brahma, il signore di tutte le cose nate, deve là essere adorato. Mentre consacra un giardino, un ponte, una strada, Vishnu, che è il protettore dell'universo, l'anima di tutti, che testimonia tutto ed è onnipresente, deve essere adorato (137).

Shri Devi disse:

Tu hai parlato delle diverse ingiunzioni relative ai diversi riti, ma tu non hai ancora mostrato l'ordine in cui l'uomo dovrebbe praticarli (138).

I riti che non sono eseguiti correttamente secondo l'ordine ingiunto, anche se eseguiti con lavoro, non rendono il pieno beneficio agli uomini che seguono la vita del Karma (139).

Shri Sadashiva disse:

O Parameshani! Tu sei benefica come una madre. Ciò che hai detto è davvero il meglio per gli uomini che hanno la mente occupata con i risultati (dei loro sforzi) (140).

Le pratiche relative ai suddetti riti sono diverse. Devi! Te ne parlerò nel loro ordine, cominciando con il Vastu-Yaga. Ascolta con attenzione (141).

(Chi vuole eseguire il Vastu-Yaga) il giorno prima deve fare una dieta regolamentata o ristretta. Dopo il bagno nelle propizie prime ore della mattina, ed eseguendo i normali compiti religiosi quotidiani, deve adorare il Guru e Narayana (Vishnu) (142).

Il devoto deve poi, dopo aver eseguito Samkalpa (rito preliminare di determinazione. Samkalpa significa determinazione), adorare Ganesha e altri per il raggiungimento del suo scopo, secondo le regole indicate nelle ordinanze (143).

Dhyana

Adoro Ganapati che è del colore del fiore Bandhuka (un fiore rosso), e ha tre occhi, la cui testa è quella del migliore degli elefanti, il cui filo sacro è fatto del Re dei Serpenti, che tiene nelle sue quattro mani di loto la conchiglia, il disco, la spada, e un immacolato loto, sulla cui fronte c'è la giovane luna crescente, il fulgore splendente del suo corpo e dei paramenti è come quello del Sole, che è decorato con gioielli vari, ed è seduto su un loto rosso (144).

Avendo così meditato e adorato Ganesha al meglio delle sue capacità, egli dovrebbe adorare Brahma e Vani (Sarasvati), Vishnu e Lakshmi (145).

Poi, dopo aver adorato Shiva, Durga, i Graha, le sedici Madri (ci sono due tipi di Matrika: le 8 Shakti, che sono Brahmani, Kaumari, Varahi, Vaishnavi, Maheshvari, Mahendri, Aindri e Yami; e le Dakini Matrika di aspetto terrifico), e i Vasu (Bhava, Dhruva, Soma, Vishnu, Anala, Anila, Prabhusha e Prabhava originati da Ganga) nel Vasudhara (vedi Cap. 9 verso 92), deve eseguire il Vriddhi-shraddha (vedi Cap. 10) (146).

Poi il mandala del Vastu-daitya deve essere disegnato, e lì devono essere adorati il Vastu-daitya con i suoi seguaci (147).

Poi là si deve fare uno Sthandila (altare quadrato dove si esegue Homa) ed un fuoco purificatore come prima; prima eseguire Dhara-Homa (vedi Cap. 9 verso 82), e poi iniziare Vastu-Homa (sacrificio al fuoco per lo spirito Vastu) (148).

Oblazioni dovrebbero essere offerte ai Vastu-purusha con tutti i suoi seguaci al meglio delle proprie capacità. Il sacrificio deve essere portato a termine con il dono delle oblazioni al Deva che si sta adorando (149).

Quando Vastu-yajña viene eseguito separatamente, questo è l'ordine che è prescritto, e in questo modo deve essere eseguito anche il sacrificio per i pianeti (150).

Inoltre, i pianeti essendo gli oggetti principali del culto, non devono essere adorati subordinatamente. Vastu dovrebbe essere adorato subito dopo il Samkalpa (rito preliminare) (151).

Ganesha e gli altri Deva devono essere adorati come nel Vastu-Yaga. Ti ho già parlato dello Yantra e del Mantra e del Dhyana dei Pianeti (152).

O Gentile! Durante il mio discorso con Te ho parlato dell’ordine che deve essere osservato negli yajña dei pianeti e del Vastu. Vorrei ora parlarti dei vari atti lodevoli, a partire dalla consacrazione dei pozzi (153).

Dopo aver eseguito Samkalpa nella maniera corretta, Vastu deve essere adorato in un mandala, o un vaso o un Shilagrama (pietra sacra a Narayana o Vishnu), a seconda dell'inclinazione (154).

Poi deve essere adorato Ganapati, come pure Brahma e Vani, Hari, Rama, Shiva, Durga, i Pianeti, i Dikpati (Dikpala) (155).

Dopo che le Matrika (ci sono due tipi di Matrika: le 8 Shakti, che sono Brahmani, Kaumari, Varahi, Vaishnavi, Maheshvari, Mahendri, Aindri e Yami; e le Dakini Matrika di aspetto terrifico) e gli otto Vasu (Bhava, Dhruva, Soma, Vishnu, Anala, Anila, Prabhusha e Prabhava originati da Ganga) sono stati adorati, Pitrikriya (Abhyudayika-Sraddha vedi Cap. 10) deve essere eseguito. Dal momento che è Varuna il Deva principale (ai fini di questa cerimonia), dovrebbe quindi essere adorato con particolare attenzione (156).

Dopo aver adorato Varuna al meglio delle sue capacità con vari regali, deve quindi essere eseguito Varuna Homa nel Fuoco debitamente consacrato (157). E dopo aver offerto oblazioni a ciascuno dei Deva adorati, deve portare alla fine il rito Homa dando il Purnahuti (Oblazione Completa o Finale) (158).

Poi si deve spruzzare il pozzo, decorato con stendardi e bandiere, ghirlande, profumi, e vermiglio, con il Mantra Prokshana, enunciato prima (vedi verso 127) (159).

Poi, in nome del Deva o per il raggiungimento dell'oggetto del suo desiderio, deve donare il pozzo o la cisterna a beneficio di tutti gli esseri (160).

Poi il devoto più eccellente deve pregare con le mani giunte come segue:

"Che tutti gli esseri siano ben soddisfatti, sia che vivano in aria, sulla terra o in acqua. Ho dato questa ottima acqua a tutti gli esseri, possano essere soddisfatti facendo il bagno, bevendo, o immergendosi in queste acque. Ho dato questa acqua pubblica a tutti gli esseri. Se qualcuno per sua sfortuna sarà in pericolo in essa, possa io non essere colpevole di quel peccato, possa il mio lavoro (un buon lavoro) dare frutto!" (161-163).

Poi devono essere fatti regali, ed eseguiti Shanti e altri riti, e successivamente devono essere nutriti i Brahmana, i Kaula ed i poveri affamati. Shive! questo è l'ordine da osservare nella consacrazione di tutti i tipi di serbatoi d'acqua (164-165).

Nella consacrazione di un Tadaga (un serbatoio con un’area di circa 1000 m² e un’altezza di 20 m) e altri tipi di serbatoi d'acqua ci deve essere un Nagastambha (quando un serbatoio d’acqua è scavato per la prima volta si mette al suo centro una colonna o un grosso palo. È anche chiamato Yupa) e alcuni animali acquatici (166).

Gli animali acquatici, come pesci, rane, alligatori e tartarughe, devono essere di metallo, secondo i mezzi della persona consacrante (167). Ci dovrebbero essere due pesci e due rane d'oro, due alligatori d'argento e due tartarughe, una di rame e un'altra di ottone (168).

Dopo aver donato il Tadaga o Dirghika o Sagara (vari tipi di serbatoi d’acqua) con questi animali acquatici, i Naga (serpenti protettori dell’acqua), dopo essere stati supplicati, devono essere adorati (169).

Ananta, Vasuki, Padma, Mahapadma, Takshaka, Kulira, Karkata, e Shankha – tutti questi sono i protettori dell’acqua (170).

Questi otto nomi dei Naga devono essere scritti sulle foglie Ashvattha (ficus religiosa), e, dopo aver fatto japa del Pranava e del Gayatri, la foglia deve essere gettata in un vaso (171).

Invitando il Sole e la Luna ad assistere, le foglie devono essere mischiate insieme, ed una deve essere estratta dal vaso, il Naga il cui nome è estratto dovrebbe essere il protettore d'acqua (172).

Poi una colonna di legno, propizia e diritta, deve essere portata e unta con olio e curcuma, e immersa nell’acqua consacrata, con l'accompagnamento dei Vyahriti (Bhuh, Bhuvah, Svah: i tre mondi) e del Pranava (Om), e poi il Naga, che è stato fatto il protettore delle acque deve essere adorato con le Shakti Hri, Shri, Kshama, e Shanti (173-174).

Mantra

O Naga! Tu sei il letto di Vishnu, Tu sei l'ornamento di Shiva; che Tu possa abitare questo pilastro e proteggere la mia acqua (175).

Dopo aver pregato così il Naga, il pilastro deve essere posto al centro del serbatoio ed il consacrante deve poi fare il giro del Tadaga, mantenendolo alla sua destra (176).

Se il pilastro è già stato fissato, il Naga deve essere adorato in un vaso e, gettando l'acqua del vaso nel serbatoio, il resto dei riti devono essere eseguiti (177).

Analogamente, l'uomo saggio che ha fatto voto di consacrare una casa deve compiere i riti, a cominciare dal culto di Vastu, e terminando con quello dei Vasu, ed eseguire i riti relativi ai Pitri come prescritto per la consacrazione di un pozzo, e il devoto eccellente deve adorare Prajapati e fare Prajapatya Homa (178-179).

La casa deve essere spruzzata con il Mantra già detto in precedenza, e poi adorata con l'incenso, ecc., dopo di che, con la faccia verso l'angolo Ishana, deve pregare come segue (180):

Mantra

"O stanza (o casa)! Prajapati è il tuo Signore, addobbata con fiori e ghirlande e altre decorazioni, sii sempre piacevole per la nostra felice residenza." (181).

Egli dovrebbe quindi offrire regali e, eseguendo i riti Shanti, accettare benedizioni (dai Kaula e dalle onorate persone presenti). In seguito egli deve nutrire i Vipra, i Kulina, ed i poveri al meglio delle sue capacità (182).

O Figlia della Montagna! se la casa è stata consacrata per qualcun altro, allora al posto di "la nostra residenza" deve essere detto "la loro residenza", e ora ascolta le ordinanze relative alla consacrazione di una casa (o stanza) per un Deva (183).

Dopo aver consacrato la casa nel suddetto modo, il Deva deve essere chiamato con il soffio di conchiglie e il suono di altri strumenti musicali e deve essere supplicato così (184):

Mantra

Alzati, Signore dei Deva tra i Deva! Tu che soddisfi i desideri dei tuoi devoti! vieni e rendi la mia vita benedetta (Janmasaphalaya, avvera lo scopo della mia vita), O Oceano di Misericordia! (185).

Avendo così invitato (il Deva) nella stanza, deve essere posizionato davanti alla porta, ed il Vahana (veicolo del Deva) deve essere posizionato davanti a Lui (186).

Poi sulla sommità della casa un tridente (il Trisul è messo quando ad essere adorato è Shiva o ogni altro deva a Lui connesso) o un disco (il Chakra è messo quando ad essere adorato è Vishnu o ogni altro deva a Lui connesso) deve essere collocato, e nell'angolo Ishana (nord-est) deve essere fissato uno stendardo con una bandiera che sventola da esso (187).

Il saggio poi deve decorare la stanza con tende, piccole campane, ghirlande di fiori e foglie di mango, e quindi coprire la casa con un panno celestiale (Divyavasa, tessuto leggero, di fine tessitura) (188).

Il Deva deve essere posto con la faccia a Nord, e nelle modalità che saranno descritte egli deve essere bagnato con le cose prescritte. Io ora parlerò del loro ordine; ascolta (189).

Dopo aver detto Aim, Hrim, Shrim, il Mula Mantra (il Mantra principale del Deva adorato) deve essere ripetuto, poi l'adoratore deve dire:

Mantra

Ti sto facendo il bagno con il latte; che Tu mi possa nutrire come una madre (190).

Ripetendo i tre Bija ed il suddetto Mula Mantra, poi deve dire:

Mantra

Oggi Ti sto facendo il bagno con lo yogurt; che Tu possa rimuovere il calore di questa esistenza mondana (191).

Ripetendo ancora i tre Bija ed il Mula Mantra, deve dire:

Mantra

O Datore di Gioia a tutti! facendoti il bagno con il miele, che Tu possa farmi felice (192).

Ripetendo il Mula Mantra come prima e recitando interiormente il Pranava e il Savitri (Om ed il Gayatri Mantra), deve dire:

Mantra

Ti sto facendo il bagno con il ghee, che è caro ai Deva, che è la longevità, il seme e il coraggio, Tu, O Signore! tienimi libero dalle malattie (193).

Anche in questo caso ripetendo il Mula Mantra, come anche il Vyahriti e il Gayatri, deve dire:

Mantra

O Devesha ! bagnato da me con acqua e zucchero, che Tu possa concedermi (l'oggetto del) il mio desiderio (194).

Ripetendo il Mula Mantra, il Gayatri ed il Varuna Mantra (Vam), deve dire:

Mantra

Ti sto facendo il bagno con il latte di cocco, che è la creazione di Vidhi (Brahma, “è la migliore delle cose create” Stuti), che è divino, che è benvenuto ai Deva ed è rinfrescante, e che non è del mondo (Alaukika. Si intende che è fuori del comune), mi inchino a te (195).

Poi, con il Gayatri e il Mula Mantra, il Deva deve essere bagnato con il succo di canna da zucchero (196).

Ripetendo il Kama Bija (Klim) ed il Tara (Om), il Savitri (il Gayatri Mantra) ed il Mula Mantra, egli, mentre bagna il Deva, deve dire:

Mantra

Sii ben bagnato in acqua profumata con canfora, fragrante aloe, zafferano, muschio e sandalo, sii felice di concedermi il piacere e la salvezza (197).

Dopo aver fatto il bagno al Signore del Mondo in questo modo con otto vasi  colmi (di acqua, ecc), deve essere portato all'interno della stanza e posto sul suo trono (198).

Se l'immagine non può essere bagnata (per es. un’immagine fatta di argilla oppure una cartolina), allora lo Yantra, o il Mantra, o la Shalagrama-shila (pietra sacra a Narayana o Vishnu), deve essere bagnata e adorata al posto dell’immagine (199).

Se non si è in grado di fare il bagno (al Deva) secondo le modalità di cui sopra, allora deve fare il bagno (a sé stesso) con otto, sette, o cinque vasi di acqua pura (200).

Le dimensioni e le proporzioni del vaso sono già state date quando ho parlato dell’adorazione al Chakra. In tutti i riti prescritti negli Agama si dice che il vaso è opportuno (201).

Poi il Grande Deva deve essere adorato secondo le prescrizioni da seguire nel suo culto. Parlerò delle offerte. O Suprema Devi! Ascolta (202).

Un trono (Asana), il benvenuto (Svagata), acqua per lavare i piedi (Padya), offerte (Arghya. Offerte di riso, erba Durva, fiori ecc, acqua), acqua per il risciacquo della bocca (Achamaniya), Madhuparka (una mistura di yogurt, ghee e miele offerta per onorare gli ospiti), acqua  da sorseggiare (Achamaniya), acqua per il bagno (Snanya), vestiti e gioielli, profumi e fiori, lumi e bastoncini d'incenso, commestibili e parole di lode (Vandana), sono le sedici offerte necessarie all'adorazione dei Deva (Sodashopachara) (203-204).

Padya (acqua per lavare i piedi), Arghya (offerte), Achamana (acqua per il risciacquo della bocca), Madhuparka (una mistura di yogurt, ghee e miele), Achamya (acqua  da sorseggiare), Gandha (profumi), Pushpa (fiori), Dhupa (bastoncini d'incenso), Dipa (lumi), Naivedya (commestibili) – questi sono conosciuti come Dashopachara (dieci offerte necessarie all'adorazione dei Deva) (205).

Gandha, Pushpa, Dhupa, Dipa, e Naivedya, questi sono conosciuti come Panchopachara (cinque offerte necessarie) nell'adorazione di un Deva (206).

Gli articoli devono essere spruzzati con l'acqua presa dall’offerta con il Mantra Phat ed essere adorati con profumi e fiori, i nomi degli articoli devono essere menzionati uno per uno (207).

Ripetendo mentalmente il Mantra che sto per dire, come anche il Mula Mantra (il Mantra principale del Deva adorato) e il nome del Deva, nel caso dativo, le parole del dono devono essere ripetute (208).

Ti ho parlato del modo in cui le cose da dare al Deva devono essere consacrate. L'uomo istruito deve donare un articolo a un Deva in questo modo (209).

Ho mostrato (descrivendo) le modalità di adorazione della Devi Adya, di come devono essere offerti Padya, Arghya ecc. e come Karana (vino, carne ecc.) deve essere dato (210).

Per quei Mantra che non sono stati detti, allora, O Amata! ascoltali ora, devono essere pronunciati quando l’Asana (il trono) e gli altri oggetti sono offerti (211).

Mantra

(O Deva!) Tu che risiedi in tutti gli esseri! che sei la parte più interna di tutti gli esseri! Ti sto offrendo questo trono perché ti possa sedere. Mi inchino a te ancora e ancora (212).

O Deveshi! dopo aver dato l'Asana al Deva in questo modo, egli deve a mani giunte offrirgli il benvenuto come segue (213):

Mantra

(O Deva!) Tu sei Colui che anche i Deva cercano per la realizzazione dei loro scopi, ma per me la tua propizia visita è stata ottenuta facilmente. Mi inchino a te, o Signore Supremo! (214).

Lo scopo della mia vita è compiuto oggi, tutti i miei sforzi sono coronati dal successo, ho ottenuto i frutti del mio tapas (austerità), tutto questo con la tua venuta di buon auspicio (215).

Ambika! il Deva deve così essere invitato, pregato, e interrogato nella Sua venuta di buon auspicio, e poi, prendendo Padya (l’acqua per lavare i piedi), deve essere ripetuto il seguente Mantra (216):

Mantra

Con il semplice contatto del lavaggio dei Tuoi piedi i tre mondi sono purificati, io sono Ti sto offrendo Padya per lavare i tuoi piedi di loto (217). A Colui per la cui grazia si ottiene ogni sorta di beatitudine suprema, a Colui che è l'Anima di tutti gli esseri offro questo Anandarghya (Offerta di Beatitudine) (218).

Poi l'acqua pura che è stata profumata con noce moscata, chiodi di garofano, e Kakkola (Il Cocculus indicus - Cocco del Levante, è il frutto dell'Anamirta cocculus), deve essere versata, presa e offerta con il seguente (219):

Mantra

(O Signore!) Con il semplice contatto di ciò che hai toccato tutto questo mondo impuro viene purificato, per il lavaggio della Tua bocca di loto ti offro questa Achamaniya (acqua) (220).

Poi, prendendo Madhuparka (una mistura di yogurt, ghee e miele), la si offre con devozione con il seguente (221):

Mantra

Per la distruzione dei tre mali, per il raggiungimento della felicità ininterrotta, oggi offro a Te, O Parameshvara! questo Madhuparka, sii propizio (222).

Con il semplice contatto di ciò che la Tua bocca ha toccato tutto questo mondo impuro viene purificato: questo Punarachama-niyam (seconda Achamaniya offerta per il risciacquo della bocca) è per la Tua bocca di loto (223).

Prendendo l'acqua per il bagno, versandola e consacrandola come prima, deve essere messa davanti al Deva, e deve essere ripetuto il seguente Mantra (224):

Mantra

A Te il cui splendore avvolge il mondo, dal quale il mondo è nato, che è il sostegno del mondo, offro quest’acqua per il Tuo bagno (225).

Quando si offre acqua per il bagno, vestiti e commestibili, Achamaniya deve essere data per ogni offerta, invece per le successive offerte l'acqua deve essere data solo una volta (226).

Portando la stoffa consacrata come sopra indicato, tenendola con entrambe le mani, l'uomo saggio deve ripetere il seguente (227):

Mantra

Senza paramenti, così come Tu sei, Tu hai mantenuto il tuo splendore e gloria nascosto dalla Tua Maya. A Te offro questi due pezzi di stoffa. Mi inchino a te (228). (con l’assenza di vestiti è mostrata l’onnipresenza della divinità. L’offerta fatta dal Sadhaka è per la sua propria soddisfazione sopraffatto come egli è dalla Maya del Devata)

Prendere diversi tipi di ornamenti in oro e argento e altri materiali, e spruzzandoli e consacrandoli, il Sadhaka deve offrirli al Deva pronunciando il seguente (229):

Mantra

A Te che sei l'ornamento dell'Universo, che sei l’unica causa della bellezza dell'universo, offro questi gioielli per l'ornamento della Tua immagine che Tu hai mostrato con la Tua Maya (Maya-vigraha. L’immagine è Maya ed esiste attraverso il Devata) (230).

Mantra

A Te che con l'elemento sottile dell’odore (Gandha-tanmatra dal quale proviene il grossolano Prithivi-tattva) hai creato la terra che possiede tutti i profumi, a Te, l'Anima Suprema, offro questo eccellente profumo (231).

Mantra

Da me sono stati consacrati con devozione bellissimi fiori e incantevoli e dolci profumi preparati dai Deva: possa Tu accettare questo fiore (232).

Mantra

Questo d'incenso bastoncino è la linfa degli alberi, è Divino, possiede un profumo delizioso ed è affascinante, ed è adatto ad essere inalato da tutti gli esseri. Io lo offro a Te da annusare (233).

Mantra

Accetta questo lume che illumina e ha una fiamma forte, che rimuove tutte le tenebre e che è la luminosità stessa, e rende luminoso ciò che è intorno ad esso (234).

Mantra

Questa offerta di cibo è di gusto squisito, e si compone di vari tipi di commestibili. Lo offro a te con cuore devoto; fa che Tu possa mangiarlo (235).

Mantra

O Deva! offro a Te questa limpida acqua da bere, profumata con canfora e altri profumi che soddisfa tutti. Saluti a Te (236).

Il devoto deve poi offrire un Pan fatto con canfora, noci di betel, chiodi di garofano, cardamomo, e, dopo aver offerto Achamaniya, inchinarsi a Lui (237). (Il modo più comune di consumare le noci di betel è quello di tagliarle in fette sottili, avvolgerle nelle foglie di pepe di betel (Piper betle L.), preventivamente spolverate di calce, aggiungendo, talora, altre spezie, come cannella, noce moscata, cardamomo, catecù, ecc. Si ottiene, così, il vero e proprio Betel o Pan, sotto forma di bocconcini che vengono masticati dopo i pasti per profumare l’alito e aiutare la digestione, spesso anche per consuetudini sociali o riti cerimoniali. La presenza delle foglie di pepe di betel aggiunge anche un blando effetto narcotico, oltre al sapore aromatico piccante.)

Se le offerte sono presentate insieme ai recipienti in cui sono contenuti, allora i nomi e la descrizione delle offerte possono essere detti congiuntamente al momento dell'offerta, oppure il nome (o descrizione) dei recipienti può essere detto a parte e offerto (238).

Dopo aver adorato il Deva in questo modo, tre manciate doppie di fiori devono essere offerte al Deva. Poi, spruzzando il tempio e le sue tende da sole con l'acqua, il seguente Mantra deve essere detto a mani giunte (239):

Mantra

Tempio! tu sei adorabile per tutti gli uomini, tu concedi la virtù e la fama. Nell'offrire una dimora a questo Deva, fa' che tu sia simile a Sumeru (grande e forte come l’Himalaya) (240). Tu sei Kailasa (dimora di Shiva), tu sei Vaikuntha (dimora di Vishnu), tu sei la dimora di Brahma, dal momento che stai ospitando il Deva che è l'adorato dei Deva (241).

Dal momento che dentro di te hai l'immagine di Colui il cui corpo è prodotto da Maya, e nel cui ventre esiste questo universo, con tutto ciò che è mobile e immobile in esso (242). Tu sei pari alla Madre dei Deva, tutti i luoghi santi sono in te, concedimi tutti i miei desideri, e portami la pace. Mi inchino a te (243).

Avendo lodato così il tempio decorato con il disco, la bandiera, ecc. e prostratosi tre volte, il devoto deve darlo al Deva, menzionando l'oggetto del suo desiderio (244).

Mantra

A Te, la cui dimora è l'universo, dedico questo tempio. O Maheshana! accettalo e nella tua misericordia risiedi qui (245).

Detto questo e dopo aver fatto regali, il Deva a cui il tempio è stato dedicato deve essere collocato sopra l'altare con l'accompagnamento del suono di conchiglie, corni e altri strumenti (246).

Egli deve quindi toccare i piedi del Deva e pronunciare il Mula Mantra, e dire, Stham! Sthim! sii Tu stabile, questo tempio è fatto da me per Te, e, dopo aver fissato lì il Deva, deve pregare di nuovo il tempio così (247):

Mantra

Tempio! sii sempre in ogni modo piacevole come residenza del Deva, tu sei stato consacrato da me, possano i Loka (le sfere superiori) essere durevoli e senza pericolo per me (248).

Aiuta le mie quattordici generazioni di antenati, le mie quattordici generazioni di successori, ed io e il resto della mia famiglia a trovare i posti per risiedere nella dimora dei Deva (249).

Possa io, con la tua grazia, ottenere i frutti raggiungibili eseguendo tutte le forme di yajña, visitando tutti i luoghi di pellegrinaggio (250).

Possa la mia stirpe continuare a lungo tanto quanto questo mondo, quanto queste montagne, fino a quando il Sole e la Luna esisteranno (251).

Il saggio, dopo essersi rivolto così al tempio e venerato il Deva, deve consacrare a Lui specchi ed altri oggetti e la bandiera (252).

Poi deve essere dato il Vahana (veicolo del Deva, solitamente un animale) adatto alla Divinità. Shiva dovrebbe disporre di un toro. Poi si deve pregare il Vahana così (253):

Mantra

O Toro! Il Tuo corpo è grande, le Tue corna sono taglienti, Tu uccidi tutti i nemici. Sei adorato anche dai Tridasha (Deva), siccome porti sulla tua schiena il Signore dei Deva (254).

Nei Tuoi zoccoli ci sono tutti i luoghi santi, nei Tuoi peli ci sono tutti i mantra vedici, nella punta dei Tuoi denti ci sono tutti i Nigama, Agama e Tantra (255).

Che il marito di Parvati (Shiva), soddisfatto di questo dono di Te, mi dia un posto nel Kailasa, e che Tu mi protegga sempre (256).

O Maheshani! Ascolta le modalità di preghiera per dare un leone alla Mahadevi (Durga la Grande Devi) o un Garuda (aquila) a Vishnu (257).

Mantra

Tu mostri la tua grande forza nelle guerre tra i Sura e gli Asura, Tu hai dato la vittoria ai Deva e hai distrutto i Demoni. Tu formidabile, sei il favorito della Devi, sei il favorito di Brahma, Vishnu e Shiva, con devozione ti sto consacrando alla Devi, che Tu possa distruggere i miei nemici. Mi inchino a Te (258-259).

O Garuda! uccello eccellentissimo! Tu sei il favorito del marito di Lakshmi (Vishnu), il tuo becco è duro come il diamante; i tuoi artigli sono taglienti e d'oro sono le Tue ali. Mi inchino a Te, O Indra tra gli uccelli! Mi inchino a Te; O Re degli uccelli! (260).

Poiché Tu risiedi vicino a Vishnu con le mani giunte, O Distruttore della superbia dei nemici! aiutami ad essere là dove Tu sei (261). Quando Tu sei felice, il Signore dell'Universo è contento, e concede il successo (262).

Quando si fa’ un regalo a qualsiasi Deva, occorre fargli un regalo supplementare per la Sua accettazione di tali doni, e deve anche essergli offerto il merito di tali riti in uno spirito di devozione (263).

Deve quindi, con balli, canti e musica, fare il giro del tempio, accompagnato dai suoi amici e parenti, mantenendo il tempio alla sua destra, e, dopo essersi inchinato al Deva, deve dar da mangiare ai nati due volte! (264).

Questo è il modo in cui dovrebbe essere consacrato un tempio ad un Deva, e la stessa regola deve essere osservata nella consacrazione di un giardino, un ponte, una strada, o un albero (265).

Con questa sola differenza: che in questi riti deve essere adorato l’eterno Vishnu, ma Puja e Homa, ecc. sono gli stessi, come nel caso della consacrazione di un tempio (266).

Nessun tempio o altra cosa deve essere dedicata ad un Deva la cui immagine non è stata consacrata. Le norme stabilite sopra sono per il culto e la consacrazione ad un Deva che è stato venerato e consacrato (267).

Vorrei ora parlare del modo in cui deve essere installata la propizia Adya (la Devi primordiale), con il quale la Devi concede velocemente tutti i desideri (268).

La mattina del giorno (di Pratishtha) il devoto deve, dopo aver fatto il bagno e purificato se stesso, sedersi di fronte al Nord, e, dopo aver fatto Samkalpa (rito preliminare), adorare il Vastu-devata (269).

Dopo aver effettuato l'adorazione dei Pianeti (Graha), i Protettori delle Direzioni (Dikpala), Ganesha e altri, e dopo aver eseguito lo Shraddha dei suoi Pitri (antenati), deve avvicinarsi all’immagine con un certo numero di devoti Vipra (Brahmana che sono devoti della Devi) (270).

Il devoto eccellente deve poi portare l'immagine al tempio che è stato consacrato, o in qualche altro luogo, e là farle il bagno adeguatamente (271).

Occorre innanzi tutto bagnarla con acqua, poi con terra sabbiosa, poi con fango gettato con una zanna di cinghiale o di elefante, poi con il fango preso dalla porta di una Veshya (adoratrice di una delle 10 Mahavidya), e poi con fango dal lago di Pradyumna (Pradyumna-hrada. Pradyumna è il Dio del Desiderio. Il “fango” sono qui gli escrezioni del Nabhi-mula, il seme) (272).

Il saggio deve poi fare il bagno all'immagine con Pancha-Kashaya e Pancha-Pushpa, e tre foglie, e poi con olio profumato (273).

I decotti di Vatyala, Vadari, Jambu, Vakula e Shalmali (questi sono i nomi di vari alberi), sono chiamati i cinque Kashaya (astringenti) per fare il bagno alla Devi (274).

Karavira, Jati, Champaka, Loto e Patali, sono i cinque fiori (275).

Per le tre foglie si intendono le foglie di Barvara, Tulasi, e Vilva (piante sacre) (276).

Con i suddetti articoli  deve essere mescolata dell'acqua, ma l'acqua non deve essere messa nell'olio profumato e nei cinque nettari (Panchamrita: zucchero, miele, latte, ghee, yogurt) (277).

Egli, dopo aver ripetuto i Vyahriti (Bhuh, Bhuvah, Svah), il Pranava (Om), il Gayatri e il Mula Mantra (il Mantra principale del Deva adorato, in questo caso il Mantra della Devi: Hrim), deve dire: "Io ti bagno con l'acqua di questi articoli" (278).

Il saggio deve poi fare il bagno all'immagine con gli otto vasi pieni di latte e gli altri ingredienti con le modalità di cui sopra (279).

L'immagine deve poi essere strofinata con farina bianca di grano o torta di sesamo, o con farina di riso Shali, e quindi ripulita (280).

Dopo aver fatto il bagno all'immagine con otto vasetti di acqua santa ed avendola asciugata con un panno di tessitura fine, deve essere portata al luogo di culto (281).

Se non si è in grado di eseguire tutti questi riti, allora si dovrebbe con spirito devoto fare il bagno all'immagine con 25 vasetti di acqua pura (282).

In ogni occasione in cui si fa il bagno alla Grande Devi, Lei dovrebbe essere adorata al meglio delle proprie capacità (283).

Poi, mettendo l'immagine su un trono ben pulito, Lei deve essere adorata offrendole Padya (l’acqua per lavare i piedi), Arghya (offerte), ecc. e poi pregata (come segue) (284):

Mantra

O Immagine! Tu che sei il prodotto di Vishvakarma (l’architetto dei Deva), mi inchino a Te. Tu sei la dimora della Devi, mi inchino a Te. Tu esaudisci il desiderio del devoto, mi inchino a Te (285).

In Te io adoro la più eccellente (Paratpara) primordiale (Adya) Suprema Devi (Parameshi), se c'è qualche difetto in Te a causa della mancanza di abilità di colui che ti ha fatto, fa' che tutto si aggiusti, mi inchino a Te (286).

Deve quindi rimanere in silenzio, e, ponendo la mano sulla testa dell’immagine, interiormente fare japa del Mula Mantra 108 volte, e successivamente fare Anga-nyasa (toccare le varie parti del corpo della divinità) (287).

Egli deve quindi eseguire Shadanga-nyasa e Matrika-nyasa sul corpo dell'immagine (vedi Cap. 5 verso 77), e, durante l'esecuzione del Shadanga-nyàsa, aggiungere al Bija una dopo l'altra le sei vocali lunghe (A, I, U, Ai, Au, Ah. In italiano si pronunciano così: Aa, Ii, Uu, Ee, Oo, Ah aspirata) (288). (il Mula Mantra è qui Hrim, le vocali sono aggiunte alla sua radice, Hr. Il Mantra del Shadanga-nyasa è: Om Hram Hridayaya Namah, al cuore; Om Hrim Shirasa Svaha, alla testa; Om Hrum Shikayai Vashat, alla Sika in cima alla testa; Om Hraim Kavachaya Hum, al torace; Om Hraum Netratrayaya Vaushat, al tre occhi; Om Hrmah Karatala-Prishthabhyam Phat, alle mani)

Gli otto gruppi (Varga) delle lettere dell'alfabeto preceduti dal Tara (Om), Maya (Hrim), e Rama (Shrim), con il Bindu (il punto nasale: m), aggiunti ad essi, e seguito da Namah, devono essere posti nelle diverse parti del corpo del Deva (289).

L'uomo saggio deve mettere le vocali sulla bocca; kavarga (ka kha ga gha ṅa) sulla gola; chavarga (ca cha ja jha ña) sul ventre; thavarga (ṭa ṭha ḍa ḍha ṇa) sul braccio destro e tavarga (ta tha da dha na) sul braccio sinistro; pavarga (pa pha ba bha ma) sulla coscia destra, e yavarga (ya ra la va) sulla coscia sinistra, e shavarga (śa ṣa sa ha) sulla testa (290-291).

Dopo aver messo questi gruppi di lettere dell'alfabeto sulle diverse parti dell'immagine (il devoto) deve eseguire Tattva-nyasa (come segue): (292)

Mettere sui due piedi Prithivi-tattva (terra), sul Linga Toya-tattva (acqua); sulla regione dell'ombelico Tejas-tattva (fuoco), sul loto del cuore Vayu-tattva (aria); sulla bocca Gagana-tattva (Akasha - etere), sui due occhi Rupa-tattva (vista); sulle due narici Gandha-tattva (olfatto), sulle due orecchie Shabda-tattva (udito); sulla lingua Rasa-tattva (gusto); sulla pelle Sparsha-tattva (tatto). Il più importante degli adoratori deve porre Manas-tattva (mente) tra le sopracciglia, Shiva-tattva, Jnana-tattva (conoscenza), e Para-tattva (il Supremo) sul loto dai mille petali, al cuore Jiva-tattva (spirito incarnato) e Prakriti-tattva (Natura). Infine, si deve mettere Mahat-tattva (intelligenza) e Ahamkara-tattva (ego) su tutto il corpo. Il tattva deve, mentre essendo posto, preceduto da Tara (Om), Maya (Hrim), e Rama (Shrim) e deve essere pronunciato al singolare dativo, seguito da namah (293-297).

Ripetendo il Mula Mantra, preceduto e seguito da ciascuno dei Matrika-varna, con Bindu aggiunto a loro, e seguito dalla parola Namah, Matrika-nyasa deve essere eseguito presso il Matrikasthanas (il posto dove le lettere dell’alfabeto devono essere poste facendo Matrika-nyasa. Vedi Cap. 5 verso 118) (298). (L'adoratore deve poi dire):

Mantra

(Anche se) il Tuo splendore abbraccia tutti i sacrifici, e benché il tuo corpo abbracci tutti gli esseri, questa è l'immagine che è stata fatta di Te. Io Ti colloco qui (299).

Successivamente la Devi deve essere meditata ed invocata, secondo le regole del culto, e dopo Prana-Pratishtha la Devata Suprema deve essere venerata (300).

I mantra che sono prescritti per la consacrazione di un tempio ad un Deva devono essere usati in questa cerimonia, fatte le necessarie variazioni di genere (301).

La Devi deve poi essere invocata nel fuoco, che, secondo la forma adeguata, è stato consacrato con l'offerta di oblazioni per i Devata che devono essere adorati, successivamente la Devi deve essere adorata, e Jata-karma (rito di nascita), ecc. dovranno essere eseguiti (302).

I Samskara (riti purificatori o sacramentali di cui si parla nel verso precedente) sono sei in numero, cioè, Jatakarma, Namakarana, Nishkramana, Annaprashana, Chudikarana e Upanayana - questo è stato detto da Shiva (vedi Cap. 3 versi 109-110, Cap. 5 verso 63 e Cap. 9 versi 214, 225) (303).

Ripetendo il Pranava (Om), i Vyahriti (Bhuh, Bhuvah, Svah), il Gayatri e il Mula Mantra (il Mantra principale del Deva adorato, in questo caso il Mantra della Devi: Hrim), il devoto esperto nelle ingiunzioni deve dire, "il Tuo", e poi il nome (del Samskara) Jatakarma e gli altri, e pronunciando: "Io eseguo, Svaha", deve offrire cinque oblazioni alla fine di ogni Samskara (304-305).

Successivamente ripetendo il Mula Mantra e il nome (dato alla Devi), cento oblazioni dovrebbero essere offerte, e i resti di ogni oblazione devono essere offerti sulla testa della Devi (306).

Il saggio, dopo aver portato la cerimonia a termine con Prayashchitta (rito espiatorio) e altri riti, deve dar da mangiare e quindi soddisfare i Sadhaka e Vipra , i poveri e gli indifesi (307).

Se non si è in grado di eseguire tutti questi riti, allora si dovrebbe fare il bagno (alla Devi) con sette vasetti di acqua, e, dopo averla adorata al meglio delle sue capacità, ripetere il nome della Devi (308).

Amata! Ora ho parlato con Te del Pratishtha dell'illustre Adya. In modo analogo gli uomini versati nelle regole devono attentamente eseguire il Pratishtha (installazione) di Durga e di altre Vidya (le differenti manifestazioni della Suprema Devi), di Mahesha (Shiva) e altri Devata, e del Shiva-linga che può essere spostato (il Shiva-linga, il simbolo fallico di Shiva, di solito non dovrebbe essere spostato dal posto in cui è stato installato) (309-310).

Fine del Tredicesimo Gioioso Messaggio, dal titolo "Installazione del Devata".

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Capitolo 14 - Consacrazione del Shiva-linga e Descrizione delle Quattro Classi di Avadhuta

Shri Devi disse:

O Signore di Misericordia! Ti Sono grata perchè nel Tuo discorso hai parlato, nella Tua misericordia, del culto della Adya Shakti e delle modalità di adorazione di vari altri Deva (1).

Tu hai parlato dell’installazione di uno Shiva-linga che può essere spostato, ma qual è la pratica di installazione di uno Shiva-linga stabile, e quali sono i riti relativi all’installazione di un tale Linga? (2).

Ora Tu, O Signore dei mondi! dimmi tutti i particolari riguardo questa installazione; chi se non Te può rispondere alle mie domande riguardanti questa materia eccellente? (3).

Chi è che sa tutto, che è Misericordioso, Onnisciente, Onnipresente, facilmente soddisfatto, protettore degli umili, come Te? Che fa aumentare la mia gioia come Te? (4).

Shri Sadashiva disse:

Che ti devo dire del merito acquisito tramite l'installazione di uno Shiva-linga? Con essa un uomo è purificato da tutti i grandi peccati, e va alla Dimora Suprema (5).

Non c'è dubbio che con l'installazione di uno Shiva-linga un uomo acquista dieci milioni di volte il merito che si acquisisce offrendo il mondo e tutto il suo oro, o dall'esecuzione di diecimila sacrifici di cavalli, dal lo scavo di una vasca in un paese senz'acqua, o facendo felici i poveri e coloro che sono indeboliti dalla malattia (6-7).

Kalika! Brahma, Vishnu, Indra, e gli altri Deva risiedono dove Mahadeva è nella Sua forma di Linga (8).

Trentacinque milioni di luoghi noti e ignoti di pellegrinaggio e tutti i luoghi santi dimorano vicino a Shiva. Il terreno nel raggio di cento cubiti dal Linga è dichiarato Shiva-Kshetra (Terra di Shiva) (9-10).

Questa terra di Isha (Shiva) è molto sacra. È più eccellente del più eccellente dei luoghi sacri, perché ci dimorano tutti gli Immortali e ci sono tutti i luoghi santi (11).

Colui che con spirito devoto ci vive, sia pure solo per un po ', diventa purificato da tutti i peccati, e dopo la morte va al paradiso di Shankara (Shiva) (12).

Qualsiasi cosa grande o piccola (meritoria e non) che si fa in questa terra di Shiva viene moltiplicata (nei suoi effetti), dalla maestosità di Shiva (13).

Tutti i peccati commessi altrove vengono rimossi (andando) vicino a Shiva, ma i peccati commessi a Shiva-kshetra aderiscono a un uomo con la forza di un fulmine (14).

Il merito acquisito dall'esecuzione in questo luogo santo di Purashcharana (rito introduttivo, il canto di un certo numero di mantra prima di iniziare una cerimonia del fuoco), Japa (recita di mantra), atti di carità, Shraddha (riti funerari), Tarpana (offerta d’acqua con l'uso di erba sacra chiamata Kusha come gesto simbolico di riconoscimento, ringraziando e soddisfando gli dei, i saggi, e gli antenati), o qualsiasi altro atto pio è eterno (15).

Il merito acquisito dall'esecuzione di cento Purashcharana al momento di una eclissi lunare o solare viene acquisito semplicemente effettuando un Japa vicino a Shiva (16).

Con l'offerta di Pinda (dolci funerari) una sola volta nella terra di Shiva, un uomo ottiene lo stesso risultato come colui che offre 10 milioni di Pinda a Gaya, Ganga e Prayag (17).

Anche nel caso di coloro che sono colpevoli di molti peccati o di grandi peccati raggiungono la dimora suprema se vengono eseguiti Shraddha in loro nome nella terra di Shiva (18).

I quattordici mondi (7 inferiori e 7 superiori) dimorano là dove dimora il Signore dell'Universo nella sua forma di Linga insieme alla propizia Devi Durga (19).

Ho parlato un po' della maestosità del Mahadeva inamovibile nella Sua forma di Linga. La santità e maestosità (Mahima) dell’Anadi-linga (Anadi significa letteralmente senza inizio. Questi Linga fuoriescono naturalmente dal terreno, sono chiamati anche Svayambhu, auto generato) vanno oltre il potere delle parole (20).

O Suvrat! (Virtuosa) anche nel Tuo culto ai Mahapitha (luoghi sacri) il semplice tocco di un intoccabile è immondo, ma non è così nel culto di Hara nella sua immagine di Linga (21).

O Devi! come non ci sono divieti, al momento del culto del Chakra, così sappi, O Kalika! che non ce ne sono nemmeno nel santuario sacro della terra di Shiva (22).

Che si può dire di più? Ti sto dicendo la verità quando dico che non riesco a descrivere la gloria, la maestà, e la santità del Linga di Shiva (23).

Se il Linga sia collocato su una Gauri-patta (Yoni, simbolo dell’organo genitale femminile dove il Linga è solitamente posto) o no, il devoto dovrebbe, per il raggiungimento con successo dei suoi desideri, adorarlo devotamente (24).

L'adoratore eccellente guadagna il merito dell'esecuzione di diecimila sacrifici di cavalli se egli compie l'Adhivasa (rito preliminare) del Deva la sera precedente al giorno di installazione (25).

I venti articoli da utilizzare nel rito di Adhivasa sono: Terra, Profumo, un Sasso (scaldato e applicato sulla faccia), Riso, Erba Durva, Fiori, Frutta, Yogurt, Ghee, Svastica (qui una figura fatta di riso pestato), Vermiglio, Conchiglia, Kajal, Rochana (un pigmento giallo per fare il tilak da applicare sulla fronte), Senape Bianca, Argento, Oro, Rame, Lumi, e uno Specchio (26-27).

Prendendo ciascuno di questi articoli, il Maya Bija (Hrim) e il Brahma-Gayatri (Parameshvara vidmahe Paratattvaya dhimahi Tanno Brahma prachodayat) devono essere ripetuti, e poi deve essere detto "Anena" (con questo) e "Amushya" (di questo o di lui o lei) - "possa il propizio Adhivasa essere fatto" (Adhivasa è un rito preliminare in tutte le cerimonie di buon auspicio. Vriddhi Shraddha è una parte di esso. Per esempio prendendo la terra dire: “Hrim, con questa terra possa essere fatto l’Adhivasa di buon auspicio di questo Deva”. Poi toccare il Deva con la terra sulla fronte) (28).

E poi la fronte della divinità venerata deve essere toccata con la terra e con tutti gli altri articoli suddetti. Poi Adhivasa deve essere eseguito con la Prashasti-patra (il recipiente dove erano posti tutti gli articoli), cioè il recipiente deve essere innalzato, e con esso la fronte dell'immagine deve essere toccata per tre volte (29).

L'adoratore che ha dimestichezza con le ordinanze, avendo così eseguito l’Adhivasa del Deva, deve fare il bagno alla divinità con il latte e altri liquidi, come indicato nella cerimonia relativa alla consacrazione di un tempio (30).

Strofinando il linga con un pezzo di stoffa e posizionandolo sulla sua sede, Ganesha e altre divinità devono essere adorati secondo le regole prescritte per il loro culto (31).

Dopo aver effettuato Kara-nyasa e Anga-nyasa (vedi Cap. 3 versi 41-43 e Cap. 5 versi 125- 127) e Pranayama con il Pranava (Om), deve essere meditato il sempre esistente Shiva.

Dhyana

Tranquillo, in possesso dello splendore di dieci milioni di lune; vestito di vesti di pelli di tigre, indossa un filo sacro costituito da un serpente, il suo corpo è coperto di cenere e indossa ornamenti di serpenti; I suoi cinque volti sono di colore nero-rossastro, giallo, rosa, bianco e rosso, con tre occhi ciascuno; il suo capo è coperto dai capelli ingarbugliati; Egli è Onnipresente; ha Ganga sulla sua testa ed ha dieci braccia, e nella sua fronte brilla la Luna (crescente); egli tiene nella sua mano sinistra il teschio, il fuoco, il cappio, il Pinaka (il serpente dalle sette teste) e l'ascia, e nella sua destra il tridente, il fulmine, la freccia, e la benedizione, Egli è stato lodato da tutti i Deva ed i grandi Saggi; i suoi occhi socchiusi sono pieni di beatitudine; il suo corpo è bianco come la neve, il fiore Kunda e la Luna; Lui è seduto sul Toro; di giorno e di notte è circondato da Siddha, Gandharva e Apsara (belle e voluttuose Deva Yoni del paradiso di Indra), che stanno cantando inni in sua lode, Egli è il marito di Uma, il devoto Protettore dei suoi adoratori (32-38).

Avendo così meditato Mahadeva e adoratolo con articoli di adorazione mentale, Egli deve essere invocato nel Linga e venerato al meglio delle proprie forze, come previsto nelle ordinanze relative a tale culto (39).

Ho già parlato dei Mantra per l'offerta di Asana ed altri oggetti di culto. Vorrei ora parlare del Mantra Mula del Grande Mahesha (40).

Maya, Tara e il Shabda Bija, con la vocale Au e Ardhendu-Bindu (o Chandra Bindu, la mezzaluna e il Bindu) aggiunto ad esso, è il Bija Shiva - che è "Hrim Om Haum." (41).

Coprendo Shankara con abiti e una ghirlanda di fiori profumati, e mettendolo su un bel letto, la Gauri-patta deve essere consacrata nella maniera sopra menzionata (42).

La Devi deve essere adorata nella Gauri-patta secondo i seguenti riti: con il Maya Bija, Anga-nyasa, Kara-nyasa, e Pranayama devono essere eseguiti (43).

La Grande Devi deve, al meglio delle capacità del devoto, essere adorata dopo la meditazione su di Lei come segue:

Dhyana

Medito su Colei che è senza macchia , il cui splendore è quello di un migliaio di Soli nascenti, i cui occhi sono come il Fuoco, il Sole e la Luna, e il cui sorridente viso di loto è ornato con orecchini d'oro con linee di perle. Con le mani di loto fa i gesti che concedono benedizioni e dissipano la paura, e tiene il disco e il loto; I suoi seni sono grandi ed arrotondati, Lei è la Dissipatrice di ogni paura ed è vestita di color zafferano.

Avendo così meditato su di Lei, i dieci Dikpala (i Guardiani delle Direzioni) e il Toro (il veicolo di Shiva, personificazione del Dharma) devono essere adorati al meglio delle proprie facoltà (44-45).

Parlerò ora del Mantra di Bhagavati, con il quale Colei che pervade il mondo deve essere adorata (46).

Ripetendo il Maya (Hrim), il Lakshmi Bija (Shrim), e la lettera che segue Sa (Ha) con la sesta vocale (U), con il Bindu aggiunto ad essa, e poi pronunciando il nome della moglie del Fuoco (Svaha), il Mantra è così formato (ed è come segue):

Mantra

Hrim Shrim Hum Svaha (47).

Posizionando la Devi come sopra menzionato (vestita e inghirlandata come Shiva), devono essere fatte offerte a tutti i Deva con un misto di fagioli Masha (un tipo di fagiolo rosso), riso e yogurt, con zucchero, ecc. aggiunti ad esso (48).

Questi oggetti di culto devono essere posti nell'angolo Ishana (nord-est), purificati con il Varuna Bija (Vam), e dovrebbero essere offerti dopo la purificazione con profumi e fiori e il seguente (49)

Mantra

O Deva, Siddha (benefiche Deva Yoni in possesso degli otto poteri magici), Gandharva (musici celesti), Urga (Naga, serpenti), Rakshasa, Pishacha (spiriti demoniaci), Madri (le Matrika), Yaksha, Bhuta (fantasmi), Pitri (antenati), Rishi, e altri Deva! Che possiate prendere tranquillamente questa offerta, e stare intorno a Mahadeva (Shiva) e Girija (Parvati) (50-51).

Poi deve essere fatto japa del Mantra della Grande Devi quante volte si può, e poi con canzoni eccellenti e musica strumentale che la festa si celebri (52).

Dopo aver completato l’Adhivasa (rito preliminare) nel modo di cui sopra, il giorno seguente, dopo aver svolto i doveri obbligatori giornalieri e dopo aver preso il voto, devono essere venerati i Cinque Deva (Brahma e altri) (53).

Dopo aver adorato le Matri (le sedici Matrika) ed eseguendo il Vasudhara (vedi Cap. 9 verso 92) e Vriddhi-Shraddha (vedi Cap. 10), i Portieri di Mahesha (Shiva), con mente tranquilla e devota, devono essere venerati (54).

I Portieri di Shiva sono: Nandi, Maha-bala, Kishavadana, e Gana-nayaka; sono tutti armati con missili e altre armi (55).

Portando il Linga e Tarini (Un titolo della Devi: Colei che salva), rappresentata dal Gauri-patta (la Yoni su cui si poggia il Linga), devono essere collocati su un Sarvato-Bhadra Mandala (vedi qui), o su un posto propizio (56).

Shambhu deve poi essere bagnato con otto vasi d'acqua con il Mantra "Tryambaka" (vedi Cap. 5 verso 211), ecc. e venerato con i sedici articoli di culto (vedi Cap. 13 verso 203) (57).

Dopo aver fatto il bagno alla Devi in ​​modo simile con Mula il Mantra e dopo averla adorata, il buon adoratore deve pregare Shankara a mani giunte (58).

Mantra

Vieni, O Bhagavan! O Shambhu! O Tu davanti al quale tutti i Deva si inchinano! Mi inchino a Te, che sei armato con il Pinaka (il divino arco di Shiva), Te il Signore di tutti, O Grande Deva (59).

O Deva! Tu che conferisci benefici ai Tuoi devoti! nella tua misericordia vieni con Bhagavati in questo tempio. Mi inchino a Te ancora e ancora (60).

O Madre! O Devi! O Mahamaya! O Colei che è caritatevole con tutti! Possa Tu essere soddisfatta insieme a Shambhu: Mi inchino a Te, O Amata di Hara (61).

Vieni in questa casa, Oh Devi! Tu che concedi tutti i benefici, possa Tu essere soddisfatta e concedermi tutte le prosperità (62).

Alzati, O Regina dei Deva! e possa ognuno dei Tuoi seguaci essere felice in questo luogo, che Tu e i tuoi seguaci possano essere soddisfatti, O Tu che sei gentile con i tuoi devoti (63).

Dopo aver così pregato Shiva e la Devi, Essi dovrebbero prima essere portati tre volte intorno al Tempio, mantenendo quest'ultimo a destra, con l'accompagnamento di suoni gioiosi e poi portati dentro (64).

Ripetendo il Mula Mantra, un terzo del Linga deve essere messo in una cavità fatta dentro un pezzo di pietra o in un foro fatto in muratura (65). (Con il seguente Mantra):

Mantra

O Mahadeva! che Tu possa rimanere qui tanto a lungo quanto la Luna e il Sole, finché durano la Terra e gli oceani. Mi inchino a Te (66).

Avendo saldamente fissato Sadashiva con questo Mantra, la Gauri-patta, con l’estremità che si assottiglia verso il Nord, deve essere inserita sul Linga (67).

Mantra

Stai ferma, O Jagad-dhatri! Tu che sei la causa della creazione, dell'esistenza, e della distruzione di tutte le cose; che Tu possa dimorare qui tanto a lungo quanto il Sole e la Luna (68).

Dopo averlo saldamente fissato, il Linga deve essere toccato e il seguente (Mantra) deve essere ripetuto (69):

Mantra

Invoco quel Deva che ha tre occhi, Colui che non ha decadenza, Ishana (Shiva), intorno al suo trono a forma di leone ci sono tigri, Bhuta (fantasmi), Pishacha (spiriti demoniaci), Gandharva (musici celesti), Siddha (benefiche Deva Yoni in possesso degli otto poteri magici), Charana (danzatori, cantanti o elogiatori dei Deva), Yaksha (attendenti di Kubera, il Dio dell’Abbondanza), Naga (serpenti), Vetala (spiriti attendenti di Shiva), Loka-Pala (i Guardiani delle Direzioni), Maharishi (Grandi Saggi), Matri (le Matrika), Gana-natha (seguaci di Ganesh), Brahma, Vishnu, e Brihaspati (il Guru dei Deva, Giove), e tutti gli esseri che vivono sulla terra o in aria, vieni, O Bhagavan! su questo Yantra, che è l'opera di Brahma, per la prosperità, la felicità e la liberazione di tutti (70-72).

Amata! Shiva allora deve essere bagnato secondo le prescrizioni relative alla consacrazione di un Deva, e, essendo stato meditato come prima citato, deve essere adorato con offerte mentali (73).

Dopo aver messo un arghya (offerta) speciale, e dopo aver adorato i Gana-devata (i deva che circondano Shiva), e meditato su Mahesha di nuovo, devono essere messi dei fiori sul Linga (74).

Ripetendo il Shakti Bija (Hrim) tra Pasha (Am) e Ankusha (Krom), e le lettere da Ya a Sa (ya ra la va śa ṣa sa) con il punto nasale (Nada Bindu), e poi "Haum Hamsa," la vita di Sadashiva dovrebbe essere infusa nel Linga (75). (il Mantra così formato è: Am Hrim Krom Yam Ram Lam Vam Śham Sham Sam)

Poi, spalmando il marito della figlia della Montagna (Girija-pati) con sandalo, aguru (aloe) e zafferano, Egli deve essere adorato con i sedici articoli di culto secondo le prescrizioni stabilite dopo aver eseguito il Jata (rito di nascita), il Nama (rito del nome), e altri riti (76).

Dopo aver concluso tutto secondo le ingiunzioni, e dopo aver adorato la Devi nel Gauri-patta, le otto immagini del Deva devono essere attentamente venerate (77).

Con il nome Sharva si intende la Terra, con Bhava si intende l'Acqua; con Rudra il Fuoco, con Ugra l’Aria, con Bhima l’Etere, con Pashu-pati si intende il sacerdote per il sacrificio; con Mahadeva la Sorgente di nettare e con Ishana si intende il Sole: queste sono dichiarate essere le Otto Immagini (78-79).

Ognuno di questi deve essere invocato e adorato nel loro ordine (negli angoli), cominciando con l'Est e terminando con il Nord-Est, pronunciando prima il Pranava e Namah alla fine (80).

Dopo aver adorato Indra e gli altri Dikpala, le otto Matri, Brahmi e le altre, il devoto deve dare a Isha il Toro, una tenda (messa al tempo della consacrazione del tempio), case, e simili (81).

Poi, a mani giunte, egli deve pregare con fervore il marito di Parvati (come segue) (82):

Mantra

O Oceano di Misericordia! O Signore! Tu sei stato collocato in questo luogo da me, sii felice (con me). O Shambhu! Tu che sei la causa di tutte le cause. O Supremo Deva! possa Tu dimorare in questa stanza fintanto che la Terra con tutti i suoi oceani esistono, fino a quando la Luna e il Sole dureranno. Mi inchino a Te. In caso qui si verificasse la morte di qualsiasi essere vivente (nel tempio o nei dintorni), possa io, O Dhurjati! (Shiva, colui che ha il peso dei tre mondi) con la tua grazia, essere allontanato da quel peccato (83-85).

Il consacratore deve fare il giro del Shiva Linga, mantenendolo alla sua destra, e, dopo essersi inchinato dinanzi al Deva, tornare a casa. Tornando di nuovo al mattino, egli deve fare il bagno a Chandra-Shekhara (Shiva, così chiamato per via della luna crescente che porta sulla fronte) (86).

Deve essere prima bagnato con Panchamrita consacrata con un centinaio di vasetti di acqua profumata, e il devoto, avendolo adorato al meglio dei suoi poteri, deve pregarlo (come segue) (87-88):

Mantra

O Marito di Uma! se vi è stata qualche irregolarità, omissione e mancanza di devozione in questa adorazione, possano tutti, con la tua grazia, essere corretti, e possa la mia gloria rimanere incomparabile in questo mondo finché la Luna, il Sole, la Terra e i suoi oceani esisteranno (89-90).

Mi inchino a Rudra dai tre occhi, che impugna l'eccellente Pinaka, a Colui che è adorato da Vishnu, Brahma, Indra, Surya e gli altri Deva, mi inchino ancora e ancora (91).

Il devoto dovrebbe poi fare regali, e dare un banchetto per i Kaulika-dvijas (un Kaula che ha ricevuto l’iniziazione completa e che quindi è nato due volte. Il passaggio può anche essere interpretato come Kaulika e Dvija-le classi dei nati due volte-), e dare piacere ai poveri con doni di cibo, bevande e vestiti (92).

Il Deva deve essere adorato ogni giorno secondo i propri mezzi. Il Shiva-linga fisso non deve in alcun caso essere rimosso (l’immagine di ogni altro Deva può essere rimossa ma non un Shiva-linga fisso, chiamato anche Sthavara) (93).

Parameshvari! Ho in breve parlato dei riti relativi alla consacrazione del Shiva-linga fisso, raccogliendo gli stessi da tutti gli Agama (94).

Shri Devi disse:

Se, O Signore! ci fosse un'omissione accidentale nel culto dei Deva, allora cosa dovrebbe essere fatto dai loro devoti. Parlami in dettaglio di questo (95).

Dimmi, a causa di quali errori le immagini dei Deva non sono idonee al culto, e dovrebbero quindi essere respinte, e cosa si dovrebbe fare? (96).

Shri Sadashiva disse:

Se c'è un'omissione nel culto del Deva per un giorno, poi (il giorno dopo) il culto dovrebbe essere eseguito due volte, se per due giorni allora il culto dovrebbe essere eseguito quattro volte, se per tre giorni allora dovrebbe essere celebrato otto volte (97).

Se l'omissione si estende oltre i tre giorni, ma non è superiore a sei mesi, allora l'uomo saggio deve eseguire il culto dopo aver fatto il bagno al Deva con otto vasi d'acqua (98).

Se il periodo di omissione è superiore a sei mesi, allora il devoto eccellente deve attentamente consacrare il Deva secondo le regole già stabilite, e poi adorarlo (99)

L'uomo saggio non deve adorare l'immagine di un Deva che è rotta o forata, o che ha perso un arto, o è stato toccata da un lebbroso, o che è caduta su un terreno profano (100).

L'immagine di un Deva con arti mancanti o che è rotta o che ha fori in essa, deve essere consegnata all'acqua. Se l'immagine è stata resa impura dal tocco, deve essere consacrata, e poi adorata (101).

I Mahapitha e Anadi-linga (Anadi significa letteralmente senza inizio. Questi Linga fuoriescono naturalmente dal terreno, sono chiamati anche Svayambhu, auto generato) sono liberi da tutte le carenze, e questi devono essere sempre adorati per il raggiungimento della felicità da ogni adoratore a suo piacimento (102).

Mahamaya! qualunque cosa tu hai chiesto per il bene degli uomini che agiscono in vista dei frutti dell'azione, io ho risposto a tutto questo in dettaglio (103).

Gli uomini non possono vivere senza tali azioni neanche per mezzo attimo. Anche quando gli uomini non sono disposti, sono, loro malgrado, attratti dal turbine dell'azione (104).

Dall'azione gli uomini godono della felicità, e con l'azione ancora soffrono il dolore. Essi nascono, vivono e muoiono schiavi dell'azione (105).

È per questo che ho parlato dei vari tipi di azione, come il Sadhana e simili, per la guida degli intellettualmente deboli nei percorsi della rettitudine e in modo che essi possano essere trattenuti dal compiere atti malvagi (106).

Ci sono due tipi di azione: buona e cattiva. L'effetto dell’azione del male è che gli uomini soffrono di dolore acuto (107).

E, O Devi! coloro che compiono buone azioni con menti dedite ai frutti dell’azione vanno all'altro mondo, e tornano di nuovo a questo, incatenati dalla loro azione (108).

Perciò gli uomini non raggiungeranno la liberazione finale, neanche al termine di un centinaio di Kalpa (un Kalpa è 4.320.000.000 anni), finché l'azione, sia buona o cattiva, non viene distrutta (109).

Così come un uomo è legato sia da una catena d'oro che da una di ferro, così egli è vincolato alla propria azione sia essa buona o cattiva (110).

Finché l'uomo non ha la vera conoscenza, non raggiungerà mai la liberazione finale, anche se lui è dedito alla pratica costante di atti religiosi ed a un centinaio di austerità (111).

La conoscenza dei saggi dai quali le tenebre dell'ignoranza è stata rimossa e la cui anima è pura, nasce dalla esecuzione del dovere senza aspettativa di frutti o di ricompensa, e dalla meditazione costante sul Brahman (112).

Colui che sa che tutto ciò che esiste in questo universo, da Brahma a un filo d'erba, è il risultato di Maya, e che il Brahman è la sola e suprema Verità, ha questa conoscenza (113).

Quell'uomo è liberato dai vincoli dell'azione poiché, rinunciando a nome e forma, ha raggiunto la completa conoscenza dell’essenza dell’eterno e immutabile Brahman (114).

La liberazione non viene dall’esecuzione di Japa (recitazione di mantra), Homa (sacrifici), o cento digiuni, l'uomo diventa libero con la consapevolezza che egli stesso è Brahman (115).

La liberazione finale si ottiene con la consapevolezza che l'Atma (Anima) è il Testimone (indipendente testimone delle azioni), è la Verità, è Onnipresente, è Uno, libero da tutte le distrazioni illusorie di sé e non sé (Advaita), il Supremo e, anche se dimora nel corpo, non è nel corpo (116).

Tutta l'immaginazione di Nome, Forma e simili non sono altro che il gioco di un bambino. Colui che mette da parte tutto questo e si pone in saldo attaccamento al Brahman è, senza dubbio, liberato (117).

Se la forma immaginata dalla mente (umana) portasse alla liberazione, allora senza dubbio gli uomini sarebbero re in virtù di tali regni come lo sono nei loro sogni (118).

Quelli che (nella loro ignoranza) ritengono che Ishvara è (solo) in immagini fatte di argilla, o di pietra o metallo, o legno, con i loro tapas (austerità) affliggono solo sé stessi. Essi non possono mai raggiungere la liberazione senza conoscenza (119).

Possono gli uomini raggiungere la liberazione finale da restrizioni nel cibo, essendo essi così magri, o da indulgenza incontrollata, essendo essi così grassi, se non posseggono la conoscenza del Brahman? (120).

Se con l’osservanza del voto (Vrata) di vivere d'aria, foglie degli alberi, grano, o acqua, la liberazione finale può essere raggiunta, allora serpenti, bovini, uccelli e animali acquatici dovrebbero essere tutti in grado di raggiungere la liberazione finale (121).

Brahma-sad-bhava (lo stato della mente in cui si realizza che tutto è Brahman e in cui è realizzata l’identità del sé con il Brahman) è il più alto stato della mente; Dhyana-bhava (lo stato meditativo) è il medio; Stuti (elogio) e Japa (recitazione di mantra) è l'ultimo, e il culto esterno è il più basso di tutti (122).

Yoga è l'unione dell'anima incarnata con l'Anima Suprema; Puja (adorazione, culto) è l'unione dell’adoratore con l'adorato; ma chi comprende che tutto è Brahman per lui non c'è né Yoga, né Puja (123).

Per colui che possiede la conoscenza del Brahman, la conoscenza suprema, a che servono Japa (recitazione di mantra), Yajña (sacrifici), Tapas (austerità), Niyama (regole di condotta) e Vrata